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La pazza pazza strategia della Grecia (che può portare al default)

La specialità accademica del ministro delle Finanze greco Varoufakis è la Teoria dei Giochi: la disciplina che studia le decisioni strategiche in contesti ostili e competitivi. Probabilmente non è una coincidenza che un esperto di Teoria dei Giochi sia diventato ministro del neo Governo greco. Vediamo perché.

I tentativi della Grecia di rinegoziare il suo debito

Alla ricerca della terza ristrutturazione del debito greco in tre anni, il Ministro Varoufakis ha dapprima tenuto una linea negoziale da spartano: coraggiosa, durissima, rigidamente legata al programma di Syriza, in aperto conflitto con la Troika (Bce, Fmi, Commissione Ue). Una linea potenzialmente suicida per la Grecia (che, secondo Bloomberg, potrebbe finire la liquidità già il 25 febbraio 2015 e puntare dritta al default).
Successivamente, Varoufakis ha mostrato più apertura, dichiarando di non voler un secco hair-cut del debito, bensì una ristrutturazione più “morbida”: uno scambio (swap) degli attuali titoli con bond perpetui e con obbligazioni dai tassi d’interesse legati alla crescita dell’economia. Il tutto accompagnato da minore austerity fiscale.
Le carte saranno interamente scoperte mercoledì 11 febbraio 2015, quando il ministro Varoufakis presenterà la proposta agli altri ministri delle Finanze dell’eurozona riuniti a Bruxelles.
Nel frattempo la Borsa greca segna -4,75% da inizio anno, il rendimento delle obbligazioni greche a 3 anni (si veda il grafico) è ai massimi dal 2012 e la probabilità di default entro un anno che si ricava dai CDS è del 32%.

 rendimento_bond_greci_3_anni

Tutto ciò può apparire folle. E lo è, letteralmente.

La “strategia del folle” di Varoufakis

Ciò che sta facendo la Grecia è applicare la “strategia del folle”: agire aggressivamente e in modo apparentemente folle, impaurendo l’avversario, ma dimostrando, in seguito, una certa apertura al negoziato.
Questa strategia dovrebbe mandare segnali chiari all’avversario, rendendolo più disponibile a fare concessioni. Varoufakis non ha inventato niente, l’invenzione di questo modo di agire è attribuita a Richard Nixon, presidente USA dal 1969 al 1974.
Nel caso della trattativa tra Grecia e Troika, la verosimile evoluzione è riportata nel grafico seguente.

negoziazione_Grecia_-_Troika

Schematizzando, ciò che può accadere è:

1. Tsipras insiste nel perseguire la “strategia del folle”, con due possibili esiti, ovvero:
1a. ha successo nell’intimidire la Troika, timorosa di “Eurexit” e contagio finanziario; in tal caso la Grecia otterrà di restare nell’euro, ammorbidendo le condizioni debitorie, con meno austerità nelle politiche di bilancio (riducendo innanzitutto la garrota dell’avanzo primario);
1b.  non ha successo e, se la BCE dovesse tagliare i rubinetti di liquidità, cioè l’ELA, la Grecia si troverebbe senza liquidità, fallirebbe e, con ogni probabilità, lascerebbe l’euro; in caso di contagio sono intuibili le probabili nefaste conseguenze sul sistema finanziario mondiale e sull’economia dell’eurozona;
2. la Troika (finora fredda nei confronti delle proposte greche) si mostra ferma e la Grecia ammorbidisce la linea, ottenendo solo concessioni pro-forma, utili a Tsipras per salvare la faccia con il suo elettorato – in sostanza, le cose proseguirebbero grosso modo come nell’ultimo triennio.

Lo scenario (1b) è potenzialmente catastrofico, benché molti operatori professionali ritengano che il rischio contagio sia inferiore a qualche anno fa. Sul punto, i mercati parlano chiaro: il Barometro del Rischio dell’eurozona è inferiore alla soglia critica di 50, segnalando stress finanziario.
Tuttavia, se si “sterilizza” il Barometro dalle variabili finanziarie direttamente legate alla Grecia (Borsa di Atene, spread greco, ecc.), torna a 50. Insomma, stando ai dati finanziari, i mercati si mostrano molto compiacenti con l’ipotesi che la Grecia possa agevolmente essere messa in quarantena, evitando il contagio.

E se la Grecia uscisse dall’euro?

Personalmente, condivido l’opinione del professor Barry Eichengreen, della University of California-Berkeley, che ha definito un eventuale default della Grecia con uscita dall’euro un “Lehman Brothers al quadrato”. Credo che gli effetti sui risparmi e sull’economia globale del default Lehman siano stati evidenti.
Quanto alla Grecia, se uscisse dall’euro, nel breve termine si troverebbe finanziariamente isolata e dovrebbe stringere la cinghia (quindi, l’austerity uscirebbe dalla porta principale per rientrare dalla finestra). Verosimilmente colpita da iperinflazione, dovrebbe legarsi a una valuta forte come l’euro (quindi anche la moneta unica sgattaiolerebbe dentro dall’altra finestra).
In sostanza, in questo scenario la Grecia rischia di trovarsi cornuta e mazziata.
Viste le nefaste conseguenze per tutti dello scenario (1b), gli scenari (1a) e (2) restano i più probabili. Ma tutto può essere. Dopo tutto, siamo scimmie antropomorfe, non del tutto razionali…

Raffaele Zenti

Raffaele Zenti

Uno dei fondatori di Advise Only, responsabile del Financial Strategies Group. Esperto di finanza e di gestione dei rischi, Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all’Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell’Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra gli altri, il Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri sulla scelta degli investimenti e la gestione dei rischi. Un passato da triathleta, si ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning

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