IL PROCESSO ALLA MANIPOLAZIONE DI MERCATO.

Dopo 7 anni, arriva a processo la tentata, ed abortita, acquisizione di VW da parte di Porsche. Nel 2008, Porsche vendette 98.652 auto, con un utile aziendale di 13.500 milioni di euro: 11.500 milioni non derivavano però dall’attività caratteristica (produrre e vendere auto sportive) ma da operazioni finanziarie aggressive, come l’acquisto di opzioni “call” per l’acquisto di azioni VW, acquisto iniziato nel 2005 e mai dichiarato alle autorità di controllo ed al mercato; Porsche venne successivamente definita “un fondo hedge con attaccata la produzione di auto”. L’intento di Porsche era raggiungere il controllo di VW, con una acquisizione “ostile” annunciata però solo anni dopo, nell’ottobre 2008, quando la casa di Stoccarda rivelò di possederne il 74,1%, dopo aver negato sino all’ultimo l’acquisto delle opzioni “call”. All’annuncio, la situazione precipitò: Porsche si era infatti pesantemente indebitata per comprare le opzioni; alla notizia del “takeover” le azioni VW schizzarono al rialzo, e molti investitori professionali (fra cui hedge funds) che avevano scommesso sulla caduta del prezzo delle azioni VW, vendendo allo scoperto azioni con l’intento di ricomprarle ad un prezzo più basso, dovettero effettuare acquisti delle azioni, nel frattempo “volate all’insù”, per “ricoprirsi”; ne scaturì una serie di cause civili, ancora aperte; infine, le banche chiesero a Porsche il rimborso di 13 miliardi di prestiti concessi ed utilizzati per l’acquisto delle opzioni. La VW reagì acquistando il 49,9% di Porsche, innescando una reazione incontrollata che terminò solo nel luglio 2012, quando la VW acquistò la restante parte delle azioni Porsche per 4.460 milioni di euro, raggiungendo quindi il controllo al 100%. Dopo 7 anni, il management ex-Porsche è ora chiamato in aula a difendersi dall’accusa, oltraggiosa, di manipolazione di mercato.

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