I PRODOTTI FARMACEUTICI ED IL LORO MERCATO

IL MERCATO FARMACEUTICO

Un argomento importante e periodicamente sotto i riflettori dell’opinione pubblica e dei commentatori è quello del Farmaco e dell’Industria cui fa capo. I prezzi, la ricerca e le soluzioni che incidono in modo così grande sulla nostra vita, spesso sono oggetto di analisi e dibattiti. Vogliamo oggi verificare alcuni aspetti di questo argomento e le evoluzioni che possiamo aspettarci nei prossimi anni.

Innanzitutto, ricordiamo che per “medicinale” la Legge (D:L: 24/4/2006 n. 219) considera genericamente

1) ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane;

2) ogni sostanza o associazione di sostanze che può essere utilizzata sull’uomo o somministrata all’uomo allo scopo di ripristinare,correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, ovvero di stabilire una diagnosi medica.

La stessa Legge definisce “medicinale immunologico”  ogni medicinale costituito da vaccini, tossine, sieri o allergeni. I vaccini, tossine o sieri comprendono in particolare: gli agenti impiegati allo scopo di indurre una immunità attiva o un’immunità passiva e gli agenti impiegati allo scopo di diagnosticare lo stato d’immunità. Gli allergeni sono medicinali che hanno lo scopo di individuare o indurre una modificazione acquisita specifica della risposta immunitaria verso un agente allergizzante.

Ancora, viene definito “medicinale omeopatico” medicinale omeopatico ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità europea.

Anche la formazione del prezzo dei medicinali è rigidamente regolata dalla Legge.

Il sistema che forma i prezzi dei farmaci in Italia deriva da una stratificazione di norme avvenuta tra il 1994 e oggi. Allo stato attuale possiamo individuare almeno tre differenti tipologie di prezzi, corrispondenti  a categorie di farmaci chiaramente individuate nella Legge stessa.

I farmaci in commercio sul territorio italiano sono classificati in base a due differenti criteri:

  1. il regime di rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN);
  2. il regime di fornitura o di dispensazione cioè l’obbligo o meno di prescrizione medica.

Il primo criterio è lasciato alla libera determinazione di ogni singolo Stato Europeo in quanto impatta direttamente sui livelli di spesa disponibili per l’assistenza farmaceutica pubblica, mentre per il secondo criterio, di tipo tecnico-scientifico, esistono precise norme di riferimento dell’Unione Europea.

La classificazione ai fini del rimborso trova nella Legge n. 537/93, e successive modifiche, quale norma di riferimento. La normativa prevede che tutte le specialità medicinali siano collocate in una delle seguenti classi:

 Classe A: medicinali a totale carico del SSN (Classe H se a carico del SSN, dispensati solo in ambito ospedaliero);

 Classe C: medicinali esclusi dal rimborso da parte del SSN, suddivisi, ai sensi della Legge Finanziaria 2005, in Classe C e in Classe C-bis per i farmaci di automedicazione.

Mentre nella Classe C sono ricompresi sia farmaci soggetti a prescrizione medica, sia medicinali senza obbligo di ricetta, nella Classe A rientrano unicamente le specialità medicinali dispensabili con ricetta medica.

Allo scopo di garantire una maggiore appropriatezza d’uso di alcuni farmaci, l’AIFA stila periodicamente delle note con le quali, sulla base delle informazioni scientifiche internazionali conosciute al momento, colloca la spesa per un determinato farmaco a carico o meno del SSN a seconda della patologia che deve contrastare. In particolare, può capitare che un farmaco, pure se autorizzato per diversi usi terapeutici, possa essere rimborsato solo se prescritto per la cura di patologie rilevanti oppure se giudicato capace di prevenire un rischio per uno o più gruppi di popolazione. Inoltre, è possibile che, conseguentemente a un uso inappropriato di determinati farmaci, si decida un controllo maggiore sulla prescrizione. In questi casi, dunque, il costo del farmaco è a carico dello Stato solo se il medico lo prescriverà per determinati impieghi terapeutici e, viceversa, sarà sostenuto dal cittadino se impiegato per terapie non contenute nelle note AIFA.

Se la classificazione dei farmaci in base al regime di rimborso è lasciata alle scelte dei singoli Paesi, quella in base al regime di fornitura trova nelle Direttive Comunitarie 2001/83/CE e 2003/94/CE le norme quadro alle quale tutti gli Stati membri devono attenersi. Le disposizioni europee stabiliscono che i medicinali siano ripartiti in due classi:

 medicinali soggetti a prescrizione medica;

 medicinali non soggetti a prescrizione medica.

Le Direttive definiscono i medicinali con obbligo di ricetta medica attraverso specifica peculiarità. Si tratta di farmaci che possono presentare rischi se utilizzati senza il controllo del medico; sono destinati all’uso in condizioni anormali; contengono sostanze di cui devono essere approfonditi

l’efficacia e/o gli effetti secondari; vi rientrano tutte le sostanze che sono somministrate per via parenterale (iniettabili).

Al contrario, i farmaci esenti dall’obbligo di prescrizione medica sono determinati per differenza, cioè come “quelli che non rispondono ai criteri previsti per l’obbligo di prescrizione”.

Il recepimento delle Direttive europee è avvenuto con il Decreto Legislativo n. 219 del 24 aprile 2006. In continuità con la normativa europea, il Decreto Legislativo n. 219 ha riconosciuto che i farmaci senza obbligo di ricetta sono quelli che non rispondono ai criteri previsti per l’obbligo di prescrizione, ma precisa, comunque, l’esistenza di una specifica Classe di “medicinali di automedicazione” (art. 96 commi 1 e 3).

L’Ordinamento italiano ha dunque mantenuto, di fatto, all’interno dei medicinali non soggetti a prescrizione medica, una particolare categoria di farmaci: quella dei medicinali di automedicazione, come stabilito con la Legge Finanziaria per il 2005 (Legge n. 311 del 30 dicembre 2004, art. 1 comma 166)  che ha appunto previsto una Classe ad hoc, C-bis, per i medicinali di automedicazione, cioè quelli non soggetti a ricetta medica e con accesso alla pubblicità.

Schematicamente, quindi, è possibile riassumere le specificità dei Farmaci Non Rimborsati dal SSN in:

  1. Farmaci di Classe C:

 farmaci soggetti a prescrizione medica;

 farmaci non soggetti a prescrizione medica e non pubblicizzabili al pubblico, vendibili anche in canali diversi dalla farmacia (SP).

  1. Farmaci di Classe C-bis:

 farmaci OTC (ovvero in questo testo anche AM), cioè non soggetti a prescrizione medica e pubblicizzabili al pubblico, vendibili anche in canali diversi dalla farmacia.

I farmaci a carico del paziente vengono venduti a prezzo libero, in base ai principi fissati dalla normativa europea: un’imposizione di vincoli su prodotti soggetti a libero mercato si configurerebbe come un ostacolo alla libera circolazione delle merci nell’Unione Europea, traducendosi in una violazione del Trattato di Roma.

 Tuttavia, la legge 27 dicembre 1997 n. 449,  pur non modificando lo status di prodotto soggetto a libero mercato del farmaco non mutuabile, ha posto comunque dei termini precisi sui cambiamenti di prezzo, stabilendo che questi possano intervenire “…esclusivamente a decorrere dalla comunicazione degli stessi al Ministero della Sanità e al CIPE e con frequenza annuale”: i cambiamenti di prezzo dei farmaci in classe C sono stati cioè limitati e sottoposti a un monitoraggio che ha in questi anni effettivamente ridotto il loro impatto sui pazienti.

Per quanto concerne invece il prezzo dei medicinali a carico del SSN, nella normativa intervenuta dal 1994 a oggi sono stati stabiliti i criteri di definizione del tetto di legge imposto ai prezzi dei farmaci rimborsati: ogni produttore può fissare il prezzo dei propri farmaci liberamente, rimanendo dentro la soglia fissata dalla legge, pena l’intervento sanzionatorio del CIPE (l’organo di sorveglianza del Ministero dell’Economia) e della CUF.

Il prezzo massimo applicabile per i farmaci mutuabili è pari:

  • al “Prezzo Medio Europeo” (PME) per i farmaci autorizzati a livello nazionale;
  • a un prezzo contrattato per i farmaci autorizzati a livello nazionale per cui non sia possibile l’applicazione del PME;
  • a un prezzo contrattato con una commissione che coinvolge Ministeri e Regioni, sulla base di valutazioni cliniche ed economiche, per i farmaci “innovativi”, autorizzati a livello europeo.

Il “Prezzo Medio Europeo” (PME) viene determinato secondo criteri definiti con propria delibera dal CIPE, organo del Ministero dell’Economia: attualmente deriva in sostanza dalla media dei prezzi delle confezioni più vendute nei paesi UE aventi stesso principio attivo e via di somministrazione.

Laddove il PME non sia calcolabile per problemi tecnici (quali l’assenza di confezioni paragonabili in un numero sufficiente di paesi UE), o la sua applicazione risulti non remunerativa per l’azienda produttrice, configurando la possibilità di carenza di mercato per farmaci considerati necessari, la normativa prevede la possibilità di accesso a una procedura di contrattazione con una commissione interministeriale (tra i dicasteri della Salute e dell’Economia), secondo criteri comunque coerenti con quelli di calcolo del PME.

Di recente, la normativa sui farmaci fuori brevetto e generici (L 405/2001), pur non modificando il quadro di riferimento per il calcolo dei prezzi massimi dei farmaci mutuabili, ha introdotto due importanti innovazioni: un principio di concorrenza sul prezzo tra farmaci uguali, e un decentramento della responsabilità di controllo a livello regionale. Il Ministero della Salute ha diffuso un elenco di confezioni che non godono più di tutela brevettuale, raggruppate secondo tipologie uguali: le Regioni hanno verificato per ogni tipologia di confezione quale fosse quella più economica presente sul proprio mercato, limitando a questo livello il tetto di rimborso per quella tipologia. Praticamente, ogni Regione ha emesso per le tipologie di farmaci fuori brevetto una propria lista di prezzi massimi di rimborso da parte del SSN, senza ledere il diritto dei produttori a praticare un prezzo superiore, conforme alle leggi sui prezzi sopra illustrate.

Un rapido inciso per spiegare cosa sono i medicinali cosiddetti “orfani”; sono così definiti i prodotti finalizzati al trattamento di malattie rare, economicamente poco o affatto remunerativi alle abituali condizioni di commercializzazione. Per tal motivo le aziende sono poco interessate alla loro ricerca e sviluppo. Per questo motivo, l’Unione Europea ha preso provvedimenti specifici ed ha previsto adeguati incentivi affinché le aziende farmaceutiche siano motivate a sviluppare nuovi medicinali o ad indagare nuove indicazioni per farmaci esistenti. Il concetto di medicinale orfano va infatti al di là delle malattie rare, comprendendo anche indicazioni orfane, nel senso che un prodotto può essere stato studiato per il trattamento di una patologia frequente, e per essa può essere utilizzato, ma non è stato sviluppato per un’altra indicazione più rara.

Nessun medicinale può essere immesso in commercio sul territorio nazionale senza aver ottenuto un’autorizzazione dell’AIFA o un’autorizzazione comunitaria a norma del regolamento (CE) n. 726/2004.

Quando per un medicinale è stata rilasciata una AIC ai sensi del comma 1, ogni ulteriore dosaggio, forma farmaceutica, via di somministrazione e presentazione, nonché le variazioni ed estensioni sono ugualmente soggetti ad autorizzazione ai sensi dello stesso comma 1; le AIC successive sono considerate, unitamente a quella iniziale, come facenti parte della stessa autorizzazione.

All’atto del rilascio dell’AIC o successivamente, previa nuova valutazione dell’AIFA, anche su istanza del richiedente, i medicinali sono classificati in una o più delle seguenti categorie:

  1. a) medicinali soggetti a prescrizione medica;
  2. b) medicinali soggetti a prescrizione medica da rinnovare volta per volta;
  3. c) medicinali soggetti a prescrizione medica speciale;
  4. d) medicinali soggetti a prescrizione medica limitativa,
  5. e) medicinali non soggetti a prescrizione medica comprendenti:

1) medicinali da banco o di automedicazione;

2) restanti medicinali non soggetti a prescrizione medica.

Il farmacista può dare consigli al cliente sui medicinali SOP (Senza Obbligo di Prescrizione) o di Automedicazione per i prodotti di cui al comma 1 (supra). Gli stessi medicinali possono essere oggetto di pubblicità presso il pubblico se hanno i requisiti stabiliti dalle norme vigenti in materia e purché siano rispettati i limiti e le condizioni previsti dalle stesse norme.

Entro il mese di febbraio di ogni anno, l’AIFA procede alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana di tutti i medicinali dei quali è autorizzata l’immissione in commercio, con la specificazione  per ciascuno di essi della classe di appartenenza prevista dai provvedimenti di cui sopra.

Vogliamo ora analizzare il mercato farmaceutico Italiano, nella sua evoluzione degli ultimi anni e nelle varie categorie.

Nel 2013 (ultimo anno completo con dati disponibili) sono state acquistate in Italia oltre 1,8 miliardi di confezioni di medicinali per un controvalore di quasi 17,8 miliardi di euro.

Dopo la pesante contrazione registrata nel 2012, il settore nel suo complesso torna a far registrare un andamento positivo dei volumi (+1,8%) mentre, sul fronte dei fatturati, che rimangono stabili, sono evidenti gli effetti delle misure di contenimento della spesa pubblica, uniti alla scadenza di numerosi brevetti e, più in generale, alle politiche di incentivazione alla prescrizione/utilizzo di farmaci equivalenti.

Con riferimento alla spesa, a parità di classificazione, guardando alla scomposizione del dato di mercato sulla base del regime di fornitura, si osserva un andamento di segno differente tra i farmaci con obbligo di prescrizione e quelli senza obbligo di ricetta:

 i medicinali con obbligo di prescrizione (15,3 miliardi di euro per una quota di mercato dell’86,3%) rimangono sostanzialmente stabili (-0,3%);

 i medicinali che possono essere acquistati senza ricetta medica (oltre 2,4 miliardi di euro per una quota di mercato del 13,7%) presentano fatturati in aumento dell’1,7%.

Per quanto concerne i volumi, gli indicatori di consumo (ricette, confezioni e dosi) evidenziano:

 una crescita dei farmaci soggetti a prescrizione, in particolare di quelli a carico del SSN;

  una contrazione per le specialità medicinali non prescription.

Infatti, sebbene i consumi siano complessivamente in aumento dell’1,8%, si registra un trend inverso per le due categorie di medicinali:

– i farmaci con obbligo di prescrizione (1.543,8 milioni di confezioni per una quota di mercato dell’83,1%) fanno osservare un aumento del 2,4%;

– i farmaci senza obbligo di prescrizione (314 milioni di confezioni per una quota di mercato del 16,9%) hanno assistito a una contrazione dell’1,1%.

Guardando al giro d’affari sulla base del regime di rimborso, come già evidenziato nell’analisi del regime di fornitura, si osserva un andamento contrapposto tra le due differenti classi di

farmaci (Tabella 2.4 e Figura 2.5):

 quelli rimborsabili (Classe A) registrano un trend negativo (-1,2%), con ricavi pari a quasi 12,4 miliardi di euro (69,6%del mercato);

  quelli non rimborsabili (Classe C e C-bis) presentano una crescita del 3,0%, per un giro d’affari che supera i 5,4 miliardi di euro (30,4% del mercato).

Negli ultimi anni, l’attività regolatoria si è focalizzata, prevalentemente, su azioni finalizzate alla riduzione della spesa farmaceutica pubblica tra le quali quelle incentrate al taglio dei prezzi, determinandone una diminuzione generalizzata.

Come già evidenziato nell’analisi delle dinamiche complessive del mercato, i farmaci rimborsabili hanno fatto registrare  negli ultimi anni un costante aumento delle confezioni vendute.

Il progressivo invecchiamento della popolazione genera un aumento dei trattamenti farmacologici di lungo periodo e la maggiore incidenza delle malattie cronico-degenerative sempre più condizionerà l’andamento di questo comparto in termini di crescita dei volumi.

Sul breve periodo, visto anche il perdurare della crisi economica, l’aumento del numero di ricette,

specie in particolari realtà socio-economiche, può essere in parte riconducibile a un maggiore ricorso alla prescrizione del farmaco soggetto a rimborso, come confermano i dati di consumo dei farmaci a carico del cittadino, in leggera flessione, per quanto, invece, questa categoria di farmaci assista a un aumento della spesa. Esso è dovuto principalmente al riallineamento dei prezzi che, secondo quanto stabilito dalla legge, possono essere incrementati solo nel mese di gennaio degli anni dispari.

Nel 2013 il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione torna a un andamento “tradizionale”, caratterizzato da una diminuzione delle confezioni (-1,1%), ormai in atto dal 2008, e da una crescita dei fatturati (+1,7%).

Si evidenzia come siano oramai consolidate le modifiche sul fronte distributivo e del sistema di determinazione del prezzo, liberamente stabilito dal titolare del punto vendita, introdotte all’interno di questo mercato. Infatti, l’apertura alla vendita delle specialità non prescription in esercizi diversi dalla farmacia e una più forte concorrenza sui prezzi, se da un lato hanno generato vantaggi per i cittadini dall’altro, non sembrano influire sulle abitudini di consumo (la farmacia continua a essere

il principale luogo di acquisto di queste specialità medicinali), né tanto meno incidere sull’andamento delle mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione.

Pure se i fatturati beneficiano, per quanto in un range modesto, della variazione del mix di consumo verso nuovi prodotti e confezioni, sul fronte dei volumi sono evidenti gli effetti della crescente concorrenza al banco del farmacista di prodotti per la salute diversi dai farmaci, i quali, nella percezione del consumatore, hanno un posizionamento borderline che li avvicina ai farmaci di automedicazione nel rispondere alla propria domanda di salute.

Esaminato nel suo complesso l’andamento e le dimensioni del mercato non prescription è interessante osservarne la partecipazione di ciascun canale.

Delle 314 milioni di confezioni di farmaci senza ricetta acquistate dagli italiani nel 2013:

 286,8 milioni sono state comprate in farmacia (per un giro d’affari di 2.257,5 milioni di euro);  16,6 milioni nelle parafarmacie (120,3 milioni di euro);

 10,6 milioni nei corner GDO (62,2 milioni di euro).

Si nota come i volumi di vendita di parafarmacie e corner della GDO non siano proporzionali alla loro numerosità visto che le prime sono 9 volte più numerose dei secondi.

Guardando alla composizione delle vendite, i farmaci di automedicazione ne rappresentano in parafarmacia il 76,8% a volumi e il 77,0% a valori, dato che per i corner GDO sale rispettivamente

all’81,3% e all’80,4%. La farmacia presenta dati sostanzialmente allineati alla media del comparto.

Con riferimento alla suddivisione del mercato tra i tre differenti canali si osserva, infatti, che:

 le farmacie detengono il 91,3% del mercato a volumi e il 92,5% a valori;

 le parafarmacie il 5,3% a volumi e il 4,9% a valori;

  i corner della GDO il 3,4% a volumi e il 2,6% a valori.

Per effetto dell’apertura delle vendite ai farmaci senza obbligo di ricetta anche nei canali “alternativi”, la farmacia ha visto, dal 2007, una diminuzione della propria quota di mercato (5,2%

a volumi e 4,5% a valori), per quanto le dinamiche distributive siano ormai consolidate: i canali diversi dalla farmacia rappresentano meno del 10% del mercato dei farmaci senza ricetta (8,7% a volumi e 7,5% a valori).

I canali “alternativi” mostrano comunque una differente evoluzione: i corner della GDO, dopo una iniziale crescita del proprio peso sul totale del mercato non prescription, presentano una quota di mercato sostanzialmente stabile dal 2009, mentre la parafarmacia ha costantemente eroso, per quanto di misura, spazio di mercato alla farmacia.

Le dinamiche in atto e la difficile congiuntura economica, che ha determinato per il 2013 una contrazione del PIL reale dell’1,9%, evidenziano un allargamento della forbice tra finanziamento pubblico e spesa, difficilmente governabile a meno di un recupero di efficienza, una maggiore compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini, come avvenuto negli ultimi anni, o di un taglio dei servizi.

Tra le voci che pesano maggiormente nella composizione della spesa sanitaria, dopo il personale e l’acquisto di beni e servizi, rilevante è l’incidenza della spesa farmaceutica.

Secondo gli ultimi dati OECD, essa rappresenta il 15,7% della spesa sanitaria nazionale.

La spesa complessiva netta (al netto degli sconti a carico della filiera e delle compartecipazioni alla spesa) per l’assistenza farmaceutica convenzionata, ovvero la spesa per farmaci a carico dello Stato dispensati su ricetta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), pari, nel 2013, a 9.058 milioni di euro, risulta in diminuzione del 2,5%.

Tale risultato origina dalle misure di contenimento della spesa farmaceutica pubblica previste dal Legge 135/2012 quali, soprattutto, l’incremento dello sconto a carico dei farmacisti, e la rideterminazione del tetto della spesa farmaceutica territoriale. Unitamente a ciò, la dinamica della spesa statale per farmaci è influenzata da una sensibile riduzione del prezzo medio dei medicinali

a carico dello Stato, diminuito del 5% rispetto al 2012.

Inoltre, la scadenza di numerosi brevetti di importanti molecole, sia nel 2012  che nel 2013, e politiche di incentivazione alla prescrizione e all’utilizzo dei farmaci equivalenti, unite a iniziative regionali finalizzate a modificare il mix di consumo a favore di molecole genericate o a più basso prezzo, hanno inciso sull’andamento della spesa farmaceutica, fortemente influenzato dalle misure di contenimento a livello nazionale e regionale, messe in essere negli ultimi anni.

Alcuni fenomeni, quali l’invecchiamento della popolazione e la sempre maggiore incidenza della long term care, insieme a un aumento del tasso di sviluppo e diffusione delle tecnologie di diagnosi e cura, porteranno, sul lungo periodo, a un incremento dei consumi e dell’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul PIL che si attesterà all’8,0% nel 2060. Si comprende, quindi, l’esigenza di scelte orientate all’appropriatezza nella gestione delle risorse sanitarie.

Infine, recependo alcuni dati più recenti, rileviamo che a spesa farmaceutica convenzionata netta SSN, nel periodo gennaio-settembre 2014, ha fatto registrare una diminuzione del –3,3% rispetto allo stesso periodo del 2013.

Continua, anche se attenuata, la tendenza all’aumento del numero delle ricette, cresciuto del +0,4.
Nel periodo gennaio-settembre 2014 le ricette sono state oltre 457 milioni, pari a 7,53 ricette per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del SSN sono state oltre 841 milioni, con un aumento del +0,4% rispetto al 2013. Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 13,8 confezioni di medicinali a carico del SSN.

L’andamento della spesa nei primi nove mesi del 2014 è influenzato dal calo del valore medio netto delle ricette (-3,7%): vengono, cioè, erogati a carico del SSN farmaci di costo sempre più basso. Il prezzo medio dei medicinali prescritti in regime di SSN è diminuito del -23,5% negli ultimi 5 anni.

Le farmacie continuano a dare un rilevante contributo al contenimento della spesa, oltre che con la diffusione degli equivalenti e la fornitura gratuita di tutti i dati sui farmaci SSN, con gli sconti per fasce di prezzo, che hanno prodotto nel periodo gennaio-settembre 2014 un risparmio di oltre 385 milioni di euro. A tali pesanti oneri si è aggiunta, dal 31 luglio 2010, la trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25%. Tale trattenuta aggiuntiva ha comportato, per le farmacie, un onere quantificabile, nei primi nove mesi del 2014, in oltre 148 milioni di euro. Complessivamente, quindi, il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa, nei primi 9 mesi del 2014, è stato di oltre 585 milioni di euro.
È bene ricordare che lo sconto a carico delle farmacie ha un carattere progressivo in quanto aumenta all’aumentare del prezzo del farmaco, facendo sì che i margini reali della farmacia siano regressivi rispetto al prezzo.

L’incidenza sulla spesa lorda delle quote di partecipazione a carico dei cittadini è passata dal 12,5% di settembre 2013 al 13,6% di settembre 2014 a seguito degli interventi regionali sui ticket e del pagamento della differenza di prezzo tra medicinale di marca ed equivalente di prezzo più basso.
Nelle Regioni con ticket più incisivo le quote di partecipazione hanno un’incidenza sulla spesa lorda tra il 15% e il 16,9%.
Complessivamente i cittadini hanno pagato oltre 1.097 milioni di ticket sui farmaci, di cui più del 63% (dati AIFA) dovuto alla differenza di prezzo rispetto al farmaco equivalente meno costoso.

Entriamo infine nelle discussioni relative alla liberalizzazione prevista ne mercato farmaceutico dei prodotti di Fascia C, riportando alcuni dati diffusi dalla Agenzia Italiana del Farmaco che ha  pubblicato un’analisi a partire dal 2006, anno di emanazione del cosiddetto “Decreto Bersani” (L. n. 248/2006), che evidenzia consumi totali stabili fino al 2010.

Successivamente, probabilmente per effetto della crisi economica, il consumo (ma non i costi) di questi medicinali ha visto una progressiva flessione fino al 2013, attestandosi ad una riduzione dell’11,5%, rispetto al 2006. Tale contrazione dei consumi ha riguardato in particolare i medicinali di fascia C con ricetta medica, dispensati esclusivamente attraverso le farmacie aperte al pubblico (-15,7% vs. 2006).

Al contrario, la riduzione dei consumi dei SOP/OTC, dispensabili anche attraverso le parafarmacie e la GDO, è stata più contenuta (-7,4%), probabilmente, sia per effetto dell’ampliamento del numero dei punti di dispensazione di questi medicinali legati al Decreto Bersani, sia per gli effetti del Decreto del Ministero della Salute 18 aprile 2012 convertito in legge (n. 214/2011) che ha riclassificato da C-RR in C-SOP diverse specialità medicinali.

Gli effetti di tali provvedimenti di liberalizzazione in realtà non sembrerebbero aver portato alcun vantaggio ai pazienti, a parte la comodità di avere una più facile disponibilità di punti vendita che però potenzialmente li espone alle conseguenze di consumare più farmaci che non sono, una merce simile a qualunque altra. Non vi sono stati risparmi per i cittadini visto che la spesa a loro carico ha avuto una crescita del +2,2% dal 2006 al 2013.

 In altri termini, a fronte di un paziente che per effetto della crisi tendeva a contrarre il volume dei propri acquisti di medicinali di fascia C, il sistema produttivo e distributivo ha “compensato” sfruttando la nota attitudine al consumo del mondo occidentale con un costante incremento dei prezzi di questi medicinali.

In realtà, se l’obiettivo della liberalizzazione della vendita dei medicinali di fascia C-SOP/OTC era quello di rappresentare un vantaggio per i pazienti, con una riduzione dei prezzi tramite una vera concorrenza e un complessivo risparmio a loro vantaggio, i dati obiettivi e certificati evidenziano una non completa realizzazione di tale intento, perlomeno nel settore dell’assistenza farmaceutica. Infatti l’effetto economico di provvedimenti, nell’intento pro-concorrenziali, ha paradossalmente determinato un complessivo aggravio per i cittadini di circa 200 milioni di euro (2.298 vs. 2.094, pari a +9,7% nel 2013 vs. 2006), nonostante la contrazione dei consumi.

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