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CHINA ANALYSIS con Rebecca ARCESATI


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VOLA IL “NUOVO TERZO MERCATO”, L’OTC CINESE

Cos’è e come funziona il piccolo mercato dedicato alle PMI, che solo nel 2015 ha visto una crescita del 70%. Non senza effetti collaterali.

Di Rebecca Arcesati, venerdì 7 agosto 2015

In cinese è comunemente chiamato “Xin San Ban”, cioè “Nuovo Terzo Mercato”, ma il suo nome ufficiale è National Equities Exchange and Quotations (NEEQ). Si tratta del terzo indice di borsa cinese, istituito ufficialmente all’inizio del 2013 dal Consiglio di Stato per promuovere le quotazioni di piccole imprese emergenti, soprattutto nel ramo hi-tech ma senza limiti nella sfera di business. èil primo mercato over-the-counter in Cina, con un capitale di 1,2 mila miliardi di yuan (circa 180 miliardi di euro).
A differenza della compravendita in borsa, la negoziazione OTC avviene direttamente tra due parti per via informale, telematica o telefonica, senza supervisione e fuori dai circuiti ufficiali delle borse valori. Il prezzo deciso nella contrattazione non ha vincoli e non viene necessariamente reso pubblico. Pertanto, tali mercati sono privi dei requisiti dei mercati regolamentati, con tutti i rischi del caso. Negli Stati Uniti circuiti elettronici di questo tipo sono Pink Sheets e OTC  Bulletin Board, in cui sono presenti piccole società che solitamente attendono di entrare nel Nasdaq, il colosso di contrattazione elettronica in cui vengono quotati i titoli più importanti delle nuove tecnologie.
Proprio al Nasdaq viene spesso paragonato il NEEQ cinese, sebbene il rappresentante della borsa americana in Cina, Yelii Hua Zheng, abbia ribadito che le due realtà sono profondamente diverse, specie per quanto riguarda gli standard di quotazione e i meccanismi di finanziamento. Rimane il fatto che la creazione di una piattaforma OTC di portata nazionale è funzionale anche ad attirare le nuove quotazioni  in Cina e non negli Stati Uniti; si pensa anche che essa possa spingere le imprese cinesi già quotate oltreoceano a tornare in patria.
La creazione del NEEQ risponde al grande problema del finanziamento per le PMI, che sperimentano una grave mancanza di fondi. Infatti, mentre le borse principali rimangono la roccaforte dei grandi gruppi industriali statali, degli istituti finanziari e degli immobiliaristi, il 30% delle imprese presenti sul NEEQ fa parte del settore hi-tech e il 18% di settori legati ai beni di consumo come sanità, media e turismo. Le PMI in Cina contano per l’80% dei posti di lavoro e il 60% della produzione industriale (dato 2013). Già nel 2010 contribuivano per il 30% all’export. Tuttavia fino al 2012 la situazione era a dir poco disastrosa: carenza di elettricità, lavoro e capitali, sommata a costi insostenibili.
Nell’ambito dell’auspicata transizione da un modello economico ad alta intensità di lavoro ad un modello ad alta intensità di capitale, il governo ha capito la necessità di incoraggiare l’imprenditorialità e l’innovazione – accanto al mercato dei capitali, come si spiegava la scorsa settimana in questa rubrica  – soprattutto per attrarre investimenti esteri. Come ha affermato il South China Morning Post, le riforme economiche si stanno indirizzando verso le PMI con un decisivo sostegno da parte del governo. Del resto, il Dodicesimo Piano Quinquennale (2011-2016) contiene una strategia chiave per realizzare questo scopo e assistere le PMI, che si prevedeva sarebbero aumentate di numero, con una crescita media annuale dell’8%. Come ha dichiarato ad Asia Pacific Equities il manager di un fondo specializzato nel NEEQ: “Le compagnie sul Nuovo Terzo Mercato rappresentano la direzione della trasformazione economica cinese. Due anni fa il Consiglio di Stato ha identificato sette grandi industrie strategiche emergenti. Il Nuovo Terzo Mercato è un’opportunità di investire in queste tendenze”. Lo stesso Li Keqiang ha dichiarato che nel 2014 erano registrate 1,7 milioni di compagnie, il 60% in più rispetto all’anno precedente, di cui 1,6 milioni erano business privati.  Come nota sempre il South China Morning Post, il gap tra Global Competitiveness Report del WEF, che colloca la Cina al 29mo posto, e Doing Business Report, dove è appena al 96mo, rende evidente l’esigenza di creare un virtuoso business environment.
Durante la fase iniziale il Nuovo Terzo Mercato si focalizza sulle industrie strategiche emerse nel Piano, sui settori chiave espressi nel Made in China 2025 Roadmap e su aziende innovative nella scienza e nella tecnologia. Il progetto è partito nel 2006 come piattaforma pilota per il finanziamento delle piccole imprese hi-tech non listate nel Zhongguancun Science Park di Pechino. Successivamente si è allargato fino a comprendere zone hi-tech a Shanghai, Wuhan e Tianjin, prima di essere stabilito ufficialmente come mercato OTC unificato.
Inizialmente i risultati erano altalenanti: nel 2012 il mercato ha perso il 22,8% rispetto all’anno precedente. Quindi il NEEQ è stato ampiamente riformato a partire dalla fine del 2013 per incoraggiare le quotazioni attraverso regolamentazioni precise da parte della China Securities Regulatory Commission (CSRC), diventando una piattaforma di mercato per il trasferimento e la pubblicizzazione di azioni, per l’ottenimento sia di capitali che di risorse per fare impresa.

Allo stato attuale, listare sul mercato OTC è agevole e vantaggioso. Qualsiasi media, piccola e micro compagnia, nuova o già avviata, può fare richiesta senza necessariamente essere riconosciuta come impresa hi-tech e, elemento fondamentale, senza avere per forza riportato profitti. I requisiti richiesti per la pubblicazione e la quotazione sono inferiori a quelli di qualunque altra borsa: nessuna restrizione sul capitale, sulla percentuale di capitale pubblico, sulla tipologia degli azionisti. Sono sufficienti un business che sia definito e legale, un meccanismo di gestione corretto, la capacità finanziaria di fare impresa.  Una qualsiasi società per azioni cinese che rispetti i requisiti può chiedere di listare e non è soggetta a restrizioni sulla natura della proprietà degli azionisti, perciò anche imprese con capitale estero possono accedere.  Non ci sono vincoli specifici sulla quota di azioni detenuta da imprese statali o da imprese partecipate da capitale straniero, né sul background degli azionisti. Il minimo di capitale richiesto agli investitori individuali per fare trading è di 5 milioni di yuan. Anche investitori stranieri possono comprare azioni attraverso il programma QFII (qualified foreign institutional investors), ma finora pochi si sono fatti avanti.
Per poter entrare nel mercato, un’impresa deve servirsi di un intermediario finanziario qualificato per la consulenza e la supervisione. Le compagnie sotto le 200 persone ottengono l’approvazione direttamente dal NEEQ, mentre quelle più grandi alla CSRC, ma in generale non sono necessari più di sei mesi per completare il processo, molto meno che per le altre borse. Il costo è di un milione di yuan e spesso le aziende di securities sono disposte a scambiare la tassa di quotazione con equity capital, che permette anche all’azienda di ottenere fondi in poco tempo.
Acquisire capitale sul mercato è il primo vantaggio del NEEQ per imprese prive di liquidità: nel 2014, 27 banche collaboravano con il Nuovo Terzo Mercato; inoltre il finanziamento può provenire da bond aziendali, bond trasferibili e bond per le PMI. Il secondo vantaggio è costituito dalla possibilità di migliorare la corporate governance e farsi conoscere, ristrutturando l’azienda in vista dello sviluppo. Infine i sostenitori elencano molte altre opportunità, come ad esempio la maggiore facilità di fusioni e acquisizioni.
Il 2015 ha visto un’ascesa sorprendente del Nuovo Terzo Mercato, con una crescita del 70% e di dieci volte dal 2014. La scorsa settimana le aziende quotate hanno raggiunto quota 3000, superando l’insieme delle 2800  dei mercati di Shanghai e Shenzhen. All’inizio del 2014 erano appena 350. Secondo le stime ufficiali riportate da Reuters, 577 compagnie hanno ottenuto in totale 30,2 miliardi di yuan (4,88 miliardi di dollari) fino alla fine di giugno, più del doppio della somma ricevuta nel 2014 da 329 aziende. In Cina l’argomento è più che mai caldo, con innumerevoli eventi di networking finanziario incentrate sul Nuovo Terzo Mercato, un boom di fondi e società di servizi specializzate e almeno 827 aziende che si preparano a listare. Secondo i dati di CITIC Securities il Rapporto Prezzo/Utile (P/E) ha superato quello del mercato delle PMI e si avvicina a ChiNext.
Ma come si spiega questa corsa alle quotazioni? Pacific Equitiesscrive che ciò è dovuto soprattutto alle precedenti modifiche al sistema delle IPO (Initial Public Offering) su Shanghai e Shenzhen per indebolire il peso della CSRC nel processo di listing e fare decidere agli investitori chi può vendere azioni. Le riforme hanno subito dei rallentamenti e 600 candidati sono rimasti bloccati, così si sono riversati sul NEEQ. L’OTC, grazie ai requisiti più rilassati, viene utilizzato come fase intermedia di preparazione perché le compagnie che vi entrano possono chiedere  successivamente di listare sulle altre borse, senza dover ottenere nuovamente l’approvazione regolamentare. Anche se devono aspettare l’autorizzazione del CSRC per vendere nuove azioni, il processo è comunque molto più rapido del normale. Sempre Pacific Equities sostiene che il brusco aumento dei prezzi delle azioni sia dovuto proprio alle speculazioni degli investitori sul trasferimento successivo delle compagnie a ChiNext o al mercato delle PMI di Shenzhen, dove si aspettavano rivalutazioni istantanee. 

Secondo China Business News Weekly, dal Nuovo Terzo Mercato potrebbero partire le riforme per migliorare l’efficienza delle borse. Sebbene le procedure servano a tutelare gli investitori, listare a Shanghai e Shenzhen risulta troppo lento, elaborato e costoso. Inoltre alcune quotazioni di bassa qualità che tuttavia sono state approvate dai controlli hanno causato molte perdite. Al contrario il NEEQ,  un concentrato di PMI innovative, sarebbe un mercato più maturo e competitivo di ChiNext, e un modello di innovazione nel mercato dei capitali più simile al Nasdaq
Lo scorso anno sono stati raccolti sulla piattaforma 13,2 miliardi di yuan di finanziamenti (2,1 miliardi di dollari) e altri 2,9 miliardi di yuan sono stati ottenuti nei primi due mesi del 2015. Nel 2013 erano appena 1,1 miliardi. Il problema principale del NEEQ rimane però la volatilità. La mancanza di limiti giornalieri di oscillazione, fissati a 10% per Shanghai e Shenzhen, fa sì che un titolo possa schizzare anche del 300-400% in poche ore. Come sottolinea Enoch Yiu sul China Morning Post, la mancanza di regolamentazioni tiene lontani gli investitori e mantiene bassa la liquidità. Infatti, nonostante il boom delle quotazioni, il turnover diurno medio è di soli 500 milioni di yuan, appena lo 0,03 % del turnover medio delle borse di Shanghai e Shenzhen messe insieme.Un altro fattore di instabilità è la possibilità di negoziare prezzi completamente sganciati dai prezzi di mercato, che incoraggia a vendere molti titoli ad un valore estremamente basso per pagare meno tasse. Ad Hong Kong, dove l’imposta di bollo è vincolata al prezzo di mercato, ciò non è possibile.
Accanto a questo ci sono i timori di speculazione e pratiche di mercato illegali, alimentati dalla formazione di una bolla nei mercati finanziari a partire dallo scorso anno. L’espansione troppo esplosiva del Nuovo Terzo Mercato ha messo in allarme le autorità di controllo, che hanno annunciato un giro di vite, come dichiarato dal China Daily. Lo stesso Li Keqiang ha invitato in aprile a vigilare sul NEEQ e renderlo un esempio per il comparto finanziario. La CSRC si sta concentrando su irregolarità quali violazioni nella diffusione delle informazioni e nelle regole di trading, insider trading e insufficiente diligenza degli intermediari finanziari. Eppure mentre regna il caos nelle borse, il Nuovo Terzo Mercato continua a fiorire, con 362 compagnie listate dal 3 luglio, quando sono state bloccate le IPO a Shanghai e Shenzhen per frenare le perdite. Il blocco non è stato applicato al NEEQ non essendo formalmente una borsa.
Il Nuovo Terzo Mercato rappresenta una risorsa straordinaria per quella foresta di piccole e micro imprese ad alto potenziale che non hanno ancora generato profitto, e che caratterizzano la forza del tessuto economico cinese di oggi. Spesso “campioni nascosti” dell’innovazione, dalla chimica delle risorse rinnovabili all’informatica, attendono investitori per svilupparsi. Senza il NEEQ, per molti sarebbe impossibile accedere al mercato e quindi crescere. Esso rappresenta una piattaforma totalmente governata dal mercato. Tuttavia il recente crollo delle borse, meno 30%  in pochi mesi, dimostra chiaramente che i mercati hanno bisogno di regolamentazioni e controlli.
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