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VENDEMMIA E MERCATO 2015. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

L’estate 2015 ha portato temperature elevate, una siccità notevole e l’anticipo della vendemmia (seconda solo a quella del 2003).

I risultati di prodotto sono altrettanto rimarchevoli. Si prevede (dati Coldiretti) che l’Italia supererà la Francia, diventando il primo produttore di vino mondiale. Parliamo di 48,9 milioni di ettolitri previsti, pari ad almeno il 28% dell’intera produzione europea. Le stesse condizioni climatiche favorevoli che hanno garantito un’ottima maturazione delle uve hanno creato i presupposti per cui in diversi territori si possa parlare di annata storica per quantità e qualità.

Le stesse previsioni spiegano che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 45 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), quasi il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante a vini da tavola.

L’andamento della vendemmia sarà particolarmente importante per sostenere le esportazioni che fanno segnare un risultato record ed un incremento del 6,5 per cento in valore, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi 6 mesi del 2015. In Italia il vino genera quasi 9,5 miliardi di fatturato solo dalla vendita del prodotto e dà occupazione a 1,25 milioni di persone. A conferma dell’eccellenza di molte produzioni vinicole italiane, è di Agosto la notizia che il Prosecco per la prima volta nella storia ha superato lo Champagne sul mercato inglese. La novità eclatante, e che in un anno il valore del consumo di Prodotto è cresciuto del 72%, con una progressione impressionante se raffrontata a quella dello Champagne, che sullo stesso Mercato ha segnato un più 1,2%. Parliamo di 339 milioni di sterline per 37,3 milioni di litri per lo spumante italiano contro i 9,8 di quello transalpino. Certo il prezzo a bottiglia è ancora notevolmente più basso, circa 1/4, ma questi dati sono a dir poco strabilianti e danno davvero l’idea di quello che ormai nessuno può evitare di riconoscere: il Prosecco è un fenomeno che non ha pari in nessun settore economico italiano.

NUMERIVINO

L’export nei primi sei mesi 2015 dei primi 9 produttori mondiali riportati nella tabella è stato di 10.4 miliardi di euro, contro 9.6 del 2014. In termini di volumi, l’incremento sfiora il 5%, da 41 a 43 milioni di ettolitri.

Come detto sopra, cresce il valore dell’export complessivo italiano di vino nel primo semestre 2015. Il comparto vitivinicolo all’estero mette a segno in giro d’affari un netto +6,5%, passando dai 2387 ai 2526 milioni di euro, in crescita rispetto anche al dato del primo trimestre (+3,8%). Migliorano anche i dati relativi ai volumi esportati, con una riduzione della flessione dal -2,1% al -1,7%. Un’altra nota positiva è il segno positivo per il valore medio unitario, che passa da 2,40 a 2,60 euro al litro.

L’export italiano perde però leggermente quota di mercato nel mondo, a favore dei paesi in cui la rivalutazione del cambio ha avuto un impatto diretto sul valore dell’export (quando tradotto in Euro), come gli USA e il Cile. Gli USA hanno “subito” la rivalutazione del cambio con un mancato incremento dei volumi, fermi a 2.2 milioni di ettolitri, ma sono balzati a circa 680 milioni di euro in termini di valore, +20%, praticamente raggiungendo il valore dell’Australia. Lo stesso discorso vale, in misura meno marcata, per i cileni, che esportano l’1% in più dei primi 6 mesi 2014 ma crescono di valore del 16% a 750 milioni di euro, confermandosi la “quarta potenza” mondiale nel settore del vino.

Andando invece ad analizzare la situazione dei mercati principali di sbocco, l’export italiano verso i Paesi terzi corre molto più velocemente rispetto alle esportazioni all’interno dell’Unione Europea. La domanda di vino made in Italy nei paesi Extra Ue è cresciuta del 10,8%, mentre nei confini europei dell’Unione del 2,6%. E’ un segnale molto chiaro di come il baricentro dei consumi mondiali di vino si sta spostando sempre di più in aree periferiche rispetto ai produttori e consumatori tradizionali. Sono qui gli spazi più promettenti di crescita per le imprese italiane, come per esempio il mercato statunitense, che giocherà un ruolo sempre più strategico nel futuro del vino italiano.

Ottime le performance dell’export in Asia Centrale (+19,1%), Nord America (+17,1%) ed Estremo Oriente (+9,5%). Le esportazioni entro i confini Ue, come già detto, sono cresciute del 2,6%, mentre le vendite sugli Altri Paesi Europei sono in flessione.

Parlando del mercato del vino domestico, la situazione generale dei consumi impone una riflessione amara. Anche perché i nuovi canali distributivi, come quelli offerti dal web, faticano a sfondare e a sostenere le vendite.

I dati aiutano a fotografare meglio la situazione. Da una parte, Coldiretti spiega l’influsso della crisi sulle tavole degli italiani: dall’inizio della recessione dalle tavole degli italiani si è ridotto il consumo di almeno un bicchiere di vino su cinque ed i consumi di vino sono scesi al minimo storico dall’Unità d’Italia nel 1861. Se all’estero i problemi vengono dalle imitazioni, in Italia sono crollati gli acquisti di vino delle famiglie e i consumi nazionali sono scesi attorno ai 20 milioni di ettolitri, dietro Stati Uniti e Francia, con un taglio del 19 per cento dall’inizio della crisi nel 2008. Se la media di consumo è al di sotto dei 37 litri a persona, solo il 21 per cento degli italiani beve vino tutti i giorni e addirittura quasi la metà degli italiani (48,4 per cento) non lo beve mai durante l’anno, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

Nonostante sia il principale produttore al mondo, l’Italia resta ancora il fanalino di coda nella vendita online, con la penetrazione del canale eCommerce vicina allo 0,2% inferiore ai competitor Spagna e Francia, ma anche a Usa e Cina. A spiegarlo è un rapporto, che comunque mostra dinamismo dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano, per il quale il comparto Food&Wine, sta facendo registrare tassi di crescita del 30% anno su anno. Secondo Tannico, eCommerce di vino con oltre 10.000 clienti e più di 30.000 bottiglie vendute ogni mese, in Italia il canale online è agli esordi e ha davanti a sé ampie possibilità di crescita. La penetrazione rispetto alle vendite totali del mercato è ancora limitata, pari allo 0.2%, contro una media mondiale che si attesta al 1.8%. La motivazione che danno gli Operator a questa situazione è che, malgrado il vino sia parte integrante della cultura popolare la capillarità dei produttori distribuiti sul territorio e la presenza di tanti rivenditori specializzati, ha fatto sì che la domanda si indirizzasse principalmente sul canale fisico. Si nota così che in Italia il grosso della vendita del vino è legato alla grande distribuzione (ipermercati, supermercati, discount e grocery) con una percentuale del 86,3%; il restante 13,7% comprende la vendita diretta e il canale internet con un valore complessivo di 12 miliardi di euro.

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