PILLOLE DI SMARTWEEK con Corrado GRIFFA

Derivati

 

I Derivati di Massa

 

I “derivati”, definiti anni orsono “armi di distruzione di massa” dall’Oracolo di Omaha Warren Buffett, sono costantemente cresciuti negli anni, sull’onda di “de-regulation”, aumento delle tecniche di utilizzo, “investment appetite” di banche ed investitori. A fine 2014, la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS/BRI) ha indicato in 630 trillioni US$ il loro controvalore (c.d. “notional principal”) ed in 21 trillioni (21.000 miliardi) US$ il “gross market value” che rappresenta la perdita massima che i partecipanti al mercato sopporterebbero in caso di inadempimento della controparte, e quindi il valore del costo di sostituzione (o rimpiazzo), al valore di mercato, dei contratti non onorati: un 3,3% del “principal”, ma un valore assoluto importante, se confrontato con la capitalizzazione del sistema bancario; le prime 5 banche USA (JPMorgan, Goldman Sachs, Citibank, Morgan Stanley, Bank of America) insieme capitalizzano 758 miliardi.
Il “gross market value” è generalmente ridotto tramite accordi di “netting” e “collateral”, portando la effettiva esposizione ad una “gross credit exposure” assai inferiore, calcolata dalla BIS/BRI a 3,4 trillioni US$ a fine 2014. In Italia, secondo i dati forniti da Banca d’Italia sui derivati OTC in bilancio dei 6 maggiori gruppi bancari, i derivati valgono 6.890 miliardi di euro a fine 2014, ma mancano ulteriori informazioni sull’intero sistema bancario, su “gross market value” e “gross credit exposure”; in via approssimativa, utilizzando le stesse percentuali rilevate da BIS/BRI, per i 6 gruppi bancari principali si avrebbe un “gross market value” di 227 miliardi di euro, che si confronta con una loro capitalizzazione complessiva di 107,6 miliardi.

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