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10 consigli per gli investimenti “fai da te”

Prendersela con il “fai da te” negli investimenti è diventato lo sport nazionale di reti bancarie e di promotori che, con toni da predicatore da alto Medioevo, mettono in guardia i risparmiatori contro l’abisso oscuro nel quale stanno per precipitare.

La ragione principale dietro queste prediche degne di Girolamo Savonarola è semplice: parliamo di venditori di prodotti finanziari, in enorme conflitto d’interesse; per loro il “fai da te” è la fine di un lauto banchetto alle spese dei risparmiatori.

La verità è che il “fai da te” è possibile senza finire nell’inferno dei risparmiatori, anche se non si ha un dottorato in Finanza. Occorre però evitare atteggiamenti sbrigativi e superficiali, applicarsi un po’ ed attenersi ad alcune regole d’oro. Ecco 10 consigli (certamente non esaustivi) per chi vuol far da solo.

1. Imparate le basi

Lasciando da parte i casi di grandi patrimoni con situazione complesse alle spalle, investire i propri risparmi è, per un numero elevatissimo di risparmiatori, un problema piuttosto semplice, con soluzioni ancora più semplici. In questi casi non serve una cultura finanziaria specialistica. Però occorre conoscere gli strumenti finanziari e i principi del loro utilizzo (spiegati per esempio in questo agile e-book di “Finanza per tutti”), serve sapere leggere prospetti informativi e report di rischio, monitorando la situazione e mantenendosi informati. Non è più difficile che imparare a fare lavori di bricolage in casa: molte persone li evitano e non ne vogliono sapere (…legittimo), ma tante persone ci si dedicano con passione e buoni risultati. Basta non strafare.

Seguire il nostro blog e caricare (gratis) il vostro portafoglio sul sito AdviseOnly è un buon inizio.

2. Imparate a conoscervi

I risparmiatori sono i peggiori nemici di sé stessi. Analizzate freddamente la vostra situazione e cercate di individuare il vostro profilo di investitore, meglio se con l’aiuto di un test fornito da soggetti indipendenti. Per esempio, il Test del DNA Finanziario. Ma senza dimenticare di avere un cervello tutto vostro.

3. Fissate chiaramente obiettivi e tempi dell’investimento

Per cosa risparmiate? Per la pensione, per i vostri figli? Per iniziare un’attività in proprio? Individuate lo scopo e, indicativamente, il tempo a disposizione per ottenerlo, cioè la durata dell’investimento. Siate realistici e pragmatici nel costruire il portafoglio. E tutte le volte che potete, mirate lontano: investite a lungo termine.

4. Assumete rischi congrui

Poiché non esistono pasti gratis e il risk-free non è mai realmente esistito, si possono realizzareperformance positive solo se si assumono congrue dosi di rischio. Attenzione però: l’assunzione di rischi è condizione necessaria ma non sufficiente per ottenere performance positive. Senza esagerare, né restare paralizzati dalla paura: il rischio del proprio portafoglio deve essere in linea con i propri obiettivi, altrimenti non li si raggiungeranno mai.

Quando dico “congrui”, intendo non solo per entità, ma anche per qualità. Per esempio, se avete un portafoglio destinato a produrre un reddito integrativo, è inutile che vi preoccupiate del rischio di volatilità nel breve e medio periodo; il focus deve essere sull’elevato flusso di cedole e dividendi e sulla difesa dall’inflazione. Se invece avete denaro investito con orizzonte 1-2 anni, perché quel denaro vi serve per aprire (ad esempio) un’attività, è da pazzi riempirsi il portafoglio di rischi di mercato: in questo caso la volatilità di breve-medio periodo conta eccome.

5. Diversificate gli investimenti

Non mettete tutte le uova nel medesimo paniere. Non mi stancherò mai di ripeterlo, perché è una regola base, sostenuta dal buon senso e dalla Teoria delle Decisioni. Certo, diversificare non significa solo creare un conglomerato confuso di strumenti finanziari, occorre una certa logica, che però non è difficile da assimilare.

E anche una buona asset allocation, che è la principale fonte di rendimento. E ricordate che nel lungo termine (ultimi 115 anni) e al netto del potere erosivo dell’inflazione, il rendimento medio annuo delle azioni batte quello delle obbligazioni del 3,3% e quello della liquidità del 4,3%[1]. Quando avete dei dubbi, respirate profondo un paio di volte e poi rileggetevi questi numeri.

6. Scegliete strumenti finanziari semplici

Per molti risparmiatori con esigenze standard, anche solo un singolo buon fondo comune bilanciato con costi accettabili, oppure un portafoglio di 2-3 ETF ad ampio spettro può essere tutto ciò che serve. Spesso non c’è necessità di avere portafogli complicati.

Ricordatevi che esiste una selva di prodotti finanziari e che l’industria del risparmio ricerca sempre soluzioni d’investimento di complessità crescente per due motivi:

  • creare l’effetto “novità”;
  • per nascondere meglio i costi (ad esempio commissioni) agli occhi inesperti.

Non seguite le lucciole di chi vi propone un fondo o una gestione patrimoniale perché “quest’anno ha battuto l’indice benchmark, ha alfa positivo, ecc”: il benchmark non serve per fare la spesa o per mandare i figli a scuola. E di alfa in giro ce n’è davvero poco.

In generale, diffidate di chi vuole vendervi soluzioni complesse: se non capite, e non siete convinti, non comprate. Semplice. E comunque, rinviando al punto 1, imparate a leggere e capire i documenti informativi degli investimenti (li approfondiremo in una serie di post in futuro).

7. Badate ai costi degli investimenti

Altro tormentone. Super-giustificato, però: i costi sono l’unica componente certa, insieme alla tassazione, della performance degli investimenti, e molto spesso sono elevati, non per la qualità intrinseca del prodotto finanziario (e del servizio accessorio), ma solo per remunerare chi vende il prodotto. Quindi, valutate bene i costi, e pagate solo per ciò che vi serve davvero. Inoltre, guardatevi attorno, senza fidarvi (ad esempio) ciecamente della vostra banca solo perché “eh, ci vado da vent’anni, li conosco bene”.

I costi sono in grado di influenzare enormemente il risultato del vostro investimento: 1% di commissioni annue risparmiate su un investimento a 10 anni significa avere l’11% di capitale in più alla fine, a parità di altre condizioni; se, per esempio, avete investito inzialmente 15mila euro, si tratta di circa 2700 euro in più per voi.

8. Siate pazienti e calmi

La gestione di un portafoglio personale non è un’attività da scattista, bensì da fondista, come un maratoneta: occorre stabilire obiettivi ragionevoli e attenersi ad essi con disciplina, senza deviare alla prima difficoltà. Preparatevi quindi a gestire le inevitabili situazioni di crisi (in una maratona sono quasi sempre dopo il trentesimo chilometro, negli investimenti invece possono capitare in qualsiasi momento, improvvisamente).

9. Non inseguite il market timing perfetto

Cercare la perfezione nel momento di acquisto o di vendita è difficilissimo, quasi impossibile, anche per i professionisti. Quindi, attenetevi ai vostri obiettivi, con buon senso e una certa umiltà. E ricordatevi che gli investitori ottengono risultati peggiori dei fondi comuni nei quali investono: in media l’1,5% all’anno. Questo perché cercano spesso il “momento giusto”, anziché restare fedeli alla linea strategica. I micro-movimenti effettuati nell’isterica ricerca del timing perfetto sono solo rumore: perciò evitateli. Se potete, invece, investite i risparmi regolarmente mentre si formano (PAC), con regolarità: il portafoglio e la vostra tranquillità ne trarranno grande beneficio.

10. Interessatevi dei vostri investimenti

Il denaro è materia deperibile e volatile, se non gestito bene. Non è difficile farlo, ma ci vuole un po’ di metodo da parte vostra. Quindi monitorate regolarmente il portafoglio, in termini di asset allocation,performance conseguita, rischi sopportati, rischi attesi, liquidità, costi (tutte cose che avete, gratis, se caricate il vostro portafoglio sul sito www.adviseonly.com): basta un’occhiata alle grandezze chiave una volta ogni 5-10 giorni. Seguite l’evoluzione dei mercati e dell’economia, ma senza esagerare: ogni giorno i media devono trovare un titolo che “buca”, ma gli eventi e i fatti importanti sono invece pochi.

Insomma, abbiate cura del vostro portafoglio. Del resto, se non lo fate voi, chi dovrebbe farlo?

[1] Dati riferiti al periodo 1900- 2014, secondo il Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2015 redatto da E. Dimson, P. Marsh e M. Staunton della London Business School.

Raffaele Zenti

Raffaele Zenti

Uno dei fondatori di Advise Only, responsabile del Financial Strategies Group. Esperto di finanza e di gestione dei rischi, Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all’Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell’Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra gli altri, il Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri sulla scelta degli investimenti e la gestione dei rischi. Un passato da triathleta, si ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning

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