THE VILLAGE WEEKEND by Federica SELLERI 2

SPOTTED: Giorgio Morandi al Complesso Vittoriano, Roma
Dopo le mostre dedicate a Renato Guttuso e a Mario Sironi, il Vittoriano continua il suo percorso sui grandi pittori italiani del Ventesimo secolo con Giorgio Morandi.
Morandi (1890 – 1964) è stato un pittore e incisore italiano. Fu uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento ed è considerato tra i maggiori incisori mondiali del secolo.
La sua pittura si può definire unica e universalmente riconosciuta; celebri le sue nature morte olio su tela, dove la luce rappresenta il fondamento delle sue opere. L’apparente semplicità dei contenuti (vasi, bottiglie, ciotole, fiori, paesaggi) viene esaltata dalla qualità pittorica.
In un primo tempo espose con i futuristi, diventando nel 1918 uno dei massimi interpreti della scuola metafisica con Carrà e de Chirico, periodo terminato nel 1919. Nel 1920 si accostò al gruppo “Valori plastici”, recuperando nelle sue opere la fisicità delle cose. In seguito intraprese una via personalissima, ma sempre calata nella realtà del mondo e delle cose. La sua prima esposizione personale avvenne nel 1914, dove si può riscontrare la forte influenza di Cézanne, pittore fondamentale per la sua formazione artistica.
A partire dai primi anni Trenta fu titolare della cattedra di Incisione all’Accademia di belle arti di Bologna.
La fama di Morandi è legata alle nature morte e in particolare alle “bottiglie”. I soggetti delle sue opere sono quasi sempre cose abbastanza usuali; vasi, bottiglie, caffettiere, fiori e ciotole che, composti sul piano di un tavolo, diventano i veri protagonisti della scena. La sua opera si compone anche di ritratti e paesaggi. Usare pochissimi colori è una sua particolare caratteristica, che lo rende poetico e surreale e anche se non particolareggiava i suoi soggetti, si può notare come essi non perdano di realismo.
Di grande importanza nel lavoro di Morandi sono le acqueforti, eseguite da autodidatta che risolvono poeticamente molti problemi espressivi del mezzo impiegato. Fin dagli esordi del suo percorso artistico portò avanti la passione per le incisioni. Le sue prime lastre, andate perdute, risalgono addirittura al 1911, quando egli era appena ventunenne. Le opere, realizzate con grande cura, sono caratterizzate da segni sottili e rettilinei in un intreccio molto complesso di tratti con cui raggiunge dimensioni prospettiche di grande efficacia.
Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione Longhi e specialista di Morandi (curatrice nel 2008 di una importante mostra al Metropolitan Museum di New York dedicata al pittore bolognese), ha ricostruito in questa esposizione la sua vicenda artistica attraverso quasi 150 opere, tra cui 100 dipinti a olio, alcuni disegni, acquerelli e incisioni.
La rassegna, distribuita in un ordine cronologico e tematico, intende ripercorrere l’intero cammino compiuto da Morandi e include opere espresse con differenti tecniche: pittura, incisione, acquerello e disegno. Attività, o meglio ricerche, svolte in parallelo, spesso intersecate. Si parte dalle prime opere, realizzate nel solco delle avanguardie e della tradizione italiana, per giungere a quelle degli ultimi anni, caratterizzate da una progressiva rarefazione e pervase da un’inquietudine tutta moderna. 
Molte opere esposte provengono, oltre che da importanti istituzioni pubbliche, da collezioni private e offrono al visitatore una completa visione del percorso artistico, del modus operandi e della spiritualità condensata nell’essenza di Morandi. La mostra è corredata anche da due sezioni con documenti d’archivio dedicate ai rapporti epistolari e critici dell’artista con Roberto Longhi e Cesare Brandi, i due grandi storici dell’arte che per primi sottolinearono l’importanza del suo lavoro.
La mostra inaugurata il 28 febbraio, sarà visibile al pubblico fino al 21 giugno 2015 nel Complesso del Vittoriano, Ala Brasini, Salone delle mostre temporanee, Via San Pietro in Carcere, Roma.

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