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THE VILLAGE WEEKEND by Federica SELLERI 1

SPOTTED: Avery Singer alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta “Pictures Punish Words”, la prima personale in Italia di Avery Singer a cura di Beatrix Ruf,  Direttrice dello Stedelijk Museum di Amsterdam. Avery Singer ha realizzato un ciclo di opere pensate appositamente per questa sua prima personale, presentata precedentemente alla Kunsthalle di Zurigo, ora esposte a Torino.
Avery Singer è una giovane pittrice contemporanea (nata nel 1987 a New York) che si distingue per uno stile che sorprende lo spettatore sia per la tecnica che per l’iconografia. L’artista ha posto al centro della sua ricerca il problema della trasposizione delle informazioni digitali che ci circondano su superfici bidimensionali (la carta) o su superfici tridimensionali (la plastica). Per i suoi soggetti trae ispirazione da internet, dalla realtà quotidiana e dalla letteratura. Con l’aiuto del programma di grafica Sketch Up, utilizzato solitamente in architettura e per la modellazione 3D, l’artista costruisce composizioni spaziali complesse, gremite di figure ed oggetti astratti. Durante questo processo le figure vengono tradotte in forme geometriche e ridotte a semplici elementi: ecco quindi che i capelli diventano linee zigzaganti, le sopracciglia linee rette, le braccia e le gambe si trasformano in blocchi e il petto femminile in un’escrescenza poligonale asimmetrica del corpo. Singer proietta poi questi schizzi creati al computer su una tela o su un pannello, separando una forma dall’altra con del nastro adesivo di carta, crea poi superfici sulla tela con l’aerografo ed utilizza come colori una gamma di grigi. Questo è un processo il cui compimento richiede diverse settimane: i lavori finiti raggiungono spesso larghe dimensioni (più di tre metri di lunghezza) che favoriscono il coinvolgimento dello spettatore all’interno della scena. L’utilizzo della bicromia si rifà allo stile pittorico su pannello medievale e rinascimentale, frequentemente impiegato per tradurre le sculture in pittura; vi è anche un richiamo ai film e alle vecchie fotografie in bianco e nero. La tecnica dell’aerografo esalta al massimo la bidimensionalità della superficie pittorica, e contrasta con la spazialità illusionistica delle composizioni delle immagini. Singer descrive queste sue illusioni quasi come dei trompe l’oeil: mira quindi a creare uno spazio in cui l’osservatore può entrare per cercare di capire cosa si cela al suo interno.
Le caratteristiche fisiche, ma anche i temi, dei quadri di Singer contengono sempre riferimenti alla storia dell’arte, oltre che alla loro stessa genesi, cioè alle narrazioni e ai problemi connessi alla creazione di opere d’arte o immagini. Nelle sue opere si ravvisano anche allusioni a motivi e stili delle avanguardie storiche e al dibattito intorno al postmoderno. Ed emergono domande sull’impatto dei mutamenti di senso prodotti dal digitale e dal virtuale sulla sfera artistica oggi, anche e soprattutto sul mezzo pittorico. Gli emblemi delle “belle arti” si scontrano con i tropi dell’avanguardia, e motivi parodistico-autobiografici alludono continuamente ai cliché del mondo dell’arte. In tono umoristico, Avery Singer ci mostra rituali e schemi sociali, e ci fa conoscere gli stereotipi legati alle figure dell’artista, del curatore, del collezionista e del critico.
La mostra, inaugurata il 12 febbraio, sarà visibile fino al 12 aprile 2015.
Informazioni:
www.fsrr.org

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