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THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

LA MOSTRA DI GIOTTO A MILANO
Ormai in corso dai primi di Settembre e visitabile fino alla metà di Gennaio 2016, la mostra dedicata ad uno dei più grandi maestri italiani sta avendo un enorme successo.Nell’anno dell’Expo – l’esposizione è, infatti, un capitolo fondamentale del programma di  Expo in città, il palinsesto di iniziative che accompagnerà la vita culturale della città durante il semestre dell’Esposizione Universale, ed è inserita in “Agenda Italia per Expo 2015 – Palazzo Reale dedica una retrospettiva al genio della pittura tardo medievale grazie al quale avrà inizio il periodo artistico più florido per l’arte italiana, il Rinascimento.
Giotto, che secondo gli aneddoti avrebbe dimostrato fin da subito la sua abilità pittorica al maestro Cimabue, seppe indubbiamente rivoluzionare la pittura del Trecento, dandole nuovamente vita riportando il naturalismo greco ed ellenistico che ormai era andata perduta in favore della rappresentazione iconica tipica dell’arte romana plebea prima e bizantina poi. Ed è probabilmente nella realizzazione del Crocifisso di Santa Maria Novella che l’artista mostra la portata rivoluzionaria della sua pittura: abbandona infatti in questo caso l’iconografia stabilita e dipinge un Cristo in croce in una posizione più verticale, naturalistica, moderna.
Nella breve rassegna sono state riunite tredici opere, prevalentemente su tavola, nessuna delle quali era mai stata esposta a Milano.
Si attraversano dapprima le sale in cui sono esposte le opere giovanili: il frammento della Maestà della Vergine da Borgo San Lorenzo e l’altra Maestà della Vergine, da San Giorgio alla Costa, documentano il momento in cui il giovane Giotto era attivo tra Firenze e Assisi. Poi il nucleo dalla Badia fiorentina, con il polittico dell’Altar Maggiore, attorno al quale sono ricomposti alcuni frammenti della decorazione affrescata che circondava lo stesso altare. La tavola con il Padre Eterno in trono proviene dalla Cappella degli Scrovegni e documenta la fase padovana del maestro. Segue poi il gruppo che inizia dal polittico bifronte destinato alla cattedrale fiorentina di Santa Reparata, e che ha il suo punto d’arrivo nel polittico Stefaneschi, il capolavoro dipinto per l’altar maggiore della Basilica di San Pietro.

Il percorso espositivo si chiude con i dipinti della fase finale della carriera del maestro: il polittico di Bologna, che Giotto dipinse nel contesto del progetto di ritorno in Italia, a Bologna, della corte pontificia allora ad Avignone; e il polittico Baroncelli dall’omonima cappella di Santa Croce a Firenze, che nell’occasione della mostra è ricongiunto con la sua cuspide, raffigurante il Padre Eterno, conservata nel museo di San Diego in California.
La mostra presenta la straordinaria evoluzione del linguaggio innovativo dell’artista fiorentino, che da Roma a Assisi, da Bologna a Firenze, da Rimini a Padova, giunse poco prima della morte anche a Milano, dove lavorò alla corte di Azzone Visconti, allora signore di Milano, per affrescare una parte del Palazzo Ducale con una Gloria Mondana e forse una serie di Uomini illustri, entrambi purtroppo perduti.

Il passaggio di Giotto a Milano non fu senza conseguenze: la sua eredità artistica è riscontrabile nel frammento di Crocifissione ritrovato nel 1929 nel campanile di San Gottardo in corte e nell’opera degli artisti che lavorarono a partire dalla dagli anni Quaranta del Trecento presso l’Abbazia di Chiaravalle e l’Abbazia di Viboldone e in numerosi luoghi della Lombardia che la mostra incoraggia a visitare.

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