THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

La Pinacoteca IL DIVISIONISMO di Tortona

cover-collezioneLa Pinacoteca di Tortona nasce nel 1999 su iniziativa dell’allora presidente Carlo Boggio Sola quando decise di cedere la partecipazione di maggioranza alla Cassa di Risparmio di Tortona e rendersi indipendente dal mondo bancario.

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Emilio Longoni, Natura morta con frutta candita e caramelle, studio dal vero, 1887

La Cassa di Risparmio a partire dai primi del Novecento, fino al 1975 circa, aveva collezionato una serie di opere, soprattutto di pittori tortonesi o esposti in mostre nel territorio tortonese, secondo quella che era la tradizione delle Casse di Risparmio. Le iniziali scelte d’acquisizione crearono un primo nucleo di opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo – nello specifico una dozzina di opere della sua produzione giovanile (1894/1895); periodo in cui l’artista inizia a sposare la tecnica divisionista nella sua pittura. Dal 1999 si è voluto rendere fruibile al pubblico questo primo nucleo, che dapprima era stato conservato ed esposto alla vista di pochi nelle sale di rappresentanza della Banca, facendolo acquisire dalla Fondazione.

Le prime tre sale della pinacoteca conservano infatti il nucleo originario della Pinacoteca: in queste emerge chiaramente come le opere di Pellizza da Volpedo fossero il fulcro della iniziale collezione. Tuttavia si iniziò a percepire come troppo limitativo per l’idea che la Pinacoteca doveva avere. Si iniziò ad incrementare la collezione tramite acquisizioni.

Nel processo di ampliamento della collezione le acquisizioni hanno introdotto un altro grande rappresentate del Divisionismo italiano: Plinio Nomellini, la cui opera più rappresentativa della collezione è “Piazza caricamento”.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, La processione, 1892-1895

Giuseppe Pellizza da Volpedo, La processione, 1892-1895

Da questa acquisizione è nato il progetto di costruire attorno alla figura di Pellizza da Volpedo un percorso in cui fossero riuniti tutti quei pittori che per combinazione di vita o per affinità pittorica abbiano utilizzato la tecnica divisionista come espressione artistica.

Da qui si è sviluppata una politica di acquisizione della Fondazione autonoma, a partire dal 2004, secondo cui con cadenza triennale la Fondazione investe una piccola parte del patrimonio in nuove acquisizioni. Una linea guida di base è stata quindi presente alla nascita della collezione ma è stata alcontempo stemperata dal fatto che non sia presente una figura unica di mecenate che compone una collezione d’arte, ma le direttive vengono prese dai presidenti e dai consigli di amministrazione nell’ottica di documentare in modo esaustivo la corrente del Divisionismo. Interessante il dato secondo cui il 15/20% delle opere all’interno della collezione sono state acquisite all’asta mentre la restante parte tramite trattative dirette con collezionisti privati. Uno dei criteri per la scelta delle opere da

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Fiore reciso, 1903

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Fiore reciso, 1903

acquistare è il proprietario, la storia espositiva e la sua commissione.

Questo progetto ha fatto sì che la collezione venga oggi ritenuta e considerata come “Museo del Divisionismo”, punto di eccellenza sia per le esposizioni museali italiane, sia per quelle estere.

Il cuore della Pinacoteca documenta l’iniziale dibattito divisionista, svoltosi tra l’asse Milano-Torino-Genova tra il 1891/1898, sia una seconda fase dopo il ‘900, in cui gli artisti si staccano da temi dalla forte denuncia sociale ed utilizzano la tecnica divisionista per dare luce ai quadri.

La saletta iniziale è una sala di preambolo sulle origini della collezione: è presentata una carrellata di paesaggismo lombardo in cui pittori come Tallone trova ampio spazio. Emerge chiaramente quell’iniziale idea di creare un dialogo fra le opere di Pellizza da Volpedo e i pittori che intorno a lui hanno gravitato. E’ nel quadro di Emilio Longoni “Natura morta con frutta candita e caramelle, studio dal vero” in cui si vede la tecnica divisionista in cui accostamenti di colori complementari prende piede.

Nella seconda sala si entra nel vivo del divisionismo in cui sono raccolte una serie di opere di Angelo Morbelli e Pellizza di Volpedo. Sembra quasi inevitabile accostare e confrontare due opere di Pellizza in particolare: “La processione” e “Il fiore reciso” che sembrano quasi essere due diapositive di una medesima processione, colta nel suo inizio e nella sua fine.

Angelo Morbelli, Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets), 1903

Angelo Morbelli,
Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets),
1903

Del Morbelli invece merita particolare attenzione l’opera “Mi ricordo quando ero fanciulla”: si inserisce nel ciclo di opere dedicate al poema della vecchiaia; è stata esposta nel 1903 nella Biennale di Venezia con altre quattro tele della medesima serie. Questa è un’opera divisionista, dal contenuto sociale perchè testimonia la condizione di questi anziani ma è anche un’opera profondamente simbolista.

Nella terza sala il tema sociale fa da protagonista: Nomellini, Longoni, Barabino sono alcuni degli artisti qui rappresentati.

L’opera “Piazza Caricamento” (1891) di Plinio Nomellini, che è un pittore formatosi in stretto contatto coi macchiaioli, le cui influenze sono ben visibili, ma che inizia già in quest’opera ad usare una pennellata franta, divisa, tipica della corrente ed emerge il carattere sociale dell’opera. Si vede un richiamo evidente al “Quarto stato” di Pellizza, anche se la pittura di Nomellini appare essere molto meno meditata. I due operai sono le figure centrali del mondo operaio che in maniera fiera lasciano il loro posto di lavoro, trasmettendo la consapevolezza e la fierezza della classe di lavoratori che stava emergendo in quell’epoca in contrapposizione alla classe borghese. Insieme alle altre due opere “Lo sciopero” e “Mattino in officina” sono una chiara testimonianza dell’impegno sociale che l’artista vuol fare emergere dalla sua produzione.

Plinio Nomellini, Piazza Caricamento, 1891

Plinio Nomellini,
Piazza Caricamento,
1891

Proseguendo l’esposizione si susseguono spazi dedicati ad altri importanti artisti del movimento che testimoniano l’evoluzione della tecnica divisionista: una serie di opere di Angelo Barabino, caratterizzate dalla sua particolarissima resa di soggetti a grandi dimensioni inseriti in formati ristretti; due opere di Fornara, allievo di Segantini, caratterizzate da un divisionismo fatto di filamenti grazie ai quali la luce emerge ed illumina la scena; delle opere di Galileo Chini, che risente della presenza di Plinio Nomellini; un’opera di Giacomo Balla che, prima di diventare uno dei maggior rappresentante del Futurismo, aveva mosso i primi passi nella corrente del divisionismo, dilettandosi in una tecnica divisionista molto dinamica, che già preannuncia l’evoluzione del suo percorso artistico; e molti altri ancora.

A concludere l’esposizione, vi è una sala in cui la figura umana è protagonista: particolarissima è la “Sacra famiglia” di Pellizza da Volpedo, che venne rifiutata dal committente in quanto la Madonna è una donna del popolo, e venne lasciata incompiuta dall’artista. Questo dato è suggerito dal particolare delle mani del Bambino in quanto nella realizzazione delle mani Pellizza applicava una precisione quasi maniacale.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Sacra Famiglia, 1892

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Sacra Famiglia, 1892

La Pinacoteca è un piccolo gioiello del nostro territorio e merita di essere tenuta in considerazione ed inserita nei luoghi d’interesse per gli amanti dell’arte.

Un ringraziamento molto sentito va al direttore, il Dottor Andrea Crozza, senza il quale non avrei potuto scrivere un pezzo così ricco e interessante.

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