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Il Settore delle Telecomunicazioni Verso il Consolidamento: Minacce e Opportunità nel Mercato Italiano

 

 

Tutti noi siamo a conoscenza dei forti cambiamenti che internet ha portato nella vita di tutti i giorni; il modo in cui le persone comunicano è cambiato radicalmente negli ultimi anni. I servizi di comunicazione alternativi e le app come Whatsapp o Messenger hanno sostituito chiamate e SMS, questi ultimi oramai sempre meno popolari. La richiesta dei clienti è cambiata e l’offerta si è dovuta adattare alle nuove dinamiche emergenti in tutti i mercati delle telecomunicazioni, incluso quello italiano.

In quest’articolo forniremo un quadro generale degli attuali trend di mercato, per poi concentrarci sulle due operazioni che hanno avuto il maggiore impatto nel contesto italiano:

– La Joint Venture tra Wind e 3 Italia

– L’incremento della partecipazione di Vivendi nell’azionariato di Telecom Italia

Per concludere, introdurremo il nuovo progetto di Enel sottolineando le possibili conseguenze per il mercato della banda larga.

Panoramica del mercato delle telecomunicazioni italiano

Nel 2014 il settore delle telecomunicazioni ha generato €34 miliardi di ricavi, rappresentando circa il 2% del PIL italiano, quasi equamente diviso tra telefonia fissa e mobile.

I prezzi delle telecomunicazioni sono diminuiti rapidamente negli ultimi anni: il seguente grafico paragona il valore dell’inflazione italiana con il prezzo medio dei servizi di telecomunicazione.

telecomunicazioni

Per meglio comprendere quali sono state le cause di questo rapido declino dei prezzi, è utile analizzare come è cambiata la composizione dei ricavi delle aziende del settore negli ultimi anni. Le vendite derivanti dalla telefonia fissa sono diminuite fortemente, mentre quelle derivanti dal traffico dati sono sì incrementate, ma non in maniera sufficiente per compensare la diminuzione del traffico voce. Questa dinamica è molto simile sia per le comunicazioni da fisso che da mobile.

Per quanto riguarda la linea fissa, è possibile osservare una significativa riduzione dei ricavi voce dovuta prevalentemente alla progressiva migrazione dal traffico voce verso il traffico mobile. Molti operatori fissi hanno affrontato questa nuova sfida offrendo servizi più integrati (banda larga, voce e altri servizi) sostituendo così le offerte solo voce con contenuti a più alto valore aggiunto, solitamente basati sulla rete internet.

Per quanto riguarda la comunicazione mobile, i ricavi derivanti da servizi tradizionali come voce e SMS, pesantemente penalizzati dalla forte competizione proveniente dalle app di messaggistica e comunicazione, hanno anch’essi visto un forte declino dei prezzi negli anni recenti. I servizi collegati alla telefonia mobile a banda larga sono invece cresciuti costantemente: sebbene non sono ancora in grado di compensare la riduzione dei ricavi legati ai servizi tradizionali, rappresentano tuttavia il business più strategico e promettente di questo settore.

Per riassumere, le imprese di telecomunicazione hanno visto mutare fortemente il mercato dei servizi voce e messaggistica che risultavano essere estremamente profittevoli, finendo per essere costrette a tagliare i prezzi, comprimendo così i margini. Allo stesso tempo, per adeguarsi ai cambiamenti e continuare a generare profitti, tali aziende sono entrate nel mercato del traffico dati, che tuttavia è molto più competitivo e con margini più ridotti. In questo ambiente è difficile proseguire cercando una crescita organica: non è sorprendente che i maggiori players stiano cercando di sostenere i margini realizzando sinergie di costo anche realizzando fusioni e acquisizioni.

Opportunità di M&A: Wind e 3 Italia

Nell’agosto 2015, le holding del terzo e del quarto operatore mobile in Italia, VimpelCom Ltd. (Wind) e CK Hutchison Holdings Ltd. (3 Italia), hanno annunciato l’accordo per formare una Joint Venture al 50%, che, in termini di clienti, risulterà il maggiore player del settore delle telecomunicazioni mobili con una quota di mercato del 33,5%, seguito da Telecom Italia (32,3%) e Vodafone Italia (27%). La nuova compagnia, che dovrebbe generare €6,4 miliardi di ricavi e un margine operativo di €2 miliardi, sarà gestita da Maximo Ibarra, attuale AD di Wind. La mossa di Hutchinson deve essere contestualizzata nella sua strategia generale: l’azienda ha già acquisito altri operatori telefonici in Irlanda, Austria e Regno Unito, con l’intenzione di diventare uno dei maggiori players del mercato delle telecomunicazioni europeo.

Data la sostanziale riduzione del numero di operatori sul mercato, l’operazione è subordinata all’approvazione dell’autorità Antitrust, che dovrebbe emettere il verdetto entro maggio 2016. Anche se la stessa commissione ha recentemente impedito la fusione tra il secondo e il terzo operatore di telecomunicazioni danese, vi è ottimismo sull’esito della decisione, poiché il numero di operatori nel mercato italiano sarebbe ridotto a tre e non a due, come sarebbe accaduto nel caso danese.

L’operazione avrà due maggiori conseguenze sul mercato. In primo luogo, si prevedono sinergie per un totale di €5 miliardi, principalmente dovute ai risparmi per i costi operativi e riduzione degli investimenti necessari per operare. Questo permetterebbe alla nuova impresa di essere più aggressiva in termini di prezzo, cercando di incrementare ulteriormente la propria quota di mercato. In secondo luogo, la fusione potrebbe rappresentare il primo passo verso un più ampio consolidamento del settore, in termini di una potenziale convergenza tra telefonia fissa e mobile. In altri stati europei, il consolidamento ha portato gli operatori a offrire servizi più integrati, includendo sia i servizi fissi che mobili e in alcuni casi sono state inserite anche le pay-tv.

Potenziale OPA? – Il caso Telecom Italia

I principali giornali e siti economici di tutto il mondo hanno dedicato molto spazio alle recenti vicende riguardanti Telecom Italia. Sin dal 1997, anno della sua privatizzazione, la compagnia ha affrontato innumerevoli problemi, e fa ora i conti con le conseguenze della recente crisi finanziaria. Con un margine operativo lordo (EBITDA) in declino negli ultimi cinque anni, Telecom Italia è forse uno degli esempi più rappresentativi di una compagnia Europea che, nonostante le buone prospettive in termini di redditività (grazie agli assets strategici posseduti), è ancora vittima dei danni causati dalla recessione e fatica a trovare la via della ripresa. In altre parole, Telecom Italia oggi è vulnerabile, costa poco sul mercato, e ha bisogno di nuove iniezioni di capitale e di una notevole riorganizzazione interna. Questo fa sì che Telecom venga guardata con interesse da potenziali acquirenti strategici e finanziari, intenzionati a comprare a basso prezzo per poi ristrutturare. Tra gli interessati spiccano Vivendi e Xavier Niel.

Vivendi è una multinazionale francese con sede a Parigi che opera nel settore dei media, concentrandosi in particolare sul Digital Entertainment. La compagnia ha ottenuto una prima (piccola) fetta del capitale di Telecom Italia dopo un deal concluso con la spagnola Telefonica SA, ed è successivamente arrivata a possederne circa il 20% attraverso acquisti fatti negli ultimi mesi. Recentemente, Vivendi ha richiesto di aggiungere quattro dei suoi più importanti dirigenti al consiglio d’amministrazione di Telecom Italia. La proposta, che garantirebbe a Vivendi maggiore influenza decisionale, va interpretata alla luce di una norma del diritto commerciale italiano che prevede un’offerta pubblica d’acquisto (OPA) obbligatoria sulla totalità delle azioni dell’azienda qualora un compratore abbia varcato la soglia di proprietà del 25%. Tuttavia è probabile che Vivendi stia tentando di evitare i costi e rischi di un’OPA, e che stia cercando vie alternative verso il controllo di Telecom. Le infrastrutture e la base di clientela di Telecom giustificherebbero infatti un’acquisizione strategica, ma non si può fare a meno di notare che l’ombra di un investimento a fini opportunistici è dietro l’angolo. Infatti, l’obiettivo di Vivendi potrebbe essere anche quello di semplicemente assicurarsi un ruolo chiave e redditizio nell’azionariato Telecom, in vista delle negoziazioni che scaturirebbero da un maggiore consolidamento del mercato europeo delle telecomunicazioni.

Nel frattempo, un’altra importante figura si è fatta avanti. Il miliardario francese Xavier Niel, fondatore dell’operatore Iliad SA, è al momento in possesso di opzioni sul capitale Telecom Italia per un totale del 15.1%. Una volta esercitati, questi strumenti potrebbero garantirgli un buon 10% delle azioni con diritto di voto. Tuttavia Niel e Vivendi hanno ripetutamente assicurato di non agire in concerto, nonostante i loro possedimenti combinati potrebbero ammontare al 30% del capitale totale di Telecom Italia, garantendo un’alta influenza sulle politiche della compagnia.

Banda larga: una rivoluzione targata Enel

Infine, per quanto riguarda Internet, il 2015 ha visto un nuovo e potenzialmente rivoluzionario player muovere i primi passi nel mercato del broadband italiano. Parliamo di Enel, e del recente lancio di un nuovo piano strategico quinquennale che prevede la costruzione, in collaborazione con altre compagnie, di un sistema di cavi in fibra ottica utilizzando le infrastrutture già esistenti. Il costo dell’operazione è di circa il 40% in meno rispetto alla costruzione da zero di un nuovo network. Per l’operazione sarà creata un’azienda controllata, la cui direzione andrà a Tommaso Pompei, ex AD di Wind, che ha già garantito a qualsiasi operatore nel mercato la possibilità di accedere al network al fine di distribuire i propri servizi internet.

Il progetto di Enel pare arrivare con tempismo perfetto. Negli scorsi mesi il governo italiano aveva annunciato un piano di investimenti da €12 miliardi diretto a migliorare la rete a banda larga nazionale, risollevando l’Italia dagli ultimi posti del ranking europeo in termini di infrastrutture broadband. Conseguentemente Enel, che si è presa carico della sostituzione di 33 milioni di contatori di prima generazione con i cosiddetti “smart meters” nell’arco dei prossimi quattro anni, potrà usufruire in parte di questo finanziamento statale. Inoltre, come già detto sopra, il capitale della nuova controllata sarà aperto alla partecipazione di tutti gli operatori presenti nel mercato; e mentre Vodafone e Wind hanno già confermato la loro contribuzione, rimane da vedere se Fastweb, Metroweb, e soprattutto Telecom Italia supporteranno il progetto.

All’inizio di Novembre, l’AD di Enel Francesco Starace aveva affermato in un’intervista che la compagnia sta valutando la possibilità di estendere il piano anche fuori dai confini Italiani.

Data la portata del progetto, sarà importante monitorarne le conseguenze sul livello dei prezzi dei servizi a banda larga, così come sarà interessante osservare il ruolo che Enel ricoprirà all’interno del mercato del broadband una volta terminati i lavori. Inoltre, se tutto andrà per il verso giusto, l’impatto del progetto sarà significativo, permettendo ad una porzione sempre maggiore della popolazione di avere accesso a connessioni ultra veloci fino a 100 Mbps.

Conclusione

In risposta al cambiamento strutturale di domanda da parte dei consumatori, con annessa riduzione di prezzi e margini, le aziende hanno ridisegnato il proprio business model attorno al traffico dati e a servizi connessi a quest’ultimo.

Alcuni hanno scelto la via della fusione nel tentativo di mantenere i propri margini operativi, come nel caso di Wind e 3 Italia. La Joint Venture tra i due, se andrà a buon fine, creerà il più grande operatore mobile presente sul mercato italiano. Altri, come Telecom Italia, faticano a riprendere il passo e finiscono preda di investitori stranieri, avidi di investimenti in assets di qualità a basso costo. Infine, sarà interessante monitorare l’avanzamento del progetto di Enel, che potrebbe portare ad un cambiamento di equilibri all’interno del broadband market italiano.

Quello che è certo, è che il mercato delle telecomunicazioni sta evolvendo, e si avvia ad essere più integrato ed Europeo di quanto non fosse mai stato prima, anche in vista dell’abolizione, nel 2017, delle tariffe roaming all’interno del territorio dell’UE. Di conseguenza, ci aspettiamo ulteriori interessanti sviluppi, e confidiamo che questi possano risolversi non solo in ulteriori benefici per gli operatori, ma anche e soprattutto in un miglioramento dell’esperienza del cliente.

Tutte le opinioni espresse sono riferibili ai membri del Bocconi Students Investment Club e non possono in alcun modo essere associate all’Università Bocconi. Tutte le raccomandazioni finanziarie sono da intendersi per esclusivi scopi educazionali. Il Bocconi Students Investment Club declina qualsiasi responsabilità per eventuali perdite possano incorrersi implementando tutte o una parte delle idee contenute in questo articolo. Il Bocconi Students Investment Club non è autorizzato a fornire consigli su investimenti. Informazioni, opinioni e stime contenute in questo articolo riflettono un giudizio alla data di pubblicazione da parte del Bocconi Students Investment Club e sono soggette a cambiamento senza obbligo di avviso. Il prezzo, valore o rendimento di qualsiasi prodotto finanziario menzionato nell’articolo può aumentare così come diminuire. Il Bocconi Students Investment Club non riceve alcun compenso, né possiede relazioni lavorative con alcuna azienda menzionata.

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