PAPER: IL SISTEMA PREVIDENZIALE – PREVIDENZA COMPLEMENTARE – TFR

PAPER: IL SISTEMA PREVIDENZIALE – PREVIDENZA COMPLEMENTARE – TFR

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L’EVOLUZIONE
E
  QUADRO NORMATIVO
A partire dall’inizio degli anni novanta il quadro regolamentare si è profondamente modificato, con la necessità di contrastare una pensionistica con ritmi di crescita non più sostenibili, richiedendo importanti sacrifici alla collettività per correggere errori e difetti che nel passato avevano creato diverse sacche di privilegio, trasferendone gli oneri alle generazioni successive.
Fino al 1992, chi andava in pensione (a 60 anni uomini e 55 anni donne) percepiva circa l’80% della retribuzione dell’ultimo periodo di attività lavorativa.
Riforma Amato – Legge n. 421/92
D.Lgs, 503/92
Viene elevata l’età del pensionamento (65 anni uomini e 60 anni donne) con una contribuzione minima di 20 anni. Incrementa il numero di anni (10 per i lavoratori dipendenti) per il calcolo della pensione con il metodo contributivo.
D.Lgs. 124/93
Istituisce le forme pensionistiche complementari, garantendone la libertà di adesione individuale. Disciplina il regime delle prestazioni, i modelli gestionali e di finanziamento di dette forme.
Istituisce la COVIP(Commissione di vigilanza sui fondi pensione), con la funzione di garantire ed assicurare la trasparenza e la correttezza nella gestione e nell’amministrazione dei fondi pensione, a tal fine:
autorizza i fondi pensione ad esercitare la propria attività;
tiene l’albo dei fondi pensione autorizzati ad esercitare l’attività di previdenza complementare;
vigila sulla corretta gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi;
assicura il rispetto dei principi di trasparenza nei rapporti tra i fondi pensione ed i propri aderenti;
cura la raccolta e la diffusione delle informazioni utili alla conoscenza dei problemi previdenziali e del settore della previdenza complementare.
Riforma Dini (Legge n. 335 dell’ 8 agosto 1995)
Per la previdenza obbligatoria:
introduce il metodo di calcolo contributivo;
incrementa il numero di anni (da 10 a 15) per il calcolo della pensione dei lavoratori autonomi con il metodo retributivo;
introduce il doppio requisito dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva per il pensionamento anticipato.
Per la previdenza complementare:
conferma l’impianto del D.Lgs 124/93;
rafforza il concetto di previdenza complementare formalizzando il sistema dei 3 Pilastri;
 indica nella capitalizzazione e nel contributivo il sistema di funzionamento ed il metodo di calcolo della previdenza complementare.
  
