PREZZI DEI CARBURANTI. PERCHE’ NON SEGUONO QUELLO DEL PETROLIO?


Da oltre un anno assistiamo al costante calo del prezzo del petrolio. Ciò è dipeso da diversi fattori, ma in particolare dalla decisione dell’Arabia Saudita di vendere il greggio a prezzi sempre più bassi dopo che gli Stati Uniti hanno cominciato a produrre petrolio da fonti alternative (shaile oil) allo scopo di ridurre la dipendenza da quello estero.

Di fatto, però, la produzione alternativa, con le sue enormi quantità di greggio estratto, sta togliendo quote di mercato ai produttori tradizionali aderenti all’Opec. Inoltre c’è ora da considerare il più che probabile ritorno sulla scena dell’Iran, quarto paese al mondo per riserve petrolifere, che aumenterà la produzione quando le sanzioni occidentali, a seguito dell’accordo sul nucleare, saranno state rimosse. A tutto questo si aggiunga, dal lato della domanda, la lunga fase stagnante dell’economia europea e il rallentamento dei mercati emergenti (Cina compresa) e avremo allora delineato il quadro d’insieme. Ma perché, se il prezzo del petrolio scende, quello della benzina, soprattutto in Italia, resta pressoché il medesimo?

Un errore comune è credere che al deprezzamento del petrolio, anche del 64% come visto in questo anno, possa corrispondere un’analoga variazione nel costo della benzina. I prodotti che derivano da un barile di petrolio sono diversi e la benzina è uno dei tanti, per cui ogni prodotto assumerà un determinato valore secondo l’andamento del relativo mercato.

Una delle ragioni è che i produttori di benzina spesso comprano il petrolio con contratti “futures”: contratti in cui si prevede la consegna subito ma il pagamento in un momento successivo a un prezzo concordato nel presente. In questo modo i produttori si assicurano la merce per un prezzo fisso, almeno per un po’, e non devono preoccuparsi delle piccole oscillazioni quotidiane. Tuttavia è indubbio che l’andamento del prezzo industriale della benzina segua quello del prezzo del petrolio greggio, quindi l’andamento dei prezzi alla pompa segue altri percorsi.

Sui carburanti, infatti, pesa in maniera consistente la componente fiscale. Le accise sui prezzi delle benzine sono molte e sono state a poco a poco aumentate di numero in momenti di particolare necessità per il bilancio dello stato: spesso però una volta finita la necessità sono state lasciate. In questa tabella si può vedere quali leggi hanno causato gli aumenti più recenti

ACCISE

Per comprendere meglio la struttura del prezzo dei carburanti è sufficiente confrontare i dati che settimanalmente pubblica il Ministero dello Sviluppo economico. In effetti, da gennaio 2014 ad oggi, fatta eccezione per alcuni rialzi registrati nei primi mesi di quest’anno, i prezzi industriali della benzina hanno evidenziato un brusco calo, da 0,689 euro al litro a 0,469 euro (al 16 novembre 2015). Il dato è piuttosto in linea con la media europea, che si attesta a 0,467 euro al litro. Il prezzo industriale della benzina, però, rappresenta appena il 32% di quello finale. È la componente fiscale, pari al 68% (0,992 euro al litro), a far lievitare il costo conclusivo che attualmente si attesta in Italia a 1,460 euro al litro.

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Il cerchio neppure si chiude qui. Nella componente industriale, il segmento “materia prima” vale 0,316 euro al litro, ovvero il 22% del prezzo su cui agisono le quotazioni internazionali e l’effetto cambio euro/dollaro. Inoltre il margine lordo risulta essere pari a 0,153 euro al litro (il 10%), cioè la parte su cui l’operatore può agire per modificare il prezzo alla pompa. La componente fiscale, invece, viene scorporata in accise – che gravano molto sul prezzo finale – e l’Iva (al 22%). L’accisa è un’imposta che viene applicata su un bene prodotto o consumato, il cui scopo di norma è garantire un gettito immediato per lo Stato (utile, talvolta, per la copertura finanziaria di altre voci di spesa). Nel nostro caso, stando agli ultimi dati disponibili, l’accisa vale 0,728 euro al litro; l’Iva 0,263 euro al litro. Anche nella struttura del prezzo del diesel, per allargare il discorso ad altre tipologie di carburante, la situazione si presenta in modo analogo: la componente industriale pesa per il 36%, quella fiscale per il 64% (l’accisa vale 0,617 euro al litro).

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Se il prezzo del petrolio continuerà a scendere, allora diminuirà anche quello della benzina? Difficile a dirsi. Ci sono, infatti, delle tasse che verranno aggiunte in futuro (sono previsti aumenti delle accise fino al periodo 2019-2021, che derivano dal Dl Competitività del 2014). Questo perché si tratta di un trend consolidato: in pratica le accise sui prezzi dei carburanti variano nel tempo secondo le esigenze dello Stato.

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Un’ ultima curiosità. Cosa accade nel mondo riguardo il prezzo dei carburanti rispetto alle tasse imposte?

Il prezzo medio della benzina nel mondo è € 1.01 per litro, ma ci sono grandi differenze tra le nazioni. Quelle più ricche hanno prezzi più alti, mentre le nazioni più povere e coloro che producono ed esportano petrolio hanno prezzi decisamente più bassi. Un’esclusione sono gli USA, che è una nazione avanzata economicamente, ma ha un prezzo della benzina basso, per via di basse accise e della produzione interna che sconta meno i costi di trasporto e distribuzione.
Tutti i paesi comprano petrolio dai mercati internazionali allo stesso prezzo, ma impongono tasse diverse. Per questo motivo, il prezzo al dettaglio della benzina è diverso. In alcuni casi, come in Venezuela, il governo sussidia la benzina e per questo le persone lì non pagano quasi nulla per guidare le proprie macchine.

Questo grafico rappresenta plasticamente la situazione mondiale dei prezzi del carburante.

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