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QUELLO STRANO PAESE CHIAMATO ITALIA.

Dell’Italia crediamo di sapere tutto: capitale Roma, 20 regioni, 110 province (mica sono state cancellate sul serio, suvvia), 8.092 comuni (con una media di 7.511 abitanti per comune), 201,7 abitanti per kmq, 60.782.886 abitanti (questo e gli altri dati sono riferiti al 31.1.2013, fonte ISTAT), 25.791.690 famiglie (composta in media da 2,36 persone), 48,5% maschi e 51,5% femmine, 8,1% stranieri, età media della popolazione 43,5 anni, crescita annua della popolazione +0,25% (periodo 2008-2013), un saldo demografico positivo di 1.096.441 abitanti che sono il saldo fra un -86.426 residenti (differenza fra 514.308 nascite e 600.744 decessi: gli italiani diminuiscono in numero, talora si è tentati di aggiungere: anche in qualità) e +1.183.877 immigrati.
I 5 comuni più popolosi sono Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo; le 5 regioni con l’età media più alta sono Liguria (47,58 anni), Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Piemonte e Umbria, le 5 province con l’età media più alta sono Savona, Trieste, Genova, Ferrara e La Spezia. Il 21,17% della popolazione residente ha più di 65 anni, quella sotto i 24 anni sono il 23,89% dei residenti e questo già molto lascia intendere sul trend demografico che attende il paese. La regione con l’indice di vecchiaia (Indice di Vecchiaia = (Popolazione > 65 anni / Popolazione 0-14 anni) * 100) più alto è la Liguria con un indice 238,2 (media italiana: 151,4), seguita dal Friuli Venezia Giulia (191,8), con in fondo alla classifica Campania (106,4) e Trentino Alto Adige (122,7).
Il 47,88% degli italiani sono sposati, il 2,09% risultano divorziati, i vedovi sono l’1,20% e le vedove il 6,21%: 5 volte il numero dei vedovi, un dato statistico interessante che farà sorridere solo una metà del cielo.
Il tasso di natalità (Tasso di Natalità = (Nati / Popolazione media) * 1.000) a livello nazionale è 8,5; la regione dove si nasce di più è il Trentino Alto Adige (9,9) seguita da Lazio (9,1), Campania (9,9), Lombardia (8,9) e Sicilia (8,8); quelle in fondo alla classifica sono Liguria (7,0), Basilicata (7,1), Sardegna (7,2) e Molise (7,2).
La densità demografica italiana di 201,7 abitanti/kmq si confronta con una densità di 432 in Campania, 418 in Lombardia, 341 nel Lazio, 294 in Liguria; all’altro estremo, abbiamo Valle d’Aosta (39), Basilicata (58), Sardegna (69) e Molise (71).
In Lombardia vivono 9.973.397 persone (il 16,4% dei residenti), seguita da Lazio (5.870.451, il 9,7%), Campania (5.869.965, il 9,7%), Sicilia (5.094.937, l’8,4%), il Veneto (4.926.818, l’8,1%); queste 5 regioni pesano per il 52,2% della popolazione totale.
Gli stranieri presenti nel paese erano 4.922.085 a fine 2013, in crescita di 536.364 unità sul dicembre 2012; romeni e romene erano il 21,19% di tutti gli stranieri, seguiti da albanesi (10,56%), marocchini (9,90%), cinesi (4,59%), ucraini (4,39%), filippini (2,94%), moldavi (2,86%). Se la media di presenza di stranieri in Italia è l’8,1% della popolazione, il quadro è più vario: in Emilia la percentuale di stranieri è il 14,9% dei residenti, in Lombardia l’11,3%, in Umbria l’11,1%, nel Lazio il 10,5%, in Veneto il 10,4%, in Toscana il 10,3%; ma sono il 2,5% in Sardegna, il 2,7% in Puglia, il 2,9% in Basilicata, il 3,2% in Sicilia. Il tasso di crescita degli stranieri in Italia (Tasso di Crescita Stranieri = Tasso di Natalità Stranieri – Tasso di Mortalità Stranieri + Tasso Migratorio Stranieri) è 108,6 (media), con un massimo nel Lazio (225,3) e Campania (161,3), ed un minimo in Valle d’Aosta (19,8) e Marche (43,5).
Le differenze fra le regioni sono molte e danno l’idea di quanto sia difficile rappresentare in modo unitario un paese invecchiato, che vede diminuire i cittadini autoctoni, che non riesce ad integrare adeguatamente quanti vi arrivano, che ha grandi città e piccoli paesi, zone ad elevata densità abitativa (con i riflessi positivi e negativi, con questi ultimi spesso superiori a quelli positivi) e quasi disabitate. Una pennellata con colori dai forti contrasti.

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