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5 ragioni per cui la Fed potrebbe rinviare l’aumento dei tassi

Uno dei temi caldi del momento sui mercati finanziari è se la Banca centrale americana alzerà i tassi d’interesse a settembre. All’interno della Fed il Comitato di politica monetaria (FOMC) è diviso, e anche all’esterno le opinioni sono eterogenee.
Al summit di Jackson Hole, dove si sono riuniti i banchieri centrali di mezzo mondo, il numero due della Fed, Stanley Fisher, ha detto che per il momento non è stata presa alcuna decisione in merito ai tassi d’interesse USA.
Alcuni giorni prima del summit William Dudley, presidente della Fed di New York, si era detto contrario ad un aumento dei tassi a settembre, a causa della fragilità dei mercati finanziari.
Invece James Bullard, presidente della Fed di St. Louis, aveva espresso un giudizio favorevole a un rialzo nel più breve tempo possibile, giustificato dalle condizioni economiche americane.
In una recente intervista Raghuram Rajan, governatore della Reserve Bank of India, ha detto che l’avvio di un processo di graduale normalizzazione della politica monetaria americana è inevitabile, e prima o poi deve cominciare.
Il numero uno del fondo di Hong Kong Mandarin Capital, Alberto Forchielli, su questo blog si è detto convinto che la Fed alzerà i tassi a settembre dello 0,25%, nonostante la crisi cinese.
Esistono secondo me diverse motivazioni per cui si può dubitare di un rialzo dei tassi d’interesse nel mese di settembre.
1. Il rafforzamento cospicuo e rapido del dollaro, che favorisce lo status quo. In particolare, l’apprezzamento della valuta americana sostiene le spese americane all’estero e scoraggia le esportazioni americane. La guerra valutaria globale ha infatti portato il Trade Weighted US Dollar Index ai livelli più alti di oltre un decennio; ciò ovviamente non aiuta il settore manifatturiero americano e nemmeno alcuni settori dei servizi.
2. Il crollo dei prezzi delle materie prime. Il Bloomberg Commodity Index è ai livelli più bassi dal 2002. Tale crollo, guidato dai prezzi del petrolio e dei metalli industriali, favorisce le pressioni disinflazionistiche. Sebbene alcuni osservatori ritengano sia un fenomeno transitorio, il pieno impatto sull’economia deve ancora farsi sentire.
3. Il brusco calo del tasso atteso d’inflazione di breakeven. La caduta dei prezzi delle materie prime accompagnata dal rallentamento dell’economia cinese hanno portato il tasso atteso d’inflazione dibreakeven americano a 10 anni ai livelli prossimi del 2010, molto bassi.
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4. La poca evidenza di pressioni salariali. Uno degli argomenti a sostegno di un aumento dei tassi d’interesse è legato alle attese di un incremento delle pressioni salariali. Tuttavia, le difficili condizioni del mercato del lavoro e le crescenti diseguaglianze si riflettono anche sui salari e sui redditi. Le retribuzioni medie per ora lavorata negli Stati Uniti continuano a crescere in termini nominali del 2% circa l’anno. Inoltre la cospicua forza del dollaro potrebbe spingere la produzione di società statunitensi altrove (ad esempio in Messico), limitando per questa via la crescita dei salari americani. Infine, l’aumento dei costi di affitto (che si riflettono nell’indice dei prezzi al consumo) non aiutano i redditi medi delle famiglie americane (in termini reali). E un aumento dei tassi d’interesse potrebbe generare ulteriori aumenti nel costo degli affitti per effetto dell’incremento degli interessi dei mutui.
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5. Le preoccupazioni legate allo scoppio di “bolle” presenti sui mercati finanziari. Alcuni sono preoccupati che il rialzo dei tassi d’interesse possa provocare lo scoppio di quelle che considerano bolle speculative sui mercati finanziari (ad esempio sul mercato azionario USA) e mettere in pericolo l’intera economia reale. Nel contesto economico in cui viviamo, con la Cina che rallenta, con l’eurozona che fatica a riprendersi, il crollo dei prezzi delle materie prime, un eventuale scoppio di bolle finanziarie potrebbe indebolire l’economia globale.
In conclusione, alla domanda “La Fed aumenterà i tassi d’interesse a settembre?”, la risposta per me dovrebbe essere chiaramente “no”.
Non ci resta che aspettare le decisioni che verranno prese al prossimo vertice della Fed del 16 e 17 settembre 2015. Seguiteci sulla nostra pagina Facebook, Twitter e su questo blog per restare aggiornati!
Pasquale Rossi

Pasquale Rossi

Portfolio advisor ed analista macroeconomico in AdviseOnly, svolge analisi economiche e finanziarie finalizzate alla costruzione di strategie d’investimento di portafoglio.Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all’Università degli Studi di Roma I “La Sapienza” ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). È entrato a far parte del team financial strategies group di AdviseOnly dopo un’esperienza consulenziale in KPMG

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