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L’ANGOLO DELLO CHEF – I Caffè Liberali di Antonluca CUOCO

MAIS OGM, IL J’ACCUSE DI GIORGIO FIDENATO: QUANDO GLI AMBIENTALISTI IGNORANO UN DIRITTO

Mais Ogm, il j'accuse di Giorgio Fidenato: Quando gli ambientalisti ignorano un diritto

Per tutti quelli che si definiscono Liberali, i fondamentali insegnamenti di John Lockerappresentano una base su cui svolgere ogni ragionamento legato al concetto di diritti naturali dell’uomo, tra cui il diritto alla proprietà privata è uno degli inalienabili diritti naturali. Il grande filosofo britannico, fondatore dell’Empirismo moderno e Liberalismo classico, così scriveva della proprietà privata: “La più salda garanzia della proprietà privata di ciascuno risiede nella legge di natura, senza il cui rispetto è impossibile per chicchessia essere padrone dei propri beni e badare al proprio interesse”.
L’articolo 42 della nostra Costituzione recita: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge”. Degli innumerevoli casi che testimoniano quanto poco salvaguardato sia questo principio costituzionale, ma ancor prima di legalità e fondante per ogni società evoluta, quello che riguarda Giorgio Fidenato suscita non solo profonda irritazione ma sgomento.
Le vicende di Fidenato, agricoltore di Vivaro (Pordenone), iniziano 4 anni fa, quando comincia a seminare mais ogm MON 810 nel suo campo. Già allora il terreno divenne oggetto di ripetuti vandalismi e devastazioni da parte di un gruppo di incivili e violenti ambientalisti militanti, che distrussero parte del raccolto. All’epoca, quella particolare varietà di mais era vietata in Italia ma legale nel resto d’Europa e Fidenato contestò la legge nostrana, appellandosi al fatto che quei semi erano regolarmente iscritti nel catalogo comune europeo, e pertanto già coltivabili e commerciabili in tutto il continente. La battaglia di Giorgio Fidenato arrivò fino alla Corte di Giustizia Europea, che con una sentenza decise che l’agricoltore aveva tutto il diritto di seminare e coltivare quella particolare varietà di mais. Da quel giorno, dunque, le spighe che crescevano nella sua proprietà erano e sono assolutamente legali e gli OGM stavano dalla parte delle leggi vigenti.
I barbari che stuprano le parole “ambiente” e “ambientalismo” però non concordarono e, considerandosi al di sopra della legge e del fondamentale rispetto della proprietà privata, lo scorso anno organizzarono un vero assalto al campo dell’imprenditore agricolo: il gruppo di fanatici ha scavalcato la recinzione che delimita la proprietà di Fidenato, occupando con le proprie zolle di terra il campo dell’agricoltore per “sottrarne la proprietà privata”, il tutto sotto gli occhi delle forze dell’ordine presenti alla manifestazione. 

Il diritto dell’Unione dev’essere interpretato nel senso che la messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais MON 810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione: è questo uno stralcio dalla sentenza europea che ha precisato la assoluta legittimità delle Sue coltivazioni. Cosa altro aggiungere?
Resta da sottolineare l’assoluta inadeguatezza di molti giudici italiani nell’esercitare la funzione del diritto. Non è possibile che 16 giudici italiani, tra cui 12 della Corte di Cassazione (massimo e ultimo organo di giudizio) sia siano pronunciati all’unisono contro la mia iniziativa e sostenendo l’assoluta correttezza del comportamento dello stato italiano e poi la Corte di Giustizia europea abbia ribaltato di 180° il loro giudizio. Posso capire se l’errore fosse stato del 10-20%. Ma la sentenza europea ha completamente stravolto la sentenza dei giudici italiani. Qui c’è qualcosa che non funziona. Troppa politica nella magistratura. Bisognerebbe staccare la giustizia dalla stato e fare in modo che questi signori si guadagnino il pane con il frutto del loro lavoro , cioè facendo sentenze veloci, semplici e corrette. Questi giudici dovrebbero salvaguardare gli individui dal potere dello stato, mentre invece lo lascia inerme ed indifeso di fronte ad esso! 

Potremmo discutere a lungo sugli OGM, ma un conto è la discussione, un conto il rispetto della legalità. Da Nord a Sud, questo Paese sembra confermarsi sempre per la profonda avversione ai concetti di rispetto delle leggi, erro? E come fare passi avanti?
Il problema è il concetto di legge. Come ha acutamente affermato il nostro amico libertario Giovanni Birindelli, fintantoché pensiamo alla legge come al provvedimento particolare di qualcuno (il re, il parlamento, il dittatore, …), ci troveremo sempre di fronte ad arbitri ed abusi. Il problema è che dobbiamo seriamente cominciare a pensare a costituzioni che limitano il potere della politica, che limitino il potere del legislatore inteso anche come parlamento democratico. Il potere va limitato, altrimenti non ne verremo fuori. 

