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APPUNTAMENTO CON LA LEGGE DI STABILITA’.

La presentazione della annuale Legge di Stabilità è sempre momento di forte discussione e più forte scontro, fra parti sociali e forze politiche. Raramente il testo, e quanto in esso contenuto, passa indenne attraverso le votazioni in aula; probabilmente non avrà miglior iter il disegno di legge presentato dal ministro dell’Economia e delle Finanza pro-tempore lo scorso 25 ottobre al Senato (Legge di Stabilità 2016). Un corposo documento: 615 pagine, molte tabelle di dettaglio.
Riteniamo utile evidenziare 3 sezioni di particolare interesse: interventi sulla gestione INPS, pressione fiscale, super-ammortamenti; esaminiamo le disposizioni relative, in modo rapido e sintetico, senza la pretesa di completezza, scusandoci con i lettori.

1. Interventi sulla gestione INPS. All’art 2 “Gestioni previdenziali” si prevede che il trasferimento annuo all’INPS da parte del bilancio dello Stato, a copertura dei pagamenti degli “interventi assistenziali e di sostegno dalle gestioni previdenziali” (pensioni sociali), sarà per il 2016 di 207,28 milioni, quello per la copertura dello “scoperto” della gestione ex-INPDAP (dipendenti statali) sia di 23,44 milioni, e quella per le pensioni di invalidità sia di 51,22 milioni, per totali 281,94 milioni, il tutto viene così adeguato ed incrementato, su base annua, alla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo (per le famiglie di operai ed impiegati). All’allegato 2 del documento (N. 2111, Senato della Repubblica) vengono inoltre indicati gli importi complessivamente dovuti dalla Stato alle gestioni ex-ENPALS (72,82 milioni) e coltivatori diretti (551,40 milioni), e gli importi complessivamente dovuti dalla Stato a copertura della gestione ex-INDAP: 2.366,35 milioni. “Il pozzo senza fondo”.

2. Riduzione della pressione fiscale. Il Capo I della Legge di Stabilità 2016 recita “Riduzione della pressione fiscale”; procedendo con ordine, all’art. 3 si ricorda che la Legge di Stabilità 2014 prevedeva maggiori entrate di 3.272 milioni di euro per il 2016 e 6.272 milioni per il 2017; disposizioni “cristallizzate” nella Legge di Stabilità 2015 (art. 1, comma 632) che prevedeva la “clausola di salvaguardia” (laddove la Commissione UE non avesse approvato la deroga prevista dalla “reverse charge”, che la Commissione non ha in effetti accettato per l’IVA relativa alle operazioni con la grande distribuzione: valore stimato 728 milioni); la clausola di salvaguardia prevedeva quindi un incremento dell’accisa sulle benzine per almeno 728 milioni, pari al valore del “gran rifiuto sulla reverse charge”. Il risultato finale (pg 93 del documento N. 2111, Senato della Repubblica) è così riassunto: variazioni di imposte per il 2016, così come previste dalla Legge di Stabilità 2014: + 3.272 milioni; aumenti accise carburanti: + 728 milioni; incremento aliquote IVA (2 punti percentuali): + 11.814 milioni. Totale clausole: + 16.814 milioni. “Il paese di Pulcinella è sempre in festa, tanto paga Pantalone”.

 

3. Ammortamenti sui beni d’impresa. Una buona notizia per le imprese che investono (od almeno, per quelle che possono farlo): per gli investimenti (compresi i leasing) effettuati a partire dal 15 ottobre 2015 e per tutto l’anno 2016 è concessa la possibilità di ammortizzare in via extracontabile un maggior valore del 40% degli ammortamenti stessi, secondo le aliquote previste per le categorie di beni aziendali. La Legge di Stabilità 2016, art. 7 “Ammortamenti”, presentata dal MEF stima in 80 miliardi di euro gli investimenti del 2016 del settore privato (10,1 miliardi beni di trasporto, 10,3 miliardi beni nel comparto ICT/tecnologia, 59,6 miliardi macchinari, impianti, armamenti). Nell’ipotesi di concessione a tutti i soggetti che effettuano gli investimenti coperti dalla norma, il MEF stima un maggior valore ammortizzabile di 32 miliardi per il 2016 e di 6,8 miliardi per i restanti mesi del 2015, che si tradurrebbero, in termini di effetti per le casse statali, in una riduzione IRS/IRPEF di 580 milioni (competenza) e 170 milioni (cassa) per il 2016; valori che crescerebbero negli anni seguenti (con un picco del fabbisogno di cassa di 1.258 milioni nel 2018), sino ad esaurirsi nel 2025.

L’anno che verrà non sarà forse migliore, neanche diverso, anche se molti incroceranno dita, bicchieri e sorrisi (di circostanza?).

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