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ARTIGIANATO. LUCI ED OMBRE DEL SETTORE

Parlare di Artigianato è un’impresa enorme. Sono artigiane le imprese edili, gli acconciatori, i panificatori, gli arrotini, i carrozzieri e tante altre figure professionali che incontriamo e di cui sfruttiamo le competenze ogni giorno.
L’attività artigiana è normata da una legge, la 443 del 1985, che definisce la figura dell’Artigiano come colui che svolge in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro ha una funzione preminente sul capitale. Questa definizione è quella che il codice civile e la dottrina hanno sempre utilizzato per identificare la vera essenza del lavoro artigianale: la capacità dell’Individuo che supera l’importanza dell’investimento negli impianti.
Le elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico individuano in circa 5 milioni le imprese artigiane in Europa, pari al 25% dell’universo imprenditoriale.
L’Italia si caratterizza per il ruolo di primo piano dell’artigianato, sia in termini di esportazioni, sia in termini di incidenza nella creazione dellaricchezza nazionale.
L’artigianato rappresenta una realtà estremamente importante e dinamica nel nostro Paese: si
contano, infatti, oltre 1.450.000 imprese artigiane attive (ovvero circa il 35% del totale delle
imprese italiane extra agricole), in particolare concentrate in Lombardia, Emilia Romagna e
Veneto, regioni queste dove è presente comunque un fitto tessuto imprenditoriale.
Un primo indicatore è rappresentato dalla vocazione imprenditoriale artigiana, espressa dal
rapporto fra la numerosità delle imprese artigiane e la popolazione residente. In Italia tale
incidenza si attesta su un valore medio di 24,7 imprese ogni 1.000 abitanti, ma risulta
particolarmente elevata in alcune regioni (Emilia Romagna, Marche, Valle d’Aosta, Toscana,
Veneto e Piemonte), tutte al di sopra della soglia delle 30 imprese artigiane per mille abitanti.
È da notare che si tratta di realtà territoriali del Centro-Nord del Paese. Per contro, le regioni
caratterizzate da una densità di imprese artigiane rispetto alla popolazione locale inferiore alla
media nazionale, si concentrano quasi tutte nel Mezzogiorno: Molise, Basilicata, Puglia,
Calabria, Sicilia e Campania.
L’importanza delle imprese artigiane quali fonti di impiego risulta evidente anche dall’analisi
del peso degli occupati dell’artigianato sul totale di quelli nazionali, pari al 15,4% se si prende in
esame l’occupazione extra-agricola complessiva. Il contributo al PIL del settore artigiano in termini di valore aggiunto sfiora i 150 miliardi di euro, ossia il 12,5% del valore aggiunto nazionale al netto dell’agricoltura.
I dati della Regione Piemonte ci dicono che le Imprese artigiane sono 129.503, gli artigiani autonomi sono 168.980 e che in totale gli occupati sono 278.192. Purtroppo è questo il numero minimo di occupati dell’ultimo quindicennio.
http://www.regione.piemonte.it/artigian … i_2013.pdf)
TABELLA 1
Le variazioni di consistenza numerica delle Imprese variano secondo il settore nel quale operano e risentono della crisi che attualmente l’Italia sta vivendo.
http://www.regione.piemonte.it/artigian … i_2013.pdf)
TABELLA 2
Il calo che si può osservare analizzando le tabelle, riflette un percorso più lungo di quello limitato agli anni della crisi economica attuale. E’ ormai dal picco del 2008 che si osserva una costante riduzione sia del numero delle imprese che degli occupati. Negli anni centrali del primo decennio del secolo sono intervenuti eventi straordinari, legati ai fenomeni migratori e all’allargamento dell’Unione Europea, che hanno “mascherato”, con 12.000 assunzioni di personale non proveniente dall’Italia, un calo che gli anni seguenti hanno reso evidente. Le variazioni settoriali ripercorrono una tendenza di lungo periodo. Calano i settori industriali, le riparazioni e i trasporti, crescono l’edilizia (fondamentale il suo apporto in termini assoluti) e i servizi (si noti l’aumento del numero di dipendenti nei servizi alla persona). Risulta importante la considerazione che le imprese gestite da imprenditori stranieri ammontano ad oggi a circa 17.000 e questo numero mitiga il calo che si avrebbe con il solo apporto delle imprese artigiane “locali”.
L’effetto della crisi sul numero di micro imprese artigiane non è affatto certo. Le difficoltà
possono indubbiamente aumentare il numero di cessazioni, ma possono anche aver aumentato il
numero di iscrizioni (nuove imprese): i lavoratori licenziati o rimasti senza lavoro per la
chiusura delle imprese hanno spesso provato una via di uscita nel lavoro autonomo. In generale,
infatti, si può osservare che tanto maggiori sono i tassi di disoccupazione o di tassi di
distruzione di posti di lavoro, tanto maggiori sono i tassi di natalità delle imprese. Tuttavia le
nuove imprese nate in queste condizioni denotano livelli di precarietà che si traducono in
bassi tassi di sopravvivenza, tali da non rappresentare un’indicazione di salute per il sistema
produttivo.
Queste considerazioni fanno da sfondo alle dinamiche che i dati tracciano circa l’andamento
di imprese, artigiani e dipendenti delle imprese artigiane stesse negli anni di crisi:
quest’ultima sembra, infatti, aver avuto contraccolpi consistenti sul comparto, che
incidono in modo evidente in aggiunta alle tendenze di lungo periodo sopra delineate.
E’ a partire dal 2011 che si avverte un peggioramento degli indicatori del settore, che diviene
evidente, e particolarmente accentuato, nel biennio 2012-2013, caratterizzato da una
seconda fase recessiva, dalla quale l’economia regionale sta lentamente cercando di uscire, che ha
aggravato una situazione che tutto sommato aveva retto al primo urto della crisi, nel biennio
2008-2009.
Il profilo settoriale riflette l’andamento della crisi nei diversi ambiti del sistema produttivo
regionale: contraccolpi più rilevanti sono avvenuti nei comparti manifatturieri e nei trasporti, i
primi ad essere colpiti, mentre una rilevante contrazione, sia di imprese che di occupati, è
rilevabile nel settore delle costruzioni, dove, tuttavia, gli effetti si manifestano
prevalentemente nel periodo più recente. In questo caso sembrerebbe che, inizialmente, la
forma artigianale abbia consentito di resistere all’impatto negativo della domanda nel settore
delle costruzioni attraverso una polverizzazione dell’offerta che consentiva la tenuta dell’attività per le piccolissimi imprese artigiane, mentre i lavoratori dipendenti denunciano una forte emorragia che denota una difficoltà per le imprese un po’ più strutturate.
http://images.al.camcom.gov.it/f/Varie/ … 922014.pdf)
IMPRESE ARTIGIANE PROV. DI AL.
La tabella di cui sopra infine, evidenzia la consistenza e le dinamiche delle imprese artigiane nella Provincia di Alessandria. I dati evidenziano che la consistenza di Imprese artigiane si concentra nelle imprese nelle costruzioni (43%), industria (25%) e altri servizi (23%). Il tasso di crescita del
2013 è di -3,1%, dovuto a 820 iscrizioni e 1211 cessazioni non d’ufficio, per un saldo negativo di
-391 imprese artigiane.
I problemi specifici che hanno colpito l’Artigianato, all’interno della crisi globale degli anni analizzati, sono i soliti delle piccole e medie Aziende: il credito, gli incassi, la burocrazia e, specifico per molti settori artigiani, il mancato ricambio generazionale.
Il credit-crunch che nell’arco di 7 anni ha ridotto gli affidamenti di 100 miliardi di euro alle Imprese, ha ovviamente creato carenze di liquidità a piccole imprese che vivevano di incassi piccoli, ripetuti ed esigenze di elasticità di cassa. Carenze di liquidità aggravate dalla difficoltà di incassare i propri crediti da Clienti a loro volta illiquidi e da quelle di ottenere i pagamenti per via giudiziale. I tempi enormi richiesti dalle pratiche di recupero credito in Italia, portano a volte imprese con buone prospettive e lavori in portafoglio, a dover chiudere per l’impossibilità di ricevere il denaro spettante.
La burocrazia italiana ha un che di mitologico, enorme, vessatoria, complicata e spesso paralizzante, porta imprese piccole e non strutturate a ridurre il proprio campo operativo in settori o commesse poco remunerativi o privi di prospettiva, perché le autorizzazioni e le licenze per l’effettuazione di lavori e commesse, pur di evitare eventi a cui non si saprebbe far fronte.
Ultimo aspetto che analizzeremo anche durante la trasmissione, è la mancanza di ricambio generazionale. Negli ultimi periodi capita spesso di sapere che alcune Imprese Artigiane bene avviate, vengono chiuse perché l’Imprenditore ormai anziano, non ha trovato in famiglia o anche fuori, qualcuno che volesse “imparare il mestiere” e rilevare l’Azienda. Spesso la generazione dei giovani preferisce, lecitamente, proseguire gli studi, ambendo a posti di lavoro meno “sacrificati” e forse più remunerativi, rispetto alla certezza, magari faticosa, certo con meno appeal sociale, dell’Impresa Artigiana che pure avrebbe bisogno di forze nuove. Il problema, che coinvolge anche la ricerca di personale, porta alle considerazioni di cui sopra. La manodopera straniera che sopperisce agli spazi lavorativi lasciati dai giovani Italiani, e l’impoverimento del tessuto artigianale italianoche tanto è ammirato e rispettato nel mondo.
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