LA RICERCA DI TRANSPARENCY.

La direttiva UE sulla Transparency (introdotta nel 2001, integrata nel 2003, modificata nel 2013) ha come obiettivo l’armonizzazione degli obblighi di trasparenza nella informativa relativa agli emittenti di valori mobiliari (le società quotate) ammessi alla negoziazione sui mercati regolamentati (Borsa Italiana, AIM); il MEF ha avviato una consultazione fra gli operatori di mercato su alcune modifiche, da esso proposte, per adeguare le norme del TUF (Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) alla direttiva UE; fra le modifiche proposte, assume rilevanza la proposta di innalzare la soglia da cui scatta l’obbligo di comunicazione alla Consob (e quindi, al mercato) del superamento del possesso azionario delle società quotate, oggi al 2% per le società di grande dimensione ed al 5% per le quelle medie e piccole. La proposta è di elevare al 3% la soglia definita di “partecipazione rilevante”, ma solo per le grandi società, lasciando al 5% la soglia per le medie e piccole società (PMI). In Francia la soglia è fissata al 5%, in UK è il 3%. Una uniformità di “misura” sarebbe benvenuta: i critici della modifica ritengono che un innalzamento al 3% riduca la trasparenza, i favorevoli lo considerano un vantaggio per la contendibilità degli assetti proprietari, poiché una sogli bassa favorirebbe gli assetti proprietari “consolidati”. Un doppio binario, al 3% per le grandi ed al 5% per le PMI, mantiene una disparità di trattamento poco giustificabile, aumentando la necessità, per gli investitori, di comprendere se una società sia grande o PMI, non essendo ben definita la loro differenziazione nella normativa attuale. Un paese che brancola nell’incertezza e che si vorrebbe, a parole, portare ad una Transparency.

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