introduce il passaggio, sia pure graduale, dal sistema retributivo(media delle retribuzioni negli ultimi 10 anni di lavoro) a quello contributivo (basato sull’effettivo ammontare di contributi versati dal lavoratore durante la propria vita lavorativa), conservando un sistema mistonel quale l’importo della rendita è calcolato pro-quota con il sistema retributivo ed il contributivo. La norma, anche se gradualmente,  porta di fatto il tasso di sostituzione a circa il 50-60% dell’ultimo stipendio.
Coesistenza di tre diversi regimi: i lavoratori con almeno 18 anni di anzianità contributiva a fine 1995 hanno mantenuto il sistema retributivo; ai lavoratori con un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni, alla stessa data, è stato attribuito il sistema misto, cioè retributivo fino al 1995 e contributivo per gli anni successivi; ai neoassunti dopo il 1995 viene applicato il sistema di calcolo contributivo.
D.Lgs 47/00 (previdenza complementare)
Modifica il D.Lgs 124/93 introducendo accanto alle forme pensionistiche complementari collettive anche le forme individuali attuate mediante FPA (Fondi pensione aperti) e PIP (Piani pensione individuali).
Attua la riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare.
Disciplina: il risparmio previdenziale, le prestazioni pensionistiche complementari, il trattamento di fine rapporto, i contratti di assicurazione ai fini previdenziali,
Riforma Maroni (Legge n. 243 del 23/08/2004)
Aumenta l’età anagrafica per le pensioni di anzianità e quelle di vecchiaia a partire dal 2008 (“lo scalino”);
stabilisce la contribuzione minima di 40 anni a prescindere dall’età anagrafica;
introduce il super bonus a partire dall’ottobre 2004;
fissa al 2015 la possibilità, per le donne, di accedere alla pensione di anzianità con i vecchi requisiti, ma con l’applicazione del sistema di calcolo contributivo.
Determina i criteri di delega per un ampio disegno della previdenza complementare, sviluppati con il D.Lgs 252/05:
conferimento anche tacito del TFR;
equiparazione parziale delle forme pensionistiche complementari;
ampliamento delle fonti istitutive;
fiscalità dei contributi e delle prestazioni (abroga il D.Lgs. 47/00)
indica la COVIP come autorità unica di sorveglianza delle forme di previdenza complementare.
Riforma Prodi (Legge 247 del 2007)
Si introducono le cosiddette “quote” per l’accesso alla pensione di anzianità, determinate dalla somma dell’età e degli anni lavorati. Si rende inoltre automatica e triennale la revisione dei coefficienti di calcolo della pensione obbligatoria in funzione della vita media calcolata da ISTAT.
Riforma Monti-Fornero (Decreto Legge n. 201 del 06/12/2011)
Prevede l’Introduzione del sistema di calcolo contributivo per tutti i lavoratori a decorrere dall’1/1/2012, l’ulteriore innalzamento dell’età pensionistica sia per gli uomini che per le donne, l’introduzione di nuovi criteri di rivisitazione dell’età di pensionamento in base alle aspettative di vita.
Il calcolo è pro-rata, quindi coesisteranno 3 regimi diversi:
– misto ante 1978: con sistema retributivo (calcolato sull’ultimo stipendio alla cessazione del servizio) per gli anni maturati fino al 31/12/2011. Calcolo contributivo (montante sui contributi versati) per gli anni maturati dal 2012;
– misto post 1978: con sistema retributivo per gli anni maturati fino al 31/12/1995. Calcolo contributivo per gli anni maturati dal 1996;
– contributivo puro: montante sui contributi versati in tutta la vita lavorativa (conteggio inferiore di circa il 25% rispetto al calcolo retributivo).
Scompaiono le pensioni di anzianità e vecchiaia anticipata. L’età massima di permanenza nel mondo del lavoro è fissata a 70 anni, con un notevole innalzamento della “partecipazione” soprattutto delle donne, tanto in termini di annualità lavorate quanto di anzianità anagrafica. I requisiti di età e di anzianità verranno rivisti, sulla base della speranza di vita, con cadenza triennale fino al 2018 e biennale dal 2019.
Il regime di contribuzione alla previdenza obbligatoria è del 35,95% (26,76% datore di lavoro – 9,19% lavoratore). Il tasso di sostituzione per un lavoratore dipendente che entra oggi nel mercato del lavoro ed andrà in pensione dopo il 2040 si aggira intorno al 50%, mentre per un lavoratore autonomo sarà pari a meno di un terzo del suo ultimo reddito da lavoro.
In questo momento di recessione, la Riforma Monti-Fornero si rileva ostativa rispetto ad un ricambio intergenerazionale perché ritarda l’accesso al mondo del lavoro delle nuove generazioni, prolungando disagi (con conseguenze negative sulla possibilità di crescita della previdenza complementare) fino a quando non ci sarà la vera ripresa economica che riaprirà spazi alle opportunità di occupazione.
Legge 23/12/2014 n. 190 (Legge di Stabilità 2015)
L’imposta sostitutiva
La legge di stabilità 2015 ha aumentato, dal 1° gennaio 2015, al 20% la misura dell’imposta sostitutiva da applicare sul risultato di gestione maturato nel periodo di imposta dalle forme di previdenza complementare.
Base imponibile
La legge di stabilità contiene, inoltre, misure riguardanti la modalità di determinazione della base imponibile del risultato di gestione delle forme di previdenza complementare, volte ad assicurare che i redditi dei titoli del debito pubblico italiani e di Paesi collaborativi percepiti da forme pensionistiche complementari siano sottoposti a una imposizione del 12,5%.
Tempi
La nuova imposizione si applica dal periodo d’imposta 2014 con modalità di determinazione della base imponibile che assicuri l’imposizione nella misura dell’11,5% al risultato di gestione riferibile alle erogazioni effettuate nel corso del 2014.
Tipologie
La circolare dell’agenzia delle Entrate n. 2/E/2015 chiarisce che l’aumento della tassazione riguarda tutte le tipologie di forme di previdenza complementare il cui risultato di gestione è sottoposto a
imposizione con le modalità previste dall’articolo 17 del Dlgs 252/2005: si tratta dei fondi pensione in regime di contribuzione definita o di prestazione definita, comprese le forme pensionistiche individuali e i fondi già istituiti al 15 novembre 1992 (i vecchi fondi pensione).
La riforma previdenziale del 1995 (legge 335/95) ha determinato una svolta nella storia della previdenza italiana attuando un nuovo sistema basato su “due pilastri”.
Il primo pilastro è rappresentato dalla previdenza obbligatoria (Inps, Inpdap, Casse professionali, ecc.) che assicura la pensione di base.
Il secondo pilastro è rappresentato dalla previdenza complementare in forma collettiva e  previdenza complementare con adesione individuale o collettiva.
Il secondo offre la possibilità di costituirsi una pensione aggiuntiva; ne possono beneficiare gruppi e categorie di lavoratori mediante l’adesione ai fondi pensione (aperti e negoziali) o a forme previdenziali individuali accessibili a tutti i cittadini.
LA PREVIDENZA PUBBLICA

IL FUNZIONAMENTO DELLA PREVIDENZA PUBBLICA
PENSIONI IMMEDIATE                                      PENSIONI FUTURE
INABILITA’                                                            VECCHIAIA
INVALIDITA’                                                         ANTICIPATA
SUPERSTITI: INDIRETTA                                 ASSEGNO SOCIALE
                          REVERSIBILITA 
           
 ASSEGNO SOCIALE

 
LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

 
La previdenza complementare è rivolta a:
– lavoratori dipendenti pubblici e privati (appartenenti alla stessa categoria, a singole aziende, a singoli enti, a gruppi di aziende, ecc..);
– soci lavoratori e lavoratori dipendenti di società di cooperative di produzione e lavoro;
– lavoratori autonomi e liberi professionisti;
– tutti i cittadini interessati, compresi coloro che svolgono lavori di cura non retribuiti in relazione a
responsabilità familiari.
Per i lavoratori dipendenti la forma di previdenza complementare è solo a “contribuzione definita”,
cioè l’importo dei contributi da versare viene stabilito nel momento in cui il lavoratore si iscrive al fondo pensione. L’ammontare della pensione dipende poi da quanto l’interessato avrà versato, più il rendimento ottenuto dall’investimento.
Per i lavoratori autonomi e liberi professionisti è anche ammessa l’adesione a forme di previdenza complementare a “prestazione definita”, in cui l’importo della pensione è predeterminato in relazione al reddito conseguito o alla pensione di base.
Le forme pensionistiche complementari
Il programma di previdenza complementare può essere realizzato mediante adesione ad un fondo pensione “chiuso o negoziale” o, ad un fondo “aperto”, oppure mediante stipula di contratti di assicurazione sulla vita con finalità pensionistiche (PIP).
I fondi pensione “chiusi o negoziali” sono quelli istituiti per singola azienda o per gruppi di aziende (fondi aziendali o di gruppo), per categorie di lavoratori o comparto di riferimento (fondi dicategoria o comparto) o anche per raggruppamenti territoriali (fondi territoriali).
Tali fondi sono costituiti attraverso un contratto collettivo nazionale, un accordo o un regolamento aziendale, ovvero tramite accordo tra lavoratori promosso dai sindacati o associazioni rappresentative di categoria. Tali Fondi non gestiscono direttamente i versamenti dei contributi ma lo fanno attraverso società di gestione del risparmio, compagnie di assicurazione, banche e Sim (società di intermediazione mobiliare).
I fondi “aperti” sono istituiti e gestiti direttamente da banche, società di assicurazioni, società di gestione del risparmio, società di intermediazione mobiliare.
I contratti di assicurazione sulla vita con finalità pensionistica (PIP) possono essere stipulati con imprese di assicurazione.
A quale fondo è possibile aderire
I lavoratori dipendenti possono aderire :
– al fondo pensione chiuso o negoziale di riferimento;
– al fondo pensione aperto cui aderisce il proprio datore di lavoro a seguito di accordo aziendale (cosiddette “adesioni collettive ai fondi aperti”);
– a qualsiasi fondo pensione aperto o forma pensionistica individuale, senza contribuzione del proprio datore di lavoro.
I lavoratori autonomi e i liberi professionisti possono aderire:
– all’eventuale fondo chiuso di riferimento o di categoria;
– a qualsiasi fondo aperto o forma pensionistica individuale.
La contribuzione
1. Forme collettive (fondi negoziali e adesioni collettive a fondi aperti)
Il versamento dei contributi ad un fondo pensione complementare per i lavoratori dipendenti è articolato su tre quote:
– contributo del datore di lavoro;
– contributo del lavoratore;
– una quota del trattamento di fine rapporto (TFR).
I lavoratori assunti dopo il 28 aprile 1993 devono versare al fondo pensione l’intera quota del TFR.
Per i lavoratori autonomi e liberi professionisti la contribuzione da versare è stabilita in misura
percentuale al reddito d’impresa o di lavoro professionale dichiarato ai fini Irpef.
2. Forme individuali (adesioni individuali a fondi aperti e PIP)
L’ammontare del contributo (a carico del lavoratore) è determinato liberamente dall’aderente. Può
essere stabilito anche in cifra fissa.
La finalità dei fondi pensione
La finalità dei fondi pensione è quella di realizzare una forma di previdenza con l’obiettivo dell’erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio pubblico, secondo criteri di corrispettività.
REGIME FISCALE
Fase dei contributi (fase dell’ accumulazione)
I contributi versati dall’Aderente alle forme pensionistiche complementari di cui al D.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252, a decorrere dal 1° gennaio 2007, sono deducibili dal reddito complessivo per un ammontare annuo non superiore a Euro 5.164,57.
Se l’Aderente è un lavoratore dipendente, ai fini del predetto limite, si tiene conto anche dei contributi a carico del datore di lavoro.
Il limite annuo di Euro 5.164,57 comprende anche i versamenti effettuati alle forme pensionistiche complementari a favore delle persone fiscalmente a carico, per l’importo da esse non dedotto.
L’Aderente comunica alla forma pensionistica complementare entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui il versamento è effettuato – ovvero, se antecedente, alla data in cui sorge il diritto alla prestazione – gli importi che non sono stati dedotti o non saranno dedotti nella dichiarazione dei redditi. Tali somme verranno escluse dalla base imponibile all’atto dell’erogazione della prestazione finale.
Il conferimento del TFR alla forma pensionistica complementare non comporta alcun onere fiscale; la somma corrispondente non può, pertanto, beneficiare della deduzione dal reddito imponibile.
Le somme versate dall’Aderente per reintegrare anticipazioni pregresse concorrono, al pari dei contributi versati, a formare l’importo annuo complessivamente deducibile dal reddito complessivo (nel limite di Euro 5.164,57). Sui reintegri eccedenti tale limite (non deducibili) è riconosciuto un credito d’imposta pari all’imposta pagata all’atto della fruizione dell’anticipazione, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato (non dedotto).