Paghiamo le tasse per avere i servizi pubblici. Il più pubblico dei servizi pubblici è il mantenimento dell’ordine pubblico e della giustizia. Ma quando lo Stato smette di proteggerci, ha ancora senso pagare le tasse?
La mia vicenda ha messo in evidenza in modo lapalissiano la bugia delle tasse per i servizi. Qui si pagano le tasse e non si ottengono i servizi, ovvero si ottengono servizi parziali e non pienamente soddisfacenti rispetto ai desiderata del consumatore. E’ ancora più urgente la necessità di privatizzare tutto, anche i servizi che vengono considerati non privatizzabili. Solo in un libero mercato si avranno servizi soddisfacenti e al minor costo possibile. 

L’illegalità va sempre assieme all’arroganza. Che in questo caso si rivolge ad un privato cittadino agricoltore, non meno che ai “tutori dell’ordine” e alla società tutta. Questi singolari e vigliacchi difensori della “sovranità alimentare” si presentano e agiscono come a dire: “noi abbiamo ragione e noi siamo sopra la legge”. E poi ci siamo “noi cittadini tutti”: “noi imprenditori”, “noi impiegati e lavoratori”, “noi rispettosi delle leggi e noi contribuenti” che pagano dazio ai primi: ingiustificato, illegale ed illegittimo. In che modo rompere questo circolo vizioso? Sino a quando saremo un Paese così?
Rompere questo sistema è molto difficile, soprattutto in italia che non brilla certo per essere un paese di liberali. L’occidente in particolare sconta un grave errore di sostanza. Il liberalismo è identificato con una cosa molto strana che è stato il cosiddetto liberalismo classimo, cioè un ideologia che non si è mai seriamente contrapposta al leviatano ma che lo ha sempre considerato un male minore. Un’ideologia autenticamente liberale non può non vedere nel leviatano il nemico più accerrimo dell’individuo e della sua libertà. Per ribaltare questa situazione, bisogna avere coraggio, bisogna dire chiaramente che qualsiasi stato è nemico dell’individuo e per questo va combattuto. Bisogna, in altre parole, cominciare ad identificare il liberalismo come antistatalismo tout court, senza se e senza ma. Fin che ci sarà questa confusione, non vedo futuro per le idee autenticamente liberali! 

Parliamo di innovazione e ricerca, e di quanto indietro siamo come Italia. Diamo gli OGM da anni alle nostre vacche e ai nostri maiali, solo che vengono dall’estero, come il 90% della soia e il 40% del mais da cui dipendono i mangimifici italiani. Perché “Sì agli OGM”? è materiale più sano, nel quale è garantita – ad esempio – l’assenza di sostanze tossiche prodotte dalle muffe delle pannocchie?
Be non direi l’assenza. Non esistono prodotti puri al 100% in natura. Certo gli OGM aiutano molto in questo senso. Io, ad esempio, voglio coltivare gli OGM perché sono più sani e più nutrienti e voglio alimentare me e la mia famiglia con questi prodotti. Nella mia famiglia, per scelta, non vogliamo assolutamente consumare prodotti biologici perché li consideriamo, nella gran parte dei casi una truffa, e secondariamente li riteniamo meno sani e meno nutrienti. 

Quel che emerge nell’arco degli ultimi vent’anni, come conseguenza non intenzionale del bando alle varietà transgeniche, è che abbiamo accumulato un ritardo quantificabile in una forbice che va da 1,5 a 2,6 tonnellate per ettaro, ovvero tra il 13% e il 25% della nostra resa produttiva media. gli agricoltori italiani sono in grado di proiettare queste cifre sul bilancio della propria azienda, e farsi un’idea?
Purtroppo gli agricoltori italiani è da molti decenni che non sono più imprenditori. Da molti decenni la politica agricola ha completamente sopito lo spirito imprenditoriale degli agricoltori europei. Questi ormai non capiscono più cosa significa produrre, cosa significhi mercato, ecc…. Questi imprenditori producono solo marginalmente per il mercato, ma producono soprattutto per il contributo pubblico. Penso che i produttori di seminativi se avessero a disposizione queste tecnologie potrebbero fare a meno dei contributi pubblici perché queste sementi garantiscono in linea teorica un aumento di produttività del 10-15%. Anche questo sistema agricolo è un ostacolo per la presa di coscienza di questa nuova tecnologia da parte del mondo agricolo.

@antonluca_cuoco

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