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Prezzo del petrolio e cambi. Un’analisi.


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Il prezzo del petrolio pagato in Euro.
Quanto incidono le misure monetarie?
Le parole espresse dal Ministro dell’Economia Italiano e di altre Organizzazioni hanno incuriosito: la diminuzione del prezzo del petrolio, ha detto nei primi giorni di Gennaio, porterà un aumento del PIL Italiano dello 0,4% in virtù della minor spesa per l’energia che gli Italiani e le Imprese dovranno sostenere. Dopo l’annuncio del Quantitative Easing della B.C.E. disse che la svalutazione dell’Euro che ne sarebbe conseguita avrebbe portato un aumento del Pil Italiano di almeno 0,6 punti percentuali in virtù delle maggiori esportazioni che sarebbero seguite per le industrie. Il Centro studi di Confindustria, calcola la spinta complessiva alla crescita che deriverà da minori tassi e cambio più debole si tradurrà per l’Italia in un aumento del Pil dell’1,8% nell’arco di due anni: +0,8% nel 2015 e +1% nel 2016.
Proviamo ad analizzare il fattore produttivo petrolio.
La nostra Economia industriale è basata sulla trasformazione delle materie prime importate dall’estero, non avendo l’Italia giacimenti importanti di nessuna di esse. Il petrolio è il primo di questi elementi per valore e volumi (57 mln. di tonnellate circa, con una riduzione del 4,4% in un anno) e viene pagato generalmente in valute diverse (USD in primis per il WTI) per cui, oltre al suo valore “bruto”, dobbiamo tenere presente le variazioni dei cambi verso quelle valute.
Abbiamo provato pertanto ad effettuare una verifica del prezzo effettivo del petrolio in Euro, in considerazione dei fattori sopra analizzati e dell’evoluzione che ha subito da un anno a questa parte, da quando cioè si sono cominciate a verificare turbolenze sul prezzo di mercato e sui rapporti di cambio Euro/dollaro.
I dati presenti nella tabella allegata, ci mostrano alcuni elementi interessanti.

Il prezzo medio di Gennaio 2014, base 100 per le nostre piccole rilevazioni, era di 63,81 per barile (che equivale, ricordiamoci, a circa 159 litri) con un rapporto /$ di 1,36. L’evoluzione mensile mostra una aumento del prezzo in Euro sino a Giugno, con il picco massimo del prezzo, pari ad 73,83 per barile. Da quel mese, con maggior lentezza sino a Ottobre e maggior vigore in seguito, il prezzo relativo inizia a diminuire. A Novembre un primo strappo in negativo, riduce il prezzo del 10% sul mese precedente, portandolo a 61,13, per poi crollare a Dicembre ( 46,45) e Gennaio (la chiusura degli ultimi giorni porta a 40,59 euro al Barile).
Se confrontiamo ora la variazione percentuale dei due valori, possiamo notare che:
A) Il prezzo del petrolio (col. B) è diminuito nell’anno in esame, del 53% circa dai massimi (46,20% a/a),
B) Il valore relativo dell’Euro nei confronti del Dollaro (col. E) è diminuito del 16,80% circa.
Questi elementi ci dicono che (vedi tabella col. F) il prezzo in Euro del petrolio diminuisce meno del nominale per effetto del cambio incrociato, per cui le risorse liberate dal minor valore delle importazioni non saranno disponibili integralmente per altre allocazioni.
Vedremo nel corso di questo anno se le valutazioni sopra riportate si concretizzeranno in una spinta effettiva al PIL. Quando disponibili, combineremo i dati delle altre voci che intervengono sui fattori produttivi con quelli esposti in questo paper.

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