Al lavoratore di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 che nei primi 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari abbia versato contributi di importo inferiore a quello massimo deducibile (Euro 25.822,85, che rappresenta il plafond teorico di 5 anni), è consentito, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito contributi eccedenti il limite di Euro 5.164,57, in misura pari complessivamente alla differenza positiva fra Euro 25.822,85 e i contributi effettivamente versati nei primi 5 anni di partecipazione e, comunque, non superiore a Euro 2.582,29 in ciascun anno.
Fase dei rendimenti (fase dell’investimento)
I rendimenti, vale a dire gli incrementi positivi conseguiti a seguito della gestione finanziaria dei versamenti, sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, pari al 20%, ridotta proporzionalmente qualora tra gli attivi della Gestione Separata siano compresi strumenti finanziari soggetti a tassazione del 12,50%.
L’aliquota pari al 20% è stata introdotta dalla legge di Stabilità 2015
Tale imposta si applica sul risultato netto maturato della Gestione in ciascun periodo di imposta di riferimento, e si determina al 31.12 di ogni anno sottraendo, al capitale costitutivo della rendita diminuito dei versamenti effettuati nell’anno, il capitale costitutivo della rendita all’inizio dell’anno. In caso di minusvalenze queste vengono tenute in memoria e andranno a compensare le successive plusvalenze.
Fase di prestazione (fase di erogazione)
Le prestazioni pensionistiche, erogate in forma di rendita periodica o capitale, sono assoggettate alla ritenuta di imposta del 15%, applicata sull’ammontare complessivo degli importi dedotti e solo sulla parte eccedente i rendimenti già precedentemente tassati (imposta sostitutiva).
L’aliquota del 15% si riduce di una quota dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione con un limite massimo di riduzione pari a 6%. La rendita vitalizia erogata è definita sulla base di coefficienti di conversione indicati sul fascicolo informativo dei contratti.
In corso di erogazione, la rendita vitalizia (definita al momento dell’accesso alla prestazione secondo i coefficienti di conversione) si rivaluta sulla base del rendimento ottenuto dalla gestione del fondo nell’anno di rifermento:
per la parte di rivalutazione della rendita maturata fino al 31/12/2011 si applica l’aliquota del 12,50%
per la parte di rivalutazione della rendita maturata dal 1/1/2012 si applicherà la media delle aliquote fiscali dal 2012 alla data di erogazione della rendita. L’aliquota fiscale è attualmente pari al 26%, ridotta proporzionalmente qualora tra gli attivi della Gestione Separata siano compresi strumenti finanziari soggetti a tassazione del 12,50%.
Anticipazioni, riscatti e trasferimenti
Le anticipazioni e i riscatti sono in via generale soggetti a tassazione con una ritenuta a titolo d’imposta che viene applicata sul relativo ammontare imponibile nella misura del 23%.
Tuttavia, vi sono alcune eccezioni in relazione alle quali la normativa prevede l’applicazione della ritenuta nella misura del 15% sull’ammontare imponibile maturato a decorrere dal 1° gennaio 2007, eventualmente ridotta di una quota pari a 0,3 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione
con un limite massimo di riduzione pari a 6 punti percentuali:
– anticipazioni richieste dall’Aderente per spese sanitarie straordinarie per sé, il coniuge e i figli;
– riscatti parziali determinati dalla cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo compreso fra 1 e 4 anni o dal ricorso del datore di lavoro a procedure di mobilità o cassa integrazione;
– riscatti totali nei casi di invalidità permanente che riduca a meno di un terzo la capacità lavorativa o di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per oltre 4 anni;
– riscatto della posizione operato dagli eredi, o dai diversi beneficiari designati, a causa della morte dell’Aderente.
I trasferimenti delle posizioni pensionistiche sono esenti da ogni onere fiscale purché effettuati a favore di altre forme pensionistiche complementari.
EROGAZIONE DELLE RENDITE
Al termine della fase di accumulo la rendita vitalizia corrisposta all’Aderente è pari alla somma:
– della rendita vitalizia derivante dalla conversione in rendita della posizione individuale espressa in Euro, maturata nella Gestione Separata al giorno di riferimento relativo alla data di accesso alla prestazione, e
– della rendita vitalizia derivante dalla conversione in rendita del controvalore della posizione individuale espressa in quote del Fondo Interno, effettuata nel giorno di riferimento relativo alla data di accesso alla prestazione.
La rendita vitalizia derivante dalla conversione in rendita della posizione individuale si ottiene moltiplicando detta posizione per il coefficiente di conversione in rendita vitalizia.
La rendita vitalizia derivante dalla conversione in rendita del controvalore della posizione individuale espressa in quote del Fondo Interno si ottiene moltiplicando detto controvalore per il coefficiente di conversione in rendita.
I coefficienti sono validi per tutti gli Aderenti che facciano richiesta della prestazione prima dell’eventuale sostituzione dei coefficienti medesimi.
Le basi demografiche impiegate nei coefficienti di conversione in rendita non possono essere modificate successivamente all’inizio dell’erogazione della rendita vitalizia.
Generalmente i contratti di previdenza complementare contemplano che l’Aderente possa chiedere, con le modalità e i termini indicati nelle Condizioni Generali di contratto, che la rendita vitalizia sia convertita:
– in una rendita certa per 10 anni e successivamente fino a che l’Aderente è in vita. I coefficienti di conversione da utilizzare per la determinazione della rendita certa sono calcolati con gli stessi criteri attuariali e con le stesse ipotesi utilizzate per il calcolo dei coefficienti della rendita vitalizia e sono riportati nel documento sull’erogazione delle rendite
– in una rendita vitalizia reversibile su un’altra persona, denominata reversionario, da corrispondere finché l’Aderente è in vita e successivamente, in misura totale o parziale, se e finché è in vita il reversionario. A seguito di tale scelta, effettuata dall’Aderente mediante richiesta scritta almeno trenta giorni prima del termine della fase di accumulo, la Società comunica l’ammontare della rendita vitalizia reversibile, calcolata in funzione dei coefficienti in vigore alla data di accesso alle prestazioni pensionistiche.
 
IL TFR
TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO
DEFINIZIONE
Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR): previsto dal codice civile (art. 2120) con le modifiche apportate dalla legge n. 197/1982 è:
una retribuzione differita corrisposta al lavoratore dipendente al momento della cessazione del rapporto di lavoro ed è commisurato alla retribuzione percepita durante il periodo di servizio presso il medesimo datore di lavoro:
A CHI SPETTA
A tutti i lavoratori dipendenti ed in qualunque caso di cessazione del rapporto del lavoro;
Non è previsto per i rapporti di Co.co.pro. ed in genere per i rapporti di lavoro autonomo;
Dal 1° gennaio 1996 si applica anche ai dipendenti pubblici;
In caso di morte spetta a coniuge, figli, parenti entro il terzo grado;
COME SI CALCOLA
Retribuzione dovuta nell’anno divisa per 13,5 (7,41% dello stipendio di cui uno 0,5% va all’INPS come contributo alle prestazioni pensionistiche, quindi l’accantonamento effettivo è del 6,91%) Il
Esempio:
retribuzione annua: € 25.000,00
quota di TFR = 25.000 : 13,5 = € 1.851,85 (7,41%)
di cui: € 125,00 (0,5%) all’INPS
accantonamento annuo: € 1.726,85 (6,91%) 
LA RIVALUTAZIONE
Rivalutazione annua ogni 31 dicembre pari a:
1,5 in misura fissa, sommato al 75% dell’inflazione (aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati), la quota accantonata nell’anno in corso non viene rivalutata.
Esempio:
Inflazione = 2,2%
Rivalutazione del TFR = 1,5% + (2,2% x 75%) = 3,15%
Dal 2001 si è applicata una tassazione dell’11% sulla rivalutazione annua, mentre con la Legge di Stabilità 2015 si è passati al 17%.
TFR E PREVIDENZA COMPLEMENTARE
L’IMPIEGO DEL T.F.R. IN UNA FORMA DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE E’ UNA DELLE PRICIPALI NOVITA’ DELLA RIFORMA MARONI
Secondo il principio della volontarietà, la scelta circa l’impiego del TFR deve essere esercitata entro 6 mesi dalla data di prima assunzione, attraverso:
La volontà esplicita o il silenzio assenso.
Volontà esplicita:
Accantonamento del TFR presso la propria azienda (scelta revocabile)
Conferimento in una forma di previdenza complementare liberamente scelta tra il Fondo Pensione Chiuso, il Fondo Pensione Aperto o la Polizza PIP (scelta irrevocabile).
Silenzio assenso:
(scelta irrevocabile)
Il datore di lavoro trasferirà il TFR al Fondo Pensione Chiuso o Aperto previsto dagli accordi o contratti di lavoro. In assenza di un Fondo Pensione e di specifici accordi aziendali, il TFR confluirà in un apposito fondo pensione istituito presso l’INPS.
 
