MUSIC CLINIQUE con Elisa MASSARA

Giappone, mon amour: perle musicali del Sol Levante

SAKAMOTO

Giappone, mon amour: perle musicali del Sol Levante

 

Il mercato.

Non c’è da stupirsi se il lontano Impero del Sol Levante è il secondo mercato musicale al mondo dopo il colosso USA: un giapponese spende in musica quasi tre volte tanto la cifra spesa da un americano. Infatti, mentre la tendenza occidentale è quella di lasciare il passo ai veloci ed economici download e streaming online, l’acquisto di musica su supporti fisici in Giappone è ancora molto stabile. La gran parte dei nostri cugini nipponici, senza accoccolarsi troppo nelle comodità delle piattaforme musicali digitali (iTunes, Spotify, Soundcloud…), non si è dimenticata del piacere di acquistare CD di musica di qualsiasi genere, lingua o nazione. Oltre a questa inclinazione verso la spesa in prodotti musicali, un’altra caratteristica che, in genere, differenzia un fan giapponese da un fan occidentale è la seguente: nel suo cervello risiede un ridotto tasso di preconcetti e di stereotipi di “figo” o di “non figo” spesso inculcati a noi occidentali da media, peers, critiche (spinte da quell’inarrestabile bisogno di etichettare e categorizzare l’esistente). Difficilmente un giapponese se ne uscirebbe con pontificazioni come “La musica country è per paesani”, “La musica di Bon Jovi è roba superata”, “I Blink sono una band per ragazzine”. Quello che nel nostro Paese e da noi potrebbe essere considerato datato o fuori moda, non è detto che sia visto allo stesso modo in Giappone, paese di ampie vedute per quanto riguarda qualsiasi genere di composizione. Le radio mainstream giapponesi sposano un eclettismo totale abbattendo tutte le barriere della lingua e dello stile. Aggiungendo a questo il fatto che i fan giapponesi sono tra i più accaniti del mondo, non esiste alcuna buona ragione per cui un artista o un’etichetta occidentale non debba investire nel marketing per cercare di accaparrarsi una fetta del ricco mercato musicale giapponese. Infatti, vista la densità di popolazione e l’alto PIL, un mercato di nicchia giapponese potrebbe toccare delle cifre equiparabili a quelle di un mercato nazionale di un paese europeo.

Le perle.

 Dopo aver spiato velocemente dalla serratura il panorama della music industry giapponese, ritengo d’obbligo ascoltare alcune creazioni musicali di grande ispirazione. 4 gruppi di artisti, 4 generi diversi, 4 composizioni che meritano di essere centellinate da tutte le orecchie in cerca di tesori nascosti.

Il primo è il maestro Ryuchi Sakamoto, le cui note hanno sicuramente già risvegliato anche le orecchie chi non conosce il suo nome. Infatti, Sakamoto ha composto le pluripremiate colonne sonore dei film quali, Furyo (in cui è anche co-protagonista al fianco di David Bowie), L’Ultimo Imperatore, Il tè nel deserto (entrambi di Bertolucci), e ha collaborato a produzioni discografiche di artisti come David Sylvian, Iggy Pop, David Byrne, Caetano Veloso, Alva Noto e Thomas Dolby. Se questi nomi non vi dicono nulla, lascerò che sia la musica a parlare: Merry Christmas Mr Lawrence è il brano di Sakamoto più noto e più adatto per regalarci un sorriso in più in questo periodo dell’anno.

 https://youtu.be/LGs_vGt0MY8

 È d’obbligo ricordare che Sakamoto ha fatto parte di una delle istituzioni della storia della musica giapponese: la Yellow Magic Orchestra. La YMO è la miscela creativa dei tre geni (Ryuchi Sakamoto, Haruomi Hosono e Yukihiro Takahashi) che, con lo spirito sperimentale di Cage, la leggerezza dei Beatles e il formalismo dei Kraftwerk, sono riusciti a lanciare il techno-pop giapponese in ogni angolo del globo. Sintetizzatori, linee melodiche orientaleggianti imbizzarrite da effetti giocosi e psichedelici, battiti frenetici e sprazzi non solo di jazz, ma anche di disco, sono gli ingredienti principali di un brano capace di trasportarci in universo parallelo in technicolor.

 

Molto probabilmente da bambini, abbiamo guardato il cartone animato Lupin senza far caso alla bellezza della sua colonna sonora. La serie di capolavori rimasti inosservati del compositore Yūji Ōno, hanno una rilevanza artistica che lascio giudicare ai vostri uditi (raffinati e non) con l’ascolto di questo suo brano: Lonely for the Road.

 https://youtu.be/455gBIXveVQ

Ben sappiamo che i giapponesi oltre ad essere forti nella produzione artistica dei cartoni animati, si fanno invidiare anche in quella dei video games. Ad esempio dietro alle musiche del famoso gioco per Play Station, Ape Escape, c’è il genio del compositore elettronico Soichi Terada. Ovviamente, il signor Terada non si è limitato ai videogames: le sue produzioni e i suoi mixaggi di musica house sono (o dovrebbero essere) di grande ispirazione per i nostri più sofisticati dj di musica underground. Forse il sushi? Forse il sakè? Qual è il segreto della maestria di quest’artista per creare un brano house potente come questo?

 https://youtu.be/BqQUkT8_zIY

Il shamisen è una sorta di banjo giapponese a tre corde il cui suono non può che riportarci alle più antiche ed eleganti tradizioni dell’Impero del Sol Levante. Come rendere questo strumento così antico e delicato in un indiscutibile strumento rock? Ci hanno pensato i fratelli Yoshida: questo loro video musicale lascia davvero a bocca aperta per la perfezione con cui sono riusciti a mescolare tradizione e modernità.

 https://www.youtube.com/watch?v=x_CzD0GBD-4

 Ricetta: prendete i suoni delle colonne sonore cinematografiche della novelle vague francese e della dolce vita italiana, campionateli, mescolateli con elementi della disco e della bossa nova, fateli correre su ritmiche funk e breakbeat, e aggiungete un pizzico di punk.

È un compito difficile, ma, ovviamente, un gruppetto di pazzoidi giapponesi ce l’ha fatta. I Pizzicato Five sono riusciti a creare una delle più sorprendenti miscele di generi musicali di sempre. È difficile immaginarsi una supermarket music trasformata in una sottospecie di synthpop, un revival anni ’60 mescolato con canti dell’hari krishna o una musica disco orchestrale avvicinata al bossanova, ma, per fortuna, i Pizzicato Five ce ne fanno assaggiare una forchettata.

 

Gli Happy End (はっぴいえんど) sono esistiti solo tra il ’69 e il ’72, periodo di tempo sufficiente per essere etichettati ufficialmente come “Beatles giapponesi”. Il loro album Kazemachi Roman è stato nominato nel 2007 da Rolling Stone Japan il migliore album giapponese di tutti i tempi. Per questo motivo, non posso che terminare la mia pappardella con questa loro luminosa canzone: Kaze Wo Atsumete (facente anche parte della colonna sonora del film Lost in Translation).

https://youtu.be/k2SPeEeCj3I

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