CHINA ANALYSIS con Rebecca Arcesati

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Confucio e mercato? Intervista a Maurizio Scarpari

Di Rebecca ARCESATI, 2 novembre 2015

Pubblichiamo oggi la seconda parte dell’intervista gentilmente concessa a China Analysis dal Professor Maurizio Scarpari. L’analisi si sposta dalla dimensione interna alla Cina nel contesto globale.

5. Nei suoi discorsi internazionali, Xi sembra promuovere una nuova identità cinese, comunicata attraverso il soft power. La copertina del suo libro mi ha ricordato il video propaganda proposto nel padiglione Cina ad EXPO, in cui la famiglia torna a casa dagli anziani genitori in campagna per festeggiare il capodanno. Un video ricco di simbolismi di derivazione confuciana, dal valore della pietà filiale alla moderazione, ma quanto questo soft power può essere colto con successo dal pubblico occidentale rispetto, ad esempio, al modello di soft power americano?

È esattamente questo il significato dell’immagine riportata sulla copertina del libro, tratta da un manifesto del tipo pubblicità progresso molto diffuso in Cina: trasmettere immagini simboliche ricche di riferimenti culturali e politici espliciti ma anche di messaggi da decodificare è esattamente la modalità di comunicazione all’interno della Cina da parte dell’Ufficio Propaganda del Partito. I manifesti tendono a offrire un’immagine idealizzata di un mondo come lo si vorrebbe, ma come spesso non è. I valori legati alla famiglia richiamati dal video proposto all’EXPO sono temi che il Partito cerca di riportare in auge nella società. Presentati all’EXPO, testimoniano il tentativo di comunicare un’immagine edulcorata della realtà cinese al mondo esterno, anche se ovviamente la visione occidentale del concetto di famiglia è molto diversa. L’idea è però comunque quella di promuovere un’immagine positiva anche se talvolta idealizzata della Cina. Purtroppo, la Cina non è soltanto come viene rappresentata in questi manifesti e video. Non è affatto facile per i lavoratori di città tornare al villaggio natio, spesso lontano molte centinaia di chilometri, per fornire un’adeguata assistenza ai genitori. Si pensi che quando è stata promulgata la legge che, rifacendosi alla virtù confuciana della pietà filiale, dettava una serie di norme per incentivare l’assistenza e la cura degli anziani da parte dei figli (per contenere il fenomeno drammatico degli “anziani abbandonati”, ndr) sono sorte apposite agenzie che si proponevano di sostituire nelle loro mansioni i figli impossibilitati a lasciare il posto di lavoro anche solo per pochi giorni.

Accreditare un’immagine più positiva di sé nel mondo è indispensabile: la Cina sa che deve migliorare il suo appeal e sta lavorando molto assiduamente e investendo ingenti somme di denaro per presentarsi all’estero come un modello positivo. Ma perché esso sia credibile, dovrebbe svincolarsi dal rigido controllo dell’Ufficio Propaganda del Partito: ad esempio, il premio Confucio alla pace recentemente assegnato al presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, personaggio alquanto discutibile, non è una mossa vincente di soft power, al contrario, compromette l’immagine aperta e positiva della Cina a livello internazionale. Simili operazioni, che seguono una logica tutta cinese talvolta difficile da comprendere in Occidente, sono degli autogoal che la Cina paga, cancellando buona parte di quelle conquiste che ha faticosamente raggiunto.

6. Parliamo dei successi del soft power: Xi Jinping è celebrato come un leader che ha promosso un’immagine più assertiva della Cina a livello globale, attraverso un’offensiva diplomatica che vede le ultime tappe nel progetto della Via della Seta e nella costituzione della AIIB, un organismo che sembra volersi sostituire alle istituzioni americane di Bretton Woods. Si tratta di un “multilateralismo con caratteristiche cinesi” sostenuto dagli ideali confuciani, oppure è soltanto retorica?

È un’operazione estremamente efficace studiata a tavolino e condotta con grande maestria. Sono molto ammirato dalla determinazione con cui è stata portata avanti: il giorno dopo essere stato nominato Segretario Xi Jinping ha annunciato la fine del periodo di umiliazione nazionale durato oltre un secolo e mezzo e della politica denghista del basso profilo in politica estera e ha avviato una nuova fase, nella quale la Cina si sente pronta a riprendere il ruolo che le compete a livello internazionale. È una Cina che ha cominciato a dialogare alla pari con gli Stati Uniti e le altre grandi nazioni, molto più assertiva rispetto al passato, che ha promosso una campagna piuttosto aggressiva dal punto di vista economico grazie alle ampie riserve valutarie accumulate in questi anni (3700 miliardi di dollari) e a una serie di progetti infrastrutturali visionari di grande impatto, che la mettono in grado di intervenire in qualsiasi continente, stanziando capitali enormi, impiegati non solo per acquisire partecipazioni azionarie strategiche in diversi paesi, ma anche per finanziare colossali progetti infrastrutturali – si pensi ad esempio al grande canale che si vorrebbe realizzare in Nicaragua in risposta al recente ampliamento del canale di Panama. Si tratta di un’operazione economica notevole e concorrenziale rispetto allo strapotere politico ed economico degli Stati Uniti: la Cina si presenta come alternativa alla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale e alle altre istituzioni finanziarie controllate dagli USA. Anche l’AIIB è stata un’operazione formidabile, che gli USA hanno tentato invano di bloccare. E la risposta di Obama non ha tardato ad arrivare: il recente accordo relativo della Trans Pacific Partnership (TTP) nel Pacifico, limitato al momento a 12 paesi, è dichiaratamente in funzione anticinese.

Quello in atto è un vero e proprio confronto-scontro, che potrebbe prendere forme più estreme; l’aspetto militare che emerge nella questione territoriale delle isole è un altro tema fondamentale da tenere in considerazione: la tesi secondo cui converrebbe prepararsi adeguatamente e investire massicciamente in armamenti per contrastare eventuali azioni militari americane volte a mantenere inalterata la posizione egemonica degli Stati Uniti è tutt’altro che isolata in alcuni settori dell’apparato militare cinese. Questa tesi fu teorizzata nel 2010 dal Generale Liu Mingfu in un libro scritto in lingua cinese, destinato cioè a una circolazione interna al paese; quest’anno però il libro è stato pubblicato negli USA in lingua inglese, dove è stato accolto dalla stampa locale con grande interesse. È un dato di fatto che in questo momento si stia investendo moltissimo in armamenti, negli Stati Uniti come in Cina, in modo preoccupante. Tutto ciò fa pensare, e la Cina lo sostiene, che sia necessario trovare nuove modalità e canali più efficaci di comunicazione e relazione a livello internazionale. L’attuale sistema di governance mondiale sembra essere assolutamente inadeguato ad affrontare i problemi posti dalla globalizzazione e i nuovi assetti geopolitici che vanno configurandosi.

7. A proposito dell’evoluzione dell’ordine globale, teorizzata da molti analisti, verso un assetto alternativo e multipolare, secondo lei quale ruolo avrà la Cina? Sta davvero diventando un “responsible stakeholder” come ci si auspica?

Secondo me lo sta diventando. Ovviamente prima o poi gli assetti attuali saranno completamente stravolti: sono in atto cambiamenti così radicali che l’idea che il mondo possa essere condotto indefinitamente in maniera unipolare dagli Stati Uniti, com’è accaduto negli ultimi decenni, è impensabile; allo stesso tempo, siamo in presenza di un’Europa debole, che politicamente non sembra giocare un ruolo concreto, per questo vedo profilarsi all’orizzonte un lungo periodo di relazioni a due, un G2 Cina-Stati Uniti. Ufficialmente i cinesi si battono per la creazione di un mondo multipolare. Quali progetti abbiano nel lungo periodo è difficile capirlo: siamo nella fase di ristrutturazione di un impero che rinasce dalle sue ceneri, come è accaduto tante volte nella storia cinese? Non lo sappiamo. È certo che l’ambizione cinese sia quella di fare dell’area Asia-Pacifico una superpotenza asiatica in grado di competere alla pari con Stati Uniti ed Europa. Ma la storia ci ha insegnato che sono gli uomini a crearla e spesso gli eventi prendono direzioni imprevedibili. Spero che ci saranno davvero modalità nuove di gestire il mondo in maniera multipolare e che non si commettano più gli errori del passato: il ruolo avuto dagli USA nella seconda guerra contro l’Iraq e quanto accaduto in seguito hanno causato una instabilità politica in tutto il Medio Oriente difficilmente ricomponibile in un quadro più sereno. Spero che le nazioni che domineranno il mondo nel prossimo futuro sappiano essere tutte più responsabili, non solo la Cina.

Scarpari mi confessa la sensazione di tranquillità che gli ha regalato tornare, dopo la pubblicazione del libro, ai suoi amati classici, più stabili del mondo in evoluzione, ma non per questo lontani da esso. Guardando la realtà globale, mi spiega, ritrova gli stessi principi enunciati da Confucio, da Mencio e ad altri grandi filosofi del passato. Parlare della tradizione, che sfugge alla comprensione di economisti e studiosi della contemporaneità, non significa parlare di slogan, ma di concetti autentici con cui leggere la realtà cinese di oggi.

Recuperare la propria tradizione, i propri valori, è positivo per qualunque Paese che voglia ricostruire la propria identità: pensare di cancellare il proprio passato è stato il più grande errore commesso durante la Rivoluzione Culturale. Oggi in Cina i classici vengono recuperati e insegnati ai bambini nelle scuole, una colossale operazione i cui effetti saranno visibili solo nel medio-lungo periodo: “Nel corso di questo secolo, è sicuro, vedremo un mondo nuovo, non solo in Cina: mi auguro che sia migliore”.

Maurizio Scarpari è uno dei più importanti sinologi italiani. Dal 1977 al 2011 ha insegnato Lingua Cinese classica all’Università Cà Foscari di Venezia e ricoperto diversi incarichi accademici. Si dedica ora a tempio pieno allo studio e alla divulgazione della lingua e del pensiero filosofico cinese, non tralasciando l’analisi della contemporaneità. Ha fatto parte della redazione di numerose riviste accademiche e ha pubblicato libri, saggi e articoli sulla Cina.

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