TFR IN BUSTA PAGA

 
Dal 1° marzo 2015 I lavoratori dipendenti del settore privato ammessi all’opzione sperimentale potranno inoltrare Istanza di accesso su modulo INPS per avere in busta paga il Tfr maturando.
L’istanza di accesso è irreversibile. Il lavoratore che ottiene la quota di Tfr maturando in busta paga, denominata Tir (trattamento integrativo di retribuzione), non potrà cambiare idea fino a giugno 2018.
Il Tir è assoggettato a tassazione ordinaria, fa cumulo ai fini del nuovo ISEE, può far ridurre le detrazioni spettanti per lavoro dipendente e famigliari a carico,  la quota non viene calcolata ai fini del montante di reddito valido per il bonus Irpef, e non fa cumulo con la retribuzione imponibile ai fini previdenziali. 
L’opzione  per il Tfr in busta non vale per tutti i lavoratori dipendenti, sono esclusi:
i lavoratori domestici e degli agricoltori,
i dipendenti delle aziende sottoposte a procedura concorsuale,
i lavoratori delle aziende in crisi ex art.4 L.297/1982,
i lavoratori che hanno ottenuto un finanziamento bancario mettendo come garanzia del contratto proprio il Tfr maturato.
Al fine dell’erogazione del Tir, le aziende con meno di 50 dipendenti potranno accedere a un finanziamento assistito da garanzia presso un istituto di credito. Tale norma è contemplata in un accordo-quadro Abi in via di definizione. Le aziende preliminarmente dovranno ottenere una certificazione Inps fornendo all’Istituto gli identificativi dei lavoratori che hanno fatto domanda per il Tir.

COMPARAZIONE TRA FONDI COMUNI – BTP – FONDO PENSIONE

*Viene considerata l’aliquota del 20% anche se la componente dei titoli di stato italiani ed esteri  appartenenti ai Paesi appartenenti alla White List scontano una tassazione del 12,5%. Si può stimare, vista la composizione attuale dei portafogli dei fondi pensione, un’aliquota media del 15 -16%.
** Anche alla componente dei Fondi Comuni e Sicav investita in titoli di stato viene applicata l’aliquota del 12.5%.
CONFRONTO TRA BTP – FONDO COMUNE – FONDO PENSIONE
Versamento di 730 euro annui per 10 anni e successivo pensionamento

Ipotesi di calcolo: reddito lordo iniziale di € 25.000, crescita del reddito dell’1% reale annuo, rendimento lordo del Fondo Pensione/BTP/Fondo Comune: 3% annuo. Valori al lordo dell’inflazione.
*Somma disponibile per effetto della deduzione al fondo dei versamenti al fondo pensione (27%).
**Tax sostitutiva 15%.
TASSAZIONE DEL TFR
CONFRONTO TRA MANTENIMENTO IN AZIENDA E VERSAMENTO IN FONDO PENSIONE

*Inoltre aumenta il reddito complessivo. Questo non incide sul bonus di 80 euro ma comprime comunque le detrazioni per lavoro dipendente e per carichi di famiglia. Inoltre può comportare l’innalzamento del reddito complessivo fino a superare la soglia oltre la quale il premio di produzione perde la tassazione agevolata. All’aliquota marginale si aggiungono le addizionali regionali e comunali.
**Le simulazioni sono eseguite con un’aliquota marginale del 20% anche se la componente dei rendimenti relativi ai titoli di stato viene tassata al 12,5%; (media portafogli 15 – 16%).
VERIFICA DI CONVENIENZA

Ipotesi di calcolo: reddito lordo iniziale di € 25.000, crescita del reddito dell’1% reale annuo, contribuzione del datore di lavoro dell’ 1,6%, contributo del lavoratore 1,4%, rendimento lordo del Fondo Pensione 3% annuo. Valori al lordo dell’inflazione.
*Tax separata
**Tax sostitutiva 13,5%
VANTAGGI DEI FONDI PENSIONE
Anche con le modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2015 i fondi pensione possono essere considerati, sotto l’aspetto fiscale,  gli strumenti più convenienti:
Contributi deducibili fiscalmente fino ad un importo di € 5.164,57, con risparmio dell’aliquota marginale, tassazione sostitutiva delle prestazioni (15-9% 23%);
Tassazione dei rendimenti (12,5 per i titoli di stato e 20% per gli altri rendimenti);
Eventuale contribuzione  a carico del datore di lavoro;
I bolli non vengono applicati;
Non è applicata la Tobin Tax;
Non è applicata l’IVA sulle commissioni di gestione;
La posizione relativa al fondo pensione non cumula ai fini ISEE;
I versamenti trattenuti nella busta paga del dipendente riducono il reddito ai fini del bonus degli 80 euro ed ai fini  ISEE. 
RIFERIMENTI UTILI:
www.covip.itCommissione di Vigilanza sui Fondi Pensione
www.mefop.itSocietà per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione
www.irsa.it Istituto per la Ricerca e lo Sviluppo delle Assicurazioni  
Documento predisposto il 23/03/2015 da:
WALTER VIOLA – Private Banker

 
IL PRESENTE DOCUMENTO E’ REALIZZATO A SCOPO INFORMATIVO E NON COSTITUISCE NE’ PUO’ ESSERE IN ALCUN CASO CONSIDERATO OFFERTA DI VENDITA, SOTTOSCRIZIONE E SOLLECITAZIONE DI QUALSIASI NATURA.
TALE DOCUMENTO NON POTRA’ ESSERE RIPRODOTTO, DISTRIBUITO, DIRETTAMENTE ED O INDIRETTAMENTE, A TERZI O PUBBLICATO, IN TUTTO O IN PARTE, PER QUALSIASI MOTIVO, IN QUALSIASI FORMA CARTACEA O ELETTRONICA, SENZA IL PREVENTIVO ESPRESSO CONSENSO PER ISCRITTO DA PARTE DI WALTER VIOLA.

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