SHANGHAI: IL MERCATINO DEI MATRIMONI

DSCF3201Gap di genere, frenesia del capitalismo “con caratteristiche cinesi”, barriere economiche: per i cinesi è sempre più difficile trovare un partner (e per i genitori combinare l’unione). Per questo intervengono i mercati dei matrimoni, luoghi d’incontro, ma soprattutto di scambio.

Di Rebecca ARCESATI, 2 ottobre 2015

In Piazza del Popolo, nel cuore pulsante della Perla d’Oriente, circondato da incombenti grattacieli, banche, ristoranti, aziende, hotel e vie dello shopping, c’è un parco tranquillo che sembra chiuso in una bolla, dove i cittadini amano ritrovarsi e passare il tempo libero attorno ai laghetti. Passeggiando in questo luogo ovattato, si scorda per un attimo la frenesia dello sviluppo cinese. Il finesettimana, però, ci si imbatte in un mercato speciale, per ricordarci che anche i matrimoni, in Cina, sono affari.

Donna, classe 1986. Altezza 1,65. Bachelor presso famosa università di Shanghai. Analista finanziaria per impresa straniera. Salario generoso. Cerca: almeno 1,75. Titolo minimo: bachelor. Registrazione familiare non limitata [permesso di residenza della città, con tutti i benefici del caso, come spiega China Analysis in questo articolo, NDR]. Stipendio mensile a partire da 10000 yuan. Buone qualità personali.” I manifesti, del tutto simili a curriculum, includono il numero di telefono e a volte foto ammiccanti; alcuni (forse i più disillusi) si limitano alla presentazione del proprio profilo, senza avanzare pretese. Insomma, un social network in carne e ossa nel centro di Shanghai, così come ce ne sono in tutta la Cina, per trovare un partner.

Gli avvisi sono appesi, a terra o esposti a raggiera su ombrelli colorati, le buste plastificate ancora bagnate di pioggia. Decine di persone, soprattutto di mezza età, esaminano gli annunci, prendono appunti, qualcuno telefona.  Dopo che un uomo sulla sessantina, un sorriso complice, mi chiede se cerco un fidanzato, mi rivolgo ad una delle anziane organizzatrici, che hanno tutta l’aria di gestire un’agenzia di incontri. La signora mi spiega che sono tutte volontarie e il servizio è assolutamente gratuito; non ci credo fino in fondo, dato il fiuto per il business dei cinesi. Del resto il giro d’affari delle piattaforme di online-dating è di oltre 300 milioni di dollari. Jiayuan.com, la più famosa, ha oltre 56 milioni di utenti ed è quotata al Nasdaq dal 2011.

La signora mi spiega il funzionamento del mercatino:“I genitori vengono qui per cercare marito, o moglie, ai figli. A volte viene anche qualche single, non sempre giovane, a cercare per sé. E’ una bella cosa, no? Oggi, tutti lavorano troppo e non c’è più il tempo per trovare un partner, molti rischiano di rimanere soli. Si guardano le caratteristiche e se il profilo va bene si organizza un incontro”. Vedendo la mia perplessità, aggiunge: “Guarda che poi, se non ci si piace, si prova con qualcun altro! Anche l’amore è importante”.

Ma di fatto, nella complessa tradizione confuciana dei matrimoni combinati, lo spazio dell’amore è da sempre limitato. E oggi che la società evolve a ritmi impressionanti, la tradizione, lungi dallo scomparire, si adatta. In un Paese con circa 180 milioni di single (dato 2013), i genitori accorrono in posti come questo ansiosi di trovare un partner adeguato all’unico, prezioso figlio/figlia (frutto della politica di pianificazione delle nascite), spesso fuori dall’età da matrimonio considerata accettabile dalle rigide norme sociali. Se oltre i 26-27 anni sei ancora single, vieni etichettato come “avanzato” (shen), specie se sei donna. In pratica, vieni considerato fuori dal mercato. Secondo le statistiche, una donna su 5 tra i 25 e i 29 anni è single.

Certo, gli scapoli non hanno vita facile. La politica del figlio unico e la preferenza per gli eredi maschi hanno prodotto un profondo gap di genere. Secondo l’Accademia Cinese di Scienze Sociali, nel 2020 ci sarà potenzialmente un surplus di 24 milioni di celibi sul mercato, a fronte di una debole offerta di donne: un’enorme distorsione nel mercato matrimoniale. Un ottimo articolo di N. Eberstadt su Foreign Affairs spiega che secondo le proiezioni, entro il 2030 più del 25% degli uomini cinesi verso i quaranta non avrà trovato moglie. Il problema sarà probabilmente “più acuto nelle campagne cinesi, poiché la popolazione rurale, povera e non istruita, perderà di più nella competizione per le spose”. Tanto più che le abitanti delle campagne si sposano principalmente per ottenere un permesso di residenza urbana, dunque prediligono mariti provenienti dalle città.

Se le donne hanno a disposizione una gamma di prodotti (uomini disponibili) più ampia tra cui scegliere, sperimentano nondimeno le maggiori difficoltà. E’ molto popolare, anche sui media, il termine dispregiativo shengnu, “donna avanzata”, per indicare la categoria di donne del ceto medio, vicine ai 30, con un alto livello di istruzione e un ottimo impiego, ma senza marito. La possibilità di raggiungere posizioni molto alte nella società è il nuovo frutto delle opportunità create dal mercato. Tradizionalmente un marito cinese dovrebbe essere più alto, più vecchio e più benestante e queste donne, mano a mano che vanno avanti con gli anni, fanno sempre più fatica a sistemarsi per due motivi: gli uomini cercano “in basso”, ovvero compagne più giovani e non troppo superiori al loro status; allo stesso tempo, queste donne in carriera, definite di “qualità A”, finiscono per avere aspettative altissime per il futuro padre dei loro figli.

Quali sono dunque i requisiti che un uomo deve avere? Passeggiando nel parco si ha tutta l’impressione che agli individui sia assegnato un valore di mercato, necessità reale e imposta dalle esigenze economiche. Shanghai è una Mecca in cui la vita ha costi vertiginosi e gli stili di vita sono sempre più elevati, ma ovunque in Cina l’investimento necessario per mettere su famiglia è lievitato negli ultimi anni. L’abitazione e lo stipendio mensile sono i fattori economici che pesano di più nella scelta del marito; qualcuno indica poi il tipo di impiego, l’automobile e vari benefit accessori. Un paper congiunto dell’Università di Oxford e della Xi’an Jiaotong University sull’allentamento della pianificazione familiare spiega che molte coppie di figli unici non sfrutteranno la nuova possibilità legale di fare un secondo figlio proprio a causa del costo della vita, dell’istruzione e della mancanza di servizi adeguati per i bambini.

Il possesso di un appartamento rende un uomo particolarmente ambito, perché gli alti prezzi delle proprietà immobiliari e la difficoltà di ottenere prestiti hanno reso impossibile per molti giovani colletti bianchi permettersi un alloggio proprio. A ciò si aggiunge la valenza simbolica della casa, che è vista come una garanzia molto forte  (non solo dai suoceri, come dimostrano le stesse dinamiche del mercato finanziario cinese). In nome dell’amore, ci sono i casi dei cosiddetti “matrimoni nudi”, ovvero senza abitazione, macchina, né cerimonia, ma tanto bene non se la passano. In rete, negli ultimi anni, si è parlato molto degli “schiavi della casa”, giovani coppie che vivono in ristrettezze enormi per pagare il mutuo. Durante il solo 2009 il prezzo medio delle case a Pechino era aumentato del 54% (fino a 16057 yuan/metro quadro), a Shanghai del 22% (16954 yuan/metro quadro), e le famiglie con guadagni medio bassi non erano coperte a sufficienza dal sistema di garanzie residenziali statale. La riforma dell’urbanizzazione intende indirizzare anche questa e altre emergenze di welfare entro il 2020 e lo scorso anno è iniziata la costruzione di 7,4 milioni di unità abitative sussidiate dallo Stato.

Il problema dei single forzati preoccupa il governo, che ha legalizzato questo tipo di incontri pubblici per matrimoni nella speranza di arginare un calo delle unioni del 17%. Non solo, all’EXPO di Shanghai nel 2011, 38 mila persone hanno partecipato alla maxi fiera organizzata per trovare agli “avanzi” un’anima gemella e sono state celebrate 2 mila unioni.

La Cina delle riforme ed apertura al mercato ha visto un’enorme accelerazione dei ritmi di vita e di lavoro per sostenere il boom economico, e gli impegni lavorativi sono certamente una causa della difficoltà a sposarsi. Tuttavia, è il fattore del costo della vita a monopolizzare la scelta del matrimonio. Paradossalmente, le leggi del mercato trovano supporto proprio nelle antiche norme tradizionali confuciane, per cui le dotazioni materiali del genero/nuora contano più di ogni altra cosa. Il matrimonio è, in tutti i sensi, un “affare” di famiglia.

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