Annunci
Top news

CHINA ANALYSIS con Rebecca Arcesati

Credit: Agi.it

Credit: Agi.it

Xi e Ma: storica stretta di mano e una vittoria diplomatica per la superpotenza cinese

Di Rebecca ARCESATI, 13 novembre 2015

Un incontro epocale tra “leader” annunciato a sorpresa a pochi giorni di distanza, catapultando l’attenzione di tutto il mondo. Sabato 7 novembre a Singapore Xi Jinping, Presidente della Repubblica popolare cinese, nonché Segretario del Partito comunista, e Ma Yingjiu, Presidente della Repubblica di Cina (nome ufficiale di Taiwan, riconosciuta soltanto da una ventina di Paesi) e leader del Kuomintang (Kmt), si sono stretti la mano per oltre un minuto di fronte ai fotografi, un gesto simbolico che, se non avrà grandi conseguenze de facto sulla configurazione dei rapporti tra le due sponde, non può che essere accolto positivamente dalla comunità internazionale.

L’ultima volta che i leader delle due sponde si incontrarono fu nel 1945, quando Mao in persona ebbe un colloquio con Chiang Kai-shek, leader dei nazionalisti, per tentare un accordo che fermasse la guerra civile. Non ebbe successo, e nel 1949, quando il Grande Timoniere fondò la RPC, il Kuomindang si rifugiò sull’isola e vi istituì la Repubblica di Cina, con capitale Taipei, inaugurando 66 lunghi anni di rottura diplomatica. Pechino non ha mai riconosciuto Taiwan come Stato, in quanto parte inseparabile della RPC: la sovranità territoriale è uno dei punti cardine della politica estera cinese, spesso utilizzata per animare le frange più nazionaliste della popolazione e distogliere l’attenzione dai problemi interni.

Nonostante le continue tensioni legate alla provvisorietà della situazione politica, il disgelo si è lentamente insinuato nelle acque dello stretto, con l’eliminazione del divieto dello spostamento di persone, l’inaugurazione dei voli diretti, viaggi turistici e d’affari, il tutto in nome di un boom del commercio bilaterale, 200 miliardi di dollari nel 2014. Tutto ciò è stato favorito dal Kmt, al potere dal 2008.

Ma e Xi, che dopo dieci minuti di intervento pubblico si sono ritirati per un’ora di colloqui a porte chiuse, non hanno potuto salutarsi con l’appellativo di “presidente”, dato che dal 1992 vige il consenso sullo scivoloso concetto di “unica Cina”, ovvero un Paese solo, interpretato in maniera molto diversa dalle due sponde dello Stretto. Esse non si riconoscono come Stati, ma non negano la reciproca giurisdizione politica. Questo il delicato status quo su cui si è poggiata la ferma convergenza dei due leader nell’incontro.

Come nota Richard C. Bush III in un’analisi su Brookings, nulla di particolarmente nuovo è emerso dalle dichiarazioni dei due leader. Le due parti hanno espresso una chiara volontà di pace e dialogo nello Stretto, che testimonia anche la fiducia reproca tra i rispettivi partiti. Xi ha aperto il suo intervento in maniera solenne: “Nessuna forza ci può separare, siamo una sola famiglia”, e ancora: “Il sangue è più denso dell’acqua”. L’unità nazionale è stato il filo conduttore del suo discorso.

Ma ha risposto che “entrambe le parti devono rispettare i valori e il modo di vivere dell’altro” e che le relazioni tra sponde dovrebbero seguire “la direzione dell’opinione pubblica”. I punti da lui sollevati durante il colloquio privato: partecipazione di Taiwan alle organizzazioni internazionali, preoccupazione per l’aumento delle capacità militari cinesi, inclusione di Taiwan nell’integrazione economica regionale, e infine necessità che ciascuna parte istituisca un ufficio nella capitale dell’altra per gestire le relazioni. Xi non avrebbe dimostrato impegni concreti, a parte quello di stabilire una linea diretta tra le rispettive agenzie che gestiscono i rapporti tra le due sponde.

