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L’Accordo sul Nucleare Iraniano e l’Eredità della Politica Estera di Barack Obama 

 

L’unilateralismo, basato sulla convinzione che gli USA non siano un paese come gli altri e che dunque possa permettersi di comportarsi diversamente rispetto a tutte le altre nazioni, è un tratto caratteristico dell’ideologia Neocon che Bush ha evidentemente fatto propria durante i suoi due mandati. La guerra dichiarata a un nemico unico ma per certi versi invisibile come il terrorismo ha assunto nel corso degli anni varie declinazioni: se sull’onda emotiva dell’attacco alle Twin Towers la decisione di intraprendere una guerra in Afghanistan ha trovato un vasto consenso sia politico che nell’opinione pubblica stars and stripes, discorso diverso è quello riguardante l’attacco all’Iraq iniziato nel Marzo del 2003. La superficialità dell’allora presidente ha portato a sottovalutare la complessità del quadro nel quale ci si trovava a operare e anche le motivazioni portate avanti per giustificare una guerra che poteva e doveva essere evitata si sono dimostrate deboli col passare del tempo.
Attack on New York City
La politica estera ha negli Stati Uniti un peso maggiore che in qualsiasi altro paese: così, se il decisionismo di Bush è stato apprezzato ed ha portato a una sua conferma nelle elezioni del 2004, il contrapporsi sin dall’inizio al conflitto iraqueno ha contribuito ad innalzare la popolarità di Obama, che ha raccolto i frutti nelle elezioni del 2008 nelle quali sconfisse il repubblicano John McCain. Sin dalla campagna elettorale Obama ha evidenziato il cambiamento radicale che ci sarebbe stato con un democratico alla Casa Bianca: a tornare sotto le luci dei riflettori sarebbero stati valori diversi, come il rispetto dei diritti e dei valori umani e la volontà di porre celermente fine ad un conflitto internazionale che, in definitiva, aveva rappresentato per gli Stati Uniti un costo enorme in termini economici, di vite umane e di prestigio agli occhi del mondo.
In questo senso l’accordo di Vienna rappresenta un esempio concreto di quella che è stata la filosofia di Barack Obama riguardo la politica estera.
Non sono pochi, però, quelli che hanno un’opinione negativa circa le scelte internazionali del presidente: in molti vi è la convinzione che si sia passati dall’eccessivo vigore dell’amministrazione Bush (ed in particolare del suo potente Vicepresidente Dick Cheney) a un esagerato immobilismo da parte del partito democratico e del suo leader. Obama si è difeso ricordando a tutti come l’atteggiamento guerrafondaio non abbia sempre portato risultati lusinghieri per gli USA – oltre ad avere costi enormi – ma la sensazione che l’America si muova con timidezza nel complesso scacchiere internazionale contemporaneo (soprattutto per ciò che concerne le relazioni tese con la Russia e la crescita dell’Isis) resta diffusa.

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