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lavoro giusta

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve non ha ancora deciso se aumentare il costo del denaro perché, anche se gli occupati negli Stati Uniti sono aumentati a luglio di 215mila unità e il tasso di disoccupazione è stabilmente fermo al 5,3% (10,2% nell’Unione europea), preoccupano gli altri indicatori della labor underutilization, fra i quali quelli che misurano i “forzati del part-time”(1) (6,3 milioni di americani che non riescono a trovare un lavoro a tempo pieno) e le persone marginally attached to the labor force, che hanno rinunciato persino a cercare un lavoro perché pensano di non riuscire a trovarlo.
La FED valuta, ai fini della decisione di normalizzare i tassi d’interesse, soprattutto l’indicatore U-6(2), che misura l’incidenza sulle forze di lavoro allargate non solo dei disoccupati, che non intercettano le persone che si trovano nell’area di confine tra la disoccupazione e l’inattività(3), ma anche dei lavoratori part-time che vorrebbero lavorare più ore e degli inattivi che non cercano attivamente un’occupazione, ma sarebbero disponibili a lavorare immediatamente.
L’U-6 è un indicatore importante perché misura la quantità effettiva di lavoro disponibile non pienamente utilizzata dal sistema produttivo, che il solo tasso di disoccupazione non è in grado di stimare. Infatti, accanto ai disoccupati, definititi come persone che non lavorano, che sono disponibili a lavorare immediatamente e che cercano attivamente un’occupazione, vi sono molte persone che hanno i primi due requisiti, ma che non cercano un lavoro perché sono in gran parte scoraggiate: sono considerati inattivi che fanno parte delle forze di lavoro potenziali o persons marginally attached to the labor force negli USA. A questi occorre aggiungere i part-time involontari, che vorrebbero lavorare full time, ma non hanno trovato offerte di lavoro a tempo pieno.
L’indicatore U-6, utilizzato dagli Stati Uniti, può essere calcolato, con differenze insignificanti, anche per i paesi europei e – nel dettaglio – per l’Italia, sommando ai disoccupati gli inattivi disponibili a lavorare che non cercano un’occupazione(4) e i sottoccupati part-time(5), e rapportando questo valore complessivo alle forze di lavoro allargate(6). Il valore percentuale che si ricava potrebbe essere leggermente diverso se calcolato con le metodologie utilizzate dall’U.S. Bureau of Labor Statistic, a causa di modeste differenze nella definizione degli indicatori(7) che non pregiudicano la sua validità.
Il tasso di sottoutilizzo del lavoro, che misura complessivamente la quantità di lavoro disponibile non pienamente utilizzata dal sistema produttivo, arricchisce le possibilità di fotografare il mercato del lavoro nel quale, tradizionalmente, le persone possono avere, dal punto di vista statistico, solo tre condizioni professionali: occupato, disoccupato e inattivo. Una classificazione troppo schematica per riuscire a cogliere, in un mercato del lavoro sempre più frammentato e diversificato con livelli di “attaccamento” al lavoro molto diversi, le complessità delle aree grigie in cui l’inattività degli scoraggiati, che sono pronti a lavorare immediatamente, non ha caratteri molto diversi dalla disoccupazione e anche l’occupazione a tempo parziale involontaria, con retribuzioni ridotte, condivide alcune delle criticità della disoccupazione, per esempio il rischio di povertà.
Il grafico e la tabella successivi mostrano che nei 28 paesi dell’Unione europea, a fronte di 25 milioni di disoccupati nel 2014, la popolazione attiva e potenziale che non riesce a trovare un’occupazione o vorrebbe lavorare a tempo pieno raggiunge quasi 45 milioni di unità, pari al 17,7% delle forze di lavoro allargate(figura 1 e tavola 1).
I valori e le dinamiche di questo indicatore di sottoutilizzo del lavoro mostrano come sia cresciuto mediamente in Europa, a causa della crisi economica, dal 2008 al 2013 (dal 12,8% al 18,2%), mentre solo nel 2014 si registra una sua diminuzione (17,7%). Viceversa, negli Stati Uniti, il valore dell’analogo indicatore U-6 aumenta notevolmente dal 2008 al 2010 (dal 10,5% al 16,7%), ma negli anni successivi subisce una netta flessione, riportandosi nel 2014 a valori vicini a quelli del 2008 (12%), nettamente inferiori di quasi sei punti percentuali rispetto a quelli della media europea. Questo perché negli Stati Uniti sono considerati gravi anomalie del mercato del lavoro sia il fatto che ci siano persone disposte a lavorare più a lungo, ma che non possono farlo per carenza di domanda full time, sia l’esistenza di “scoraggiati” che, pur essendo ready, willing and able, hanno smesso di cercare un’occupazione(8).