Reazione variamente sdegnata dell’opposizione e di parte dell’opinione pubblica. Accuse di personalismo rivolte a Ma da Tsai Ing-wen, presidente del Partito democratico progressista (Dpp) che rifiuta il “Consenso del 1992” e sostiene l’indipendenza formale di Taiwan e il suo riconoscimento ufficiale a livello internazionale. Non dimentichiamo che una dichirazione formale di indipendenza non è mai stata sottoscritta e sarebbe considerata dalla Cina come un affronto inaccettabile, tale da giustificare un’azione militare. Ma ciò non sembra spaventare nè Tsai, nè I manifestanti che si sono riuniti nel quartiere governativo di Taipei.

Il 16 gennaio Taiwan andrà alle urne e per la prima volta il Dpp risulta in netto vantaggio: è soprattutto l’elettorato giovane e non poco anti-cinese, che nel 2014 occupò il parlamento, a opporsi alla politica di dialogo sostenuta dal Kmt e sostenere con forza l’indipendenza. Come dimostrano le rivendicazioni emerse durante le ripetute manifestazioni di questi anni, ad esempio contro la liberalizzazione del commercio di servizi tra le due sponde, questi taiwanesi temono la perdita della democrazia e l’assorbimento nella sfera egemonica e politica di Pechino, sull’esempio di Hong Kong. Xi ha definito queste forze “separatiste” e il loro atteggiamento come in grado di produrre “coseguenze disastrose per i concittadini sulle due sponde”. Soltanto le elezioni ci diranno cosa accadrà, ma una vittoria del Dpp porterebbe quasi automaticamente ad un pericoloso deterioramento dei rapporti con la Cina. Secondo Richard C. Bush, Xi ha espresso chiaramente qual’è la parte con cui vuole dialogare, sollevando in maniera implicita la sua leadership da ogni responsabilità rispetto agli sviluppi in caso di vittoria del Dpp.

Ma perchè l’incontro avviene proprio adesso, quando Taibei lo cerca da due anni? Certamente la dinamica elettorale è un fattore fondamentale; il Kmt è in crisi e rischia di perdere sia alle presidenziali che al parlamento: l’incontro può essere letto come l’ultimo tentativo di Ma di tenere in sella il suo partito, unico possibile interlocutore con la Cina. Ma sarà difficile spostare voti data la forza degli indipendentisti, e anche l’insistenza del Presidente sull’appartenenza di Taiwan all’eclave culturale cinese durante il vertice gli attira non poca insoddisfazione da parte di molti taiwanesi, che rivendicano la propria cultura nazionale e che cinesi non si sentono affatto, nonostante l’appartenenza etnica. La questione identitaria è una miccia che gioca e giocherà un ruolo fondamentale in questi speciali rapporti bilaterali.

Riguardo a Pechino, l’interesse è quello di consolidare lo status quo che garantisce la normalità delle relazioni economiche ed evita spiacevoli incidenti diplomatici, mantenendo il Kmt al potere. Eppure è difficile pensare che la Cina non conosca bene i sondaggi taiwanesi. L’incontro va analizzato nel quadro della “diplomazia proattiva” promossa con forza da Xi Jinping: una delle scommesse chiave della sua leadership è che la Cina si presenti al mondo come un attore responsabile che promuove la cooperazione pacifica, in un ordine multipolare “armonioso”. Certo il silenzio di Ma sulle rivendicazioni di Pechino nel Mar Cinese Meridionale è strategicamente utile alla Cina, che attende il parere della Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia rispetto a una pronuncia presentata da parte delle Filippine, mentre gli Stati Uniti, supposti garanti dell’ordine, dispiegano navi da guerra.

Stringere la mano a Ma non solo dimostra la forza di Xi all’opinione pubblica cinese, ma vuole comunicare il ruolo di Pechino quale superpotenza garante della stabilità e del multilateralismo in Asia Orientale. A questo proposito sono emersi dal vertice due punti significativi: il primo, Xi avrebbe assicurato a Ma che i missili cinesi non sarebbero puntati verso l’isola; il secondo, l’apertura cinese verso l’ingresso di Taiwan nella Asian Infrastructure Investment Bank; in precedenza quella di Taipei era stata l’unica candidatura a membro fondatore respinta, ora potrebbe entrare come membro ordinario. Allo stato attuale Taiwan è esclusa dalla maggior parte delle organizzazioni internazionali; dove è presente, ad esempio nella Asian Development Bank, compare come “Chinese Taipei”. Promuovere il suo ingresso in istituzioni multilaterali può dare molti punti alla credibilità della Cina in politica estera.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: