CHINA ANALYSIS con Rebecca ARCESATI

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UNO SGUARDO CHIARO SULLA SVALUTAZIONE DELLO YUAN: INTERVISTA A FRANSCESCO SISCI

di Rebecca ARCESATI

L’11, 12 e 13 agosto scorsi il governo cinese ha inaspettatamente attuato una svalutazione della sua moneta, 4,65% in tre atti. Si tratta del più consistente taglio della quotazione della valuta rispetto al dollaro dal 1994, quando la Cina ha unificato i tassi ufficiali. La manovra è venuta dopo che in luglio le esportazioni avevano perso l’8%. Alle vicissitudini valutarie si aggiungono le difficoltà dei listini, e i giornali di tutto il mondo dibattono sulle conseguenze internazionali dei problemi del gigante asiatico. China Analysis ha una curiosità preferenziale per le dinamiche interne della Cina, quelle che coinvolgono la società cinese, alle prese con   cambiamenti così grandi che difficilmente possiamo comprenderli.

Nell’intricato scenario di questa estate cinese, ho pensato di rivolgermi a Francesco Sisci, sinologo, giornalista e uno dei massimi esperti italiani di Cina, per capire un po’ meglio insieme a lui la svalutazione dello yuan nell’ambito della direzione di sviluppo che la Cina sta seguendo. Quando all’università studiavo sui suoi libri e articoli, mai avrei pensato che avrei avuto il piacere di intervistarlo. Un caso singolare vuole che Sisci, di casa a Pechino, fosse di passaggio in Italia, proprio mentre io, che in patria ci sono quasi sempre, mi trovavo in Spagna, il che mi ha obbligato a rinunciare ad un caffè con lui. Ci abbiamo provato lo stesso, e nonostante la noia di una pessima linea wi-fi (la mia), Sisci ha risposto su Skype alle mie domande, con la pazienza, cortesia e disponibilità che lo caratterizzano.

Oltre a queste, la profonda conoscenza storica, letteraria e filosofica della Cina, che gli permette da sempre di analizzare con una prospettiva unica le trasformazioni epocali che questo Paese attraversa. Nell’introduzione al suo bel saggio “A brave, New China” , si legge di “un’enorme rivoluzione che sta coinvolgendo l’intero pianeta nel modo più ampio possibile dalla caduta dell’Impero Romano”. Nel 1988, Sisci è stato il primo straniero ammesso alla Scuola Superiore della prestigiosa Accademia Cinese delle Scienze Sociali di Pechino. E’ stato corrispondente ANSA a Pechino ed editorialista del Sole 24Ore, La Stampa e molte pubblicazioni cinesi. Collabora tuttora con testate italiane ed internazionali e ha pubblicato numerosi testi sulla Cina. Dal 2004 è coordinatore del primo programma di scambio tra la Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese e l’Italia. Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino dal 2003 al 2005, collaboratore dell’Enciclopedia Treccani, è l’unico consulente straniero del più importante bimestrale cinese di politica e cultura, Zhanglue yu Guanli (“Strategia e Gestione”). Commenta spesso gli affari internazionali presso le emittenti cinesi CCTV e Phoenix TV. China Analysis lo ringrazia per aver condiviso con lei il suo punto di vista; sono in debito di un caffè …
Quali sono le motivazioni che hanno guidato la scelta di Pechino di svalutare la moneta?

La svalutazione dello yuan risponde principalmente a due esigenze: una è quella di incoraggiare lo sviluppo, che è un po’ affannoso, soprattutto incoraggiare le imprese private, visto che esse costituiscono circa l’80% dell’export. Altre monete asiatiche erano svalutate in questo periodo e la Cina stava perdendo competitività. L’altra esigenza è quella di fare un passo verso la piena convertibilità dello yuan. Attraverso questa manovra – teniamo presente che non si tratta di una vera e propria svalutazione, bensì di un allargamento della banda di fluttuazione dello yuan – la Cina avrebbe voluto far entrare lo yuan tra le valute di riserva del Fondo Monetario Internazionale a fine anno. Dunque due obiettivi: aiutare l’economia e internazionalizzare la moneta.

Nel 2007 la Cina stava ancora crescendo al 14%, anche se molti analisti vedevano chiaramente che la borsa di Shanghai era una bolla. Cosa è cambiato negli ultimi anni nell’economia cinese e perché stiamo assistendo ad un rallentamento?

Il rallentamento dell’economia è dovuto ad una molteplicità dei fattori. Innanzitutto, non è corretto parlare di rallentamento dell’economia, quanto piuttosto di un rallentamento del tasso di crescita dell’economia. L’economia cinese viaggia ora attorno 7%. E’ un’economia che è già più della metà di quella americana, due volte quella giapponese e quattro volte quella tedesca. Un’economia di queste dimensioni che cresce al 7% è una cosa enorme, e infatti dal 2008 è il singolo maggiore contribuente alla crescita totale! Un elemento è certamente la dimensione: un cosa è se un’economia è piccola come Singapore cresce al 10%, una cosa è se è grande come quattro germanie e cresce al 7%. Un secondo elemento è che il motore di questa crescita negli ultimi anni, dalla crisi finanziaria in poi, sono stati investimenti infrastrutturali, alcuni dei quali peraltro sprecati, che a volte pesano sul bilancio. Giustamente una parte di questi investimenti è stata fermata; adesso si deve crescere in altro modo, dando più spazio alle imprese private e creando delle condizioni migliori per esse, cosa che ancora non c’è. C’è però un aumento dei consumi e un aumento dei servizi. Si cresce a un tasso più basso, ma si cresce oggi forse meglio di prima, quando si facevano infrastrutture, ferrovie, strade che poi in realtà non si potevano ritirare o si ritiravano a fatica.

A proposito di investimenti infrastrutturali, una delle difficoltà maggiori dell’economia cinese negli ultimi anni è proprio la bolla immobiliare …

La bolla immobiliare innanzitutto è un fenomeno a sé. Non si può parlare in Cina di un fenomeno lineare di bolla immobiliare; la bolla immobiliare cinese è a macchia di leopardo. Ci sono poche case a Pechino e tantissime a Hohhot. Perché? Perché si è costruito paradossalmente di più dove ce n’era meno bisogno. Non è una bolla a tutto tondo per cui tutte le case sono vuote e che nessuno compra. I prezzi delle case nelle grandi città aumentano, mentre in provincia si è costruito troppo. Il motivo è che ci sono stati finanziamento a pioggia, politiche sbagliate delle amministrazioni locali, corruzione. Molte di queste case costruite in posti dimenticati da Dio sono semplicemente abbandonate, mentre nelle grandi città c’è ancora bisogno di costruirne. E’ una questione molto complicata.

Parliamo dell’impatto della manovra valutaria a livello interno. Lei non ritiene che la svalutazione dello yuan per dare una spinta alle esportazioni sia, in un certo senso, in contraddizione con il progetto annunciato di attuare la transizione da un’economia export-driven a un’economia trainata dai consumi interni?

No. Veda, lei pensi di essere alla guida di un’automobile su un rettilineo. Lei va per la sua strada ma poi incontra una tartaruga, c’è un dosso, passa una vecchietta … E naturalmente lei cosa fa? Gira la macchina! Adesso c’era una situazione in cui le valute asiatiche erano tutte svalutate, la Cina aveva difficoltà interne … Per cui naturalmente un aggiustamento di svalutazione può essere utile in un momento come questo; teniamo presente che non si è trattato di una svalutazione del 20 o del 30%, è una svalutazione del 7,8%. Poi, come ho detto prima, non si tratta di una vera e propria svalutazione ordinata, bensì tecnicamente di un allargamento della banda di fluttuazione della moneta. Dunque lo yuan ha maggiore capacità di fluttuazione, potrebbe andare su o andare giù, e il mercato al momento ci dice che va giù. Come vede, non è proprio una contraddizione! Naturalmente dobbiamo osservare quali altri interventi ci sono: se la Banca Centrale Cinese interverrà per comprare dollari o con altre misure; però questa è un’altra questione. Al momento non vedo un grande problema, né ritengo che la manovra sia in contraddizione con il percorso di sviluppo che la Cina sta seguendo.

Dunque, in quanto analista che in Cina vive e la Cina studia quotidianamente, lei non ha constatato reazioni nell’opinione pubblica dopo la correzione valutaria?

In realtà, devo dire, la maggior parte della gente non ha un impatto. Anche per quanto riguarda le aziende esportatrici, gli effetti si vedranno soltanto tra qualche mese o qualche anno, non si può osservare un impatto immediato. Mentre le importazioni che vengono toccate sono in realtà quelle dei beni di lusso, in cui un 10% in più assolutamente non si vede.

Una domanda d’obbligo sugli avvenimenti degli ultimi giorni sui mercati finanziari. Quello che è successo fa capire che i mercati non sono ancora tranquilli. Lei pensa che le difficoltà dei titoli saranno risolvibili nel breve periodo, anche in considerazione di un possibile effetto positivo sull’economia dopo la svalutazione?

L’economia cinese ha poco a che fare con la borsa. Diversamente da altri paesi, dove la borsa rappresenta sia per le aziende quotate, sia per i volumi transati, una voce importante dell’economia reale, quindi un termometro quotidiano dell’andamento dell’economia, la borsa cinese è sostanzialmente staccata dall’economia reale, per mille motivi. L’economia è una cosa e la borsa è un’altra, e continuerà ad essere così ancora per non so quanti anni. La borsa è caduta e cadrà certamente ancora, fino ad un punto in cui si assesterà su valori minimi e poi vi galleggerà per del tempo. Però questo non ha un impatto sull’economia reale: la borsa è solo una piccola percentuale del PIL cinese, le aziende hanno quotato una piccolissima parte delle loro azioni, i privati non investono in borsa. Molto più significativa è invece la questione dell’export, questo sì che ha un impatto sull’economia reale.

I leader cinesi hanno più volte annunciato il progetto di incrementare i consumi delle famiglie, rendendoli il nuovo motore della crescita. Le vorrei porre un’ultima domanda proprio sulla direzione di sviluppo della Cina nei prossimi anni: quali sono le sue previsioni nei riguardi di un passaggio ad un’economia trainata dai consumi interni come forza propulsiva, maggiore dell’export?

I consumi interni stanno man mano crescendo, sono già percentualmente la voce più importante nella crescita cinese insieme agli investimenti interni, che sono la prima voce. Poi c’è l’export. Quando diventeranno in assoluto una grandissima forza che trainerà e supererà sia investimenti che export, questo non lo so. Certamente in questi anni c’è l’aumento considerevole dei consumi interni.

Chiunque sia interessato alla Cina non smetterebbe mai di fare domande a Francesco Sisci, sull’economia e sulle proiezioni future, sulla politica estera di Pechino, ma anche sul pensiero politico e filosofico, sui testi antichi e moderni, su problemi e traguardi sociali, sui misteri racchiusi dai caratteri cinesi. Ma non volevo rubargli troppo tempo. Potete leggere gli interventi di Sisci su numerose pubblicazioni, come ad esempio Asia Times, la più importante testata online sul continente asiatico. Sisci pubblica anche sul suo sito web: http://www.sisci.com/index.asp

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