SPAZIO PENSIONI con Angelo GIUBILEO

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Iniziamo da oggi una gradita collaborazione con Angelo Giubileo, esperto di Sistemi Pensionistici e di molto altro. 
UNA VISIONE “EUROPEA” DEL SISTEMA PENSIONISTICO

In ambito europeo, la valutazione dell’andamento del fabbisogno di spesa pubblica pensionistica è operata annualmente adottando quale parametro prioritario di riferimento il dato percentuale della spesa pubblica per pensioni in rapporto al PIL. In base alle recenti modifiche normative, di cui alle leggi 122/2011 e 214/2011, lo scenario di base-2013, sia nazionale che europeo, prevede una diminuzione  tendenziale e costante del rapporto spesa-PIL fino al 2025 circa quando il dato, allineato rispetto ai due scenari di base, è stimato pari al 15,2%.

Il dato tendenziale e costante in diminuzione riprende poi a crescere fino al 2045, raggiungendo il vertice del 15,6% (scenario nazionale) e 16,2% (scenario europeo) per poi ridiscendere fino al 2060 al livello del 14% (scenario nazionale) e 14,6% (scenario europeo).

La previsione dello scenario nazionale era stata affidata, in base alla legge n. 335/95, al NuVaSP, che ha cessato la sua attività a maggio 2012. Mentre, in ambito europeo prosegue l’analisi con la pubblicazione di Rapporti annuali (Pensions at glance – OECD).

Se dunque la previsione del dato percentuale del rapporto spesa/PIL sembra faccia ben sperare per il futuro del nostro sistema pensionistico, occorre invece considerare che il meccanismo di pagamento delle pensioni pubbliche opera pur sempre mediante un sistema a ripartizione (pay as you go).

Tutto questo comporta che siano piuttosto altri i fattori che, soprattutto nelle fasi di recessione o stagnazione economica, dovrebbero maggiormente preoccuparci; e cioè, la misura del debito pensionistico cosiddetto “implicito”, derivante dall’obbligo della contribuzione, a cui lo Stato deve fare fronte per il pagamento delle prestazioni oltre che la misura, che potremmo definire genericamente, “adeguata” delle prestazioni medesime.

In ordine al dato del debito implicito, il Rapporto OECD-Pensions at glance 2011 riporta le stime dell’OCSE e del FMI. In entrambe, risulta che l’Italia ha accumulato il debito pensionistico più elevato tra tutti i paesi avanzati, per allora stimato in misura pari al 242% (OCSE) e 357% (FMI) del PIL. Stando così le cose, ritengo che due fenomeni in particolare dovrebbero destare maggiore preoccupazione per il futuro, anche immediato: il fenomeno dell’evasione contributiva ed il fenomeno, che in parte ne deriva, dei sempre più ri-correnti disavanzi di bilancio.

Quanto invece al problema della garanzia di un assegno pensionistico adeguato, il Rapporto  OECD-Pensions at glance 2014 evidenzia correttamente l’opportunità o la necessità, che ritengo più conforme alle esigenze del nostro paese, di “aumentare il ruolo complementare delle pensioni private (…) attraverso l’obbligo o l’adesione automatica”. Aggiungo, su base anche contrattuale e, se ritenuto piuttosto opportuno, modulata dall’introduzione di clausole di tipo “opting out”.    (Angelo Giubileo)

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