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CHINA ANALYSIS con Rebecca Arcesati

Credit: Xinhua

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Pubblichiamo una versione approfondita dell’articolo “Cina: chiuso il Plenum, ecco la Dragonomics dei prossimi 5 anni”, pubblicato da China Analysis per Italia Aperta sul blog del Fatto Quotidiano il 13 novembre 2015.

Di Rebecca ARCESATI

Nell’economia di mercato socialista le sorti del Paese vengono pianificate da un gruppo ristretto di persone durante le Sessioni Plenarie, i meeting a porte chiuse dove sono stabilite strategie per il futuro ed equilibri di potere al vertice. Non di rado passano alla storia: fu durante l’epocale terzo Plenum del 1978 che Deng Xiaoping lanciò la riforma e cambiò per sempre la Cina. Il quinto Plenum del 18° Comitato Centrale del Partito Comunista cinese (PCC), riunito a Pechino dal 26 al 29 ottobre scorsi per imprimere l’indirizzo dell’economia e della società del Dragone nel periodo 2016-2020, non sarà dimenticato. In questa sede sono state elaborate le Proposte per la Formulazione del 13° Piano Quinquennale di sviluppo, che arriva in un momento più che mai delicato per le sorti della riforma: in questa fase di rallentamento, esso rappresenta una scommessa decisiva per la trasformazione della Cina in un’economia di mercato senza ricadere nella temibile “trappola del reddito medio”.

La missione di Xi Jinping è quella di realizzare nella sostanza il “sogno cinese” (zhongguo meng) dei manifesti di propaganda: in primo luogo, standard di vita migliori e abbattimento della povertà, per assicurare che tutti godano dei frutti del miracolo economico; ciò significa porre fine alle drammatiche disuguaglianze, specie tra città e campagne, che rappresentano una bomba ad orologeria per la legittimità della classe dirigente. Secondo il contenuto del comunicato ufficiale della riunione, riportato dalla Xinhua, l’obiettivo è il completamento della costruzione di una “società moderatamente prospera” (xiaokang shehui) entro il 2020, alla vigilia del centenario della fondazione del PCC l’anno successivo.

Da qui il focus principale del sogno e del nuovo Piano Quinquennale: sostenere la crescita economica, con un target annuo “medio-alto” fissato al 6,5% per raggiungere il raddoppiamento del PIL e dei guadagni pro-capite, sempre entro il 2020. Come sottolinea Fortune, una strada in salita per la riforma, dato che le cifre ufficiali del PIL si aggirerebbero attorno al 4 – 4,5%.

A prescindere dai risultati, difficili da pronosticare, il Plenum verrà ricordato per la storica abolizione della Politica del figlio unico, benchè ciò non significhi una liberalizzazione delle nascite: tutte le coppie cinesi potranno avere due figli. La decisione, che non giunge inaspettata, si inserisce in un preciso disegno di sviluppo. La legge ha prodotto un drastico invecchiamento della popolazione che oggi pesa sul sistema produttivo e di welfare. Secondo l’ONU, la popolazione in età da lavoro subirà un calo del 3% dal 2015 al 2030.

Ciò crea una concatenazione di problemi: oltre al calo della produttività, lo sbilanciamento demografico ha un peso enorme sulle sorti del “new normal” (xin changtai), ovvero l’indirizzo che si vuole dare all’economia nei prossimi anni. Si tratta di una crescita più contenuta e di un potenziamento della struttura economica, con un maggior peso dei consumi interni (la transizione è già avviata: i consumi rappresentano oggi il singolo maggiore contributore alla crescita, al 60%) per controbilanciare il calo di export e investimenti, liberando il potere di spesa non soltanto della classe media, ma anche delle fasce più basse della popolazione. E gli anziani non sono propriamente dei grandi consumatori. Un’altra decisione del Plenum è quella di allargare a tutti gli anziani la copertura pensionistica (secondo le statistiche ufficiali 200 milioni di persone non ricevono copertura) per ridurre il peso del loro mantenimento sul budget delle famiglie.

A detta di molti il rilassamento della pianificazione familiare non è che un annuncio politico, giunto troppo tardi per riequilibrare la bilancia demografica e fornire la manodopera necessaria al Paese: di fatto, a causa del vertiginoso costo della vita, specie nelle aree urbane, le famiglie non sono pronte per un secondo figlio. Nel 2014 un primo allentamento della politica aveva concesso a 11 milioni di coppie la possibilità di un secondogenito, ma soltanto 1 milione aveva fatto domanda.

Qualità è la parola chiave del vocabolario del “new normal”. Come scrive Fortune, il focus sulla crescita – e la classica retorica del comunicato – coesistono con la volontà di proseguire con le riforme per riconvertire l’economia dando più spazio al mercato, ai consumi, ai servizi, guardando in primo luogo all’innovazione, come emerge dalle altre priorità di sviluppo rese note dalla Xinhua. Elenchiamo le principali linee guida economiche e sociali, esposte in maniera tipicamente generale in quanto strumento di indirizzo politico:

  • Riduzione della povertà: aumentare i finanziamenti in questa direzione e promuovere nuovi canali finanziari per alleviare la povertà; incentivare lo sviluppo di una classe rurale di professionisti; in particolare l’obiettivo è quello di alleviare l’enorme divario di reddito che vede la popolazione urbana guadagnare il triplo dei connazionali che risiedono in campagna.

  • Tecnologia e innovazione: il centro propulsivo dello sviluppo nei prossimi anni; si cercherà di modernizzare l’agricoltura e il settore dei servizi, che assumono sempre più importanza mentre cala la dipendenza dal manifatturiero ad alta intensità di lavoro; la Cina continuerà a promuovere l’imprenditorialità attraverso progetti scientifici e tecnologici e ricerca; la Xinhua sottolinea il futuro ruolo delle aziende cinese come catalizzatori della cooperazione globale nell’innovazione e nell’hi-tech, a beneficio della Cina e del mondo; cita tra gli altri casi le oltre 2000 aziende presenti in Germania, come Lenovo e Huawei, e le realtà cinesi nella Silicon Valley.

  • Sostenibilità: il Partito ha annunciato una “rivoluzione energetica” che punta sulle energie alternative (il target: 15% della produzione energetica entro il 2020, scrive il China Daily), specie nel settore dei trasporti, anche attraverso la costituzione di un “fondo di sviluppo verde”; verrà introdotto un sistema online unificato di monitoraggio ambientale in tempo reale; supporto alla produzione sostenibile e creazione di un rigido sistema di gestione delle risorse idriche.

  • Riforma finanziaria: promuovere un “trasparente e salutare” mercato dei capitali. L’esigenza è lampante dopo la crisi finanziaria che in estate ha sconvolto i mercati. Si vogliono migliorare i meccanismi di rilascio e trading di bond e azioni, incoraggiare la finanza diretta, diminuire le soglie di laverage e promuovere privatizzazioni nella fortezza del settore bancario statale; attenzione anche ai finanziamenti per le Pmi, ossatura dell’economia; la direzione di una liberalizzazione del cambio, confermata dall’annuncio caldo della PBC, che permetterà a enti stranieri di aprire conti in banche cinesi e testare la libera convertibilità nella Shanghai Free Trade Zone. Intanto Pechino attende la decisione dell’FMI in merito all’inclusione del RMB nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo: si dice da molte parti che un esito positivo arriverà in novembre, e questo rappresenterebbe il coronamento dell’internazionalizzazione dello yuan promossa quest’anno. Infine, il documento segnala la necessità di istituire forme più efficienti di assicurazione finanziaria, nonché di regolare la finanza online e di migliorare la trasparenza finanziaria dei governi locali.

  • Riduzione del peso del settore statale: una riforma delle SOE è già iniziata. Il Plenum intende proseguire col miglioramento dell’allocazione delle risorse e la rottura di alcuni monopoli, accelerando l’apertura nei settori chiave di petrolio, gas naturale, elettricità, trasporti, servizi pubblici; più spazio al mercato nei settori più competitivi, dove lo Stato dovrà intervenire meno sui prezzi.

  • Apertura ai mercati esteri: “attrarre investimenti stranieri e incoraggiare le imprese cinesi a fare investimenti all’estero”, ad esempio attraverso nuove zone economiche speciali nella fascia costiera e rafforzamento della cooperazione transfrontaliera; verranno esplorati “nuovi modelli di commercio, equipaggiamenti, manifattura e servizi”; ribadita l’importanza della Via della Seta, il canale commerciale terrestre e marittimo che unirà Pechino all’Europa, passando per l’Asia Centrale; l’apertura al mondo dovrebbe abbracciare anche la governance globale, per stabilire una “pervasiva comunità d’interesse”.

  • Urbanizzazione e welfare: il Partito prevede che il 45% della popolazione registrata vivrà nelle aree urbane e si prepara a gestire questo colossale movimento demografico; per quanto riguarda le riforme sociali, più che mai urgenti, oltre alla riforma previdenziale, che prevede anche più supporto al sistema da parte delle SOE, riduzione dei costi di assicurazione sociale e incentivi all settore privato nella sanità, nell’ambito di una comprensiva riforma della sanità pubblica.

Infine, il Plenum ha visto importanti cambi al vertice, segno che la battaglia di Xi Jinping contro la corruzione prosegue a passo sostenuto: espulso Ling Jihua, ex segretario personale di Hu Jintao, insieme ad altri funzionari accusati di malversazione.

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