Le differenze tra i grandi paesi europei nel tasso di sottoutilizzo della forza di lavoro sono significative e variano, nel 2014, dal valore più elevato della Spagna (34,4%, con un aumento di quasi 17 punti percentuali rispetto al 2008) a quello più basso della Germania (10%), inferiore persino a quello degli Stati Uniti e che registra una flessione costante dal 2008 (14,7%). Anche in Italia il tasso di sottoutilizzo del lavoro è molto più elevato della media europea e non ha smesso di crescere dal 2008 al 2014 (dal 17,1% al 25,5%). La popolazione complessiva non pienamente utilizzata dal sistema produttivo italiano nel 2014 è costituita da oltre 7,3 milioni di persone (meno di 5 milioni nel 2008), delle quali solo 3,2 milioni sono considerate disoccupate.
Figura 1 – Tasso di sottoutilizzo del lavoro – Disoccupati, inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione e sottoccupati part-time (15-74 anni) in alcuni paesi europei e in USA – Anni 2008-2014 (incidenza percentuale sulle forze di lavoro allargate agli inattivi disponibili a lavorare che non cercano)
Figura1U6
* Per gli USA l’indicatore è calcolato con una metodologia leggermente diversa e si riferisce alla popolazione di 16 anni e oltre.

Tavola 1 – Popolazione sottoutilizzata – Disoccupati, inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione e sottoccupati part-time (15-74 anni) in alcuni paesi europei – Anni 2008-2014 (valori assoluti in migliaia e percentuali)
Tavola1U6
Le differenze tra i paesi europei non riguardano solo le dinamiche e il valore del tasso di sottoutilizzo del lavoro, ma anche la composizione della popolazione sottoutilizzata secondo i tre indicatori (figura 2). Se nella media europea la popolazione sottoutilizzata è costituita per il 55,7% da disoccupati, per il 23% da sottoccupati part-time e solo per il restante 21,3% da inattivi disponibili a lavorare che non cercano un’occupazione, la quota di coloro che vorrebbero lavorare a tempo pieno sale al 38,5% in Germania e al 40,3% nel Regno Unito, mentre in Spagna prevale nettamente la quota dei disoccupati (67,8%).
Figura 2 – Popolazione sottoutilizzata – Disoccupati, inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione e sottoccupati part-time (15-74 anni) in alcuni paesi europei – Anno 2014 (composizione percentuale)
Figura2U6
In Italia, quasi la metà della popolazione sottoutilizzata è costituita da inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione (45,8%, pari a 3,3 milioni di unità), il 10,1% dai sottoccupati part-time (700 mila unità) e 44,1% dai disoccupati (3,2 milioni di unità) (figura 3 e tavola 2). Tuttavia, la quota degli inattivi disponibili a lavorare è pari al 55,1% nel Mezzogiorno (2,1 milioni di unità), al 37,1% nel Centro (500 mila) e al 34,1% nel Nord (70 mila). Nel Centro-Nord la quota prevalente della popolazione sottoutilizzata è costituita da disoccupati (rispettivamente il 48,8% e il 50,2%).
È questa un’evidenza che caratterizza in modo unico la popolazione sottoutilizzata in Italia rispetto agli altri paesi europei, perché gli inattivi disponibili a lavorare che non cercano (le forze di lavoro potenziali) hanno una forte prossimità con il lavoro nero. Occorre osservare che anche i lavoratori part-time involontari costituiscono una fetta importante del cosiddetto “lavoro grigio”, dal momento che per una quota importante, come mostra una recente ricerca dell’Istat sul “nero a metà”(9), lavorano a tempo pieno e sono pagati a tempo parziale.
Figura 3 – Popolazione sottoutilizzata – Disoccupati, inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione e sottoccupati part-time (15-74 anni) in Italia per ripartizioni – Anno 2014 (composizione percentuale)
Figura3U6
Tavola 2 – Popolazione sottoutilizzata – Disoccupati, inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione e sottoccupati part-time (15-74 anni) in Italia per ripartizione – Anni 2008-2014 (valori assoluti in migliaia e percentuali)
Tavola2U6
L’analisi territoriale della popolazione sottoutilizzata nel 2014 (7,3 milioni) rafforza le precedenti ipotesi: oltre la metà risiede nel Mezzogiorno (3,9 milioni, pari al 53,1% del totale), il 17,1% nel Centro (1,3 milioni) e il 29,7% nel Nord (2,2 milioni). Di conseguenza il tasso di sottoutilizzo del lavoro ha un valore relativamente contenuto nel Nord, dove è persino inferiore a quello della media europea (16,2% nel 2014), e nel Centro (21,5%), mentre registra un valore elevatissimo nel Mezzogiorno (40,9% nel 2014), superiore di oltre 15 punti percentuali rispetto alla media italiana (25,5%) (figura 4).
L’aspetto negativo che accumuna le tre ripartizioni è la costante crescita del valore di questo indicatore, che non s’interrompe neppure nel 2014, come accade nel resto dell’Europa: nel Nord e nel Centro cresce dal 2008 di 8 punti percentuali, mentre nel Mezzogiorno di quasi 10 punti.
Figura 4 – Tasso di sottoutilizzo del lavoro – Disoccupati, inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione e sottoccupati part-time (15-74 anni) nella media dell’Unione europea e nelle ripartizioni italiane – Anni 2008-2014 (incidenza percentuale sulle forze di lavoro allargate agli inattivi disponibili a lavorare che non cercano)
Figura4U6
Tenendo conto che questo indicatore misura, nel nostro Paese, non solo l’area più vasta, rispetto alla disoccupazione, della forza di lavoro disponibile non pienamente utilizzata dal sistema produttivo, ma segnala anche fenomeni di lavoro nero e grigio e di degrado del sistema produttivo, soprattutto nel Mezzogiorno, la sua analisi per le singole regioni consente una loro aggregazione non convenzionale in tre gruppi(figura 5).
Figura 5 – Tasso di sottoutilizzo del lavoro – Disoccupati, inattivi disponibili a lavorare che non cercano attivamente un’occupazione e sottoccupati part-time (15-74 anni) per regione – Anno 2014 (incidenza percentuale sulle forze di lavoro allargate agli inattivi disponibili a lavorare che non cercano)
Figura5U6
Il primo gruppo è costituito dalle regioni del Centro-Nord, con un tasso medio di sottoutilizzo del lavoro allineato alla media europea (17,8%), determinato per circa la metà dalla componente dei disoccupati.
Il secondo gruppo è costituito dalle cinque regioni del Mezzogiorno che stanno emergendo dal sottosviluppo, innanzitutto dall’Abruzzo, allineato ormai alle regioni del Centro, seguito dal Molise, dalla Basilicata e, con una maggiore distanza, dalla Puglia, nel quale il tasso di sottoutilizzo si attesta mediamente al 35,5%, al di sotto della media complessiva delle regioni meridionali (40,9%).
Nel terzo gruppo – che si può definire il sud del Sud ed è costituito da Sicilia, Calabria e Campania – il tasso di sottoutilizzo raggiunge mediamente il 44,2%, valore superiore a quello della media delle regioni meridionali. Dal momento che è incompatibile con i livelli del reddito reale di queste tre regioni che oltre il 40% della popolazione non lavori o sia costretta a lavorare a orario e retribuzione ridotti, si può solo ipotizzare che una buona fetta di queste persone ogni giorno entri in un ufficio, in un cantiere, in una fabbrica oppure in un’azienda agricola, che magari non esiste per il fisco, e lavori senza contratto, oppure sia pagata part-time, anche se lavora 35 ore la settimana.
Note al testo:
(1)  L’espressione “people forced into part-time work” è stata usata più volte da Janet Yellen, presidente della Federal Reserve.
(2)  Alternative measures of labor underutilization (U-6): Total unemployed, plus all persons marginally attached to the labor force, plus total employed part time for economic reasons, as a percent of the civilian labor force plus all persons marginally attached to the labor force. Persons marginally attached to the labor force are those who currently are neither working nor looking for work but indicate that they want and are available for a job and have looked for work sometime in the past 12 months. Persons employed part time for economic reasons are those who want and are available for full-time work but have had to settle for a part-time schedule. U.S. Bureau of Labor Statistics.
(3) Brandolini Andrea, Cipollone Piero and Viviano Eliana, Does the ILO definition capture all unemployment?, Banca d’Italia, Temi di discussione, n. 529, 2004.
(4) Secondo la definizione dell’Eurostat, gli inattivi disponibili a lavorare ma che non cercano lavoro (persons available to work but not seeking) sono le persone tra i 15 e i 74 anni non occupate o disoccupate che desiderano lavorare, sono disponibili a lavorare entro le due settimane successive quella di riferimento e non hanno cercato attivamente un lavoro nelle quattro settimane che precedono quella di riferimento.
(5) Secondo la definizione dell’Eurostat, i sottoccupati part-time (underemployed part-time workers) sono le persone di età tra 15 e 74 anni che lavorano a tempo parziale, dichiarano che desiderano lavorare un numero maggiore di ore e sono disponibili a lavorare più ore entro le due settimane successive a quella di riferimento.
(6) Le forze di lavoro allargate sono calcolate sommando, ai disoccupati e agli occupati, gli inattivi disponibili a lavorare che non cercano un lavoro.
(7) L’ufficio statistico degli USA calcola l’indicatore U-6 in riferimento alla popolazione di 16 anni e oltre, mentre l’Eurostat calcola gli indicatori sopra descritti prendendo in considerazione le persone tra 15 e 74 anni di età. Inoltre, la definizione delle persons marginally attached to the labor force differisce da quella dallepersons available to work but not seeking perché, in aggiunta agli altri requisiti descritti nella nota n. 4, devono aver cercato lavoro almeno una volta nei precedenti 12 mesi.
(8) Cfr Riccardo Sorrentino, Se migliora anche la qualità del lavoro, Il Sole 24 Ore, 8 agosto 2015, p. 2.
(9) Carlo De Gregorio, Annalisa Giordano, “Nero a metà”: contratti part-time e posizioni full-time fra i dipendenti delle imprese italiane, Istat working papers, n. 3, 2014. Secondo gli autori, i falsi part-time, che lavorano più ore rispetto a quelle fissate dal contratto, sarebbero oltre 500 mila.

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