Annunci

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO. SI TORNA INDIETRO?

Featured image

DISTRIBUZIONE AL DETTAGLIO IN ITALIA

La distribuzione commerciale in Italia sta vivendo una crisi profonda, che ne mette in discussione l’impianto generale e normativo.

Scorrendo la storia del commercio, dobbiamo dividere l’evoluzione in tre periodi distinti, regolati da norme distinte.

Prima del 1998, i negozi, regolati dalla famosa legge 426 del 1974, potevano essere gestiti con il possesso di Licenze autorizzative, che sottoponevano la distribuzione e la dislocazione dei punti vendita, al controllo ed alla regolamentazione dei Comuni. Per poter gestire un esercizio commerciale, si doveva essere in possesso di requisiti specifici, frutto di corsi di preparazione o studi scolastici, che certificavano l’idoneità a trattare la vendita di prodotti. Tale vendita non era libera nella merceologia, ma suddivisa in Tabelle, che imponevano la trattazione di determinati generi e non altri. Per esempio alimentari freschi, abbigliamento, calzature, prodotti per autoricambi, etc.

Nel 1998 il decreto Bersani riformò il commercio dopo quasi 30 anni di L. 426: sparirono le tabelle merceologiche, ridotte a 2 (generi alimentari e non alimentari). Venne eliminata l’autorizzazione per gli esercizi fino a 150 mq (nei comuni fino a 10.000 abitanti) o 250 mq (nei comuni con più di 10.000 abitanti). Per le Medie Superfici di Vendita (fino a 1.500 mq nei comuni fino a 10.000 abitanti, e 2.500 nei comuni >10.000) e grandi superfici divenne obbligatorio il parere della Conferenza di servizi.

Venendo meno l’autorizzazione amministrativa, si attuò la prima (e per ora unica completamente attiva) liberalizzazione di una professione: la vecchia vendita della Licenza, che veniva considerata come una sorta di “buonuscita” per il commerciante, non ebbe più ragione di esistere, bastando una comunicazione al Comune dell’apertura di un negozio (se non per generi soggetti ad altre autorizzazioni specifiche), senza neanche più il vincolo della distanza tra negozi simili.

Nel settembre del 2001 si approvò  la riforma del Titolo V della Costituzione che previde soprattutto la delega alle Regioni per le materie attinenti al commercio.

Infine, nel Gennaio del 2012, entrò in vigore la Riforma c.d. Salva Italia predisposta dal Governo Monti con scopi di ripresa ed aumento dell’occupazione,  con la liberalizzazione totale degli orari di apertura, 24 ore giornaliere e 365 giorni l’anno, anche a seguito delle istanze delle principali Organizzazioni della GDO (prime fra tutte Federdistribuzione e Ancd). Successive proposte di Legge volte a limitare in alcuni giorni dell’anno, le libertà di apertura, non vennero comunque approvate.

La nostra analisi verterà ora sugli effetti di queste riforme e sull’andamento del commercio in questi ultimi due anni, per capire se le previsioni di incremento occupazionale e di fatturato si sono verificate e se no, per quali motivi.

Featured image

La tabella precedente ci permette di analizzare l’andamento delle vendite al dettaglio in Italia dal 2012 (anno di applicazione della riforma degli orari) al Dicembre 2014.

Possiamo notare che la liberalizzazione delle aperture non ha portato particolari benefici sul totale degli acquisti. Sicuramente ha inciso la crisi globale dell’economia ed è stato un beneficio per gli Occupati in altri settori, che hanno potuto effettuare acquisti o visite nei punti vendita anche la domenica, con più libertà e tempo. Vediamo comunque un calo generalizzato negli indici tendenziali in quasi tutti i mesi degli anni riportati e per ogni tipo di forma distributiva.

Featured image

La tabella qui sopra riporta invece i dati scorporati per Area Territoriale, anno e ultimo trimestre 2014. I numeri variano di poco, anche rilevando che la Tabella Istat non è ancora definitiva per l’ultimo periodo e quella Nielsen-Infoscan lavora su rilevazioni catturate in modo diverso.

E sono comunque negativi, anno su anno, rilevando la grave difficoltà del comparto commerciale e del turismo. Secondo le stime Confesercenti, nei due settori tra gennaio e dicembre hanno chiuso 91.975 imprese, a fronte di 56.677 nuove aperture, per un saldo finale negativo di 35.298 attività. E le Aziende che aprono hanno una vita sempre più breve: la percentuale di quelle che cessano l’attività dopo 3 anni è ormai sopra il 40%, mentre nel 2000 era sotto il 30%.

Le imprese si sono difese con le promozioni: le ha praticate l’83% degli attori, per uno sconto medio del 27%. In totale, secondo le stime, nel 2014 la pressione promozionale (la quota di prodotti in offerta sul totale), in tutti i comparti del Commercio ha raggiunto il 30%. Nel 2007 era il 22,4%.

Featured image

Questi elementi fanno comunque comprendere come, al di là delle poche vendite in più ottenute con le aperture domenicali, la crisi ha colpito duramente, tanto da obbligare alla riduzione generalizzata dei margini di contribuzione e portato così alle tante scomparse rilevate dai dati ufficiali.

Fortunatamente, i dati degli ultimi mesi del 2014, vedono un rallentamento delle chiusure di attività, mentre per alcuni comparti si registra il ritorno alla crescita del numero di imprese: soprattutto nel commercio ambulante e nel commercio al dettaglio in sede fissa di prodotti moda, alimentari e di informatica. Continua invece la crisi del dettaglio fisso di prodotti alimentari non specializzati e delle edicole.

Federdistribuzione (organizzazione delle Imprese della GDO) dichiara un aumento degli occupati, a parità di perimetro di consolidamento, di 4.200 unità e di circa 400 milioni di stipendi, contro un aumento dello 0,8% del fatturato (dati Nielsen). Vengono inoltre enunciati aumenti di costi per le Aperture festive, pari a circa il 4% del totale annuo.

Featured image

Un’altra analisi rivolta alle abitudini dei Consumatori, rileva che il grande afflusso che si aveva in prossimità del Sabato, il quale valeva circa il 40% degli scontrini settimanali, si è ridotto spalmandosi sulle domeniche, arricchendole anche di coloro che sarebbero andati a fare acquisti il lunedì ed il venerdì.

Featured image

Infine, l’ultimo dato rilevato dalla Nielsen che vorremmo riportare, ci spiega cosa viene acquistato dai Visitatori nei negozi della GDO (che usiamo per comodità come parametro di riferimento delle abitudini generali di acquisto)

Featured image

Vediamo che in effetti la domenica viene considerata un momento per effettuare gli acquisti di prodotti primari soprattutto (alimentari ed abbigliamento), forse perché si ha più tempo e la famiglia è pressoché al completo.

I dati sopra riportati vengono interpretati diversamente secondo gli esegeti: secondo Federdistribuzione “l’offrire più momenti e occasioni d’acquisto stimola i consumi, soprattutto quelli non alimentari, e pertanto aiuta a sostenere i fatturati, fatto estremamente rilevante in una situazione di debolezza della domanda interna. Per i consumatori le aperture domenicali e festive sono un servizio: aumentando il tempo a disposizione per gli acquisti danno più opportunità di fare una spesa ragionata. E, a due anni dal Salva Italia, questa è ormai divenuta un’abitudine consolidata. Inoltre nei giorni di festa in media vi sono già oltre 3 milioni di persone che lavorano in altri settori (come ristorazione, turismo, ecc.) e, per quanto riguarda i lavoratori della grande distribuzione, metà di coloro che risultato impegnati la domenica lo fa su base volontaria”.

Dall’altra parte della barricata vi è la Confesercenti (organizzazione del piccolo commercio) la quale dichiara che  “pur essendo a favore dell’incremento della produttività, mettendola sul piano puramente economico, la liberalizzazione non ha portato un centesimo in più di ricavi, ma mette solo a rischio la pluralità di scelta da parte del consumatore perché le possibilità della grande impresa distributiva di organizzarsi sono ben diverse da quelle del piccolo commercio di vicinato. Poi, un conto è la situazione delle città, un’altra quella dei centri commerciali. La liberalizzazione totale, che costituisce un unicum in Europa,  avrebbe dovuto stimolare la concorrenza, favorire nuova occupazione e rilanciare consumi attraverso l’incremento delle occasioni di acquisto per le famiglie italiane. Constatiamo che l’intervento non ha raggiunto alcuno dei tre obiettivi: nel biennio in cui è stato in vigore la spesa delle famiglie è crollata come non mai nella storia della Repubblica italiana, mentre i posti di lavoro offerti dal settore, sotto forma di occupazione dipendente ed indipendente, sono diminuiti drammaticamente”.

“Anche sul fronte della concorrenza – prosegue la Confesercenti – l’effetto della liberalizzazione è stato controproducente: la concentrazione dei consumi nei weekend ha favorito solo la grande distribuzione, contribuendo all’aumento dell’erosione di quote di mercato della gran parte dei piccoli esercizi. Che non possono sostenere l’aggravio di costi, diretto ed indiretto, in particolare a valere sul fattore lavoro, derivante da un regime di apertura continua che non ha eguali in Europa e che ha portato ad un accelerazione dell’emorragia di imprese nel settore: nei primi due anni di applicazione della norma si registra un saldo negativo di più di 38mila unità tra aperture e cessazioni di attività”.

Una analisi serena della situazione, ci porta a comprendere che questa normativa sta creando una ridistribuzione delle vendite per settore, ove la GDO riesce ad aprire anche 80 ore settimanali ed intercettare i bisogni dei consumatori come sopra identificati; dall’altro lato, i piccoli negozi a gestione famigliare o con poco personale, non riescono a coprire adeguatamente i turni settimanali e tendono a venire esclusi dal circuito dei consumatori delle giornate festive che, dopo un paio di anni di nuovo regime, sono diventati una platea compatta e dalle abitudini consolidate. Il risultato nel lungo periodo sarà uno spostamento importante di consumi, soprattutto quelli della fascia medio-bassa, a favore delle Grandi Superfici che, anche se attualmente con alcuni evidenti problemi finanziari, stanno operando uno sforzo di conquista delle nuove abitudini di consumo, a scapito di piccole realtà dei Centri Città (che spesso soffrono anche di altri problemi di accesso e strutture) e degli stessi punti vendita delle Gallerie Commerciali presenti all’interno dei Parchi Commerciali. Questi ultimi sempre di più stanno liberando i locali, soprattutto se gestiti da piccole organizzazioni, sempre a causa dei lunghissimi turni di apertura. Stessi panorami si possono osservare nelle Vie delle Città ove le vetrine abbassate definitivamente stanno aumentando in misura preoccupante.

Vediamo infine cosa avviene intorno alla nostra Nazione a livello di regolamenti degli orari.

Negli altri Stati europei la situazione è variegata: in Germania in settimana le aperture sono libere nella durata mentre sono possibili le aperture solo 10 domeniche all’anno, dalle 13 alle 20. Baviera, Saar, Renania e Sassonia hanno limitazioni di orario serali e notturne negli altri giorni della settimana. Il Regno Unito regola le aperture con la  possibilità di effettuarle per 24 ore al giorno, mentre la domenica è possibile solo per i negozi di superficie inferiore a 280 metri quadrati; per gli esercizi di maggiore dimensione sono possibili solo 6 ore tra le 10 e le 18. In Francia in settimana le aperture possono essere effettuate dalle 9 alle 21, mentre possono aprire, dalle 9 alle 22, i centri commerciali di Parigi, Lilla, Marsiglia e delle località turistiche. I piccoli negozi alimentari possono aprire ovunque, ma al massimo dalle 9 alle 13. Anche in Spagna, dove la settimana è libera nelle 24 ore, le aperture domenicali sono regolate sulla base delle autonomie regionali, per cui è possibile aprire da un minimo di 8 a un massimo di 12 domeniche all’anno. Le regioni possono individuare le località turistiche in cui aprire tutte le domeniche. In Austria infine in settimana gli esercizi commerciali possono aprire dalle 5 alle 21 (il sabato dalle 5 alle 18) ed è stabilita la chiusura domenicale totale per tutto l’anno con la sola eccezione delle località turistiche, identificate su base regionale.

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: