Annunci
Top news

BLOG con Angelo GIUBILEO

Lo stato della finanza pubblica in Italia

 

Crisi produttiva e aumento del debito pubblico

In ambito europeo, la situazione di crisi internazionale ha avuto forti ripercussioni sul rapporto debito/PIL dei singoli stati, ed in particolare sui cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). La crisi ha avuto un impatto negativo così forte che non ha consentito agli stessi stati l’adozione di misure di politica economica anti-cicliche. Ovvero scelte di politica monetaria e fiscale incentivanti la ripresa e quindi la crescita della produzione e dei prezzi al consumo. In questi anni, l’Ue ha completato il percorso di affidare le scelte di politica monetaria ad un’unica regia, quella della Bce; solo di recente, invece, ha intrapreso il percorso di adottare politiche fiscali comuni, mediante la procedura di adesione e sottoscrizione da parte dei singoli stati membri del cosiddetto Fiscal Compact.

La situazione in Italia, simile a quella già manifestatasi alla fine degli anni ’80 e proseguita fino agli inizi degli anni ’90, ha indotto i governi nazionali a perseguire politiche non già di riduzione nominale del debito, quanto piuttosto di stabilizzazione del rapporto percentuale debito/PIL. Come allora con il governo Ciampi (1993-94: rapporto in crescita tendenziale tra il 115 e il 120%), si è quindi ritenuto opportuno puntare su un maggiore saldo dell’avanzo primario. L’avanzo primario del bilancio statale è la differenza fra la spesa pubblica e le entrate tributarie e extra-tributarie esclusi gli interessi da pagare sul debito.

In breve, soprattutto nel periodo di maggiore crisi (2011-2015), i governi nazionali si sono impegnati a garantire l’obiettivo, sia pure minimo, di un saldo positivo di bilancio tra entrate ed uscite dello stato, su base annuale, in grado almeno di soddisfare il pagamento annuale degli interessi di debito pubblico in  scadenza. Il perseguimento di questo minimo obiettivo, non ha tuttavia evitato, nello stesso periodo, sia la crescita del valore nominale del debito pubblico, da € 1887,9 mld. (1/2011) a € 2.204 mld. (6/2015), sia la crescita del valore percentuale del rapporto debito/PIL, da 118,7% (1/2011) a 136% (6/2015).                                 

Quadro di sintesi della politica monetaria

Agli inizi del 2011, il rapporto debito pubblico/PIL registra nell’area euro (Ue-19) il dato di 85,8%, in tendenziale aumento per l’acuirsi della crisi finanziaria globale innescata dalla crisi USA dei mutui subprime. Negli ultimi anni, il dato è cresciuto fino al 92,7% registrato a giugno 2015. Nonostante l’impatto fortemente negativo della crisi sia finanziaria che produttiva, l’euro è stato dunque un fattore determinante in grado di stabilizzare l’economia europea e soprattutto evitare il possibile default degli stati membri con maggiori difficoltà di bilancio (PIIGS).

Si spiega così la funzione centrale svolta dalla BCE negli ultimi anni, in una prima fase (2011-2014) di austerity finalizzata essenzialmente all’obiettivo di contenimento e consolidamento del debito – nell’ambito di accordi internazionali (di cambio e scambio commerciali) con le altre aree dell’economia globale – e in una fase, preannunciata a fine 2014 con la prima operazione di quantitative easing, di rilancio dell’economia di crescita dell’intera area Ue. Ovvero, l’area politica che attualmente comprende i 28 paesi che hanno aderito al patto costitutivo dell’Unione (Maastricht, 7 febbraio 1992).

Nella prima fase, la BCE ha utilizzato strumenti di finanziamento all’economie in difficoltà mediante i meccanismi previsti dagli strumenti dell’EFSF, ESM e OMT. L’EFSF è un primo fondo salva-stati, sostituito dal luglio 2013 dal nuovo fondo dell’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità). A settembre 2012, il governatore Draghi presenta il programma di OMT concernente l’acquisto, praticamente illimitato, da parte della BCE dei titoli di stato dei paesi dell’euro sui mercati secondari. In concreto, mentre il progetto OMT è servito alla riduzione degli spread; l’ESM è servito invece a garantire eventuali piani di salvataggio dal debito, in entrambi i casi dei paesi dell’euro in difficoltà. Due esempi: nel primo caso, è senz’altro l’Italia ad averne  beneficiato, considerato che il dato della differenza d’interesse (spread) sui titoli di stato a dieci anni BTP/BUND (buoni del Tesoro italiano/tedesco) a novembre 2011 (avvento del governo Monti) era 552 ed oggi oscilla rispetto a medie di poco superiori a 100 punti base; mentre, nel secondo caso si tratta con ogni evidenza del salvataggio della Grecia, che ad oggi ha ricevuto dall’Ue circa € 240 mld.

In definitiva e sia pure in modo approssimativo, il confronto di questi anni recenti – tra l’andamento negativo del rapporto debito pubblico/PIL dell’area Ue e quello dell’Italia – dimostra con ogni evidenza la maggiore difficoltà della nostra economia produttiva sul piano della concorrenza in ambito globale e quindi sostanzialmente uno scarso livello di competitività. A tale proposito, l’indice dei prezzi al consumo (IFM), nel periodo 2011-2014 registra un dato per l’Italia in media pari a 107,4 punti base, un dato che colloca il nostro paese al 147° posto su un totale di 181 paesi per i quali il dato è stato rilevato (fonte: The world bank).

(Prima parte – continua)

Angelo Giubileo

P.S.: seguirà un quadro di sintesi della politica fiscale europea, un quadro di sintesi delle politiche fiscali adottate dall’Italia e infine un accenno alle prospettive di nuovi accordi commerciali e politiche d’investimento europee.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: