VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

SPOTTED: Tutankhamon, Caravaggio e Van Gogh, La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento, in mostra a Vicenza.
Solitamente vado in cerca delle ultime novità in tema di mostre e di appuntamenti da non perdere, questa volta è mia intenzione scrivere un reminder per ricordarvi che la mostra di cui vi parlo terminerà il 2 giugno e se non si ha ancora fatto programmi per i prossimi weekend la mostra “Tutankhamon, Caravaggio e Van Gogh, La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento” in corso nella Basilica Palladiana potrebbe essere l’occasione giusta per fare una gita a Vicenza.
La location è già motivo di interesse: la Basilica, dal 1994 inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e riconosciuta nel 2014 come monumento nazionale, è legata al nome dell’architetto rinascimentale Andrea Palladio, che riprogettò il Palazzo della Ragione aggiungendo alla preesistente costruzione gotica le logge in marmo bianco a serliane, vale a dire una struttura composta da un arco a luce costante affiancato da due aperture laterali rettangolari architravate, di larghezza variabile e quindi in grado di assorbire le differenze di ampiezza delle campate.
File rouge della mostra, curata da Marco Goldin, è la perdita che viene evocata dalla notte, dalla luce del crepuscolo e dalla sera che viene. Sono per ciò raccolti diversissimi artisti per stile ed epoca che nella notte si sono persi dipingendo. Viene costruita una storia dei notturni, nelle diverse loro motivazioni stilistiche e di sentimento, ma pur sempre una storia che ha al suo centro la dilatazione dello spazio che fa perdere in esso lo spettatore. La notte, quindi, non solo più come luogo del paesaggio, ma anche come esperienza psicologica.
La rassegna è divisa in sei sezioni, di carattere tematico e non cronologico, la mostra è molto ampia ed è composta da 115 opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo.
Nella prima sezione che conta 22 opere tra sculture e oggetti, La notte segue il fiume. Gli egizi e il lungo viaggio, viene ricostruita l’idea che gli Egizi avevano della notte. Notte intesa in senso figurato, come cammino nell’oscurità di un dopo morte che invece si illumina con la resistenza delle immagini della vita, degli oggetti della vita, le figure, i segni, i simboli. Dai ritratti del Fayum alle teste scolpite in pietra, dalle maschere funebri ai gioielli e ai giochi dei bambini, la notte abitata dalla vita si dispone con tutto il suo fascino che è proprio a questa straordinaria civiltà.
Con le altre cinque sezioni ci si sposta nei secoli più avanti, nell’ambito della pittura e dell’incisione che hanno rappresentato la notte, sempre tenendo a mente che la notte e la sera sono intese in senso fortemente psicologico e diventano contenitori di storie, di vicende, di forti dichiarazioni di fronte all’immenso o nella brevità dei giorni.
La seconda sezione, Figure al limitare della vita. Da una finestra viene la notte, racconta soprattutto la vita di Cristo nei momenti in cui essa è ambientata nella sera e nella notte. Si succedono i capolavori tra fine Quattrocento e Novecento toccando le diverse tappe: dall’adorazione dei pastori, fino all’orazione nell’orto, alla salita al Calvario, alla crocifissione, alla deposizione nel sepolcro.
La terza sezione, Di lune e di stelle. E di tramonti prima. Il secolo della natura mentre viene sera, è sostanzialmente dedicata alla pittura ottocentesca. Periodo in cui il gusto romantico vede nel sentimento notturno il suo raggiungimento più pieno e più alto.
La quarta sezione, Il bianco e il nero della notte. Una mano incide una lastra, è contenuta nel numero delle opere, in tutto sedici, ma offre alcuni tra i capolavori della storia dell’incisione, con la scelta di concentrarsi su un artista del Seicento, Rembrandt, e uno del Settecento, Piranesi. Scelta dettata dal fatto di voler sottolineare la meraviglia delle figure soffuse, del primo, e l’intensità plastica degli scorci scenografici e teatrali nel buio delle sue carceri, nel secondo.
La quinta sezione, Sere e notti del Novecento. Il cielo e lo spirito, è dedicata ad alcune delle esperienze più affascinanti soprattutto del Novecento, a cominciare però prima da Klee, Hopper e Nolde. Sono presenti anche grandi astrattisti (come Rothko, Noland, De Staël, per citarne alcuni), a evidenziare la portata fortemente introspettiva e psicologica del sentimento notturno, che non è più fenomeno della descrizione fisica quanto invece l’approfondimento dentro il tempo.
La sesta e ultima sezione, In queste sere e notti ci si perde. La mostra in una stanza, con una serie di capolavori vuole restituire il senso finale dell’esposizione: con una serie di opere in cui il corpo dell’uomo e la sua fisicità emergono dalle ombre della notte o sono avvolte nella luce rossa del tramonto. L’opera conclusiva, Sentiero di notte in Provenzadi Vincent Van Gogh, evoca la presenza , sotto le stelle e una grande luna, di un mistero che sigilla in una sola opera la forza della carne e dello spirito nella luce della notte.
Teniamo a mente dunque che questo ricco appuntamento sarà visibile fino al 2 giugno, non lasciamocelo scappare!

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