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L’ECONOMIA DI GAIA con Gaia CACCIABUE

COP21: cosa è e quali prospettive ha oggi?

 

Per spiegare che cos’è il COP21 bisogna partire dal 1992 e dal Summit della Terra tenutosi a Rio, prima conferenza mondiale dei capi di stato sull’ambiente: uno degli effetti della Conferenza di Rio è stata l’adozione del United Nation Framework on Climate Change (UNFCCC) o Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, un insieme di obiettivi volti al tentativo di stabilizzare i livelli di emissioni di gas serra nell’atmosfera. Lo scopo delle Conference of Parties (COP, appunto) è quello di ri-affrontare annualmente l’argomento, coordinare l’azione comune, monitorare i progressi e, se necessario, aggiustare il tiro. Tra i COP che si sono succeduti negli anni vale la pena di ricordare quello di Kyoto (1997) che ha portato alla formulazione dell’omonimo protocollo, il fallimentare COP di Copenhagen del 2009 (fughe di notizie, intercettazioni, scivolate diplomatiche etc.) e quello tenutosi a Doha nel 2012, che ha esteso la durata del Protocollo di Kyoto fino al 2020.

Ed arriviamo al COP21, in programma dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 a Parigi. Finora se n’è parlato più relazione ai rischi di attentato che per quello che dovrebbe succedervi, ma ci sarebbero molte riflessioni da fare al riguardo, a partire da quello che vorrebbe essere l’obiettivo principale: la sigla di un primo e decisivo accordo mondiale sul clima. Decisivo in questo caso significa vincolante: l’intenzione è quella di portare tutte le nazioni a sottoscrivere impegni precisi rispetto ai quali render conto nei prossimi anni. Vi prenderanno parte i rappresentanti di 195 paesi, alcuni dei quali non hanno ancora presentato i propri programmi e obiettivi per il futuro, e molti dei quali hanno posizioni contrastanti sul tema clima. Le aspettative per l’evento sono altissime: ci si augura che i governi decidano una buona volta di farsi carico per quanto gli concerne della situazione: è innegabile che finora il grosso dell’impegno e degli investimenti sia ricaduto –volontariamente o meno- sul settore privato.

I fattori che potrebbero mandare all’aria la stipulazione di un accordo efficacie sono diversi: Cina e Stati Uniti per ora si sono rifiutati di ratificare il Protocollo di Kyoto, i grandi produttori di petrolio (Arabia Saudita e Iran in primis) non sembrano troppo interessati a collaborare sui temi, pare che i 100 miliardi che si prevede di stanziare non sarebbero sufficienti allo scopo e nell’ultima bozza presentata sono spariti i riferimenti alle emissioni di mezzi aerei e marittimi, precedentemente discussi.

In vista dell’evento un paio di osservatori internazionali hanno pubblicato ricerche e sondaggi relativi all’ultimo periodo, che indagano sulle performance e le tendenze del settore aziendale (CDP, Carbon Disclosure Project) e su come viene percepita la gestione del tema “clima” da parte degli esperti mondiali (GlobeScope e SustainAbility). Insieme offrono un buon punto di partenza per capire qual sarà la situazione all’apertura del COP parigino.

Entrambi i documenti dimostrano come il settore privato abbia fatto e continui a fare molto nel taglio delle emissioni. Ovviamente però la competenza dell’azienda termina col perimetro delle sue attività: nonostante ormai sia quasi automatico che le grandi compagnie estendano le loro politiche interne a tutta la filiera, rimangono ancora moltissime aree di intervento al di fuori del loro operato, di pertinenza esclusivamente dei governi. Governi che spesso non possono sostenere politicamente, economicamente o tecnologicamente l’evoluzione in corso, e rischiano di affossare i risultati raggiunti dal settore privato.

Il 2015 Climate Change Survey di GlobeScope e SustainAbility ha coinvolto più di 600 esperti di sostenibilità (cioè attivi nel settore da almeno tre anni) con lo scopo di ritrarre l’attuale situazione in termini molto generali, e valutare l’impegno delle varie parti che parteciperanno al COP21. Sono stati intervistati membri di governi, di organizzazioni non profit operanti nel settore, figure del settore accademico, al mondo dei media e a quello aziendale.

Il dato più interessante è il primo che si incontra nel documento: il 92% degli intervistati si aspetta che l’incontro di Parigi porti ad un accordo, ma di questi solo il 60% crede che l’accordo sarà vincolante tra le parti, e quindi avrà un effetto tangibile. In generale c’è scetticismo sull’impegno dei governi e delle istituzioni in genere, mentre le aziende e istituzioni scientifiche ricevono un giudizio positivo per gli sforzi fatti nell’ultimo anno.

A tutti i partecipanti alla ricerca è stato chiesto di nominare le aziende che stanno ottenendo i migliori risultati e si stanno impegnando di più nella riduzione delle emissioni, e le cinque più nominate sono state IKEA, Unilever, Google, GE e Tesla. I principali motivi addotti sono l’ampio utilizzo di energie rinnovabili e l’introduzione o l’investimento in innovazioni tecnologiche.

Gli esperti concordano sull’importanza che la diplomazia e il coordinamento internazionale potrebbero avere nel raggiungimento degli obiettivi di Kyoto, ma allo stesso tempo guardano agli investimenti economici come allo strumento in assoluto più efficace. A questo riguardo, più dell’80% degli intervistati indica l’eliminazione dei sussidi sui combustibili fossili e l’introduzione di tasse sulla produzione di gas serra come incentivi che potrebbero portare al cambiamento.

I risultati della ricerca confermano le previsioni più diffuse: il momento è delicato, il settore privato ha fatto e sta continuando a fare grandi investimenti per combattere il cambiamento climatico, gli investitori internazionali hanno assunto un punto di vista nuovo con decisione, dando una spinta importante al consolidamento delle politiche di sostenibilità ambientale e agli investimenti nel settore.
La speranza è che la dimostrazione dell’efficacia delle iniziative private, insieme ai decisi segnali che provengono dal settore finanziario, spingano finalmente i governi a ratificare un impegno vincolante, e soprattutto ad investire pesantemente in strumenti efficaci a livello economico e legislativo.

 COP21

  Gaia Cacciabue

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