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THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

HENRY MOORE ALLE TERME DI DIOCLEZIANO

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A vent’anni dall’ultima mostra italiana dedicata a Henry Moore (1898 – 1986), viene presentata alle Terme di Diocleziano a Roma, una monografica sullo scultore inglese con 77 opere, tra sculture, disegni, acquerelli e stampe. La rassegna sarà visitabile fino al 10 Gennaio 2016.

La mostra presenta l’intero percorso creativo di Moore, considerato uno dei più importanti scultori del Novecento per l’abilità tecnica e l’inventiva con cui ha saputo coniugare l’astrattismo e la ricerca della figura umana. MOORE2

Le sue sculture, che raggiungono anche dimensioni monumentali e sono tutte caratterizzate dal peculiare rapporto che si crea tra pieni e vuoti, entrano in dialogo con gli spazi scenografici delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano e con la tradizione classica rappresentata nel percorso espositivo del Museo Nazionale Romano.

Soprattutto ai vuoti è infatti affidato un senso di continuità tra dentro e fuori, cosi che le sculture non vivono solo nello spazio ma nello stesso tempo lo creano, come se spazio e materia scultorea fossero un tutt’uno. Straordinaria la serie delle figure femminili sdraiate, come espressione dell’eterna femminilità, della Madre Terra.

MOORE3L’esposizione si articola su cinque aree tematiche: “L’esplorazione del moderno”, che mostra il precoce sviluppo di Moore quale erede del primitivismo di artisti come Jacob Epstein e Constantin Brancusi fino al raggiungimento di una crescente astrazione della figura, come accade nell’opera di Picasso e dei Surrealisti; “Guerra e pace”, che si focalizza sulla rappresentazione che l’artista dà della sofferenza del periodo bellico e sul suo crescente ruolo pubblico dopo la seconda guerra mondiale; “Madre e figlio”, uno dei suoi più famosi soggetti, quasi un’ossessione presente lungo tutto l’arco della sua carriera, che – in dialogo con la tradizione romanica – produce immagini di amore materno e protezione; “Figura distesa”, il motivo chiave ricorrente delle sue sculture, con cui Moore ha esplorato le possibilità formali della figura femminile, resa quasi astratta, in un continuo confronto col paesaggio; “Scultura negli spazi pubblici”, che comprende opere relative ad alcune delle commissioni pubbliche che lo resero una celebrità internazionale, opere che cercano un dialogo con lo spazio ambientale tendendo alla monumentalità.

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Sessantaquattro opere in mostra provengono dalla Tate che possiede una delle collezioni più ricche e rappresentative al mondo di opere di Henry Moore; alcune opere invece provengono da significativi musei italiani, quali la Collezione di Peggy Guggenheim di Venezia, consentono di ripercorrere il forte legame dell’artista col nostro Paese, a partire dalla sua prima e determinante visita nel 1925, passando per la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948 fino all’amore che ebbe per tutta la vita per la Toscana.

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