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MONETE, GUERRE VALUTARIE E SISTEMI VIRTUALI DI PAGAMENTO

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 MONETE, GUERRE VALUTARIE E STRUMENTI VIRTUALI DI PAGAMENTO
La definizione di Valuta, si riferisce ugualmente alla moneta ed ai suoi elementi fisici di rappresentazione e, più spesso, al rapporto di valore con altre monete adottate da Economie e Nazioni diverse, per identificarne il rapporto di cambio. Tale rapporto varia nel tempo ed è stato influenzato storicamente da trattati, leggi ed elementi macroeconomici.
La moneta ha sostituito, nel tempo, sistemi commerciali di scambio come il baratto (scambio diretto) e, in seguito, il sale (primo esempio di scambio indiretto), l’oro e l’argento (metalli con i quali forgiare monete che godevano in re ipsa di un valore, pari generalmente a quello del metallo che le componeva).
 Non fu questo un processo avvenuto attraverso una qualche imposizione calata dall’alto, ma è stata l’evoluzione di una serie di azioni al margine degli attori di mercato. La loro volontà si espanse  costantemente nell’ambiente di mercato migliorando tempo ed efficienza, i quali permisero un grado di specializzazione e divisione del lavoro che premiarono l’uso di un mezzo di scambio per velocizzare le transazioni tra gli attori di mercato.
 Così come una qualsiasi altra merce sul mercato, anche il mezzo di scambio è sottoposto alla leggi economiche che tendono a far combaciare i vari desideri che gli attori di mercato presentano nell’ambiente di mercato. Questo significa che il mezzo di scambio non è affatto una qualche tipo di merce avulsa dal mercato. Infatti, ciò che gli attori di mercato scambiano è la propria produzione, non il denaro. Quest’ultimo rappresenta solamente una “scorciatoia” attraverso la quale giungere il più presto possibile alla conclusione di una transazione in cui ci siamo impegnati.
Accettata la pratica dello scambio di moneta al posto del baratto, solo un dictum centrale avrebbe potuto creare un sostituto scoperto del denaro, perché in un libero mercato la carta non sarebbe mai stata accettata come mezzo di scambio a sé stante. A questo servono le leggi del corso legale, ad attribuire un valore convenzionale ad uno strumento che di per sé tale valore non avrebbe.
L’applicazione estrema di questo principio si è avuta, nei tempi moderni, con la creazione dell’Euro; una moneta sganciata da una qualsivoglia sovranità statuale univoca ma emessa da una Banca Centrale, alla quale i Governi delle Nazioni “associate” hanno delegato l’emissione delle monete e la politica monetaria generale dell’Eurozona.
Come funziona giuridicamente l’emissione monetaria nella nostra Europa? E’ molto semplice.
Il sistema europeo delle banche centrali (SEBC), con al vertice BCE, detiene, in via esclusiva, la sovranità monetaria: “3.1. Conformemente all’articolo 127, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, i compiti fondamentali assolti tramite il SEBC sono: -definire e attuare la politica monetaria dell’Unione”
Le banche centrali che compongono il SEBC sono a loro volta controllate dalle banche commerciali private più importanti. La banca centrale europea e’ indipendente dalle nazioni dalle quali, in base ai Trattati, non può ricevere neppure semplici consigli. Trattasi di quella che viene chiamata dottrina della banca centrale indipendente.
Cita il TFUE: “Conformemente all’articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”
In merito agli obiettivi delle politiche monetarie sempre nel TFUE si legge: “Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.
Parlando ora del rapporto di cambio tra Valute, esso è il valore di 1 unità di una valuta in termini di un’altra valuta. Se ad esempio diciamo che il tasso di cambio euro/dollaro è oggi a 1,43, significa 1 € = 1.43 $
Si noti che mentre in Europa si  utilizza il metodo certo per incerto (1=x), il tasso di cambio del dollaro verso le valute dei paesi emergenti si basa sul metodo contrario, incerto per certo, ossia quante unità di valuta locale si ottengono in cambio di un dollaro(x=1).
Nel nostro sistema, quindi, un aumento del tasso di cambio significa che la valuta si apprezza, con lo stesso euro cioè noi compreremo una maggior quantità di dollari. 
Naturalmente la convenienza del cambio va valutata anche in rapporto all’inflazione. Infatti se sale il cambio, ma nell’altro paese sono aumentati  i prezzi, può essere che il potere d’acquisto all’estero della nostra valuta resti immutato  o addirittura peggiori. Si parla in questo senso di tasso di cambio reale.
Il tasso di cambio è determinato dall’incontro della domanda e dell’offerta di valuta nel mercato dei cambi, mercato chiamato Forex (Foreign Exchange Market). 
La domanda e l’offerta di una valuta avviene in seguito al cambio da una valuta all’altranecessario per effettuare gli scambi internazionali.
Ad ogni esportazione corrisponde un cambio di valuta straniera con valuta nazionale, al fine di pagare le merci del paese, e quindi un acquisto di valuta nazionale. Ad ogni importazione, viceversa, ci sarà una vendita di valuta nazionale per pagare le importazioni in valuta straniera.
Quindi se il saldo degli scambi con l’estero è attivo, la forte domanda della valuta ne spingerà in alto il prezzo. Viceversa, la valuta tenderà a perdere valore.
Il tasso di cambio dipende, in definitiva dalla bilancia dei pagamenti di un paese, e in particolare:
– dagli scambi commerciali: importazioni ed esportazioni di beni, compreso il turismo da un paese all’altro;
– dagli investimenti finanziari (ad es.: acquisto di buoni del tesoro stranieri) – questo volume di scambio è legato in particolar modo al livello del tasso di interesse che se alto attira capitali alla ricerca di buoni rendimenti.
Anche le attività speculative sui cambi (operazioni di acquisto e vendita di valute col solo fine di guadagnare dalla variazione dei tassi di cambio nel tempo) influiscono sul valore.
A seconda delle circostanze, le autorità monetarie possono preferire che il tasso di cambio segua liberamente le forze della domanda e dell’offerta, oppure possono preferire che esso non si allontani da un determinato valore.
Queste diverse possibilità di scelta si esprimono mediante accordi tra autorità monetarie che danno vita al sistema monetario internazionale.
Da questo punto di vista si distinguono due principali regimi di cambio:
– Il regime a cambi fissi, che si realizza quando due o più paesi concordano di mantenere il tasso di cambio tra le loro valute ad un determinato valore, o, più frequentemente, entro una certa fascia. In tal caso, le banche centrali dei paesi interessati all’accordo di cambio devono impegnarsi ad intervenire nel mercato valutario, attingendo alle loro scorte di mezzi di pagamento che vengono accettati in tutti i paesi (riserve ufficiali) cercando di deprimere il cambio di una valuta che sta salendo troppo attraverso la vendita sul mercato valutario della valuta nazionale e corrispondentemente acquistando valuta estera o, in senso contrario, per sostenerne il cambio acquisteranno sul mercato la propria valuta e corrispondentemente venderanno la valuta estera. 
Possono anche intervenire attraverso il movimento dei tassi di interesse: alzare i tassi significa attirare capitali e sostenere il cambio, viceversa per deprezzare la valuta si fanno scendere i tassi.
In casi eccezionali, se le forze del mercato spingono verso un riallineamento in maniera persistente per squilibri commerciali duraturi o per attacchi speculativi, le autorità possono sempre decidere di svalutare o rivalutare la moneta, riaggiustando il cambio. Dopodiché dovranno cercare di attenersi alla nuova parità.
 – Il regime a cambi fluttuanti, che si realizza quando uno o più paesi decidono di lasciare che i tassi di cambio della propria valuta con tutte le altre siano liberamente determinati dal mercato valutario.
In questo caso le valute fluttuano apprezzandosi o deprezzandosi sulla base dell’andamento della domanda e dell’offerta.
A loro discrezione le banche centrali possono tuttavia cercare di influire sul cambio, impiegando le proprie riserve ufficiali nella compravendita di valuta in controtendenza, ogni qualvolta le forze spontanee del mercato tendono a far allontanare troppo il tasso di cambio dal valore desiderato. Oppure anche con la manovra dei tassi. Tuttavia in questo caso si tratta di interventi discrezionali e non obbligatori.
Quanto sopra ci porta ad analizzare quanto sta accadendo dopo il 2010 alle principali valute del mondo.
Il 27 gennaio di quell’anno, il presidente Obama fece scoppiare una Guerra tra Valute con il suo discorso sullo Stato dell’Unione: l’introduzione del National Export Initiative, il cui scopo era quello di raddoppiare le esportazioni statunitensi in cinque anni adottando il modo tradizionale e veloce per aumentare le esportazioni: la svalutazione della moneta.
Sempre nel 2010, la Federal Reserve implementò con un secondo “QE”. Utilizzando il quantitative easing per generare inflazione all’estero, gli Stati Uniti hanno aumentato la struttura dei costi di quasi tutte le principali nazioni esportatrici cominciando così una race to debase, un ciclo di svalutazioni competitive. 

I grafici qui sopra, tratti dalle serie storiche dei cambi di Bankitalia, illustrano le variazioni medie annue dell’Euro nei confronti di alcune tra le valute maggiormente scambiate sui mercati mondiali, Dollaro USA, Yen e Renminbi. E’ facile vedere come, ad un picco di valore riportato tra il 2007 ed il 2008, l’Euro abbia cominciato a fluttuare in balia di cambi influenzati da QE o altre politiche monetarie poste in essere dai vari Regolatori della moneta, le quali, variando i tassi di interesse e l’inflazione, hanno modificato anche i rapporti delle valute ed in conseguenza, sugli scambi commerciali e finanziari. Unica variazione univoca dei vari rapporti di cambio analizzati si può notare dopo l’inizio del QE della B.C.E., ove l’Euro ha iniziato a svalutarsi nei confronti di tutte le valute prese ad esempio qui sopra.
Questa attività regolatoria è stata da più parti definita Guerra valutaria. In questa corsa al ribasso (tale è lo scopo principale delle varie iniziative) volta a favorire una maggiore convenienza dei prodotti interni, si sono viste di volta in volta operare la B.O.J., la Federal Reserve, La Bank of England, la Reserve Bank della Nuova Zelanda, quella dell’Australia, la B.C.E. Il problema vero però è  costituito dal fatto che le stesse operazioni sui tassi, hanno portato ad un consolidamento dei rapporti tra valute, annullando di fatto buona parte dei vantaggi sperati.
In questo modo, però, è sfuggita tutta una serie di segnali di prezzo che sono stati grossolanamente ignorati. Ed è quello che è accaduto, perché i prezzi relativi segnalavano importanti variazioni che sono state prese sottogamba dai banchieri centrali. Così si sono sedimentati disallineamenti che hanno causato l’incanalamento delle risorse reali verso attività in bolla o investimenti improduttivi. E’ stata la politica monetaria allentata e l’abbassamento artificiale dei tassi d’interesse che hanno redistribuito quelle risorse scarse nell’ambiente economico nelle mani di coloro che le hanno sprecate. Ciò ha gonfiato la bolla immobiliare. Ciò ha reflazionato il mercato azionario. Ciò ha creato un mercato artificiale intorno a quelle commodities che servivano per tenere in piedi questa illusione. Ciò sta portando alcune Borse (segnatamente quelle cinesi) a pagare pesantemente per un assetto finanziario globale evidentemente gonfiato.
Questo gioco ha visto sul banco degli accusati il settore bancario commerciale, che è stato dipinto come la fonte primaria e assoluta di tutti malanni economici. Sulla scia di queste accuse sono nate nuove regolamentazioni, come Basilea III e la Dodd-Frank. In realtà l’unico motivo per cui sono state approvate è stato per incentivare oltremisura le banche commerciali a riempirsi di bond statali grazie ai sovvenzionamenti delle banche centrali. Tali azioni hanno abbassato a livelli senza precedenti i rendimenti obbligazionari statali, trasmettendo un falso senso di sicurezza all’interno del panorama economico. Ma ciò ha depresso i bilanci ed è emersa una fame di rendimenti che ha elevato il pattume finanziario ad asset di alta qualità. L’euforia da casinò di Wall Street e delle altre Borse mondiali, è la conseguenza diretta della follia monetaria delle banche centrali e della ricerca di rendimenti positivi in un mercato pesantemente distorto. Infatti, non c’è nessun investimento nel settore Ricerca & Sviluppo dietro l’ascesa dei principali titoli azionari USA, bensì solo riacquisti d’azioni alimentati dalla ZIRP. In questo scenario, le valute hanno continuato a fluttuare vicendevolmente alimentate da operazioni in successione, poste in essere dai vari Organismi Centrali, che ancora oggi stanno pompando fiumi di valute a basso prezzo.
Parliamo infine di una nuova valuta, che sta circolando da alcuni anni e che attira su di sé molte attenzioni, da Regolatori, Utenti ed Organi di Sorveglianza.
Il Bitcoin è una moneta virtuale basata sul principio del P2P: tramite meccanismi appositi, gli utenti possono conservare il proprio denaro virtuale e scambiarselo da terminale a terminale, utilizzandolo come portatore di valore laddove la moneta è accettata. Una opportunità di guadagno, una nuova soluzione di pagamento ed un modo per svincolarsi dalle banche centrali (se ne sta parlando in questi giorni in Grecia, per svincolare i pagamenti on line dai circuiti di e-commerce e pagamenti on-line bloccati).
Capire cosa sia il Bitcoin significa fare un lungo viaggio nel mondo della Rete, dalle zecche virtuali in cui viene prodotto fino ai confini geopolitici, dai marketplace più comuni ai luoghi più inesplorati del deep web, perché la moneta virtuale più famosa del mondo – che moneta, in senso classico, non è – viene controllata e scambiata interamente e solamente da computer e server sparsi per Internet. Anonimo perché crittato; e pubblico, totalmente trasparente al sistema: il Bitcoin è una contraddizione in termini, una entità che il mondo del Web può comprendere perché fortemente radicata sull’impronta del P2P e lo scambio di informazioni (o denaro) senza intermediari.
Nel 2008 un programmatore sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto ha lanciato questa moneta virtuale (uscita ufficialmente il 3 gennaio 2009) basandosi su una intuizione: distribuirla come fosse una release, un software da installare in un certo numero di macchine perché poi, da lì, altri potessero operarvi da remoto. La creazione di valore di quello che era ed è semplicemente un lungo indirizzo che porta a questi miners (calcolatori messi a disposizione del P2P di Bitcoin per l’operazione di verifica della correttezza di un’operazione), è dato dal valore di scambio che ognuno è disposto ad attribuirgli rispetto a un bene concreto. Uno qualunque. Ovviamente, dopo le prime creazioni di Bitcoin gli scambi hanno costituito il valore via via crescente o decrescente secondo le logiche economiche elementari, con la differenza (non da poco) che, pur essendo in grado di essere convertito, è fuori dal controllo delle riserve monetarie mondiali.
Attualmente sono in circolazione 14.364.000 Bitcoin per un controvalore di circa 3.900 mln. di Dollari (il cambio fluttuante si aggira oggi sui 271 Dollari per Bitcoin mentre un anno fa equivaleva a 630 Dollari). 
Questa sua immaterialità e gestione anonima, comporta alcuni problemi che stanno venendo monitorati dagli Organismi di Controllo. Innanzitutto la quantità di moneta disponibile, è in aumento ed assegnata a chi riesce ad “aggiudicarsela” attraverso la soluzione di un problema informatico (mining).
Il controllo della conversione con le altre valute, che comporta un valore variabile in base alla domanda ed offerta istantanee, è soggetto a gestione da parte di Organizzazioni anonime, forse trasparenti o forse no.
 Il possesso dei Bitcoin è un altro problema di gestione. Essi sono conservati in un borsellino elettronico (Wallet) e la sua manipolazione o danneggiamento comporta la perdita irreversibile delle monete virtuali. Evento che non può essere scongiurato o protetto da alcun Ente sovraordinato, come potrebbe succedere per i soldi depositati presso una Banca.
Il parere comune è che, per ora, il Bitcoin sia un azzardo economico e che la sua esistenza si può circoscrivere nelle logiche dei commerci (legali o meno, non essendo tracciabile il movimento dei pagamenti) elettronici, più che in quelle correnti ben gestibili con valute vere e sicure. Alcuni eventi (ultimamente legati al problema greco, come riportato sopra) però stanno portando all’attenzione dei mercati questa moneta virtuale, più che prima. Bisognerà vedere l’evoluzione degli eventi cosa comporterà per il BItcoin, sicuramente svincolato dalla race to debase e dalle altre Guerre valutarie combattute dalle Banche Centrali mondiali.

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