Annunci

INVESTIMENTI IN ARTE, FILATELIA, NUMISMATICA. RENDIMENTI E PROSPETTIVE

Crediti: Dott. Federica SELLERI

La congiuntura attuale dei tassi e dei rendimenti finanziari, ridotti ad un livello così basso da definirsi storico, sta orientando gli investitori e coloro che vogliono diversificare i propri accantonamenti, verso altre forme di allocazione dei valori. Mai come negli ultimi periodi infatti, stanno crescendo i valori ed i flussi di denaro sulle forme di investimento in arte, filatelia, numismatica e persino vini ed autoveicoli.

Tale mondo agli inizi era considerato una nicchia in cui pochi addetti ai lavori avevano (e forse pochi ancora oggi hanno) le giuste conoscenze e mezzi per addentrarsi. Oggi però è quasi impossibile non essere attratti e colpiti dai numeri che le aste d’arte ottengono:  le sole auctions di Arte del Dopo Guerra e Arte Contemporanea tenutesi la scorsa settimana a Londra hanno totalizzato £ 222,906,000. Questa cifra ha segnato un aumento del 15% rispetto al Febbraio dello scorso anno e ha inoltre segnato un nuovo record per le aste di Arte Contemporanea a Londra. La prima metà del 2014 ha segnato un nuovo primato per il mercato delle case d’asta e risultano positive anche le prospettive per i primi mesi del 2015. Ricordiamo per inciso che Christie’s nel 2014 ha guadagnato quasi un miliardo di euro dalle vendite mondiali dei capolavori impressionisti e di arte moderna.

Le tabelle successive riferiscono ai dati delle vendite di Gennaio e Febbraio 2015 delle principali Case d’Asta.

aste 1

Quando succedono queste cose la gente comincia a interrogarsi sul perché. Dove va il mercato? E perché si torna a comprare Mirò, Magritte, Cezanne e Monet? Infatti, nota l’esperto di aste del New York Times, negli ultimi anni gli Impressionisti non li voleva più nessuno. Non erano di moda, così come i capolavori dell’arte moderna.

Sicuramente un certo benessere di alcune classi sociali e l’ampia disponibilità di liquidità ha favorito una crescita del mercato dell’arte e la globalizzazione ha favorito la vendita di opere ed oggetti d’arte con l’arrivo di nuovi compratori dalle diverse parti del mondo, rivitalizzando anche Autori o Generi meno considerati in passato .

Questo dato mette in evidenza alcuni diversi fattori:

– il mondo dell’arte è in continuo fermento e crescita;

– seppur abbia risentito della crisi finanziaria, le aste riescono a raggiungere cifre che colpiscono;

– il mondo del collezionismo si sta orientando sempre più sull’arte contemporanea.

Basandosi sui dati del report 2014 “Art & Finance”, ArtTactic e Deloitte, si vede come collezionisti e compratori abbiano aumentato l’acquisto di opere d’arte e oggetti da collezione come investimento: il 76% nel 2014 rispetto al 53% del 2012. Una delle motivazioni più importanti che li ha spinti ad operazioni di questo tipo è il potenziale ruolo che l’oggetto artistico può offrire in un portfolio bilanciato e nella strategia di diversificazione degli investimenti. In effetti, l’investimento in beni di lusso, quali auto storiche, monete preziose e opere d’arte, ha dimostrato di essere una decisione vincente che, come dimostreremo,  oltre a mettere al sicuro il patrimonio, permette di farlo lievitare considerevolmente.

E’ ciò che risulta da uno studio realizzato dall’Economist, che ha misurato le performance di questa meta asset class. Raccogliendo le performance di vari asset, quali auto storiche, dipinti e strumenti musicali, ed aggregandoli, così da simulare un reale portafoglio composto da questi strumenti, è stato creato un “valuable index”. Le performance storiche di questo portafoglio parlano da sè: +211% dal 2003 a fronte di una performance del MSCI World (un indice rappresentativo dei mercati azionari delle economie avanzate) del +147%, e un +54% dal 2009.

Nel 2013, il mercato nel suo complesso (compreso l’antiquariato) ha raggiunto un valore pari a 47.4 miliardi di euro, segnando un +8% sul 2012. In aumento anche il numero delle transazioni anche se in modo minore rispetto al valore. Un dato questo, che mette in evidenza come la crescita del mercato registrata è dovuta spesso e in primo luogo, ai prezzi delle opere vendute più che alla loro quantità.

Mentre il mercato italiano continua a stagnare, il 2014 ha decretato la leadership della Cina con un  balzo fino al 41% del mercato mondiale, seguita  dagli Stati Uniti che, che rappresentano oggi il 27% del valore del mercato dell’arte.  Saldo anche il terzo posto del Regno Unito, che detiene il 18% nel 2014, il 20% nel 2013 ed il 23% nel 2012,  risentendo di una piazza europea che, vista nel suo insieme, ha mostrato maggiori segni di difficoltà rispetto ai principali competitor, facendo registrare un calo del  -2% nel complesso. La domanda è molto vivace anche in America Latina.

Secondo un report redatto da Artprice.com, la vendita di opere d’arte in Cina ha avuto un valore pari all’equivalente di 10 anni di vendite all’asta in Francia, 1,7 miliardi in più degli Stati Uniti e 2,9 miliardi in più del Regno Unito.

Di seguito la suddivisione a fine 2013 degli acquirenti di opere d’arte per provenienza.

3ab2b-acquistarte

Dal punto di vista dei segmenti d’offerta, l’Arte Contemporanea e del Dopoguerra continua, inarrestabile, la sua ascesa e nel 2013 ha raggiunto, solo con le aste del 2013, un picco storico dei 4.9 miliardi di euro (+11% sul 2012) confermandosi il settore più forte del mercato di cui rappresenta il 44% delle transazioni e il 46% del valore. Più recentemente le aste di Arte del Dopo Guerra e Arte Contemporanea tenutesi la scorsa settimana a Londra hanno totalizzato £ 222,906,000. Questa cifra ha segnato un aumento del 15% rispetto al Febbraio dello scorso anno e ha inoltre segnato un nuovo record per le aste di Arte Contemporanea a Londra.

Il contesto del ventesimo secolo è innegabilmente quello che oggi ha conquistato la fetta di mercato più ampia. L’impressionismo, l’arte moderna, quella del dopoguerra, è in questi ambiti che si raggiungono i prezzi più alti. Altri settori hanno visto in anni recenti uno sviluppo molto rapido, come le arti dell’Africa e dell’Oceania, che sono diventate una parte molto importante del mercato. L’arte asiatica è stata protagonista di una crescita sensazionale. Solo una dozzina di anni fa, il mercato dell’arte era riservato esclusivamente a una clientela occidentale composta da europei e americani. Negli ultimi anni, compratori asiatici, compresi i cinesi, hanno manifestato un grande desiderio di acquistare opere che rappresentassero la loro storia, come quelle del periodo imperiale, sigilli, giade, ceramiche. Questo mercato ha assistito a uno sviluppo molto rapido”.

La prima metà del 2014 ha segnato un nuovo record per il mercato delle case d’asta e risultano positive anche le prospettive per i primi mesi del 2015.

controvalarte

E’qui, peraltro, che si hanno anche i prezzi più alti. E proprio in questo settore, incredibile ma vero, l’Italia fa registrare i prezzi più bassi del mondo.

Crescono le vendite in galleria (+6%), mentre calano quelle in Fiera (-3%). Si contrae, infine, il mercato online che, nel 2013, calato del -2% rispetto al 2012.

aste2

La crisi economica generalizzata  ha comunque colpito in questi anni anche il mercato internazionale dell’arte, come è avvenuto per tutti i settori, ma in modo relativo o diverso, perché il mercato dell’arte ha caratteristiche particolari. È un mondo pieno di sorprese. È un tipo di mercato dove esistono solo i privati, i collezionisti privati e gli oggetti individuali. Queste sono peculiarità molto particolari. Perciò di fronte alla crisi, vediamo che capolavori, pezzi rari dall’origine prestigiosa e grandi quadri non sono colpiti. Al contrario, i collezionisti li cercano ancora di più. Invece, oggetti di minor valore, quadri interessanti, ma quotati di meno sul mercato, possono risentire della crisi e le loro valutazioni dovrebbero essere a questo punto estremamente precise, affinché sia possibile una loro collocazione da parte nostra sul mercato. Quindi la crisi ha un effetto diverso, a seconda della qualità e dell’importanza di un oggetto”.

Si deve tener ben presente che la maggior parte dei collezionisti acquistano opere d’arte per motivi di passione e sono quindi guidati da emozioni e sentimenti legati all’oggetto. L’acquisto di un’opera d’arte ha anche un valore sociale: acquistando arte si entra a far parte di un mondo elitario in cui il networking ricopre un ruolo fondamentale.

Il mercato dell’arte risente molto delle tasse e delle regole. Per una ragione molto semplice: gli oggetti che vengono venduti sul mercato artistico e i loro collezionisti, possono spostarsi molto facilmente. Un pezzo può essere venduto a Parigi, ma il suo compratore può anche decidere di venderlo molto agevolmente a Londra o a Ginevra. Un collezionista può scegliere di comprare a un’asta a Parigi, ma oggi può acquistare senza problemi anche a Londra, a Ginevra o a New York, grazie alla tecnologia internazionale, a Internet, all’invio di cataloghi, alle comunicazioni realizzate dalle case d’aste, che forniscono informazioni a casa ovunque nel mondo. Quindi le tasse, da questo punto di vista, sono decisive, perché possono causare uno spostamento di questi acquirenti o delle loro preferenze nella vendita di un’opera d’arte. Dobbiamo ricordare inoltre che molti collezionisti comprano e poi danno quadri e statue a musei privati, come collezioni fruibili a tutti; in molti paesi, così facendo i collezionisti non pagano tasse sugli acquisti, deducono fiscalmente investimento iniziale e costo, non pagano tasse sulla vendita;

Segnaliamo come una curiosità (per il nostro sistema tributario) che in Italia, la plusvalenza sulla vendita di un un’opera d’arte è esente da tasse.

Altro fattore di rischio negli investimenti nel campo dell’arte è che  questo mercato è privo di una chiara struttura che lo regola e, in aggiunta, c’è una mancanza di trasparenza, di informazioni e di esperti nel campo degli investimenti dell’arte. Oltre ad alcune storture normative vigenti in alcuni Paesi.

Nello specifico in Italia si deve far riferimento alla normativa vigente del Codice Urbani (D. Lgs. 42/2004), di seguito (cfr. Riferimenti Normativi) sono riportati gli articoli sulla vendita di opere d’arte da parte di un privato. Il venditore deve essere a conoscenza del fatto che lo Stato può esercitare sul bene messo in vendita un diritto di prelazione d’acquisto (esercitabile entro 30 giorno dalla presentazione della denuncia di vendita). le casa d’asta stesse inviano alla Soprintendenza i cataloghi delle opere per informare pubblicamente lo Stato.

É chiaro che questo iter amministrativo non favorisce i privati ad avvicinarsi al mercato dell’arte.

Altro problema da considerare è quello dell’autenticità delle opere: manca ancora oggi un registro internazionale del mercato dell’arte che permetta di tutelare i compratori da farsi e garantisca la tracciabilità delle opere. La preferenza da parte degli Investitori delle Aste, magari bandite da Case Prestigiose, dotate di esperti e valutatori apprezzati,  rappresenta sicuramente la cautela con la quale si muovono coloro che decidono di investire cifre (spesso cospicue) di risparmi su oggetti di tale genere.

Facciamo una digressione anche sugli investimenti in auto storiche, ove vanno considerati anche gli aspetti critici degli investimenti in arte ed oggetti da collezione: data l’unicità di questa asset class, devono essere valutati anche costi di transazione, manutenzione e conservazione non trascurabili, così come l’elevata illiquiditá che potrebbe renderne difficile una qualsiasi dismissione. Infine, data l’elevata specificità e i tecnicismi che si celano dietro a questi strumenti, sono richieste conoscenze adeguate ed esperienza per valutare propriamente questi beni. Tali limiti, tuttavia, verrebbero mitigati investendo in fondi dedicati che, grazie allo sfruttamento di economie di scala, sono in grado di ridurre l’impatto di questi costi ed offrire expertise.

In un recente articolo intitolato “Vedi una Ferrari nel tuo futuro?” il Wall Street Journal si è occupato dei beni di investimento alternativi che, fin dall’inizio della crisi economica nel 2008, hanno iniziato ad attirare l’interesse degli investitori internazionali. Tra questo genere di beni figurano anche le vetture storiche il cui prezzo è cresciuto in media sul mercato di circa il 5%all’anno, negli ultimi 10 anni, garantendo a chi le ha comprate (e rivendute) ottimi guadagni, superiori indubbiamente a quelli raccolti da molti investitori che hanno preferito puntare sui mercati finanziari (il valore della Borsa di Milano, per esempio, nel decennio scorso si è ridotto di quasi il 30%).

Da un punto di vista più pragmatico, ci sono diversi elementi da considerare. Innanzitutto la rarità: visto l’esiguo numero di esemplari prodotti, se confrontato con i numeri delle auto di oggi, risulta chiaro che più si alza la difficoltà nel reperire certi modelli, più il valore di questi tende verso l’alto. Successivamente è da tenere conto il mantenimento nel tempo del valore di un’auto storica rispetto alla svalutazione a cui un’auto moderna è soggetta. I numeri ci dicono che un’auto moderna, non appena uscita dal concessionario, perde l’Iva che oggi è il 22% del prezzo, in seguito, ogni anno, il valore scende di circa il 20% fino ad attestarsi con il tempo su un 80/90%. Un’auto d’epoca invece mantiene e anzi incrementa il suo valore nel tempo. Molti potrebbero obiettare che un’auto storica ha bisogno di più manutenzione da cui derivano maggiori costi. Questo certo è indubbio, ma se si considerano il valore non monetario che si perde con la svalutazione e i costi esorbitanti dei tagliandi si noterà, se non un risparmio, almeno un pareggio nelle spese e un valore in aumento in caso di vendita.

Insomma il mondo delle auto storiche sembra sempre di più porsi all’interno del mercato come l’emblema degli investimenti alternativi che, vista l’avvertita necessità di un ritorno ad un’economica “tangibile”, non potrà fare altro che crescere nel tempo.

Per completare questa analisi doverosamente sintetica tra i beni rifugio, infine, i francobolli occupano un posto privilegiato in quanto:

– difendono il loro valore in qualsiasi condizione di mercato (cit. Sole 24 Ore): a dimostrazione di ciò un’indagine svolta in occasione del 75° anniversario del crollo di Wall Street del 1929 che ha messo in evidenza la tenuta del mercato filatelico in quel funesto periodo;

– presentano elevati rendimenti (l’SG100 INDEX che misura l’andamento dei prezzi dei 100 francobolli maggiormente compravenduti nel mondo, è cresciuto del 89,7% dal 2000 e del 62% negli ultimi 5 anni);

– hanno, tra i beni rifugio, la caratteristica di essere tra quelli più piccoli, e quindi più facilmente trasportabili, e con i minori costi di intermediazione, trasporto, assicurazione e custodia;

– offrono possibilità di investimento molteplici anche a prezzi accessibili;

– possono contare su una platea di più di 30 milioni di collezionisti/acquirenti nel mondo ed infatti rappresentano la terza categoria di beni più venduta su Ebay.

Secondo uno studio effettuato dall’istituzione bancaria Salomon Brothers su commodities, valute e obbligazioni dal 1907 al 2010, le rarità filateliche hanno conseguito un rendimento medio annuo del 10%, il quarto più alto tasso in assoluto: da sottolineare che nelle prime quattro posizioni non è presente l’investimento azionario.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Alienazione di beni culturali appartenenti a privati

Il provvedimento di dichiarazione di interesse culturale rende assoggettabili i beni culturali appartenenti a soggetti a privati – siano essi persone fisiche o persone giuridiche private con finalità di lucro – alla disciplina legislativa concernente i controlli, la conservazione, il restauro, la circolazione in ambito nazionale e internazionale dei beni culturali e, nella fattispecie, per quanto concerne l’alienazione o la cessione della detenzione è richiesto che non derivi un “grave danno” alla conservazione e pubblico godimento dei beni medesimi (art. 57, comma 5 D. Lgs. 42/2004). Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o la detenzione di beni culturali sono denunciati al Ministero. Il dispositivo della denuncia di trasferimento di proprietà o di cessione della detenzione (art. 59) assolve, principalmente, al compito di consentire l’eventuale esercizio della prelazione da parte del Ministero e disciplina, inoltre, l’irrogazione delle sanzioni penali e amministrative contemplate in caso di violazione dell’obbligo. La denuncia è effettuata entro trenta giorni:

– dall’alienante o dal cedente la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di trasferimento della detenzione;

– dall’acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell’ambito di procedure di vendita forzata o fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli effetti di un contratto di alienazione non concluso;

– dall’erede o dal legatario, in caso di successione a causa di morte. Per l’erede, il termine decorre dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della dichiarazione ai competenti uffici tributari; per il legatario, il termine decorre dalla comunicazione notarile prevista dall’articolo 623 del codice civile, salva rinuncia ai sensi delle disposizioni del codice civile.

– La denuncia è presentata al competente soprintendente del luogo ove si trovano i beni.

Effetti della dichiarazione di interesse

Denuncia di trasferimento di proprietà/detenzione: Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o la detenzione di beni culturali devono essere denunciati al Ministero ai sensi dell’art. 59 del D. Lgs. n. 42/2004. La denuncia è presentata al competente Soprintendente del luogo dove si trova il bene, entro 30 giorni dall’alienante o dal cedente la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di trasferimento della detenzione; dall’acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell’ambito di procedure di vendita forzata o fallimentare, o in caso di sentenza che produca gli effetti di un contratto di alienazione non concluso; dall’erede o dal legatario in caso di successione a causa di morte. Per l’erede il termine decorre dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della dichiarazione ai competenti uffici tributari, per il legatario il termine decorre dalla comunicazione notarile prevista dall’art. 623 del c.c., salva rinuncia ai sensi delle disposizioni del codice civile. La denuncia deve contenere i dati identificativi delle parti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali, l’indicazione del luogo in cui si trovano i beni, l’indicazione della natura e delle condizioni dell’atto di trasferimento, nonché, ai fini dell’invio delle comunicazioni dovute, l’indicazione del domicilio in Italia delle parti. La denuncia priva delle indicazioni previste o con indicazioni incomplete o imprecise è considerata non avvenuta, con notevoli ripercussioni sui termini relativi all’esercizio di prelazione.

Esercizio del diritto di prelazione

Il diritto di prelazione è esercitato dal Ministero, ai sensi dell’art. 60 del D. Lgs. n. 42/2004, nel termine di 60 giorni dalla data di ricezione della denuncia di trasferimento, o nel termine di 180 giorni dalla ricezione di denuncia tardiva o dall’acquisizione di tutti gli elementi costitutivi della stessa in caso di omessa o incompleta denuncia. Inoltre, il diritto di prelazione è esercitato dalla Regione o da altro ente pubblico territoriale interessato, ai sensi dell’articolo 62, comma 3 del decreto legislativo sopra citato, entro il termine di venti giorni dalla denuncia – mediante apposita proposta di prelazione al Ministero –, sui beni culturali alienati a titolo oneroso al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione. La prelazione può essere esercitata anche quando il bene sia a qualunque titolo dato in pagamento.

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: