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LEGGE DI STABILITA’ 2016. I PUNTI SALIENTI

Legge di stabilità 2016: cosa cambia con le nuove norme

 

 

Martedì 22 dicembre, il Senato ha approvato, con voto di fiducia,  il disegno di legge di stabilità per il 2016. Nel segnalare che il provvedimento è in corso di pubblicazione in Gazzetta ufficiale, di seguito riportiamo una sintesi delle disposizioni che a nostro avviso rivestono maggior interesse per le imprese.

DISPOSIZIONI IN MATERIA FISCALE

1.   Eliminazione aumenti accise e IVA (Art. 1, commi da 5 a 7)

Viene abrogato il comma 430 dell’art. 1 della legge di stabilità per il 2014, ai sensi del quale, con DPCM, da adottare entro il 15 gennaio 2016, dovevano essere disposte variazioni delle aliquote di imposta e riduzioni della misura delle agevolazioni e delle detrazioni vigenti, tali da assicurare maggiori entrate pari a 3.272 milioni di euro per l’anno 2016 e 6.272 milioni di euro, a decorrere dal 2017. Tali misure potevano non essere adottate solo se, entro la data del 1° gennaio 2016, fossero stati approvati provvedimenti normativi in grado di assicurare i predetti importi attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica.

Contestualmente, viene modificato il comma 718 dell’art. 1 della legge di stabilità per il 2015, al fine di stabilire:

    • la soppressione della previsione di aumento dell’aliquota IVA del 10% di due punti percentuali, a decorrere dal 1° gennaio 2016;
    • la conferma dell’aumento di tale aliquota dal 1° gennaio 2017, non più, però, di un solo punto, ma di 3 punti percentuali (si passerebbe dal 10% al 13%);
    • la soppressione della previsione di aumento dell’aliquota IVA del 22% di due punti percentuali, a decorrere dal 1° gennaio 2016;
    • la conferma dell’aumento dell’aliquota ordinaria dal 1° gennaio 2017, non più, però, di un solo punto, ma di 2 punti percentuali (si passerebbe dal 22% al 24%);
    • la conferma dell’aumento dell’aliquota dal 1° gennaio 2018, non più, però, di 0,5 punti, ma di un punto percentuale (si passerebbe dal 24% al 25%).
  1. Esenzione IMU immobili in comodato d’uso (art. 1, comma 10)

    Viene modificato l’art. 13 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, al fine di introdurre una riduzione del 50% della base imponibile IMU (in luogo dell’esenzione, disposta dal testo originario) per gli immobili dati in comodato d’uso a figli o genitori. Il beneficio si applica purché il contratto sia registrato e il comodante possieda un solo immobile in Italia, e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è sito l’immobile concesso in comodato. L’agevolazione non si applica nel caso di immobili di lusso (A/1, A/8 e A9).

    3.   Esenzione per l’abitazione principale, i macchinari imbullonati, i terreni agricoli (art. 1, commi da 11 a 26 e 28).

    Il comma 11 modifica la normativa sull’imposta municipale propria dovuta per i terreni agricoli, eliminando innanzitutto la classificazione in “montani, parzialmente montani e di pianura”, prevista dal D.L. n. 4/2015.

    Dal 2016, infatti, l’esenzione IMU sui terreni agricoli si applicherà sulla base dei criteri individuati dalla circolare n. 9 del 14 giugno 1993 (come già avveniva con la vecchia Ici) che distingue tra comuni delimitati, parzialmente delimitati e non delimitati.

    Inoltre, a prescindere dalla classificazione, ai sensi del comma 13, sono esenti dall’IMU i terreni agricoli:

    a) posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione;

    b) ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della legge 28 dicembre 2001, n. 448;

    c) a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

    In virtù della suddetta soppressione, vengono modificate le disposizioni dell’articolo 13 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, laddove prevedevano un moltiplicatore ridotto e la franchigia per il calcolo dell’Imu sui terreni agricoli.

    Il comma 14 abroga, dal 2016, la Tasi sia nel caso in cui l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale dal possessore, sia nell’ipotesi in cui è l’occupante a destinare l’immobile detenuto ad abitazione principale.

    L’abrogazione dell’imposizione non riguarda gli immobili classificati nelle categorie catastali A/1 (dimore signorili), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di pregio).

    Sempre con riferimento alla TASI, viene prevista (c. 14, lett.c)) una disposizione di favore per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita: fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, l’aliquota è ridotta allo 0,1%. I comuni possono modificare la suddetta aliquota, in aumento, sino allo 0,25% o, in diminuzione, fino all’azzeramento.

    Il comma 14, lett. d), prevede che il versamento della TASI, nel caso in cui l’unità immobiliare sia detenuta da un soggetto che la destina ad abitazione principale, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, è effettuato dal possessore nella misura stabilita dal comune nel regolamento dell’anno 2015. E’ stabilito, inoltre, che in caso di assenza di indicazione della predetta misura nel regolamento del 2015 ovvero nell’ipotesi di assenza toltale di delibera anche per l’anno 2014, la percentuale di versamento a carico del possessore è pari al 90 per cento.

    Il comma 14, lett. e) modifica, poi, il comma 13-bis stabilendo la perentorietà del termine di trasmissione delle delibere da parte dei comuni ai fini della loro pubblicazione nel Portale del federalismo fiscale, anticipando al 14 ottobre il termine attualmente previsto al 21 ottobre, per una migliore gestione delle attività di pubblicazione degli atti dei comuni da parte dell’Amministrazione, attesa la frequente proroga del termine di approvazione del bilancio di previsione.

    I successivi commi stabiliscono le modalità di compensazione per i Comuni al fine di tenere conto dell’esenzione prevista per la TASI per gli immobili adibiti ad abitazione principale e, con riferimento alla sola IMU, per i terreni agricoli – mediante un incremento del fondo di solidarietà comunale.

    Alla luce delle suddette novità normative in materia di tassazione immobiliare il comma 17 aumenta la dotazione del fondo di solidarietà comunale da 3.746,75 a 3.767,45 milioni di euro per il 2016.

    Il comma 21 modifica i criteri per la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, (gruppi D ed E). Dal 2016 avverrà mediante stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario apprezzamento. La stima non riguarda i c.d. macchinari imbullonati (fabbricati ad uso produttivo in cui sono incorporati gli impianti funzionali all’attività produttiva) che le imprese potranno escludere dal calcolo della rendita e quindi, dal calcolo delle imposte immobiliari, dal 2016, per un alleggerimento fiscale pari a 530 milioni di euro.

    A decorrere dal 1° gennaio 2016, gli intestatari catastali dei suddetti immobili  possono presentare atti di aggiornamento ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, per la rideterminazione della rendita catastale degli immobili già censiti nel rispetto dei vecchi criteri.

    Il comma 25 sopprime l’art. 11 del D.Lgs. n. 23 del 2011, che non ha mai trovato concreta applicazione, avente ad oggetto la c.d. IMUS, ossia l’imposta municipale secondaria che doveva sostituire la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari.

    Con il comma 26 si sospende, per l’anno 2016, l’efficacia delle leggi regionali e delle deliberazioni comunali per la parte in cui aumentano i tributi e le addizionali attribuite ai medesimi enti territoriali, in luogo di vietare la deliberazione di tali aumenti (come invece previsto dall’originario comma 23). Si chiarisce inoltre che detti aumenti sono rapportati ai livelli di aliquote applicabili per l’esercizio 2015 (anziché essere comparati ai livelli di aliquote deliberate, entro la data del 30 luglio 2015, per l’esercizio 2015).

    In tal modo, la sospensione degli aumenti di aliquote riguarda anche gli enti che hanno già deliberato in tal senso all’entrata in vigore della legge di stabilità in esame.

    Il comma 28, invece, mantiene ferma la possibilità per i comuni, per il 2016, di maggiorare dello 0,8 per mille l’aliquota TASI per gli immobili non esentati. Con le modifiche in esame si elimina la condizione, prevista nell’originario comma 24, secondo la quale tale aumento doveva essere stato deliberato, per l’anno 2015, entro il 30 settembre 2015 e nel rispetto dei vincoli posti dalla legge di stabilità 2014. Viene richiesta tuttavia una espressa delibera del Consiglio comunale.

    4.   Determinazione dei fabbisogni standard (art. 1, commi 29-34)

    Si interviene sulla procedura per l’approvazione delle note metodologiche e dei fabbisogni standard prevista dal D.lgs n. 216 del 2010, emanato in attuazione della legge delega n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale. A tal fine, vengono inseriti i commi da 29 a 34 per semplificare ed accelerare la suddetta procedura, anche disponendo la soppressione dell’attuale Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (Copaff), sostituita da un nuovo organo, la Commissione tecnica per i fabbisogni standard (CTFS).

    In particolare:

    • si istituisce presso il Ministero dell’economia e delle finanze la Commissione tecnica per i fabbisogni standard (CTFS) di cui al D.Lgs. n. 216/2010, senza oneri per la finanza pubblica: essa si avvale delle strutture del Ministero medesimo, ed ai suoi componenti, in numero di undici (di cui uno con funzioni di presidente, designato dal Presidente del Consiglio, tre dal ministro dell’economia e finanze, uno ciascuno dai Ministri dell’interno e degli affari regionali, uno dall’ISTAT, tre dall’ANCI ed uno designato in rappresentanza delle regioni non sono corrisposte né indennità né rimborsi spese (commi 29 – 30);
    • si stabilisce che le metodologie predisposte ai fini dell’individuazione dei fabbisogni e le elaborazioni relative alla determinazione dei fabbisogni standard possano essere sottoposte anche separatamente alla CTFS, per esser poi inviate alle strutture competenti, vale a dire alla Società Soluzioni per il sistema economico-Sose, alla Ragioneria generale dello Stato ed al Dipartimento delle finanze e che, conseguentemente, la nota metodologica ed il fabbisogno standard per ciascun comune e provincia possano essere adottati con D.P.C.M. anche separatamente: ciò diversamente da quanto ora previsto, in cui si provvede con un unico D.P.C.M, su cui si esprimono con proprio parere sia la Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale che le Commissioni bilancio di ciascuna Camera. Si prevede inoltre che tale parere sia richiesto solo per le Note metodologiche, e non più per l’adozione dei fabbisogni standard (commi 31 – 32);
    • si dispone la soppressione della Copaff, disponendo contestualmente che le funzioni residue delle stessa quale segreteria tecnica della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica siano trasferiti presso la Conferenza Unificata di cui al D.Lgs. n. 281 del 1997 (presso la quale opera la Copaff medesima).
  1. Detrazione dell’IVA per acquisti unità immobiliare (art. 1, comma 56)

    Il comma 56 prevede una detrazione IRPEF del 50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’IVA sull’acquisto effettuato entro il 2016 di abitazioni di classe energetica A o B cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali.

    6.   Agevolazioni fiscali edilizia convenzionata (art. 1, comma 58)

    Il comma 58, con una norma espressamente interpretativa (ai sensi dell’articolo 1, comma 2 dello statuto del contribuente, legge n. 212 del 2000) dell’articolo 32, comma 2 del D.P.R. n. 601 del 1973, dispone l’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa e l’esenzione dalle imposte ipotecarie e catastali per gli atti di trasferimento delle aree che rientrano negli interventi di edilizia convenzionata (aree produttive ed aree su cui insistono abitazioni economiche e popolari; si tratta delle aree previste al Titolo III della legge 22 ottobre 1971, n.865), indipendentemente dal titolo di acquisizione della proprietà da parte degli enti locali.

    7.   Locazioni immobili uso abitativo (art. 1, comma 59)

    Il comma 59 chiarisce la misura del canone di locazione dovuto dai conduttori che avevano beneficiato della rideterminazione ex lege, per mancata o parziale registrazione del contratto (ex articolo 3, commi 8 e 9 del D.Lgs. n. 23 del 2011).

    Come noto, l’articolo 1, comma 5-ter del D.L. n. 47 del 2014 aveva prorogato l’efficacia e la validità dei contratti di locazione registrati sulla base delle norme (dichiarate costituzionalmente illegittime, con sentenza 10-14 marzo 2014, n. 50) che consentivano la rideterminazione ex lege di elementi tra cui il canone, di contratti di locazione non registrati nei termini (articolo 3, commi 8 e 9 del D.Lgs. n. 23 del 2011).

    Il comma 5-ter è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con la sentenza della Corte Costituzionale n. 119 del 2015, con la conseguenza di espandere nuovamente la misura del canone di locazione dovuto dai soggetti per cui aveva originariamente operato la rideterminazione ex lege.

    Con la modifica normativa apportata dal suddetto comma 59, si stabilisce la misura del canone dovuto dai conduttori i quali abbiano versato, nel periodo intercorso dal 7 aprile 2011 (data di entrata in vigore del richiamato D.Lgs. n. 23 del 2011) al giorno 16 luglio 2015 (data del deposito della predetta sentenza n. 119 del 2015), il canone annuo di locazione nella misura  rideterminata ex lege (triplo della rendita catastale ed adeguamento, dal secondo anno, in base al 75 per cento dell’aumento degli indici ISTAT dei prezzi al consumo), a seguito dell’applicazione delle summenzionate norme sulla mancata o parziale registrazione del contratto di locazione: essi corrisponderanno un canone di locazione (ovvero un’indennità di occupazione maturata, su base annua) pari al triplo della rendita catastale dell’immobile, nel periodo considerato.

    8.   Riduzione IRES (art. 1, commi da 61 a 63)

    Il testo iniziale del disegno di legge di Stabilità 2016 prevedeva una riduzione dell’aliquota IRES dall’attuale 27,5% al:

    • 24,5% a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015;
    • 24% a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.

Nella versione definitiva viene soppressa la disposizione che abbassa l’IRES, dal 27,5 al 24,5% a decorrere dal 1° gennaio 2016. Di conseguenza, resta fermo il solo abbassamento al 24% a decorrere dal 2017.

Inoltre, la ritenuta sui sugli utili corrisposti alle società e agli enti soggetti ad un’imposta sul reddito delle società, di cui all’art. 27, comma 3-ter, del DPR n. 600 del 1973, attualmente dell’1,375 per cento, è ridotta all’1,20 per cento, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017.

9. Addizionale IRES per gli enti creditizi e finanziari (art. 1, commi da 65 a 69)

I commi da 65 a 69 introducono una addizionale IRES del 3,5 per cento per gli enti creditizi e finanziari.

In particolare, il comma 65 chiarisce che detta addizionale opera per gli istituti di credito, le società di gestione comune dei fondi di investimento mobiliare, le capogruppo di gruppi bancari, le SIM, gli intermediari finanziari, gli istituti di moneta elettronica e gli istituti di pagamento e le società finanziarie (di cui all’articolo 1 del D.Lgs. n. 87 del 1992). Secondo quanto chiarito dalla relazione illustrativa, rientra nel perimetro anche la Banca d’Italia ma non le imprese di assicurazione e le eventuali capigruppo.

Il comma 66 chiarisce l’applicazione dell’addizionale per i soggetti che hanno optato per la tassazione di gruppo ovvero per il regime della trasparenza (in quanto controllati); detti soggetti applicano autonomamente l’addizionale e provvedono al versamento senza tener conto del reddito imputato dalla partecipata.

Ai sensi del comma 67, si rendono integralmente deducibili dall’IRES gli interessi passivi in favore dei soggetti destinatari della maggiorazione IRES in commento (modificando l’articolo 96, comma 5-bis del TUIR), ossia gli enti creditizi e finanziari. Il comma 68 ne dispone la deducibilità integrale anche a fini IRAP.

Il comma 69 dispone l’applicazione delle norme introdotte a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.

10. Deduzioni IRAP (art. 1, c. 73)

Viene estesa la deducibilità del costo del lavoro dall’imponibile IRAP, nel limite del 70 per cento, per ogni lavoratore stagionale impiegato per almeno 120 giorni nei due periodi d’imposta, a decorrere dal secondo contratto stipulato con lo stesso datore di lavoro nell’arco di due anni a partire dalla cessazione del precedente contratto.

11. Detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e acquisto di mobili (art. 1, commi da 74 a 75).

Il comma 74 proroga anche per il 2016, le detrazioni Irpef per ristrutturazioni edilizie ed ecobonus di cui all’art. 14, 15 e 16 del D.L. n. 63 del 2013, nella misura, rispettivamente, del 50% e 65%. Dunque, anche per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici è confermata la detrazione Irpef al 50% sempre che destinati ad un immobile per cui si è fruito della detrazione per ristrutturazione edilizia.

La proroga evita l’abbassamento strutturale della detrazione al 36%, che sarebbe scattato dal 2016.

Il comma 74 introduce poi, la possibilità per i soggetti che si trovano nella no tax area (pensionati, dipendenti e autonomi) di cedere la detrazione fiscale loro spettante per gli interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali ai fornitori che hanno effettuato i lavori, con modalità da definire con successivo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

Viene poi, prevista una disposizione di favore per le giovani coppie (nucleo familiare costituito da coniugi o da conviventi more uxorio che abbiano costituito nucleo da almeno tre anni, in cui almeno uno dei due componenti non abbia superato i trentacinque anni): nel caso di acquisto di unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, possono beneficiare di una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le spese documentate sostenute per l’acquisto di mobili ad arredo della medesima unità abitativa. La detrazione, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, spetta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16.000 euro.

12. Locazione finanziaria immobili destinati ad abitazione principale (art. 1, commi da 76 a 84)

I commi da 76 a 84 disciplinano gli aspetti civilistici e fiscali della locazione finanziaria di immobili adibiti ad uso abitativo.

In particolare, il comma 76 chiarisce che con il contratto di locazione finanziaria, la banca o l’intermediario si obbligano ad acquistare o far costruire l’immobile, su scelta e indicazione del soggetto utilizzatore, a disposizione del quale l’immobile è posto per un dato tempo e verso un corrispettivo (che deve tener conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto). Alla scadenza del contratto l’utilizzatore ha la facoltà di acquistare la proprietà del bene ad un prezzo prestabilito.

Ai sensi del comma 77, all’acquisto dell’immobile oggetto del contratto di locazione finanziaria si applica il divieto di azione revocatoria fallimentare (ai sensi dell’articolo 67, comma 3, lettera a) l.fall.).

Il comma 78 le conseguenze della risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore; in tal caso il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed è tenuto a corrispondere quanto ricavato dalla vendita o da altra collocazione del bene avvenute a valori di mercato, dedotte alcune somme. L’eventuale differenza negativa è corrisposta dall’utilizzatore al concedente. Sono previsti specifici obblighi di trasparenza e pubblicità per le attività di vendita e ricollocazione del bene.

Secondo il comma 79 è possibile chiedere la sospensione del pagamento dei corrispettivi periodici per non più di una volta e per un periodo massimo complessivo non superiore a dodici mesi nel corso dell’esecuzione del contratto medesimo, con proroga automatica del contratto per il corrispondente periodo; il beneficio della sospensione è subordinato a specifici eventi intervenuti successivamente alla stipula del contratto, in particolare la cessazione del rapporto di lavoro subordinato. Il comma 80 disciplina le modalità di ripresa dei pagamenti al termine della sospensione. Detta sospensione non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria ed avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive. Si consente (comma 81) all’intermediario, per il rilascio dell’immobile, di agire con il procedimento per convalida di sfratto.

Il comma 82 rende deducibili a fini IRPEF nella misura del 19 per cento i seguenti costi, relativi al contratto di locazione finanziaria: si tratta dei canoni e dei relativi oneri accessori, per un importo non superiore a 8.000 euro, nonché del costo di acquisto dell’immobile all’esercizio dell’opzione finale, per un importo non superiore a 20.000 euro, ove le spese siano sostenute da giovani di età inferiore a 35 anni, con un reddito complessivo non superiore a 55.000 euro all’atto della stipula del contratto di locazione finanziaria e non titolari di diritti di proprietà su immobili a destinazione abitativa. La detrazione spetta alle medesime condizioni previste per la detrazione degli interessi passivi sui mutui contratti per l’abitazione principale. Per i soggetti di età pari o superiore a 35 anni, ferme restando le altre condizioni richieste con le norme in esame, l’importo massimo detraibile a fini IRPEF è dimezzato (dunque al massimo 4.000 euro per i canoni e 10.000 euro per il costo di acquisto).

Il comma 83 reca le agevolazioni relative all’imposta di registro sui contratti di locazione finanziaria stipulati ai sensi delle norme in commento.

In particolare:

    • si assoggettano ad imposta di registro in misura proporzionale anche le cessioni, da parte degli utilizzatori, di contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto gli immobili ad uso abitativo (quindi non solo ad uso strumentale), ancorché assoggettati a IVA;
    • l’imposta si applica nella misura dell’1,5 per cento per gli atti di trasferimento, nei confronti di banche ed intermediari che esercitano attività di leasing finanziario, di abitazioni non “di lusso”, acquisite in locazione finanziaria a specifiche condizioni (ovverosia a quelle previste anche per le agevolazioni sull’acquisto della “prima casa”);
    • l’aliquota dell’imposta di registro è pari all’1,5 per cento (e non del 4 per cento come previsto per le cessioni di leasing di beni strumentali) sugli atti relativi alle cessioni, da parte degli utilizzatori, di contratti di locazione finanziaria relativi a immobili “non di lusso”, nei confronti di soggetti per i quali ricorrono le medesime condizioni richieste per le agevolazioni (sempre ai fini delle imposte di registro) per l’acquisto della prima casa, , ancorché assoggettati a IVA. Fuori da tali condizioni, gli atti relativi a cessioni di leasing sono soggette a imposta nella misura piena del 9 per cento.

Il comma 84 reca le decorrenze delle disposizioni così introdotte, che hanno una applicazione temporanea dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020.

13. Ammortamenti (art. 1, commi da 91 a 94).

L’art. 1, comma 91, prevede, ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi, dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, un “super ammortamento” al 140 per cento. In sostanza, maggiorando la quota deducibile dell’ammortamento viene ridotto il carico fiscale.

Si tratta di una misura positiva, già sperimentata in altri Paesi europei, finalizzata a stimolare gli investimenti di imprese e professionisti.

Il super ammortamento non si applica agli investimenti in beni materiali strumentali per i quali il decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988, stabilisce coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%, agli investimenti in fabbricati e costruzioni, nonché agli investimenti in beni elencati nell’ allegato 3 alla presente legge.

Le suddette disposizioni non producono effetti sulla determinazione dell’acconto dovuto per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015. La determinazione dell’acconto dovuto per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016 è effettuata considerando, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata in assenza delle nuove disposizioni.

Il comma 95 apporta infine, una modifica al comma 10 dell’art. 15 del D.L. n. 185 del 2008, che consente di riallineare i valori civilistico-fiscali delle attività immateriali – tipicamente avviamento – derivanti da operazioni di aggregazione. In specie, viene previsto che la deduzione del maggior valore dell’avviamento e dei marchi d’impresa può essere effettuata in misura non superiore, non più ad un decimo, ma ad un quinto, a prescindere dall’imputazione al conto economico a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello nel corso del quale è versata l’imposta sostitutiva. Tale disposizione si applica alle operazioni di aggregazione aziendale poste in essere a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al31 dicembre 2015.

Il “super ammortamento” non produce effetti sui valori attualmente stabiliti per l’elaborazione e il calcolo degli studi di settore.

14. Misure per favorire la ripresa degli investimenti nel Mezzogiorno (art. 1, commi da 98 a 110)

Viene introdotto un credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zone assistite ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abbruzzo) dal 1° gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2019. La misura dell’agevolazione è differenziata in relazione alle dimensioni aziendali: 20 per cento per le piccole imprese, 15 per cento per le medie imprese, 10 per cento per le grandi imprese (comma 98).

Danno diritto al credito d’imposta gli investimenti facenti parte di un progetto di investimento iniziale relativi all’acquisto, anche tramite leasing, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive nuove o già esistenti (comma 99).

Il credito d’imposta non si applica alle imprese in difficolta finanziaria e a quelle operanti nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia, delle infrastrutture energetiche, del credito, della finanza e delle assicurazioni (comma 100).

È individuato il limite massimo per ciascun progetto di investimento agevolabile, distinto per dimensioni aziendali: l’agevolazione è commisurata alla quota del costo complessivo degli investimenti eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d’imposta relativi alle stesse categorie di beni d’investimento della stessa struttura produttiva, esclusi gli ammortamenti dei beni oggetto dell’investimento agevolato, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro per le piccole imprese, di 5 milioni per le medie imprese e di 15 milioni per le grandi imprese (comma 101).

Il credito d’imposta non è cumulabile con gli aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto gli stessi costi (comma 102).

Si prevede l’emanazione, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge di stabilità, di un provvedimento dell’Agenzia delle entrate per definire le modalità di richiesta del credito da effettuare con “comunicazione da parte dei soggetti interessati (comma 103).

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi. Non si applica il limite annuale di utilizzo di 250.000 euro (comma 104).

Sono previste delle ipotesi in cui il credito è ridotto in caso di mancato funzionamento degli impianti agevolati. In particolare, se i beni non entrano in funzione entro due anni dal loro acquisto, il credito è ridotto escludendo il loro costo. Parimenti il credito è ridotto se i beni sono dismessi o destinati ad altre strutture produttive prima di cinque anni dal loro acquisto. Per i beni acquisiti in leasing l’agevolazione permane anche nel caso in cui non viene esercitato il riscatto (comma 105).

Qualora a seguito dei controlli si accerta l’indebita fruizione del credito d’imposta l’Agenzia delle entrate provvede al recupero del relativo importo maggiorato di interessi e sanzioni (comma 106).

Il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno è subordinato al rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato (Regolamento UE n. 651 del 2014) e in particolare della norma (articolo 14) che disciplina gli aiuti a finalità regionale agli investimenti (comma 107).

15. Regime fiscale di professionisti e imprese di piccole dimensioni (art. 1, commi da 111 a 113).

Con l’art. 1, comma 111 della Legge di Stabilità 2016 viene modificato, a decorrere dal periodo d’imposta 2016, il nuovo regime forfetario, introdotto dalla precedente manovra finanziaria (articolo 1, commi da 54 a 89 della legge 23 dicembre 2014, n. 190).

In primo luogo, è stato rimodulato, in senso più favorevole per il contribuente, il vincolo che occorre rispettare per l’accesso al regime in caso di esercizio di un’attività di lavoro dipendente, o attività a questo assimilata, nell’anno precedente a quello di applicazione del forfait.

Al riguardo, infatti, alla lettera b) del comma 1 è stata prevista l’esclusione all’accesso al regime forfetario nei confronti dei contribuenti che abbiano conseguito, nel corso dell’anno precedente a quello in cui intendono avvalersi del “forfait”, redditi di lavoro dipendente o assimilato eccedenti la soglia di 30.000 euro; il rispetto di tale limite non rileva laddove il rapporto di lavoro dipendente o assimilato risulti cessato. La finalità della norma è quella di evitare che soggetti esercenti attività di lavoro dipendente o assimilata nell’anno precedente a quello di applicazione del regime forfetario, da cui abbiano ritratto livelli reddituali piuttosto elevati, possano comunque beneficiare del regime in questione per le attività d’impresa, arti o professioni esercitate.

Contestualmente, viene eliminata la previsione di cui alla lettera d) del comma 54 che, in modo più restrittivo, non consente l’accesso al regime forfetario nel caso in cui siano contemporaneamente verificate le seguenti condizioni:

    • l’importo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, eventualmente percepiti nell’anno precedente a quello di applicazione del nuovo regime, è pari o superiore alla misura dei redditi d’impresa o professionali conseguiti nel medesimo anno;
    • la somma delle diverse fattispecie reddituali eccede l’importo di 20.000 euro.

Inoltre, viene previsto, in luogo della tassazione sostitutiva al 15%, una tassazione ridotta al 5%, per i primi 5 anni di attività (in luogo dei 3 anni previsti dal vecchio regime forfetario con una riduzione di un terzo del reddito.

Il comma 112 poi, innalza le soglie massime di ricavi che danno diritto alla permanenza nel regime. L’innalzamento è pari a 10.000 euro per tutte le categorie, tranne che per i professionisti, la cui soglia è stata innalzata di 15.000 Euro (arrivando, così, a 30.000 Euro di ricavi annuali).

16. Assegnazione o cessione di beni ai soci (art. 1, commi 121 e 122).

Le società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni e in accomandita per azioni che, entro il 30 settembre 2016, assegnano o cedono ai soci beni immobili, non strumentali, o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, possono usufruire di un’agevolazione, a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, alla data del 30 settembre 2015, ovvero che vengano iscritti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, in forza di titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2015.

Le medesime disposizioni si applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici.

L’agevolazione consiste nell’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP, pari all’8% ovvero del 10,5% per le società non considerate operative (in almeno due periodi d’imposta precedenti a quello incorso al momento della assegnazione, cessione o trasformazione), sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati o, in caso di trasformazione, quello dei beni posseduti all’atto della trasformazione, e il loro costo fiscalmente riconosciuto.

Le società che si avvalgono delle disposizioni in esame devono versare il 60 per cento dell’imposta sostitutiva entro il 30 novembre 2016 e la restante parte entro il 16 giugno 2017. Per la riscossione, i rimborsi ed il contenzioso si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi.

17. Deduzioni IRAP per i soggetti di minori dimensioni (art. 1, commi da 123 a 125)

In attesa di una riforma strutturale sulla fiscalità delle società di persone, il comma 123, con una modifica all’art. 11, comma 4-bis, lettera d-bis, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, aumenta la franchigia di deduzione IRAP per i soggetti di minore dimensione che svolgono attività d’impresa.

Come noto, la suddetta disposizione, prevede una deduzione forfetaria di 8.000 euro per le imprese che hanno un imponibile IRAP pari o inferiore a 180.759, 91 euro. Sono previste anche deduzioni decrescenti da 6 mila a 2 mila euro, in presenza di valori della produzione fino a 180.999, 911 euro.

A questa deduzione base, per le società di persone, le società semplici e le ditte individuali sono previste altre deduzioni, che, nella formulazione vigente , vanno da 2500 euro a 625 euro. In base alla legge di stabilità, la deduzione di 2500 euro viene aumentata fino a 5000 euro, quella di euro 1.875 viene aumentata fino a euro 3.750, quella di euro 1.250 viene aumentata fino a euro 2.500 e quella di euro 625 viene aumentata fino ad euro 1.250, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso il 31 dicembre 2015.

Tale riduzione della pressione fiscale si applica a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Definizione di autonoma organizzazione nel caso dei medici (Art. 1, comma 125)
Ai sensi del comma 125, non sussiste autonoma organizzazione ai fini Irap nel caso di medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione, ove percepiscano per l’attività svolta presso dette strutture più del 75% del proprio reddito complessivo. Sono in ogni caso irrilevanti, ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione, l’ammontare del reddito realizzato e le spese direttamente connesse all’attività, svolta. L’esistenza dell’autonoma organizzazione è comunque configurabile in presenza di elementi che superano lo standard e i parametri previsti dalla Convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.

18. Variazioni dell’imponibile o dell’imposta (art. 1, comma 126)

Il comma 126 modifica l’art. 26 del DPR n. 633 del 1972, relativo alle condizioni di emissione della nota di variazione IVA in diminuzione nel caso di procedure concorsuali ed esecutive rimaste infruttuose.

In primis, per ragioni di semplificazione a seguito delle modifiche ex art. 31 del DLgs. 175/2014, il legislatore riscrive i commi 2 e 4 dell’art. 26 del DPR n. 633 del 1972 distinguendo separatamente le due fattispecie che consentono l’emissione della nota di variazione in diminuzione:

    • da un lato, la riduzione dell’imponibile ai fini IVA, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili, ovvero in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente (comma 2);
    • dall’altro, le procedure esecutive rimaste infruttuose e l’assoggettamento a procedure concorsuali (comma 4).

Il comma 4, secondo la numerazione prevista dal testo della Legge di stabilità, disciplina, quindi, l’emissione della nota di credito a seguito di mancato pagamento del corrispettivo, da parte del cessionario o committente dell’operazione, nelle ipotesi:

    • di procedure esecutive rimaste infruttuose;
    • di assoggettamento del cessionario o committente a procedure concorsuali (fattispecie che, quindi, ai fini della nota di variazione, risulterebbe svincolata dal mai chiarito accertamento della condizione di “infruttuosità” della procedura medesima);
    • di accordo di ristrutturazione dei debiti ovvero di piano attestato di risanamento.

Con tale disposizione la nota di variazione può essere emessa dalla “data in cui il cessionario o committente è assoggettato a una procedura concorsuale”, evitando che il cedente o prestatore debba attendere la chiusura infruttuosa della procedura concorsuale per poterla emettere.

In specie, in base al comma 11 del nuovo articolo 26 del D.P.R. n. 633 del 1972, dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento, del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa, del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o di quello che dispone la procedura di amministrazione straordinaria. Per le procedure para-concorsuali, la nota di variazione può essere emessa dal momento in cui viene omologato con decreto del Tribunale l’accordo di ristrutturazione dei debiti dell’impresa o pubblicato il risanamento nel registro delle imprese.

Come chiarisce il nuovo comma 10 dell’articolo 26 del d.P.R. n. 633 del 1972, la facoltà di operare la variazione in diminuzione per il venir meno dell’operazione o la riduzione della base imponibile della stessa sulla base degli originari accordi contrattuali può essere esercitata, ricorrendo i presupposti di cui a tale disposizione, anche dai cessionari e committenti, quando siano tali soggetti i debitori dell’imposta (trovando applicazione il meccanismo del reverse charge). In caso di esercizio dell’opzione da parte di tali soggetti, si applica ai cessionari o committenti la disposizione di cui al comma 5, dovendo quindi tali soggetti sia alla correzione dell’importo originariamente annotato nel registro delle fatture o dei corrispettivi che di quello originariamente annotato nel registro degli acquisti.

Il comma 12 del nuovo articolo 26 del d.P.R. n. 633 del 1972 specifica, infine, a titolo esemplificativo, alcuni casi in cui procedura esecutiva individuale si considera in ogni caso infruttuosa:

(a) l’ipotesi di pignoramento presso terzi, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti che presso il terzo pignorato non vi sono disponibilità da pignorare;

(b) l’ipotesi di pignoramento di beni mobili, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti la mancanza di beni da pignorare ovvero l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore ovvero la sua irreperibilità;

(c) l’ipotesi in cui, dopo che per tre volte l’asta per le vendita del bene pignorato sia andata deserta, si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità.

La norma regola, infine, nel comma 127, gli effetti sotto il profilo temporale delle disposizioni di cui al comma 9 dell’art. 9 della legge di Stabilità:

    • con riguardo alle note di variazione emesse a seguito del mancato pagamento risultante da procedure concorsuali (comma 4, lettera a, e comma 5, secondo periodo, del nuovo articolo 26 del d.P.R. n. 633 del 1972), si prescrive l’applicazione delle nuove disposizioni alle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2017;
    • con riguardo alle altre modifiche recate dal comma 1 all’articolo 26 del d.P.R. n. 633 del 1972, si chiarisce che le stesse, in quanto volte a chiarire l’applicazione delle disposizioni contenute in tale ultimo articolo, sono di carattere interpretativo e si applicano pertanto anche alle operazioni effettuate anteriormente alla predetta data.
  1. Estensione del reverse charge (art. 1, comma 128)

    Il comma 67-bis che estende il meccanismo dell’inversione contabile a fini IVA (cd. Reverse charge) anche alle prestazioni di servizi resi dalle imprese consorziate nei confronti del consorzio di appartenenza, ove detto consorzio sia aggiudicatario di una commessa nei confronti di un ente pubblico, al quale il consorzio sia tenuto ad emettere fattura (ai sensi delle disposizioni relative al cd. Split payment).

    Si subordina l’efficacia delle norme così introdotte all’autorizzazione UE, ai sensi della direttiva IVA (direttiva 2006/112/CE).

    20. Compensazione cartelle esattoriali (art. 1, comma 129)

    Il comma 129 estende al 2016 le norme che consentono la compensazione delle cartelle esattoriali in favore delle imprese titolari di crediti commerciali e professionali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti della pubblica amministrazione e certificati secondo le modalità previste dalla normativa vigente.

    21. Termini per l’accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA (art. 1, commi 130 e 132)

    Vengono modificati i termini per l’accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA.

    In particolare il comma 130 sostituisce l’articolo 57 del DPR n. 633 del 1972 in materia di termini per gli accertamenti IVA, mentre il comma 131 sostituisce l’articolo 43 del DPR n. 600 del 1973 in tema di accertamento delle imposte sui redditi. In sintesi:

    • sono allungati di un anno i termini per l’accertamento dell’IVA e delle imposte sui redditi, dal 31 dicembre del quarto anno al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione;
    • si estende al caso della dichiarazione IVA nulla l’allungamento dei termini per l’accertamento previsto attualmente per la mancata dichiarazione; anche in tal caso dunque si rende tempestivo l’accertamento effettuato fino all’ottavo anno successivo a quello della dichiarazione;
    • viene espunta la norma che raddoppia i termini per l’accertamento dell’IVA e delle imposta sui redditi nel il caso di violazione che comporta obbligo di denuncia per uno dei reati tributari previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74.

Il comma 132 chiarisce che le norme così riscritte si applicano agli avvisi relativi al periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2016 e ai periodi successivi.

Viene disposta la seguente disciplina transitoria relativa ai periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015:

    • gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione ovvero, nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di dichiarazione nulla, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata;
    • per i predetti periodi d’imposta viene mantenuto il raddoppio dei predetti termini per l’accertamento, in caso di violazioni che comportino obbligo di denuncia ai sensi del codice di procedura penale per uno dei reati tributari previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74. Il raddoppio riguarda il periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione e non opera qualora la denuncia da parte dell’Amministrazione finanziaria, in cui è ricompresa la Guardia di finanza, sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini per l’accertamento.

Si chiarisce inoltre che resta fermo quanto disposto in materia di accertamento ai fini della voluntary disclosure: i termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA, nonché i termini di decadenza per la notifica dell’atto di contestazione delle sanzioni che scadono a decorrere dal 31 dicembre 2015, limitatamente agli elementi (imponibili, imposte, ritenute, contributi, sanzioni e interessi) relativi alla procedura di collaborazione volontaria sono fissati, in deroga a quelli ordinari, al 31 dicembre 2016.

Il comma 67-quinquies abroga il comma 640 della legge di stabilità 2015, che ha disposto un allungamento dei termini sia relativi alla notifica delle cartelle di pagamento, sia dei termini relativi all’accertamento, in caso di dichiarazione integrativa e di ravvedimento operoso.

22. Decorrenza riforma delle sanzioni amministrative tributarie (art. 1, comma 133)

Il comma 133 apporta una modifica alla decorrenza del nuovo sistema sanzionatorio amministrativo previsto del D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 di attuazione della Riforma fiscale. Le sanzioni amministrative previste nel titolo II della suddetto testo normativo entreranno in vigore per effetto della legge di stabilità 2016, il 1° gennaio 2016 e non più il 1° gennaio 2017.

Inoltre, viene introdotta la possibilità di notificare gli atti da porre ex lege a conoscenza del contribuente nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) all’indirizzo di posta elettronica certificata del professionista che assiste il contribuente nella procedura. Occorre, a tal fine, che il contribuente abbia manifestato la propria volontà in tal senso. In relazione a tale modalità sono poi chiariti sia il momento di perfezionamento della notifica, sia quello da cui decorrono i termini legati all’avvenuta notifica. Sono infine disciplinate le conseguenze nel caso di posta elettronica satura, ovvero non valida o non attiva.

23. Rateazione debiti tributari (art. 1, commi 134-138)

I commi da 134 a 138 consentono ai contribuenti decaduti dal beneficio della rateazione di somme dovute a seguito di accertamenti con adesione di essere riammessi alla dilazione.

Ai sensi del comma 134, il beneficio spetta ai contribuenti decaduti nei trentasei mesi antecedenti al 15 ottobre 2015; esso è limitato al solo versamento delle imposte dirette ed è condizionato alla ripresa, entro il 31 maggio 2016, del versamento della prima rata scaduta.

Il comma 135 disciplina anzitutto gli adempimenti del contribuente che intende accedere alla nuova rateazione, ai fini della sospensione dei carichi eventualmente iscritti a ruolo, ancorché rateizzati, nonché i relativi adempimenti degli uffici. Dietro trasmissione di copia della quietanza, l’ufficio competente ricalcola le rate e provvede allo sgravio dei carichi iscritti a ruolo.

Il comma 136 chiarisce la non ripetibilità delle somme versate, ove superiori all’ammontare dovuto a seguito del ricalcolo delle rate.

Il comma 137 stabilisce che il mancato pagamento di due rate anche non consecutive comporta decadenza dal beneficio. E’ esclusa ogni ulteriore proroga.

Il comma 138 prevede che, una volta trasmessa la quietanza, è fatto divieto di avvio di nuove azioni esecutive. E’ prevista una specifica disciplina ove la predetta rateazione sia richiesta dopo una segnalazione ai sensi delle norme sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni, in particolare dell’articolo 48-bis del DPR n. 602 del 1973.

Ai sensi della richiamata norma, prima di procedere al pagamento di importi superiori a 10.000 euro, le PPAA verificano che il beneficiario sia o meno inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare pari almeno al predetto importo; in tal caso non si procede al pagamento e il soggetto viene segnalato all’agente della riscossione.

Per effetto delle norme in esame, ove il richiedente la rateazione sia destinatario di predetta segnalazione, essa non può essere concessa limitatamente agli importi oggetto della segnalazione.

24. Obbligo di comunicazione del PM all’Agenzia delle Entrate (art. 1, comma 141)

Con l’inserimento di un nuovo periodo all’art. 14, comma 4, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, viene stabilito che quando è commessa una violazione per la quale scatta l’obbligo di denuncia a carico dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio (ex art. 331 c.p.p., in caso di reato perseguibile d’ufficio), il PM, se ritiene che dal fatto illecito possa derivare un provento o un vantaggio illecito, deve darne notizia all’Agenzia delle Entrate perché svolga i propri accertamenti.

25. Operazioni con paesi black list (art. 1, commi 142-147)

Si apportano modifiche alla deducibilità dei costi per operazioni con paesi black list, così come alla disciplina fiscale delle società controllate estere (CFC – controlledforeign companies).

Il comma 142, lettera a) (espungendo dall’articolo 110 del TUIR i commi da 10 a 12-bis) elimina l’attuale disciplina speciale della deducibilità dei costi sostenuti per operazioni intercorse con soggetti operanti in Stati a regime fiscale privilegiato (ai sensi della quale la deducibilità è consentita nei limiti del valore normale di tali componenti negative, salva prova del fatto che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e hanno avuto concreta esecuzione). Di conseguenza, anche a tali componenti si applicano le norme generali sulla deducibilità dei costi contenute nei restanti commi dell’articolo 110 TUIR.

La lettera b) del comma 142 modifica l’articolo 167 del TUIR al fine di eliminare l’elenco tassativo, contenuto in decreti o provvedimenti amministrativi, degli Stati o territori considerati come aventi regimi fiscali privilegiati ai fini dell’applicazione della disciplina CFC (cd. Black list CFC). Viene dunque previsto un criterio univoco, fissato ex lege, per individuare detti Paesi ai fini della disciplina CFC, e cioè la presenza di un livello nominale di tassazione inferiore al 50 per cento di quello applicabile in Italia.

Viene precisato che la disciplina CFC, in presenza delle condizioni di legge (relative in particolare ai livelli bassi di tassazione), si applica – a determinate condizioni – anche nel caso di società site in Stati membri dell’Unione europea o in paesi dello Spazio economico europeo che hanno un accordo con l’Italia in merito allo scambio di informazioni a fini fiscali.

Le norme introdotte si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Il comma 145 affida a un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze il compito di stabilità modalità, termini, elementi e condizioni affinché le società controllanti, aventi specifici requisiti geografici e di fatturato, trasmettano all’Agenzia delle entrate una specifica rendicontazione, Paese per Paese relativa a ricavi e utili, imposte pagate e maturate, nonché ad altri elementi indicatori di una attività economica effettiva, conformemente alle direttive OCSE; la mancata presentazione di detta rendicontazione ovvero l’invio di dati incompleti comporta una sanzione pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro.

Il comma 146 estende l’obbligo di rendicontazione anche alle società controllate residenti in Italia, ove la controllante con l’obbligo di redigere il bilancio consolidato sia residente in un Paese che non ha introdotto la menzionata rendicontazione, ovvero in un Paese che sia inadempiente agli obblighi di scambio informativo relativi a detta rendicontazione o nell’ipotesi in cui non sussista un accordo dello Stato con l’Italia sullo scambio di informazioni.

Infine, viene demandato ad un decreto del MEF il compito di stabilire i criteri per la raccolta delle informazioni su acquisti di beni e prestazioni di servizi ricevute da soggetti residenti all’estero, necessarie a presidiare adeguatamente il contrasto all’evasione fiscale; ad un provvedimento dell’Agenzia delle entrate spetterà invece, il compito di definire le modalità tecniche di applicazione della predetta norma e di sopprimere le eventuali duplicazioni di adempimenti già esistenti.

26. Modifiche al regime Patent Box (art. 1, comma 148)

Vengono introdotte due modifiche alla disciplina del c.d. patent box (regime di tassazione agevolata sui redditi derivanti dalle opere di ingegno, marchi e brevetti (articolo 1, commi 37-45, della legge n. 190 del 2014). In particolare l’espressione “opere dell’ingegno” è sostituita con “software protetto da copyright”. Si segnala che la stessa espressione è già contenuta nel D.M. attuativo (articolo 6, comma 1, del D.M. 30 luglio 2015), sebbene appaia limitativa rispetto a quanto previsto dalla legislazione vigente.

Con la seconda modifica si prevede che qualora più beni tra quelli indicati al comma 39 (software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi d’impresa funzionalmente equivalenti ai brevetti, nonché processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili) siano collegati da vincoli di complementarietà e vengano utilizzati congiuntamente per la realizzazione di un prodotto o di un processo, tali beni possono costituire un solo bene immateriale ai fini della disciplina per il riconoscimento del patent box.

27. Riduzione canone RAI (art. 1, commi da 152 a 164).

Per l’anno 2016, la misura del canone di abbonamento alla RAI sarà pari a 100 euro.
L’esistenza di una fornitura di energia elettrica nel luogo ove è situata la residenza fa presumere la detenzione di un apparecchio atto o adattabile alla ricezione del servizio pubblico radiotelevisivo. Tale presunzione può essere superata con una dichiarazione resa ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, da presentarsi all’Agenzia delle entrate- Direzione Provinciale I di Torino- Ufficio territoriale di Torino I- Sportello S.A.T., con modalità da definirsi con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.

Per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica, il pagamento del canone avviene in dieci rate mensili, addebitate sulle fatture emesse dall’impresa elettrica aventi scadenza del pagamento successiva alla scadenza delle rate. Le rate, ai fini dell’inserimento in fattura, s’intendono scadute il primo giorno di ciascuno dei mesi da gennaio ad ottobre. L’importo delle rate è oggetto di distinta indicazione nel contesto della fattura emessa dall’impresa elettrica e non è imponibile ai fini fiscali.

Dalla data di entrata in vigore della legge, non sarà più possibile la denuncia di cessazione di abbonamento televisivo per suggellamento (consistente nel rendere inutilizzabili, generalmente mediante chiusura in appositi involucri, tutti gli apparecchi detenuti dal titolare del canone tv e dagli appartenenti al suo nucleo familiare, presso qualsiasi luogo di loro residenza o dimora).

In sede di prima applicazione, avuto riguardo ai tempi tecnici necessari all’adeguamento dei sistemi di fatturazione, nella prima fattura successiva al 1° luglio 2016 sono cumulativamente addebitate tutte le rate scadute e l’Agenzia delle entrate metterà a disposizione gli elenchi dei soggetti esenti e di quelli che hanno presentato l’apposita dichiarazione.

Viene, infine stabilito che il 33 per cento (per il 2016) delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone di abbonamento televisivo (ed il 50 per cento per il 2017 e 2018), sarà destinato all’Erario al fine di garantire:

    • l’esenzione del pagamento del canone per gli ultra settantacinquenni con reddito inferiore a 8.000 € annui;
    • il finanziamento di un apposito Fondo da istituire nello stato di previsione del MISE per garantire il pluralismo e l’innovazione dell’informazione sulle reti radiofoniche e televisive locali;
    • per un massimo di 50 mln annui, al fondo per la riduzione della pressione fiscale.
  1. Regime fiscale dei premi di produttività (art.1, commi da 182 a 189).

    Il comma 182 rende strutturale, dopo un anno di scopertura, l’incentivo fiscale per la detassazione dei premi di produttività, introdotto per la prima volta nel 2008 e di anno in anno prorogato, ad eccezione del 2015.

    In buona sostanza, salvo espressa rinuncia del datore di lavoro, le somme corrisposte ai lavoratori per incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa sono assoggettati, fino a 2.000, ad un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali pari al 10%.
    Viene, inoltre, stabilito che ai fini della determinazione dei premi di produttività, è computato il periodo obbligatorio di congedo di maternità.

    Le somme ed i valori che, ai sensi del comma 2 dell’art. 51 del TUIR, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente (ad esempio, contributi previdenziali e da assistenziali versati in ottemperanza di legge, somministrazione di vitto, servizio di trasporto per la generalità dei dipendenti, azioni offerte alla generalità dei dipendenti) non sono soggetti, nel rispetto dei limiti indicati nel citato art. 51, all’imposta sostitutiva in esame, anche nell’eventualità in cui gli stessi siano fruiti, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme erogate come premi di produttività.

    Le disposizioni contenute nei succitati commi trovano applicazione per il settore privato e con riferimento ai titolari di reddito da lavoro dipendente di importo non superiore, nell’anno precedente quello di percezione delle somme a euro 50.000 (nel 2014 il limite era di 40.000 euro). Il limite dei 2000 euro può essere aumentato fino ad un importo non superiore a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. I premi di produzione, inoltre, devono essere erogati in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui all’art. 51 del D.Lgs 15 giugno 2015, n. 81.

    Spetterà ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, stabilire le modalità attuative delle suddette disposizioni.

    29. Modifiche al regime fiscale del reddito di lavoro dipendente (art. 1, comma 190)

    Il comma 190 modifica la disciplina di talune somme e valori che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, contenuta nell’art. 51, lett. f ed f-bis del TUIR.

    In particolare, la modifica normativa stabilisce che le somme, i servizi e le prestazioni erogate dal datore di lavoro ai dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di educazione ed istruzione, anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali, per le borse di studio a favore dei medesimi familiari e per la fruizione dei servizi di assistenza agli anziani e a soggetti non autosufficienti, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente. Per familiari si intendono i soggetti indicati nell’art. 12 del TUIR.

    Inoltre, viene stabilito che l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore di lavoro possa anche avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale.

    30. No-tax area pensionati (art. 1, comma 290)

    Dal 2017, scatta, per i pensionati, un aumento della c.d. no-tax area, di cui all’art. 13, commi 3 e 4 del TUIR. In particolare, la no-tax area per gli over 75enni passa da 7.500 euro a 8.000 euro, mentre per i pensionati sotto i 75 anni la no-tax area aumenta da 7.500 euro a 7.750 euro.

    31. Art bonus – Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura (art. 1, commi 318 e 319)

    Il credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura (c.d. Art bonus), di cui all’art. 1 del D.L. n. 83 del 2014, viene reso strutturale, dunque, non è più limitato ai tre periodi d’imposta successivi al 2013.

    Inoltre, la misura del credito d’imposta diviene pari al 65% per tutti i periodi di imposta successivi al 2013.

    Credito d’imposta per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere e favorire l’imprenditorialità nel settore turistico (comma 320)

    Il credito d’imposta per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere e favorire l’imprenditorialità nel settore turistico, di cui all’art. 10 del D.L. n. 83 del 2014, viene riconosciuto anche nel caso in cui la ristrutturazione edilizia comporti un aumento della cubatura complessiva, qualora sia effettuata nel rispetto della normativa vigente (c.d. piano casa).

    Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, saranno stabilite le disposizioni applicative, con riferimento, in particolare, a:

    a) le tipologie di strutture alberghiere ammesse al credito d’imposta;

    b) le tipologie di interventi ammessi al beneficio;

    c) le procedure per l’ammissione al beneficio, che avviene secondo l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande;

    d) le soglie massime di spesa ammissibile per singola voce di spesa sostenuta;

    e) le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta.

    32. Tax credit cinema (art. 1, commi da 331 a 334 e comma 336)

    Vengono apportate numerose modifiche alla disciplina del credito d’imposta per il cinema (tax credit cinema), di cui alla legge finanziaria 2008. In particolare:

    • si estende il credito d’imposta per gli investitori esterni al settore cinematografico e audiovisivo (finora previsto per gli apporti in denaro per la produzione di opere nazionali) anche agli apporti per la distribuzione delle stesse in Italia e all’estero. Al contempo, si dispone che la percentuale del 40% ivi indicata sia la misura massima del credito d’imposta e che con il decreto ministeriale attuativo sia possibile differenziare le aliquote di agevolazione;
    • si dispone che l’obbligo di spesa sul territorio italiano, previsto tra i requisiti per l’accesso al tax credit, sia riferito solo alla produzione (non essendo concretamente applicabile alla distribuzione all’estero);
    • si prevede la modulabilità delle aliquote del tax credit per la produzione (dall’attuale 15%, al range 15-30%), e si innalza da € 3,5 mln a € 6 mln il limite massimo del beneficio riconoscibile alla singola azienda;
    • si prevede un’aliquota massima (non superiore al 15%, dunque modulabile, e non più in misura pari al 15%) per il tax credit per la distribuzione e viene eliminata la differenziazione delle aliquote fra opere riconosciute di interesse culturale e altre opere audiovisive. Inoltre, si innalza (da € 1,5) a € 2 mln il limite massimo del beneficio spettante per la distribuzione nazionale di opere italiane e viene espressamente prevista la modulabilità, con decreto ministeriale, anche dell’aliquota del beneficio spettante per la distribuzione cinematografica internazionale;
    • l’aliquota del tax credit spettante alle imprese di esercizio cinematografico viene elevata (dal 30) ad un massimo del 40% (anche in tal caso, dunque, modulabile) delle spese sostenute. Si estende l’ammissione al beneficio (finora prevista per le spese per impianti e apparecchiature destinate alla proiezione digitale) anche alle spese per la ristrutturazione, l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale e dei relativi impianti e servizi accessori, la realizzazione di nuove sale o il ripristino di quelle inattive, secondo le specifiche e nei limiti di quanto previsto nel decreto attuativo (di cui al co. 333), avendo particolare riguardo al fatto che la sala sia o meno “storica” (attiva, cioè, prima del 1° gennaio 1980);
    • si rinvia l’individuazione del limite massimo di cumulo dei benefici al decreto attuativo, in relazione alle novità intervenute nel corso degli anni alla legislazione UE.

In conseguenza delle modifiche previste, viene abrogato l’art. 15 del d.lgs. n. 28 del 2004, che prevede la concessione di contributi in conto interessi sui contratti di mutuo e di locazione finanziaria per la realizzazione di nuove sale o il ripristino di sale inattive, la ristrutturazione e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche esistenti, l’installazione, ristrutturazione e rinnovo delle apparecchiature e degli impianti e servizi accessori.

Sempre in conseguenza delle modifiche apportate, viene soppresso, dal 1° gennaio 2016, l’art. 6, commi da 2-bis a 2-sexies, del D.L. n. 83 del 2012, che concede un credito d’imposta per il ripristino, il restauro e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche esistenti almeno dal 1° gennaio 1980, fatte salve le procedure in corso alla data di entrata in vigore della legge.

33. Tassa sulle unità da diporto (art. 1, comma 366)

Viene abrogata la tassa sulle unità da diporto introdotta dall’articolo 16, comma 2, del DL n. 201 del 2011 (cd. Salva-Italia).

34. Rimborsi Iva a cittadini extra Ue (art. 1, comma 368)

Gli intermediari iscritti all’albo degli istituti di pagamento sono autorizzati ad effettuare i rimborsi IVA a cittadini extra Ue (cd. Tax free shopping), secondo percentuali minime di rimborso, da definire con successivo decreto del MEF.

35. Modifiche alla disciplina sui tributi sospesi o differiti nei caso di eventi eccezionali e imprevedibili (art. 1, commi 429 e 431)

Il comma 429, modificando l’art. 9 della legge n. 212/2000 (rimessione in termini nel caso di obblighi tributari impediti da cause di forza maggiore), prevede che la ripresa del versamento dei tributi sospesi o differiti nei casi di eventi eccezionali e imprevedibili debba avvenire senza l’applicazione delle sanzioni, anche con rateizzazione (fino ad un massimo di 18 rate mensili) dal mese successivo alla scadenza della sospensione.

Per i tributi non sospesi né differiti, è prevista, per i contribuenti residenti nei territori colpiti da eventi calamitosi, la sola rateizzazione dei tributi scadenti nei sei mesi successivi alla dichiarazione dello stato di emergenza, su apposita istanza.

Inoltre, viene modificato l’art. 12 del D.Lgs 159 del 2015, avente ad oggetto la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza in materia di liquidazione, controllo, accertamento, contenzioso e riscossione a favore degli enti impositori, degli enti previdenziali e assistenziali e degli agenti della riscossione.

Anche tali versamenti sospesi dovranno essere effettuati, non più entro 30 giorni dal termine del periodo di sospensione, ma entro il mese successivo al periodo di sospensione.

36. Canoni demaniali marittimi (art. 1, comma 484)

Vengono sospesi fino al 30 settembre 2016, in attesa del riordino della disciplina dei canoni demaniali marittimi, i procedimenti pendenti alla data del 15 novembre 2015 relativi alle concessioni demaniali marittime con finalità turistiche ricreative, con esclusivo riferimento a quelle inerenti la conduzione delle pertinenze demaniali, relativi a contenziosi sull’applicazione dei criteri di calcolo dei canoni. La sospensione non si applica per i beni pertinenziali oggetto di procedimenti giudiziari penali.

37. Aliquota IVA del 4% sulle pubblicazioni (art. 1, comma 636)

L’aliquota IVA del 4% deve essere applicata a tutti i giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici identificati da codice ISBN o ISSN e veicolati attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica.

38. Deliberazioni dei Comuni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni ai fini del versamento della prima rata TASI (art. 1, comma 708)

Viene specificato che il termine del 10 settembre 2014, fissato dall’art.1, comma 688, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, per l’invio esclusivamente in via telematica delle deliberazioni dei Comuni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni, ai fini del versamento della prima rata TASI si riferisce ai soli Comuni che non abbiano già inviato in via telematica, entro il 23 maggio 2014, le richiamate deliberazioni.

39. Proroga della rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni, nonché rivalutazione dei beni di impresa (art. 1, commi da 887 a 897)

Il comma 887 riapre i termini per rideterminare il valore dei terreni a destinazione agricola ed edificatoria e delle partecipazioni in società non quotate posseduti dalle persone fisiche per operazioni estranee all’attività di impresa, società semplici, società ed enti ad esse equiparate di cui all’articolo 5 del TUIR, enti non commerciali per i beni che non rientrano nell’esercizio di impresa commerciale.

Il 30 giugno 2016 è il nuovo termine entro il quale redigere e giurare la perizia di stima e versare l’imposta sostitutiva o la prima rata della stessa nel caso in cui si opti per il pagamento rateale e il 1° gennaio 2016 il nuovo termine di riferimento per il possesso dei terreni e delle partecipazioni oggetto della rideterminazione del valore.

Con il comma 888 viene stabilito, analogamente a quanto previsto per la rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni posseduti al 1° gennaio 2015 dall’articolo 1, comma 627 della legge n. 190 del 2014, il raddoppio delle aliquote delle imposte sostitutive dovute sui valori rideterminati (dal 2 al 4 per cento per le partecipazioni non qualificate e dal 4 all’8 per cento per le partecipazioni qualificate e per i terreni).

Vengono reintrodotte, per le imprese che non utilizzano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio, la facoltà di rivalutare i beni d’impresa, strumentali e non, incluse le partecipazioni di controllo e di collegamento. Sono esclusi dalla rivalutazione i beni alla cui produzione o al cui scambio è destinata l’attività d’impresa.

Rientrano, altresì, tra i soggetti beneficiari della rivalutazione le società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate, le imprese individuali e le società di persone in contabilità semplificata, gli enti non commerciali e le società ed enti non residenti.

La rivalutazione riguarda i beni che risultano dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2014 e siano ancora presenti nel bilancio successivo sul quale la rivalutazione è eseguita.

Il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti a seguito della rivalutazione avviene mediante il versamento di una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap la cui aliquota è pari al 16% sui beni ammortizzabili e al 12% sugli altri beni.

È previsto un differimento degli effetti fiscali al 2018.

È consentito di affrancare il saldo di rivalutazione derivante dalla iscrizione dei maggiori valori mediante l’imposta sostitutiva del 10%.

La norma in esame consente, mediante il rinvio all’art.14 della legge n.342 del 2000, anche il riallineamento del valore fiscale dei beni a quello di bilancio e cioè il riconoscimento fiscale di maggiori valori dei beni iscritti in bilancio rispetto a quelli che hanno assunto rilevanza tributaria.

40. Prelievo erariale unico sugli apparecchi da gioco (art. 1, commi 918 e 919)

La norma prevede l’incremento dell’aliquota del prelievo erariale unico (PREU) per i gioco praticati mediante gli apparecchi disciplinati dall’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, ed in particolare:

    • quelli di cui alla lettera a) del suddetto comma, le c.d. “new slot” (o AWP) che possono essere installate sia in locali che svolgono attività diverse dal gioco (pubblici esercizi, rivendite di tabacchi), quindi ad accesso libero, sia in sale destinate prevalentemente ad attività di gioco (sale scommesse, sale bingo), in cui l’accesso è precluso ai minori d’età;
    • e quelli di cui alla lettera b), le c.d. “Video Lotteries Terminal” (“o VLT”), che sono “sistemi di gioco” costituiti da una serie di “videoterminali”, con controllo del gioco da remoto, che possono essere installate esclusivamente in sale destinate all’attività di gioco, in cui l’accesso è precluso ai minori di età.

Con la norma in esame l’aliquota sulle c.d. “new slot” o AWP viene innalzata dal 13% al 17,5% mentre quella sulle c.d. “Video lotteries Terminal” o VLT dal 5% al 5,5%.

Sempre a decorrere dal 1° gennaio 2016, la percentuale destinata alle vincite (pay-out) è fissata in misura non inferiore al 70 per cento.

41. Disposizioni di semplificazione per la dichiarazione precompilata (art. 1, commi da 949 a 957).

Vengono semplificati e razionalizzati gli adempimenti per la presentazione delle dichiarazioni fiscali, compresi quelli relativi alla dichiarazione precompilata.

Comma 949 lettera a) – Spese sanitarie nella dichiarazione precompilata: inclusione dei soggetti autorizzati.
L’attuale formulazione dell’articolo 3, comma 3, del d.lgs. n. 175 del 2014 prevede che siano trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria i dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate dai soggetti accreditati al Servizio Sanitario Nazionale. In tal modo restano esclusi dall’obbligo di comunicazione i soggetti che, seppur autorizzati all’erogazione di servizi sanitari, non siano tuttavia accreditati al S.S.N. Per consentire l’inclusione nella dichiarazione precompilata dei dati relativi a tale tipologia di spesa sanitaria, viene modificato il suddetto comma 3 dell’articolo 3, prevedendo che l’obbligo di trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria sia esteso anche ai soggetti autorizzati.

Comma 949 lettere b) e d) – Consultazione dei dati resi disponibili dal sistema tessera sanitaria per tutti i cittadini.

Con riferimento ai dati acquisiti con il sistema Tessera sanitaria, l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha prescritto che i dati acquisiti con riferimento ai soggetti che non sono destinatari del Modello 730 precompilato devono essere cancellati dal Sistema Tessera Sanitaria entro la fine dell’anno. Tali dati, seppur non utilizzati ai fini della dichiarazione precompilata, diventano oggetto di un servizio di consultazione delle spese sanitarie a vantaggio di tutti i cittadini, agevolando comunque l’adempimento dichiarativo anche per coloro che presentano il Modello Unico. Tale servizio può essere fruito mediante i servizi telematici messi a disposizione dal Sistema Tessera Sanitaria.

Comma 949 lettera d-bis – Trasmissione all’Agenzia delle entrate da parte di soggetti terzi di dati relativi a oneri e spese sostenute dai contribuenti

Si aggiunge un nuovo comma 5-ter all’art. 3 del D.Lgs. n. 175 del 2014, relativo alla trasmissione all’Agenzia delle entrate da parte di soggetti terzi di dati relativi a oneri e spese sostenute dai contribuenti. In particolare, si prevede che non si applicano le sanzioni in caso di lieve ritardo o di errata trasmissione dei dati relativi al 2014 ovvero relativi al primo anno di applicazione della normativa, a condizione che l’errore non abbia determinato una indebita fruizione di detrazioni o deduzioni nella dichiarazione precompilata. Si tratta, in particolare, delle sanzioni a carico dei soggetti obbligati con riferimento alle prestazioni sanitarie; quelle a carico degli altri soggetti obbligati, ovvero banche, fondi pensioni, imprese assicuratrici e enti previdenziali (art. 78, comma 26 della legge n. 413 del 1991); quelle a carico dei sostituti di imposta (art. 4, comma 6-quinquies, del D.P.R. n. 322 del 1998).

Comma 949 lettera c) – Sanzioni per omessa tardiva o errata trasmissione di dati ai fini dell’elaborazione del 730 precompilato.

Viene estesa alle comunicazioni di dati relative agli oneri detraibili o deducibili che saranno definite con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ai sensi dell’art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 175 del 2014, la sanzione attualmente prevista per l’omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati relativi agli oneri elencati nell’articolo 78, comma 25, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali).

Comma 949 lettere e), f) e g) e comma 956 – Controlli preventivi sui rimborsi da 730.

Viene abrogata la disposizione che ha introdotto i controlli preventivi in caso di rimborso derivante dal modello 730 superiore a 4000 euro, visto che i criteri sui quali sono fondati tali controlli risultano oggi superati in quanto, con riferimento ai familiari a carico, viene effettuato un controllo di validità ed esistenza dei relativi codici fiscali al momento dell’invio della dichiarazione, mentre, con riferimento alle eccedenze derivanti dall’anno precedente, le stesse vengono proposte direttamente dall’Agenzia delle entrate nella dichiarazione precompilata. La disposizione consente, in via preventiva:

    • di verificare i dati modificati dal contribuente, se questi producono un rimborso rilevante (ovvero superiore a un importo determinato dalla norma);
    • di individuare nuovi criteri di controllo, adottabili di volta in volta dall’Agenzia delle entrate previo provvedimento.

Comma 949 lettera h) e comma 951 lettere a) e b)- Requisito dimensionale dei CAF.

Come noto, il decreto legislativo n. 175 del 2014 ha introdotto alcuni requisiti dimensionali ai fini dello svolgimento dell’attività di assistenza fiscale da parte dei CAF. Al riguardo, si rende necessaria una modifica per meglio chiarire il calcolo del requisito relativo al numero delle dichiarazioni trasmesse.

Viene, inoltre, stabilito che in luogo della polizza di assicurazione della responsabilità civile, la garanzia può essere prestata sotto forma di cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, al valore di borsa, ovvero di fideiussione rilasciata da una banca o da una impresa di assicurazione per un periodo di quattro anni successivi a quello di svolgimento dell’attività di assistenza. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze saranno individuate modalità alternative che offrano adeguate garanzie.

Comma 949 lettera i) – Requisiti previsti per lo svolgimento dei CAF

Viene stabilito che i requisiti previsti per lo svolgimento dell’attività dei CAF (in particolare, in relazione al numero di dichiarazioni da essi trasmesse) si applichino con riferimento alle dichiarazioni trasmesse negli anni 2015- 2017, in luogo degli anni da 2016 a 2018.

Comma 950 lettere a), b) e c) – Trasmissione dei dati da parte di enti e casse aventi fini assistenziali.

Al fine di precompilare in modo corretto i dati relativi alle spese sanitarie, si rende necessario acquisire i dati dei rimborsi erogati dalle casse e dai fondi sanitari in relazione ai quali il premio è stato dedotto dal reddito complessivo e, pertanto, la spesa sanitaria non è detraibile. Quindi, si prevede una disposizione di adeguamento dell’articolo articolo 78, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, che già stabilisce la comunicazione dei dati relativi alle spese sanitarie rimborsate da parte delle casse sanitarie ai fini del controllo, con lo scopo di acquisire tali informazioni anche ai fini della elaborazione della dichiarazione precompilata anticipando al 28 febbraio il termine per la trasmissione.

L’elaborazione della dichiarazione precompilata da parte dell’Agenzia delle entrate con riferimento ai dati trasmessi dagli enti, dalle casse, dalle società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale e dai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale avverrà a partire dall’anno d’imposta 2015.

Comma 952 lettere a) e b) – Valenza dichiarativa della certificazione unica.

Si semplifica l’attuale impianto attribuendo valore dichiarativo alla Certificazione Unica evitando che le stesse informazioni siano obbligatoriamente riproposte nel modello 770 semplificato. Si evita, dunque, una duplicazione di informazioni in relazione alla quale è stata manifestata un’esigenza di semplificazione da parte degli organi rappresentativi dei soggetti tenuti alla trasmissione.

Comma 953 – Semplificazioni degli adempimenti fiscali per i soggetti tenuti a trasmettere i dati delle spese sanitarie.

Vengono esonerati, in via sperimentale, per l’anno 2016, coloro che abbiano trasmesso i dati al Sistema Tessera Sanitaria dall’invio delle stesse informazioni nella comunicazione ai fini dello “spesometro”.

Comma 954 lettera a) e comma 955 – Acquisizione nel 730 precompilato dei dati relativi alle spese funebri.

L’articolo 15 del Tuir prevede che le spese funebri siano detraibili solo se sostenute in dipendenza della morte delle persone indicate nell’articolo 433 c.c., nonché di affidati o affiliati.

Viene eliminato il riferimento alla relazione di parentela con il de cuius, consentendo così la detrazione in dipendenza del solo evento della morte.

L’intervento normativo supera le difficoltà di acquisizione dell’informazione relativa al grado di parentela, senza il quale non è possibile stabilire se la spesa sia o meno detraibile, al fine di consentire l’indicazione delle spese funebri nella dichiarazione dei redditi precompilata già a partire dall’anno d’imposta 2015. La modifica decorre dal periodo di imposta 2015.

Comma 954 lettera b) e comma 955 – Acquisizione nel 730 precompilato dei dati relativi alle spese di iscrizione ai corsi universitari.

L’articolo 15 del TUIR dispone che le spese per la frequenza dei corsi universitari siano detraibili integralmente nel caso di università pubbliche, mentre per le università private la detrazione spetta nei limiti delle tasse e dei contributi dell’università pubblica più vicina. Quest’ultima previsione rende molto difficoltoso per il contribuente individuare l’importo detraibile da indicare in dichiarazione. Pertanto, viene modificato l’articolo 15, prevedendo che nel caso di università private le spese di iscrizione ai corsi universitari possano essere portate in detrazione in misura non superiore a quanto previsto da un apposito decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca da emanarsi entro il 31 dicembre di ciascun anno (per il primo anno di applicazione, il regolamento deve essere approvato entro il 31 gennaio 2016), che individui limiti distinti per ciascuna facoltà universitaria tenendo conto degli importi medi delle tasse e contributi dovuti alle università pubbliche. La modifica decorre dal periodo di imposta 2015.

Comma 954 lettera b-bis – Modifica art. 24 del TUIR

Viene modificato l’art. 24 del TUIR che estende a tutti i soggetti non residenti nel territorio italiano (e non solo, dunque, ai soggetti residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo) le modalità di determinazione dell’IRPEF applicabili ai soggetti residenti ai sensi delle disposizioni contenute negli articoli da 1 a 23 del TUIR (ivi comprese le detrazioni per carichi di famiglia e da lavoro dipendente), fermo restando che il reddito prodotto nel territorio dello Stato italiano deve essere pari almeno al 75 per cento del reddito complessivo e che il soggetto non deve godere di agevolazioni fiscali analoghe nello Stato di residenza.

Comma 957 – Responsabilità solidale

In tema di responsabilità solidale del centro di assistenza fiscale con chi commette violazioni relative all’assistenza dei contribuenti (visto di conformità ed asseverazione infedeli, certificazione tributaria infedele), viene stabilito che, in tali ipotesi, il CAF è obbligato solidalmente con il trasgressore al pagamento di una somma pari alla sanzione (come previsto dalla norma attuale), nonché alle ulteriori somme irrogate al trasgressore.

42. Installazione sistemi di video sorveglianza da parte di persone fisiche al di fuori di attività di lavoro autonomo e di impresa (art. 1, comma 982)

Per l’anno 2016, viene istituito un credito d’imposta a favore delle persone fisiche che, al di fuori dell’esercizio di attività di lavoro autonomo e di attività di impresa, installano sistemi di videosorveglianza digitale “o allarme” ovvero stipulano contratti con istituti di vigilanza per la prevenzione di attività criminali. Si demanda ad un decreto ministeriale la definizione delle modalità applicative della norma.

43. 2×1000 dell’IRPEF (art. 1, comma 985)

Per il 2016, i contribuenti possono destinare il 2 per mille dell’IRPEF a favore di una associazione culturale iscritta in un elenco appositamente istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. I requisiti e i criteri per l’iscrizione delle associazioni nell’elenco, le cause e le modalità di revoca o di decadenza, nonché i criteri e le modalità per il riparto delle somme sulla base delle scelte operate dai contribuenti, saranno stabiliti con DPCM, su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

44. Clausola di salvaguardia relativa alla “voluntary disclosure” (art. 1, commi 958-959).

Le maggiori entrate per l’anno 2016 derivanti dalla proroga di termini previsti per la cosiddetta “voluntarydisclosure”, dovranno affluire al Fondo per la riduzione della pressione fiscale, per un importo pari a 2000 milioni di euro.

Qualora dal monitoraggio delle entrate, emerga un andamento che non consenta la realizzazione integrale dell’importo di cui sopra, il Ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto, da emanare entro il 31 marzo 2016, stabilisce l’aumento, a decorrere dal 1° maggio 2016, delle accise di cui alla Direttiva del Consiglio 2008/118/CE del 16 dicembre 2008, in misura tale da assicurare il conseguimento del predetto ammontare di maggiori entrate.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI POLITICHE PER LO SVILUPPO


1. Organismi regionali per la gestione dei Fondi Europei (art. 1, commi 792 – 803)

Per favorire la gestione finanziaria degli interventi finanziati con risorse europee, le regioni e le Province autonome possono istituire un proprio organismo strumentale dotato di autonomia gestionale e contabile.

L’istituzione dovrà avvenire con legge regionale che dovrà stabilire anche il trasferimento all’Organismo di tutti i crediti (risorse europee e cofinanziamento nazionale) ed i debiti regionali (verso gli aventi diritto degli interventi) attinenti agli interventi europei.

Gli Organismi si avvalgono esclusivamente dei beni e del personale delle regioni.

Gli Organismi si avvalgono dei conti di Tesoreria Unica della Banca d’Italia appositamente istituiti presso i tesorieri delle regioni.

In tali conti di Tesoreria Unica affluiscono le risorse europee e quelle del cofinanziamento nazionale L. 183/87.

2. Utilizzo del Fondo di Sviluppo e Coesione (art. 1, comma 804)

Per favorire la conclusione dei progetti relativi alla programmazione 2007/2013 del Fondo si Sviluppo e Coesione, il Dipartimento per le Politiche di Coesione della PCM, presenta al CIPE, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente Legge, una proposta per l’utilizzo delle risorse stanziate con la delibera CIPE 10/2015.

Gli stanziamenti assegnati ad Amministrazioni che non hanno le risorse per avviare gli interventi, sono reintegrati nella dotazione dei medesimi programmi a valere sul Fondo di Sviluppo e Coesione  per gli anni successivi al 2016.

3.   Piano straordinario per il Made in Italy (art. comma 370)

Nell’ambito del piano straordinario per il Made in Italy,  al fine di potenziare le azioni di ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, vengono stanziati per il 2016 ulteriori 51 milioni di euro.

Di questi 1 milione di euro viene assegnato all’Associazione delle camere di commercio italiane all’estero.

Il Piano straordinario prevede una serie di iniziative fra le quali azioni di formazione e informazione sulle opportunità offerte dai mercati esteri alle PMI, il sostegno alle più rilevanti manifestazioni fieristiche italiane di livello internazionale, la tutela all’estero dei marchi e delle certificazioni di qualità e di origine delle imprese e dei prodotti ed azioni di contrasto al fenomeno dell’ Italiansounding.

4.   Frequenze Radiotelevisive (art. 1 commi 165-169)

Il comma 165 prevede che le maggiori entrate derivanti dall’assegnazione delle frequenze in banda 3.6-3.8 Ghz saranno utilizzate per:

    • promuovere le digitalizzazione dei contenuti editoriali ed incentivare gli abbonamenti ai quotidiani digitali,
    • individuare le modalità di ristoro dei costi sostenuti per il cambio di tecnologia sostenuti dagli attuali assegnatari della banda,
    • realizzare una consultazione pubblica sugli obblighi del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale
    • portare la banda ultra larga negli edifici scolastici ed incentivare l’attivazione dei servizi di connettività.

Con il comma 167 si attua l’Accordo del 2010 tra Italia e Santa Sede in materia di radiodiffusione televisiva e sonora.

Il MISE predispone, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, una procedura di gara con offerte economiche al ribasso, per selezionare un operatore di rete già titolare di diritto d’uso che metta a disposizione della Città del Vaticano una capacità trasmissiva pari a 4M/bits su un multiplex televisivo isocanale con copertura del 70% della popolazione nazionale.

Il comma 169 costituisce un Fondo per il riassetto dello Spettro radio presso il MISE, con una dotazione di euro 276.000 annui a partire dal 2016.

Il Fondo finanzierà attività di studio, verifiche tecniche ed interventi in tema di attribuzione di frequenze aggiuntive a specifici servizi, e propedeutiche alla razionalizzazione della banda 700Mhz.

5.   Contributi per le Frequenze Televisive  (art. commi 172-174)

L’importo dei contributi per i diritti d’uso delle frequenze televisive in digitale dovuto dagli operatori di rete nazionali e locali è determinato da apposito decreto del MISE da adottare entro 60 giorni dalla entrata in vigore della presente Legge.

La determinazione del contributo dovrà essere trasparente, proporzionato allo scopo, non discriminatorio ed obiettivo sulla base dell’estensione geografica dell’autorizzazione e del valore di mercato delle frequenze.

Tale regime contributivo si applica anche alle annualità nelle quali i contributi dovuti non sono stati determinati.

Dai Contributi e dai Diritti amministrativi dovranno derivare entrate complessive annuali pari ad almeno 32,8 milioni di euro.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI TURISMO

1.   Proroga entrata in vigore nuove disposizioni in materia di garanzia pacchetti turistici (art. 1 comma 348)

La norma interviene sui termini di entrata in vigore delle nuove disposizioni introdotte dalla Legge 29 luglio 2015, n. 115 – Legge Europea 2014, art.9 “Disposizioni relative ai viaggi, alle vacanze e  ai  circuiti  ‘tutto compreso’ “– in merito all’obbligo che i  contratti  di  turismo  organizzato  vengano assistiti da polizze assicurative o garanzie bancarie che, per i  viaggi  all’estero e i viaggi che si svolgono all’interno di un singolo Paese, garantiscano, nei  casi   di   insolvenza   o   fallimento   dell’intermediario   o dell’organizzatore, il rimborso all’acquirente del prezzo versato per l’acquisto del pacchetto turistico e il rientro immediato. L’entrata in vigore di tale disposizione viene posposta dal 1 gennaio al 30 giugno 2016.

2.   Stabilizzazione applicazione aliquota IVA ridotta prestazioni Marina resort (art. 1 comma 365)

Con l’introduzione del disposto di cui al comma in analisi viene stabilizzata – e quindi supera la fase di applicazione con termine 31 dicembre 2015 – la norma introdotta con il Decreto Legge 12 settembre 2014, n. 133 che, all’art. 32 comma 1, definisce come rientranti fra le strutture ricettive all’aria aperta i cosiddetti Marina Resort, definiti come strutture organizzate  per la sosta e il pernottamento  di  turisti  all’interno  di  proprie unità da diporto  ormeggiate  in uno  specchio  acqueo  appositamente attrezzato. Viene in questo modo quindi eliminato il limite temporale precedentemente previsto per l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta alle prestazioni rese da tali strutture nell’ambito della summenzionata attività.

3.   Sistema nazionale ciclovie e realizzazione itinerari turistici a piedi (art. 1 comma 640)

Il comma prevede l’autorizzazione di spesa per 17 milioni di euro per l’anno 2016 e per 37 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 per la realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, nonché per la realizzazione di ciclostazioni e di interventi sulla sicurezza della circolazione ciclistica cittadina. Un’ulteriore autorizzazione di spesa per 1 milione di euro, per ciascuno degli anni dal 2016 al 2018, è fissata per la progettazione di “cammini”, intesi come itinerari turistici a piedi. Si rinvia ad un successivo Decreto Ministeriale del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, l’individuazione dei progetti e degli interventi da realizzare.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CENTRALIZZAZIONE DEGLI ACQUISTI DELLA PA

1.   Rafforzamento della centralizzazione degli acquisti della PA (art. 1 comma 494)

Introducendo modifiche all’art. 7 del D.L. 95/2012, il comma riconosce la possibilità, fino al 31 dicembre 2016, alle PA e alle società a totale partecipazione pubblica di derogare dall’obbligo di approvvigionarsi attraverso le convenzioni o gli accordi quadro di ConsipSPA o dalle centrali di committenza regionali. Tale deroga può essere invocata solo nel caso in cui gli affidamenti effettuati con procedure autonoma prevedono corrispettivi inferiori, rispetto alle convenzioni o accordi quadro messi a disposizione da Consip S.p.A. (o dalle centrali di committenza regionali), del 10% per le categorie merceologiche relative alla telefonia fissa e mobile e del 3% per quelle relative ai carburanti extra – rete, carburanti rete, energia elettrica, gas e combustibili per il riscaldamento di quelli previsti in. In precedenza la norma non indicava la misura dello scostamento tra corrispettivi delle convenzioni e i maggiori risparmi conseguiti con procedura autonoma, consentendo di ricorrere a quest’ultima anche per scostamenti molto contenuti.

La norma è applicabile solo per le categorie merceologiche relative alle forniture sopra richiamate di energia elettrica, gas, carburanti rete e carburanti extra-rete, combustibili per riscaldamento, telefonia fissa e telefonia mobile.

In via sperimentale, per il triennio 2017-2019, viene sospesa la possibilità di ricorrere alla procedura autonoma con i limiti sopra richiamati; in tale periodo opererà l’obbligo di acquisizione centralizzata delle amministrazioni pubbliche, per le indicate categorie merceologiche, attraverso la Consip S.P.A o le centrali di committenza regionali.

2.   Ampliamento dei soggetti che ricorrono alle procedure di acquisto centralizzate (art. 1 commi da 495 a 498)

Si introduce l’obbligo anche per gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale e per le agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Agenzia del Demanio) di approvvigionarsi attraverso le convenzioni di Consip S.P.A, nonché attraverso la piattaforma MEPA (per gli acquisti di beni e servizi sotto soglia comunitaria).

Inoltre, in tale obbligo rientrano anche gli enti pubblici non economici, gli organismi di diritto pubblico, le associazioni, unioni, consorzi, comunque denominati, costituiti dai soggetti precedentemente indicati, le imprese pubbliche e i soggetti che operano in virtù di diritti speciali o esclusivi concessi loro da autorità amministrative. Tali soggetti utilizzano gli accordi quadro disponibili oppure i parametri prezzo-qualità ivi indicati.

Le società controllate dallo Stato, ad eccezione di quelle che emettono strumenti finanziari, hanno solo l’obbligo di utilizzare i parametri di prezzo-qualità relative alle convenzioni stipulate da CONSIP.

3.   Estensione deroga alla procedura di acquisizione centralizzata (art. 1 comma 499 a 503)

Viene estesa la possibilità a tutti i comuni (precedentemente solo a quelli con popolazione superiore ai 10.000 abitanti) di procedere autonomamente agli acquisti di beni, servizi e lavori di valore inferiore a 40.000 euro (limite per forniture di beni e servizi in economia), derogando all’obbligo previsto dal comma 3 bis dell’articolo 33 del codice degli appalti che impone ai comuni richiamati di procedere agli affidamenti in associazione ad altri enti locali. Rimane comunque fermo l’obbligo di ricorrere ai parametri qualità-prezzo delle convenzioni CONSP (per beni e servizi), l’obbligo di utilizzo del MEPA per gli acquisti di beni e servizi sottosoglia e di utilizzare le procedure CONSIP o degli altri soggetti aggregatori per l’acquisizione delle categorie di beni e servizi indicati ed aggiornati da apposito DPCM che dovrà essere pubblicato entro il 31 dicembre 2015. Inoltre si stabilisce che gli ambiti territoriali entro i quali possono operare i soggetti aggregatori coincide con la Regione di riferimento solo per le categorie merceologiche che il citato DPCM dovrà definire.

Le modifiche apportate dalla legge di stabilità escludono il ricorso al MEPA per gli acquisti di beni e servizi della PA inferiori ai 1.000 euro.

4.   Ampliamento affidamenti attraverso Consip (art. 1 comma 504)

Si allarga il perimetro degli strumenti di acquisto e negoziazione della CONSIP ai lavori pubblici per la manutenzione.

5.   Programma biennale per l’acquisto di beni e servizi (art. 1 comma 505)

Si introduce l’obbligo per la PA di approvare entro il mese di ottobre di ciascun anno il “programma biennale” per l’acquisto di beni e servizi di valore superiore a 1 milione di euro. I beni e servizi non contenuti nel programma biennale non possono essere in alcun modo acquisiti, ad eccezione di quelli la cui fornitura è imposta da eventi imprevedibili o calamitosi, nonché le acquisizioni dipendenti da sopravvenute disposizioni di legge o regolamentari. Inoltre le amministrazioni devono comunicare al tavolo dei soggetti aggregatori e pubblicare tutti i contratti stipulati in esecuzione del programma biennale e dei suoi aggiornamenti. Tale obbligo si applica anche ai contratti in corso alla data di entrata in vigore della legge di stabilità.

6.   Rispetto dell’obbligo di adesione e del rispetto del benchmark (art. 1 comma 507, 509 e 510)

Si conferisce al MEF il compito di definire le caratteristiche delle prestazioni oggetto delle convenzioni CONSIP prima che queste vengano attivate; successivamente alla loro attivazione sul sito del ministero e della CONSP verranno pubblicati i valori delle caratteristiche essenziali delle prestazioni (che dovranno essere in grado di soddisfare le amministrazioni pubbliche) e i relativi prezzi. Entrambi gli elementi costituiranno i parametri qualità-prezzo di riferimento per le PA.

Diventano più stringenti, inoltre, le regole in base alle quali la PA può derogare all’obbligo di adesione alle convenzioni CONSIP: infatti qualora la convenzione CONSIP non soddisfi le necessità dell’ente interessato alla fornitura l’ufficio competente, per attivare autonoma procedura di acquisto, dovrà ottenere specifica autorizzazione da parte dell’organo di vertice amministrativo, che dovrà essere trasmessa alla Corte dei Conti.

Per incentivare il ricorso agli strumenti di acquisto e negoziazione messi a disposizione da CONSIP, i centri di responsabilità amministrativa della PA assegnano ai singoli centri di costo degli obiettivi annuali connessi al ricorso agli strumenti CONSIP o a quelli resi disponibili dai soggetti aggregatori. Il mancato conseguimento degli obiettivi sarà rilevante ai fini dell’erogazione delle retribuzione di risultato ai dirigenti responsabili.

7.   Riequilibrio dei contratti pubblici di servizi e forniture ad esecuzione continuata o periodica stipulati da un soggetto aggregatore (art. 1 comma 511)

Nei contratti pubblici relativi a servizi e forniture ad esecuzione continuata o periodica stipulati da un soggetto aggregatore, anche con riferimento ai contratti in corso, nel caso in cui si registri una variazione (in aumento o diminuzione) del valore del bene tale da alterare l’originario equilibrio contrattuale e comunque nella misura di almeno il 10 per cento, l’appaltatore e il soggetto aggregatore possono chiedere la revisione del prezzo. Qualora non venga raggiunto un accordo gli stessi soggetti possono chiedere la risoluzione del contratto.

8. Razionalizzazione dei processi di approvvigionamento di beni e servizi in materia informatica nella PA (art. 1 comma da 512 a 520)

Il comma 512 è volto a garantire l’ottimizzazione e la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi in materia informatica e di connettività, prevedendo che la PA, provvedono ai propri approvvigionamenti esclusivamente tramite Consip S.p.A. o i soggetti aggregatori, ivi comprese le centrali di committenza regionali.

Il comma 513 prevede che l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) predisponga il Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione (la cui approvazione è attribuita alla Presidenza del Consiglio dei ministri) che dovrà indicare, per ciascuna amministrazione o categoria di amministrazioni, l’elenco dei beni e servizi informatici e di connettività e dei relativi costi, suddivisi in spese destinate all’innovazione e spese destinate alla gestione corrente, e individuerà inoltre i beni e servizi  la cui acquisizione riveste particolare rilevanza strategica.

Il comma 514 definisce il procedimento attraverso il quale vengo acquisiti i beni e servizi in materia informatica e di connettività. In sostanza Consip o il soggetto aggregatore programmano gli acquisti di beni e servizi informatici e di connettività in coerenza con la domanda aggregata definita nel Piano triennale, potendo inoltre proporre (insieme ad Agid) alle amministrazioni iniziative volte al contenimento della spesa, consentendo un maggior coordinamento dell’attuazione dei progetti informatici nella PA

Il comma 515 individua il risparmio annuale che sarà possibile conseguire con l’attuazione dei precedenti commi. Tale obiettivo, pari al 50% della spesa annuale media per la gestione corrente del settore informatico relativa al triennio 2013-2015 (al netto dei canoni per servizi di connettività e della spesa effettuata tramite Consip o i soggetti aggregatori documentata nel Piano triennale), dovrà essere conseguito alla fine del triennio 2016-2018.  La PA non può comunque procedere ad approvvigionamenti autonomi, salvo che per i beni e servizi non disponibili attraverso Consip (o soggetti aggregatori) o non siano idonei al soddisfacimento dello specifico fabbisogno dell’amministrazione ovvero in casi di necessità ed urgenza comunque funzionali ad assicurare la continuità della gestione amministrativa. Nei casi di ricorso a procedura di acquisto autonoma, l’ufficio competente deve preventivamente richiedere apposita autorizzazione motivata all’organo di vertice amministrativo e comunicare all’Autorità Nazionale Anticorruzione e all’Agid il ricorso alla procedura autonoma.

9.   Disposizioni in materia di acquisizione di beni e servizi da parte degli enti del Servizio sanitario nazionale (art. 1 commi da 548 a 552)

Le disposizioni prevedono che i contratti di acquisti di beni e servizi delle categorie merceologiche del settore sanitario individuate da apposito decreto del presidente del consiglio siano stipulati tramite la Consip S.p.A. o la centrale regionale di committenza, oppure nel caso in cui quest’ultima non sia operativa, tramite un’altra centrale di committenza individuata dalla stessa centrale regionale di riferimento. La violazione di quanto sopra richiamato. I singoli contratti, relativi alle categorie merceologiche del settore sanitario individuate dal suddetto decreto, in essere alla data di entrata in vigore della legge di stabilità 2016, non possano essere prorogati oltre la data di attivazione del contratto aggiudicato dalla Consip S.p.A. o dalla centrale di committenza.

Infine si prevede che, entro 30 giorni dall’entrata della legge di stabilità, le regioni adottano provvedimenti finalizzati a garantire che gli enti del SSN non istituiscano unità organizzative di valutazione delle tecnologie ovvero sopprimano quelle esistenti, ricorrendo a strutture di valutazione istituite a livello regionale o nazionale.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ZONE FRANCHE URBANE

1.   Istituzione di Zone Franche Urbane nella regione Lombardia (art. 1 commi da 445 a 452)

Si istituiscono le ZFU nei comuni della Lombardia colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012. La perimetrazione delle ZFU comprende i centri storici o centri abitati dei comuni di San Giacomo delle Segnate, Quingentole, San Giovanni del Dosso, Quistello, San Benedetto Po, Moglia, Gonzaga, Poggio Rusco e Suzzara. Possono essere beneficiarie delle esenzioni fiscali le microimprese, costituite non oltre il 31.12.2014, con un reddito lordo nel 2014 inferiore di 80 mila euro e un numero di addetti inferiore o uguale a cinque. Inoltre devono appartenere ai settori di attività di seguito indicati:

45 – Commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli;

46 – commercio all’ingrosso (escluso quello di autoveicoli e di motocicli);

47 – commercio al dettaglio (escluso quello di autoveicoli e di motocicli);

55 – alloggio;

56 – attività dei servizi di ristorazione;

79 – attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse;

93 – attività sportive, di intrattenimento e di divertimento;

95 – riparazione di computer e di beni per uso personale e per la casa;

96 – altre attività di servizi per la persona.

Le agevolazioni verranno fruite nei limiti previsti dal regolamento de minimis (200 mila euro) e solo per il 2016. Le somme stanziata ammontano a 5 milioni di euro. Le esenzioni riguarderanno l’Irpef, l’Irap e l’IMU

2.   Rilancio delle Zone franche urbane individuate dal CIPE (art. 1 commi 603 e 604)

Vengono rilanciate le ZFU: le risorse disponibili (non utilizzate) per il finanziamento delle ZFU “convergenza” e di quelle istituite nelle aree colpite da eventi calamitosi (Emilia Romagna e Sardegna), vengono destinate per il finanziamento delle 10 ZFU non ricadenti nell’area convergenza.

Per le ZFU delle regioni convergenza e di Lampedusa, il MISE dovrà adottare nuovi bandi attraverso i quali potranno essere utilizzate le risorse rivenienti da rinunce, revoche relative alle agevolazioni già concesse, nonché le risorse che ciascuna regioni interessate intendere eventualmente impegnare per la concessione delle agevolazioni fiscali nelle proprie ZFU.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CREDITO

1.   Sistema di vigilanza sui promotori finanziari e sui consulenti finanziari (art. 1 commi da 36 a 48)

I commi da 36 a 48 contengono disposizioni finalizzate a riformare il sistema di vigilanza sui promotori finanziari e sui consulenti finanziari attraverso modifiche al d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria – TUF).

E’ prevista l’istituzione di un Albo unico dei consulenti finanziari gestito da un Organismo con personalità giuridica di diritto privato, ordinato in forma di associazione.

Al riguardo, l’attuale Organismo per la tenuta dell’Albo dei promotori finanziari viene trasformato nel nuovo Organismo per la tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari.

All’interno dell’Albo unico sono previste tre distinte sezioni con riguardo al tipo di attività svolta dai soggetti, che assumono le seguenti denominazioni:

    • consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (attuali promotori finanziari: art. 31 TUF);
    • persone fisiche consulenti finanziari autonomi (attuali consulenti finanziari: art. 18-bis TUF);
    • società di consulenza finanziaria (attuali società di consulenza finanziaria art. 18-ter TUF).

All’Organismo per la tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari sono trasferite le funzioni di vigilanza e sanzionatorie attualmente esercitate dalla Consob sui promotori finanziari e sui consulenti finanziari.

E’ prevista l’emanazione, da parte della Consob congiuntamente all’Organismo stesso, di una disciplina regolamentare finalizzata a definire le modalità operative e la data di avvio sia dell’albo che della vigilanza da parte dell’organismo preposto.

Al comma 36 viene stabilito che resta ferma la vigente regolamentazione degli obblighi previdenziali degli iscritti all’Albo di cui all’art.31, comma 4 del d,lgs, 24 febbraio 1998, n. 58 (promotori finanziari).

Viene prevista, inoltre, una revisione del sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela. Al riguardo la Consob dovrà disciplinare le modalità per assicurare l’introduzione di meccanismi di risoluzione stragiudiziale attraverso l’istituzione di un apposito organo, i cui componenti saranno nominati dalla stessa Consob, in grado di assicurare: la rapida, economica soluzione delle controversie, il contraddittorio tra le parti e l’effettività della tutela.

E’ previsto anche che l’iscrizione all’Albo unico dei consulenti finanziari sia subordinata al versamento di una tassa sulle concessioni governative. Tale tassa sarà dovuta per le iscrizioni successive alla data di entrata in vigore della norma.

2.   Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti (art. 1 commi da 199 a 202)

Presso il Ministero dello sviluppo economico viene istituito il Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti, con una dotazione di 10 milioni di euro annui per il triennio 2016-2018.

Il Fondo ha come finalità il sostegno alle piccole e medie imprese che entrano in crisi a causa della mancata corresponsione di denaro da parte di altre aziende debitrici in presenza di specifiche fattispecie. Potranno accedere al Fondo le piccole e medie imprese che risultano parti offese, in un procedimento penale, in corso alla data di entrata in vigore della legge di stabilità 2016, a carico delle aziende debitrici imputate dei delitti di cui agli articoli 629 (estorsione), 640 (truffa), 641 (insolvenza fraudolenta) del codice penale e di cui all’articolo 2621 del codice civile (false comunicazioni sociali).

Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, dovranno essere determinati, compatibilmente con le disposizioni in materia di aiuti di Stato, i limiti, i criteri e le modalità per la concessione dei finanziamenti agevolati da parte dello Stato.

In caso di assoluzione delle aziende imputate per i delitti sopra citati, i soggetti beneficiari dei finanziamenti agevolati saranno tenuti al rimborso delle somme erogate secondo le modalità stabilite dal citato decreto ministeriale.

3.   Casi specifici di accesso al Fondo di garanzia PMI (art. 1 comma 840)

Viene modificato l’articolo-2-bis del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20 in materia di accesso al Fondo di garanzia PMI da parte delle imprese fornitrici di società che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre  2012, n. 207 e che siano soggette ad amministrazione straordinaria.

In particolare, viene stabilito che con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, possono essere definiti, ai fini dell’accesso alla garanzia del Fondo, appositi criteri di valutazione economico-finanziaria delle piccole e medie imprese che tengano conto delle caratteristiche e dei particolari fabbisogni delle predette imprese. Gli specifici criteri di valutazione, che escludono il rilascio della garanzia per le imprese che non presentino adeguate capacità di rimborso del finanziamento bancario da garantire nonché per le imprese in difficoltà ai sensi di quanto previsto dalla vigente disciplina dell’Unione europea, sono applicati per un periodo non superiore a dodici mesi dalla data di pubblicazione del citato decreto.

4.   Procedure di risoluzione di istituti bancari e Fondo di solidarietà in favore degli investitori (art. 1 commi da 842 a 861)

Viene fatto confluire, nei commi da 842 a 854 della legge di stabilità 2016, il contenuto del Decreto-Legge 22 novembre 2015 n. 183 il quale – nel quadro delle procedure di risoluzione delle crisi bancarie – ha inteso agevolare l’attuazione dei programmi di risoluzione della Cassa di risparmio di Ferrara Spa, della Banca delle Marche Spa, della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e della Cassa di risparmio della Provincia di Chieti Spa.

Vengono disciplinati gli enti-ponte previsti dai provvedimenti di avvio della risoluzione dei predetti istituti bancari.

In base al d.l. 183/2015, con effetto dalle ore 00,00 del 23 novembre 2015 sono state costituite quattro società per azioni: Nuova Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., Nuova Banca delle Marche S.p.A., Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A, Nuova Cassa di risparmio di Chieti S.p.A. Tali enti hanno per oggetto lo svolgimento dell’attività di ente-ponte, con l’obiettivo di mantenere la continuità delle funzioni essenziali precedentemente svolte dalle medesime banche e, ove le condizioni di mercato siano adeguate, cedere a terzi le partecipazioni al capitale o i diritti, le attività o le passività acquistate, in conformità con le disposizioni nazionali. Agli enti-ponte così costituiti possono essere trasferiti azioni, partecipazioni, diritti, nonché attività e passività delle banche in risoluzione.

Con i commi da 855 a 861 viene istituito e disciplinato un Fondo di solidarietà in favore degli investitori persone fisiche, imprenditori individuali, coltivatori diretti o imprenditori agricoli che, alla data del 23 novembre 2015, detenevano strumenti finanziari subordinati emessi da Cassa di risparmio di Ferrara Spa, della Banca delle Marche Spa, della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e della Cassa di risparmio della Provincia di Chieti Spa, poste in risoluzione.

Il Fondo di solidarietà è alimentato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, con una dotazione sino a un massimo di 100 milioni di euro e da questo gestito con risorse proprie.

Si demanda a provvedimenti di rango secondario la definizione, tra l’altro, delle modalità di gestione del Fondo, delle modalità e le condizioni di accesso, inclusi le modalità e i termini per la presentazione delle istanze, delle procedure da esperire che possono anche essere di natura arbitrale e le ulteriori disposizioni attuative.

Si fa comunque salvo il diritto al risarcimento del danno, prevedendo la surroga del Fondo nel risarcimento e nel limite delle somme eventualmente corrisposte.

5.   Limite utilizzo denaro contante (art. 1 commi da 898 a 899)

Il comma 898, modificando l’articolo 49, primo comma, del decreto legislativo 21 novembre 2001, n. 231, innalza il limite al divieto di trasferimento di denaro contante, stabilendo che il trasferimento stesso è vietato quando il suo valore è pari o superiore a 3.000 euro.

La stessa norma prevede il mantenimento della precedente soglia di 1.000 euro, in caso si servizio di rimessa di denaro (money transfer).

Il comma 899 stabilisce infine che, per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta – svolta dai soggetti che effettuano l’attività di cambiavalute – il limite al divieto di trasferimento di denaro contante è elevato da 2.500 a 3.000 euro.

6.   Pagamenti elettronici (art. 1 commi da 900 a 904)

Il comma 900, modificando l’articolo 15, del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, in tema di pagamenti elettronici, estende l’obbligo per i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, inclusi i servizi professionali, di accettare pagamenti anche mediante carte di credito, oltre che di debito, tranne nei casi di oggettiva impossibilità tecnica.

Al fine di promuovere l’effettuazione di operazioni di pagamento basate su carte di debito o di credito – in particolare per i pagamenti di importo contenuto, ovvero quelli inferiori a 5 euro – entro il 1° febbraio 2016 il Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto col Ministero dello sviluppo economico, sentita la Banca d’Italia, dovrà provvedere mediante decreto ad assicurare la corretta ed integrale applicazione del Regolamento U.E. n. 751/2015.

Il provvedimento ministeriale dovrà realizzare un pieno coordinamento della disciplina europea con ogni altra disposizione in materia e designare la Banca d’Italia quale autorità competente per lo svolgimento delle funzioni previste dal regolamento stesso e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato quale organismo deputato a verificare il rispetto degli obblighi posti dal medesimo Regolamento U.E. in materia di pratiche commerciali.

I prestatori di servizi di pagamento, i gestori di schemi di carte di pagamento e ogni altro soggetto che interviene nell’effettuazione di un pagamento mediante carta, applicano le regole e le misure, anche contrattuali, necessarie ad assicurare l’efficace traslazione degli effetti delle disposizioni di cui al citato decreto ministeriale.

Ciò, tenuto conto della necessità di assicurare trasparenza, chiarezza ed efficienza della struttura delle commissioni e la loro stretta correlazione e proporzionalità ai costi effettivamente sostenuti dai prestatori di servizi di pagamento e dai gestori di circuiti e di schemi di pagamento, nonché di promuovere l’efficienza dei circuiti e degli schemi di riferimento delle carte nel rispetto delle regole di concorrenza e dell’autonomia contrattuale delle parti.

La norma stabilisce inoltre che, in sede di disposizioni attuative emanate dal Ministero dello sviluppo economico, vengano definiti anche le fattispecie costituenti illecito e le relative sanzioni amministrative pecuniarie.

Il comma 901 estende, dal 1° luglio 2016, l’obbligo di accettare pagamenti elettronici anche con riferimento ai dispositivi di controllo di durata della sosta.

Il comma 903 abroga la disposizione di cui all’art. 32-bis, quarto comma, del decreto legge 133/2014 convertito dalla legge n. 164/2014, relativamente all’obbligo di tracciabilità  dei pagamenti nella filiera dei trasporti, come meglio dettagliato nella sezione infrastrutture e trasporti al paragrafo 26.

Il comma 904, infine, mantiene fermo, per le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di procedere al pagamento degli emolumenti, a qualsiasi titolo erogati, superiori a mille euro esclusivamente mediante l’utilizzo di strumenti telematici.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI INFRASTRUTTURE, TRASPORTI E LOGISTICA

1.   Incentivi alla rottamazione veicoli autocaravan (art.1, commi 85-86)

Vengono introdotti incentivi fino ad un massimo di 8.000 euro per la sostituzione, mediante demolizione, di autocaravan di categoria “euro 0”, “euro 1” o “euro 2” con veicoli nuovi, della medesima tipologia, aventi classi di emissione non inferiore ad euro 5. L’incentivo è previsto per i veicoli acquistati dal primo gennaio al 31 dicembre 2016 ed immatricolati non oltre il 31 marzo 2017.

A tal fine,  per l’anno 2016, è autorizzata una spesa massima di 5 milioni di euro. Il contributo sarà anticipato all’acquirente mediante un corrispondente sconto sul prezzo di vendita e sarà recuperato dal rivenditore mediante un credito d’imposta da utilizzare in compensazione.

2.   Tassa di ancoraggio nei porti di transhipment e riduzioni accise mezzi portuali (art.1 comma 367)

Attraverso l’inserimento dei commi 2 bis e 2 ter all’art. 22 del Decreto legge 69 del 2013 (Decreto del Fare), si prevede la possibilità, nei porti sede di Autorità Portuale con volume di traffico transhipment superiore all’80% del proprio traffico globale, di riduzione o esenzione dalla tassa di ancoraggio in via sperimentale per gli anni dal 2016 al 2018, per le navi porta container in servizio regolare di linea internazionale. E’ rimessa alle Autorità Portuali la facoltà di deliberare annualmente l’applicazione ed il limite della misura ed è ad esse riconosciuto un contributo statale, pari alla metà dell’onere che resterà a loro carico per effetto della riduzione. Nel limite di 3 milioni di euro annui, con Decreto Ministeriale verrà assegnata alle singole Autorità la quota a carico dello Stato del finanziamento della misura. Si prevede, inoltre, negli stessi porti la riduzione delle accise sui prodotti energetici per le navi che fanno esclusivamente movimentazione all’interno del porto, o sono strumentali alle attività di carico/scarico nel limite di spesa di 1,8 milioni di euro annui.

3.   Fondi per continuità territoriale regione Sardegna (art.1 comma 485)

Con un’integrazione all’art.8, comma 13 septies del D.L. 78/2015, si stabilisce che, nelle more dell’attuazione del processo di affidamento del servizio tramite gara ad evidenza pubblica dei collegamenti con le isole minori della Sardegna e, comunque, non oltre il 30 giugno 2016, le risorse stanziate dal D.L. 135/2009 per la Convenzione con la Saremar, possono essere utilizzate nel limite di 6,5 milioni di euro per assicurare i servizi di collegamento marittimo attualmente convenzionato con la regione, anche tramite la prosecuzione del contratto con la marittima SAREMAR S.p.A.

4.   Fondi per continuità territoriale regione Sicilia  (art.1 comma 486)

Al fine di garantire un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei da e per la Sicilia, che consenta la riduzione dei disagi derivanti dalla condizione di insularità e assicuri la continuità del diritto alla mobilità anche ai passeggeri non residenti, è attribuita alla Regione siciliana una somma di 20 milioni di euro per l’anno 2016.

Fondo per riduzione prezzo benzina nelle aree di confine (art.1 commi 593 e 594)

A decorrere dal 1° gennaio 2017, viene esteso, con una dotazione di 5 milioni di euro annui, anche alle Regioni a statuto ordinario confinanti con la Svizzera il Fondo previsto in favore della Regione Veneto per l’erogazione di contributi in favore delle persone fisiche a riduzione del prezzo d’acquisto alla pompa  ella benzina e del gasolio per autotrazione nelle aree di confine con l’Austria.

5.   Indennizzi usura strade (art. 1, comma 596)

A decorrere dall’anno 2016, cessano i trasferimenti erariali in favore delle Regioni a statuto speciale previsti dall’articolo 34, comma 4, del Codice della Strada e dall’articolo 72, comma 3, del Regolamento d’attuazione, concernenti gli indennizzi per l’usura delle strade derivante dalla circolazione dei mezzi d’opera.

6.   Accertamento violazioni del Codice della Strada mediante apparecchiature elettroniche (art.1 comma 597)

Con una modifica art. 201, comma 1-bis del Codice della Strada, si inseriscono tra le  violazioni che possono essere accertate con apparecchiature di rilevamento automatiche la mancata revisione del veicolo, il mancato rispetto delle norme sul carico e la mancata copertura assicurativa RC auto .

7.   Riduzione contributi a investimenti compagnie armatoriali (art. 1, comma 634)

Viene eliminato il contributo ventennale istituito dall’art. 1 comma 38 della legge 147/2013, per il sostegno agli investimenti delle imprese marittime per il rinnovo e l’ammodernamento della flotta, previsti dalla legge n.88/2011.

8. Credito di imposta su accise gasolio per autotrazione (art.1 commi 645-646)

A decorrere dal 1° gennaio 2016, vengono esclusi dal beneficio del credito di imposta relativo agli incrementi delle accise sul gasolio per autotrazione, i veicoli pesanti più inquinanti di categoria Euro 2 o inferiore. Gli eventuali maggiori risparmi rispetto alle stime consistenti in 160 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2020, in 80 milioni di euro per l’anno 2021 e in 40 milioni di euro per l’anno 2022 che deriveranno dalla manovra saranno destinati a due finalità:

a)  Per l’85% del totale al Fondo per l’acquisto di automezzi per il trasporto pubblico locale e regionale istituito dall’articolo 1, comma 866 del provvedimento

b)  Per il restante 15% per interventi a favore dell’acquisto di mezzi di ultima generazione per l’autotrasporto merci su strada;

9. Risorse per trasporto ferroviario “ferrobonus”(art.1 comma 648)

Viene autorizzata la spesa di 20 mln € per ciascuno degli anni 2016, 2017 e2018 affinché il Ministero delle infrastrutture e trasporti possa concedere contributi per i servizi di trasporto ferroviario intermodale in arrivo e/o partenza dai nodi logistici e portuali. Si prevede, anche, che agli stessi fini possa essere destinata una quota delle risorse che sono state stanziate dalla legge di Stabilità 2015 per l’autotrasporto (si tratta di 250 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015 stanziati dal comma 150 per interventi in favore del settore dell’autotrasporto).

10. Operatività sezione speciale autotrasporto Fondo di garanzia (art.1, comma 650)

Per l’anno 2016, viene autorizzata la spesa di 10 milioni di euro al fine di consentire l’operatività della sezione speciale per l’autotrasporto istituita nell’ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese con il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 27 luglio 2009 (pubblicato nella G.U. n. 233 del 7 ottobre 2009.

11. Esonero contributi previdenziali conducenti impiegati nel trasporto internazionale (art.1 comma 651)

Si prevede che venga riconosciuto, a domanda, a titolo sperimentale e per un periodo di tre anni decorrenti dal 1° gennaio 2016, un esonero dell’80% dalla contribuzione previdenziale (ad eccezione dei premi INAIL) a carico dei datori di lavoro per i conducenti di veicoli destinati al trasporto di cose o di persone, ai sensi del regolamento (CE) 561/2006, dotati di tachigrafo digitale e prestanti attività di trasporto internazionale per almeno 100 giorni annui. Viene, a tal riguardo, autorizzata la spesa di 65,5 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2016-2018.

12. Riduzione deduzione forfetaria per le imprese di autotrasporto (art.1 comma 652)

A decorrere dal 1° gennaio 2016 si introduce una rimodulazione delle deduzioni forfetarie relative alle spese non documentate riconosciute alle imprese di autotrasporto di merci in conto terzi; stabilendo che esse spettino in un’unica misura (rispetto all’attuale distinzione tra trasporti regionali ed extra regionali) per i trasporti effettuati dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa e nella misura del 35% di tale importo per i trasporti effettuati all’interno di tale Comune.

13. Obbligo di esibire prova documentale per il trasporto internazionale di merci (art.1 comma 653)

Attraverso l’inserimento dell’art. 46 ter della legge 298/1974, si prevede che chiunque, durante l’effettuazione di un trasporto internazionale di merci, non sia in grado di esibire agli organi di controllo la prova documentale relativa al trasporto stesso(un qualunque documento di accompagnamento delle merci previsto dalla normativa interna o internazionale, utile a tale finalità, di norma la lettera di vettura internazionale), sia punito con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 400 a euro 1.200. All’atto dell’accertamento della violazione sarà sempre disposto il fermo amministrativo del veicolo, che terminerà quando sarà esibita la predetta documentazione e, comunque, trascorsi 60 giorni dalla data dell’accertamento. Il mezzo sottoposto a fermo sarà affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione, ai soggetti che, ai sensi dell’articolo 214-bis del codice della strada, hanno stipulato apposita convenzione con il Ministero dell’interno e con l’Agenzia del demanio.

Qualora dovesse risultare che il veicolo sia stato posto in circolazione privo della richiamata prova documentale, ovvero che la stessa sia stata compilata non conformemente alle relative disposizioni, si applicherà la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 2.000 a euro 6.000. Se, infine, l’omessa o incompleta compilazione dovesse determinare l’impossibilità di verificare la regolarità del trasporto internazionale di merci oggetto del controllo, si applicheranno le sanzioni previste dall’art. 46 della legge 298/1974 per il trasporto abusivo. In relazione al fermo e alle sanzioni da irrogare sono richiamate rispettivamente le disposizioni dell’articolo 214 del codice della strada (che disciplina il fermo amministrativo del veicolo) e dell’articolo 207 (che disciplina le modalità di irrogazione delle sanzioni per veicoli immatricolati all’estero o muniti di targa EE).

14. Programma verifiche livelli inquinamento veicoli nuovi (art.1 comma 655)

Si prevede uno stanziamento di 5 milioni di euro per l’effettuazione di un programma straordinario di verifiche su veicoli nuovi di fabbrica o circolanti, diretto a verificare i livelli di inquinanti emessi da tali mezzi su strada, comparandoli con le risultanze delle prove di omologazione su rulli e per incrementare le verifiche di conformità di veicoli e dispositivi a tutela della sicurezza stradale e della salute pubblica.

15. Privatizzazione Gruppo Ferrovie dello Stato (art.1, comma 677)

Si prevede che, qualora si dovessero effettuare alienazioni di quote o aumenti di capitale sociale riservato al mercato, delle società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A entro il 31 dicembre 2016, il Ministero dell’economia e delle finanze dovrà presentare al Parlamento una relazione che evidenzi in modo puntuale l’impatto economico, industriale e occupazionale della privatizzazione nella quale siano indicati in particolare: 1) i dati finanziari e industriali degli effetti della alienazione o dell’eventuale aumento di capitale sulle società interessate e sul bilancio dello Stato; 2) la minore spesa per interessi derivante dall’utilizzo per la riduzione del debito pubblico delle risorse incassate dall’alienazione; 3) i minori dividendi versati al bilancio dello Stato in conseguenza dell’alienazione; 4) gli effetti dell’alienazione o dell’aumento di capitale riservato al mercato sul piano industriale del gruppo.

16. Rimodulazione rapporti giuridici ENAV (art. 1 comma 679)

Al fine di assicurare maggiore certezza e stabilità nei rapporti giuridici, coerenza dell’assetto regolatorio nazionale dei servizi della navigazione aerea con il quadro normativo europeo, anche in prospettiva dell’apertura della società ai privati, vengono introdotte alcune modifiche all’art. 9 della legge n.665/1996 in materia di contratto di programma e contratto di servizio tra lo Stato e la società ENAV spa.

17. Rinnovo parco autobus (art. 1, comma 866)

Per il concorso dello Stato al raggiungimento degli standard europei del parco mezzi destinato al trasporto pubblico locale e regionale, e in particolare per l’accessibilità per persone a mobilità ridotta, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti è istituito un Fondo finalizzato all’acquisto diretto, ovvero per il tramite di società specializzate, nonché alla riqualificazione elettrica o al noleggio dei mezzi adibiti al trasporto pubblico locale e regionale. Al Fondo confluiranno, previa intesa con le Regioni, le risorse disponibili del fondo per gli investimenti nel Trasporto Pubblico locale (art. 1, comma 83, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e successivi rifinanziamenti), nonché ulteriori 210 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020,130 milioni di euro per l’anno 2021 e 90 milioni di euro per l’anno 2022. . Un successivo decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti individuerà le modalità attuative della disposizione.

18. Finanziamento ANAS (art. 1, commi 868 – 869)

Al fine di migliorare la capacità di programmazione e di spesa per investimenti dell’ANAS Spa,  a decorrere dal 1° gennaio 2016 tutte le risorse del bilancio dello Stato destinate ad ANAS S.p.A. vengono accorpate in un apposito Fondo dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Le risorse del Fondo confluiscono nel conto di tesoreria intestato alla medesima società e sono utilizzate per il pagamento diretto delle obbligazioni relative ai quadri economici delle opere previste nella “parte investimenti” del contratto di programma, sulla base dell’avanzamento del cronoprogramma delle stesse. Ulteriori disposizioni sono finalizzate a disciplinare il monitoraggio (in particolare viene prevista la rendicontazione trimestrale dall’ANAS al MIT delle risorse utilizzate) delle risorse e adeguati meccanismi di supervisione e controllo.

19. Interventi manutenzione straordinaria strade provinciali (art.1, comma 875)

Nei territori per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, ANAS viene autorizzata, sentita la protezione civile, ad effettuare interventi di manutenzione straordinaria sulle strade provinciali.

20. Circolazione del contante nella filiera dei trasporti(art.1, comma 903)

Viene eliminato l’obbligo previsto per tutti i soggetti della filiera dei trasporti di pagare il corrispettivo per le prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto di merci su strada, utilizzando strumenti elettronici di pagamento, ovvero il canale bancario (assegni, bonifici bancari o postali) e comunque ogni altro strumento idoneo a garantire la piena tracciabilità delle operazioni, indipendentemente dall’ammontare dell’importo dovuto.

21. Cessazione circolazione veicoli per esportazione definitiva estero (art. 1 comma 964)

Al fine dichiarato di contrastare l’elusione della tassa automobilistica alla quale sono tenuti i proprietari dei veicoli circolanti sul territorio nazionale, nonché degli oneri e delle spese connessi al trasferimento di proprietà dei veicoli, con una modifica all’art.103 del Codice della Strada, si stabilisce che la definitiva esportazione all’Estero dei veicoli immatricolati possa avvenire esclusivamente al fine della reimmatricolazione degli stessi all’Estero, da comprovare, mediante l’esibizione della copia della documentazione doganale di esportazione, ovvero, nel caso di cessione intracomunitaria, dalla documentazione comprovante la radiazione dal PRA.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI AMBIENTE ED ENERGIA

1.   Tassa rifiuti – TARI (art. 1 comma 27)

Il comma 27 proroga il riferimento ai fabbisogni standard (precedentemente fissati al 2016 ed ora portati al 2018). Positivo il fatto che venga mantenuto l’obbligo da parte del Comune di avvalersi necessariamente, nella determinazione dei costi del piano finanziario, anche delle risultanze dei fabbisogni standard.

Viene, inoltre, concessa ai Comuni la possibilità di derogare (fino al 50%) al range di valori fissato dal cd. metodo normalizzato (decreto 158/99), nella determinazione delle tariffe per le utenze non domestiche.

2.   Fondo interventi ripristino ambientale (art. 1 comma 476)

Al comma 476, al fine di contribuire all’attuazione dei necessari interventi di bonifica e messa in sicurezza dei siti di interesse nazionale, nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare viene istituito un fondo con una dotazione di 10 milioni di euro.

3.   Proroga detrazione in favore di interventi di riqualificazione energetica degli edifici ed estensione detrazioni per l’acquisto di dispositivi multimediali per il controllo da remoto di impianti di riscaldamento, climatizzazione e produzione di acqua calda (art. 1 Commi 87 e 88)

Il comma 87 – modificando gli articoli 14 e 16 del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 – prevede la proroga di un anno della detrazione fiscale in favore di interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Resta confermata l’impostazione vigente che prevede, sia per le imprese che per le persone fisiche, la ripartizione del beneficio fiscale su 10 quote annuali di pari importo. In particolare:

    • con la modifica all’articolo 14 del citato decreto legge si prevede l’applicazione della maggiore aliquota del 65 per cento anche alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2016 sia per gli interventi relativi agli edifici esistenti, sia per gli interventi relativi alle parti comuni condominiali di cui agli articoli 1117 e 1117 -bis del codice civile;
    • con la modifica all’articolo 16 del medesimo decreto legge, si prevede l’applicazione della maggiore aliquota del 50 per cento alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2016 per gli interventi di ristrutturazione edilizia, nonché per le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici fermo restando che le stesse spese sono computate, ai fini della fruizione della detrazione di imposta, indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione che fruiscono delle detrazioni di cui al comma 1 dello stesso articolo 16.

Il comma 88 estende le detrazioni fiscali in favore delle spese sostenute per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda o di climatizzazione delle unità abitative, volti ad aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e a garantire un funzionamento efficiente degli impianti.

Tali dispositivi devono:

a)  mostrare attraverso canali multimediali i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati;

b)  mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti;

c)  consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto.

4.   Incentivi fonti rinnovabili (art. 1 commi da 149 a 151)

I commi prevedono un prolungamento del diritto ad avere incentivi sull’energia prodotta da impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili.

Nel dettaglio i titolari di tali impianti già in esercizio, che hanno cessato al 1o gennaio 2016, o cessano entro il 31 dicembre 2016, di beneficiare di incentivi sull’energia prodotta, in alternativa all’integrazione dei ricavi prevista dall’articolo 24, comma 8, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, è concesso il diritto di fruire, fino al 31 dicembre 2020, di un incentivo sull’energia prodotta, pari all’80 per cento di quello riconosciuto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 6 luglio 2012 (circa 120 €/MWh).

5.   Importazione virtuale di energia (art. 1 commi da 831 a 836)

La norma prevede l’istituzione presso la società TERNA (gestore nazionale delle reti di trasmissione di energia elettrica) di un fondo di garanzia nel quale i soggetti aggiudicatari dei progetti di interconnessione elettrica con altri Paesi limitrofi (cd «interconnector» ai sensi del regolamento (CE) n. 1228/2003) dovranno versare la somma di 1 €/MWh annui a copertura degli impegni assunti. Parallelamente s’interviene prorogando il sistema in essere sino al 31 dicembre 2021.

6.   Agroenergie (art 1. comma 910)

Il comma rende strutturale il criterio forfettario (di cui al Decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66) per la corretta imputazione fiscale della produzione e cessione di energia elettrica e termica da fotovoltaico e da rinnovabili agroforestali. Pertanto, anche per gli anni a venire, si applica una franchigia al di sotto della quale l’attività di produzione di energia viene considerata ancora produttiva di reddito agrario e a cui non si applica quindi il coefficiente di redditività del 25%.

I limiti di franchigia sono:

    • produzione e cessione fino a 2.400.000 kWh annui per le rinnovabili agroforestali;
    • produzione e cessione fino a 260.000 kWh annui per il fotovoltaico.

Per i corrispettivi che superano la franchigia scatta in ogni caso l’applicazione del coefficiente di redditività del 25%.

DISPOSIZIONI IN MATERIA URBANISTICA

Programma periferie (Art. 1 commi 974-978)

Per l’anno 2016 è istituito il Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia che disporrà, per il prossimo anno, di un Fondo dedicato pari a 500 milioni di euro (c. 978).

Il Programma è finalizzato alla realizzazione di interventi per la rigenerazione delle aree urbane degradate attraverso la promozione di progetti di:

•  miglioramento della qualità del decoro urbano,

•  manutenzione, riuso e rifunzionalizzazione delle aree pubbliche e delle strutture edilizie esistenti.

Gli interventi sono rivolti all’accrescimento della sicurezza territoriale e della capacità di resilienza urbana, al potenziamento delle prestazioni urbane, con riferimento anche alla mobilità sostenibile, allo sviluppo di pratiche per l’inclusione sociale e per la realizzazione di nuovi modelli di welfare metropolitano, con riferimento anche all’adeguamento delle infrastrutture destinate ai servizi sociali e culturali, educativi e didattici, nonché alle attività culturali ed educative (c. 974).

Entro il primo marzo 2016, gli enti interessati trasmetteranno i loro progetti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, “secondo le modalità e la procedura stabilite con apposito bando, approvato, entro il 31 gennaio 2016, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentita la Conferenza unificata” (c. 975).

Con quest’ultimo decreto, verrà istituito anche un Nucleo per la valutazione dei progetti di riqualificazione costituito presso Palazzo Chigi, “il quale ha facoltà di operare anche avvalendosi del supporto tecnico di enti pubblici o privati”. E inoltre verranno definiti le documentazioni che gli enti interessati dovranno allegare ai progetti e i criteri per la valutazione da parte del Nucleo, tra i quali figureranno la tempestività esecutiva degli interventi e la capacità di attivare sinergie tra finanziamenti pubblici e privati (c. 976).

Una volta completate le valutazioni da parte del Nucleo, con uno o più decreti del presidente del Consiglio dei ministri, “sono individuati i progetti da inserire nel programma ai fini della stipulazione di convenzioni o accordi di programma con gli enti promotori dei progetti medesimi”. Tali sottoscrizioni, il cui insieme costituisce il Programma, definiscono i soggetti partecipanti, le risorse finanziarie previste, incluse quelle a valere sul Fondo dedicato, i tempi di attuazione e i criteri per la revoca dei finanziamenti in caso di inerzia realizzativa (c. 977).

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI LAVORO E WELFARE

1. Trasferimenti per spese assistenziali (commi 2 e 3)

Come ogni anno, viene quantificato l’importo dei trasferimenti dovuti dallo Stato all’INPS ed all’ex INPDAP per la copertura degli interventi assistenziali  a favore di alcune gestioni pensionistiche (Fondo pensioni lavoratori dipendenti, Gestioni Artigiani, Commercianti, minatori ed ex ENPALS).

La Conferenza dei servizi ripartisce tali risorse fra le gestioni interessate.

2. Regime fiscale agevolato imprese e lavoratori autonomi di piccole dimensioni – riflessi previdenziali (commi 111 e 112)

Il reddito forfetario costituisce base imponibile ai fini contributivi. Su tale reddito si applica la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35 per cento.

Per l’accredito della contribuzione si applica il rispetto del minimale contributivo.

3. Proroga esonero contributivo per assunzioni a tempo indeterminato (commi 178 e 110)

Ai datori di lavoro del settore privato,  per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato decorrenti dall’1.1.2016 e stipulate entro il 31.12.2017,  è riconosciuto l’esonero parziale del 40% del versamento  dei contributi previdenziali a loro carico, per un massimo di 24 mesi.

L’ agevolazione è concessa entro il limite di esonero di 3.250 euro annui.

Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche; pertanto, i lavoratori interessati non subiranno penalizzazioni connesse all’esonero contributivo.

I premi INAIL sono comunque dovuti.

Sono esclusi dall’agevolazione: i lavoratori  agricoli, i domestici, gli  apprendisti, i lavoratori con un  contratto a tempo indeterminato presso qualsiasi datore nei sei mesi precedenti,  i lavoratori per i quali il beneficio è stato già utilizzato in un precedente rapporto a tempo indeterminato,  i lavoratori che nei 3 mesi precedenti avevano un contratto a tempo indeterminato con lo stesso datore (comprese società controllate, collegate o facenti capo allo stesso soggetto).L’agevolazione non spetta inoltre per i lavoratori per i quali il  presente beneficio sia già stato usufruito o sia in fruizione in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato effettuata nel 2015 in base alla legge di stabilità 2015.

L’esonero contributivo in esame non è cumulabile con  altri esoneri o riduzioni di aliquote attualmente previste.

L’INPS provvede al monitoraggio della disposizione mediante l’invio di relazioni mensili al Ministero del lavoro ed al Ministero dell’economia.

Il datore di lavoro che subentra nella fornitura di servizi in appalto e che assume, ancorché in attuazione di un obbligo preesistente, stabilito per legge o dalla contrattazione collettiva, un lavoratore per il quale il datore di lavoro cessante fruisce dell’esonero contributivo, preserva il diritto alla fruizione dell’esonero contributivo medesimo nei limiti della durata e della misura che residua computando, a tal fine, il rapporto di lavoro con il datore di lavoro cessante.

L’esonero contributivo è esteso, dall’anno 2017, alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dai datori di lavoro privati operanti nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna.

L’estensione dell’incentivo è tuttavia condizionata alla ricognizione, da effettuarsi entro il 30 aprile 2016, delle risorse del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie già destinate agli interventi del Piano di Azione e Coesione (PAC) non ancora oggetto di impegni giuridicamente vincolanti.

Tali risorse possono essere pertanto oggetto di rimodulazione.

In ogni caso, dovrà essere assicurata una maggiorazione della percentuale di contribuzione e del relativo importo massimo per l’assunzione di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.

L’incentivo è comunque subordinato all’autorizzazione della Commissione Europea.

4. Fondo decontribuzione (comma 191)

Per l’anno 2016 il Fondo per gli sgravi contributivi è stato azzerato, in quanto le risorse vengono utilizzate per la detassazione dei premi di produttività, per un importo di 344,7 milioni di euro per il 2016, di 325,8 milioni per il 2017, di 320,4 per il 2018,  di 344 milioni per il 2019, di 329 milioni per il 2020 e di 310 milioni per il 2021 e di 293 milioni annui  a decorrere dal 2022.

5. Misure per  i lavoratori autonomi (comma 203 e 204)

Per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini IVA, iscritti alla Gestione parasubordinati INPS, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati, l’aliquota contributiva è confermata al 27%.

E’ stato scongiurato, pertanto, l’aumento al 28% stabilito per il 2016 dal provvedimento “milleproroghe” 2015.

Per favorire la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato a tempo indeterminato, è inoltre istituito un Fondo presso il Ministero del lavoro, con una dotazione finanziaria di 10 milioni di euro annui per il 2016  e di 50 milioni di euro a decorrere dal 2017.

6. Misure in materia di salvaguardia dei lavoratori dall’incremento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico (cosiddetti esodati) (commi 263 e da 265 a 273)

Il settimo provvedimento di salvaguardia interessa ulteriori 26.300 lavoratori,  ridimensionando di 24.064 il numero degli interessati dai precedenti interventi la cui capienza è stata  utilizzata soltanto parzialmente.

Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore della riforma pensionistica Fornero si applicano ai seguenti ulteriori lavoratori:

a) nel limite di 6.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobilità o in trattamento speciale edile a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dall’attivazione delle vigenti procedure concorsuali anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dall’attività lavorativa entro il 31 dicembre 2012 e che perfezionino i requisiti pensionistici ante legge Fornero entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità o del trattamento speciale edile, ovvero, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro ventiquattro mesi dalla fine dello stesso periodo;

b) nel limite di 9.000 soggetti, ai lavoratori autorizzati ai versamenti volontari i quali maturino la decorrenza della pensione entro il 6.1.2017;

c) nel limite di 6.000 soggetti, agli esodati entro il 30.6.2012; agli esodati tra il 1°.7.2012 ed il 31.12.2012; ai licenziati fra il 2007 ed il 2011 che maturino la decorrenza della pensione entro il 6.1.2017;

d) nel limite di 2.000 soggetti, ai lavoratori in congedo per assistere figli con disabilità grave che maturino la decorrenza della pensione entro il 6.1.2017;

e) nel limite di 3.000 soggetti, con esclusione del settore agricolo e degli stagionali, ai lavoratori con contratto a tempo determinato e ai lavoratori in somministrazione con contratto a tempo determinato, cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo indeterminato, i quali maturino la decorrenza della pensione entro il 6.1.2017.

Per i lavoratori indicati nella precedente lettera a), che siano già stati autorizzati ai versamenti volontari in data antecedente all’1.1.2016 e per i quali siano decorsi i termini di pagamento, sono riaperti, a domanda, i termini dei versamenti relativi ai dodici mesi successivi alla fine del periodo di fruizione dell’indennità di mobilità.

La pensione per tutti i predetti lavoratori non potrà avere decorrenza anteriore all’1.1.2016.

7. Massimale annuo base contributiva e pensionabile (comma 280)

Ai lavoratori assunti dopo il 31.12.1995, qualora acquisiscano su domanda contributi precedenti alla predetta data, non si applica più il massimale (previsto sia per i nuovi iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dall’1.1.1996 che per coloro che optano per il sistema di calcolo contributivo), dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.

8. Opzione donna, invecchiamento attivo, perequazione automatica delle pensioni (commi da 281 a 290)

8.1. Opzione donna (comma 281)

L’opzione donna viene confermata e resa, altresì, più accessibile per le lavoratrici.

Le lavoratrici dipendenti con almeno 57 anni di età e 35 anni di contributi e le lavoratrici autonome con almeno 58 anni di età ed almeno 35 anni di contributi possono andare in pensione con la cosiddetta opzione donna, con il sistema di calcolo interamente contributivo, qualora maturino i predetti requisiti, ivi compreso l’adeguamento alla speranza di vita (3 mesi), entro il 31.12.2015.

Ai fini dell’erogazione del trattamento,  le cosiddette “finestre” che prevedono il differimento della decorrenza della pensione dopo 12 mesi dal raggiungimento del requisito, per le lavoratrici dipendenti, e dopo 18 mesi per le autonome, potranno trovare applicazione anche dopo il 31.12.2015.

L’onere della norma è stimato in 160 milioni per il 2016, 49 milioni per il 2017 per effetto di una riduzione dell’autorizzazione di spesa del “Fondo per i lavoratori salvaguardati” (esodati).

Il Governo,  entro il 30 settembre di ogni anno,  trasmette alle Camere un relazione basata sul monitoraggio effettuato dall’INPS. Qualora, sulla base di tale monitoraggio, dovessero risultare dei risparmi, con successivo provvedimento legislativo ne verrà disposto l’utilizzo per la prosecuzione dell’opzione donna o per altre finalità analoghe.

8.2. Cure parentali per le lavoratrici autonome(comma 283)

Viene estesa, in via sperimentale per il 2016 e nel limite di spesa di 2 milioni di euro, alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici la possibilità, già prevista per le madri lavoratrici dipendenti, di sostituire, anche in maniera parziale, il congedo parentale con un contributo economico per il servizio di baby sitting o per l’infanzia.

Conseguentemente, il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica viene ridotto di 2 milioni di euro.

8.3. Part-time lavoratori anziani (comma 284)

I lavoratori dipendenti con contratto a tempo pieno ed indeterminato che maturino il diritto alla pensione di vecchiaia, in base alla riforma Fornero, entro il 31.12.2018 ed in possesso del prescritto requisito contributivo, sulla base di un accordo individuale con il datore di lavoro, potranno trasformare il rapporto di lavoro in part-time con un orario ridotto dal 40% al 60%. Il datore di lavoro corrisponderà al lavoratore, nella busta paga, l’ammontare equivalente ai contributi che il datore di lavoro avrebbe versato sull’orario a tempo pieno e la contribuzione figurativa sarà posta a carico dello Stato. Tale importo non concorre alla formazione del reddito e non è imponibile ai fini contributivi.

Il datore di lavoro, d’intesa con il lavoratore che intende accedere al tempo parziale, deve dare comunicazione all’INPS e alla Direzione Territoriale del lavoro della stipulazione del contratto e della relativa cessazione secondo le modalità stabilite da un decreto attuativo.

L’INPS provvede al relativo monitoraggio ed una volta esauriti i fondi, non saranno più prese in considerazione ulteriori domande.

A tale scopo sono stanziati 60 milioni di euro di euro per l’anno 2016, 120 milioni di euro per l’anno 2017 e 60 milioni di euro per l’anno 2018.Tali risorse sono reperite mediante l’utilizzo del contributo dello 0,30% non devoluto ai Fondi interprofessionali per la formazione continua.

8.4.Perequazione automatica (commi 286, 287, 288 e 290)

Per contribuire a compensare l’opzione donna e l’allargamento no tax area viene prorogata, per gli anni 2017 e 2018, la perequazione delle pensioni introdotta dalla legge di stabilità 2014.

Per gli anni 2017 e 2018 la rivalutazione automatica delle pensioni è  pertanto riconosciuta:

a) nella misura del 100 per cento, ai trattamenti pensionistici di importo complessivo  fino a tre volte il trattamento minimo (nel 2015 pari a circa 19.600 euro annui lordi);

b) nella misura del 95%, ai trattamenti pensionistici complessivi superiori a 3 volte il trattamento minimo (nel 2015 circa 19.600 euro annui lordi) e  fino a 4 volte il trattamento minimo (nel 2015 circa 26.100 euro annui lordi);

c) nella misura del 75% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a 4 volte il trattamento minimo (nel 2015 circa 26.100 euro annui lordi) e pari o inferiori a 5 volte il trattamento minimo (nel 2015 circa 32.600 euro annui lordi);

d) nella misura del 50% ai trattamenti pensionistici complessivi superiori a 5 e fino a 6 volte il trattamento minimo (nel 2015 rispettivamente circa 32.600 euro annui lordi e fino a circa 39.200 euro annui lordi);

e) nella misura del 45% ai trattamenti pensionistici complessivi superiori a 6 volte il trattamento minimo (nel 2013 oltre circa 39.200 euro annui lordi).

E’ previsto, inoltre, un meccanismo di salvaguardia in corrispondenza di ogni limite superiore delle classi di importo predette, per far sì che le pensioni superiori a tale limite non risultino inferiori, successivamente all’applicazione del nuovo meccanismo di indicizzazione delle pensioni, al citato limite incrementato della quota  di rivalutazione automatica spettante al medesimo soggetto.

In ogni caso, la percentuale di adeguamento degli importi delle prestazioni previdenziali e assistenziali, sulla base dell’indice Istat, non può essere inferiore a zero (in caso di inflazione negativa).

Con riferimento alla rivalutazione delle pensioni per l’anno 2014, determinata in via definitiva dal 1° gennaio 2015, le relative operazioni di conguaglio afferenti i ratei corrisposti nel 2015, non verranno operate nel medesimo 2015 ma in sede di rivalutazione delle pensioni per l’anno 2016.

8.5. Finanziamento riduzione tasse pensionati (comma 289)

A favore della misura in oggetto, il Fondo per i lavori usuranti è ridotto di 140 milioni di euro per l’anno 2017, di 110 milioni di euro per l’anno 2018, di 76 milioni di euro per l’anno 2019 e di 30 milioni di euro per l’anno 2020. Anche il fondo per finanziare interventi a favore di categorie di lavoratori che vanno in pensione con le regole antecedenti alla riforma Fornero è ridotto di 58 milioni per l’anno 2018.

9.Contributo INPS 0,30% non destinato ai fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua (comma 294)

Per il 2016 l’INPS versa al bilancio dello Stato 52 milioni di euro derivanti dal contributo dello 0,30%(art.25 legge 845/78) non destinato ai fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua.

Di conseguenza, il Fondo sociale per l’occupazione formazione è incrementato di 52 milioni di euro per il 2017.

10. Cumulo riscatto laurea e congedi parentali fuori dal rapporto di lavoro (comma 298)

Il riscatto della  laurea è cumulabile, anche per periodi precedenti all’entrata in vigore della presente legge e per i lavoratori dipendenti in possesso di almeno cinque anni di contribuzione, con i riscatti relativi a periodi di congedo parentale (astensione facoltativa per maternità) o per assistenza e cura disabili, purché non coperti da assicurazione.

11. Esclusione penalizzazione trattamenti pensionistici anticipati(commi 299 e 300)

Sono esclusi dalla penalizzazione prevista dalla “riforma Fornero” (riduzione dell’1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni e  del 2% per ogni ulteriore anno rispetto alla medesima età), oltre ai soggetti che maturano i previsti requisiti di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017,  (nel 2015, 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne), anche i trattamenti pensionistici anticipati già liquidati negli anni 2012, 2013 e 2014.

La copertura degli oneri delle norme di cui ai commi 298 e 299 è assicurata a valere sulle risorse del Fondo per il pensionamento anticipato dei lavoratori impegnati in attività usuranti che viene ridotto di 15,1 milioni di euro per il 2016, 15,4 milioni di euro per il 2017, 15,8 milioni di euro per il 2018, 16,2 milioni di euro per il 2019, 16,5 milioni di euro per il 2020, 16,9 milioni di euro per il 2021, 17,2 milioni di euro per il 2022, 17,7 milioni di euro per il 2023, 18 milioni di euro per il 2024, 18,4 milioni di euro a decorrere dal 2025.

12. INAIL-danno biologico (comma 303)

Dal 2016 l’indennizzo per  il danno biologico erogato dall’INAIL è rivalutato annualmente con decreto ministeriale. Alla copertura finanziaria dei relativi oneri si provvede, per il triennio 2016-2018, mediante la riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, per un importo di 1 milione di euro per il 2016, di 5 milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro per il 2018. Dal 2019, si provvede nell’ambito della revisione delle tariffe dei premi INAIL e, di conseguenza, le richiamate disposizioni saranno subordinate a tale revisione.

13. Lotta alla povertà (commi da 386 a 390)

Per garantire l’attuazione di un Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, è istituito presso il Ministero del lavoro il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, al quale è assegnata la somma di 600 milioni di euro per il 2016 e di un miliardo di euro a decorrere dal 2017.

Per il 2016  le predette risorse sono indirizzate in via prioritaria per i nuclei familiari con figli minori o disabili, tenendo conto della presenza di donne in stato di gravidanza, fermo restando il rifinanziamento dell’ ASDI, già disposto dal decreto legislativo 148/2015.

Per gli anni successivi al 2016,  le predette risorse sono destinate al finanziamento di  provvedimenti legislativi di riordino della normativa in materia di trattamenti, indennità, integrazioni di reddito e assegni di natura assistenziale o comunque sottoposti alla prova dei mezzi, anche rivolti a beneficiari residenti all’estero, nonché in materia di accesso alle prestazioni sociali, finalizzati all’introduzione di un’unica misura nazionale di contrasto alla povertà e alla razionalizzazione degli strumenti e dei trattamenti esistenti.

L’indennità una tantum per i collaboratori coordinati e continuativi disoccupati, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata INPS (art.2 comi 51,52 e 53 della legge 92/2012) è abrogata.

14. Nuovo fondo sostegno disabili (comma 400)

Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito un Fondo, con una dotazione finanziaria di 90 milioni di euro a decorrere dal 2016, per finanziare misure di sostegno alle persone con disabilità grave, in particolare stato di indigenza e privi di sostegno (genitori ecc.).

15. Fondo non autosufficienze (comma 405 e 406)

Il Fondo è incrementato di 150 milioni di euro, a decorrere dal 2016. Tale aumento è comprensivo anche dei finanziamenti per i soggetti affetti da sclerosi laterale amiotrofica.

In particolare, per l’anno 2016 vengono stanziati 5 milioni di euro al fine di potenziare progetti miranti a promuovere l’autonomia di persone con disabilità grave.

16. Fondo per le politiche della famiglia (comma 412)

La dotazione del Fondo per le politiche della famiglia è ridotta di 15 milioni di euro annui    a decorrere dal 2016.

17. Contributi previdenziali sospesi per eventi calamitosi (comma 431)

I versamenti dei tributi, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi INAIL a favore di soggetti interessati da eventi calamitosi, sono effettuati entro il mese successivo (in luogo di 30 giorni) dal termine del periodo di sospensione.

18. Patronati (comma 605)

Le risorse destinate al finanziamento dei Patronati per il 2016 sono ridotte di 15 milioni di euro (anziché di 48 milioni, come previsto nel testo originario).

A valere sul gettito dei contributi incassati nel 2015,  l’aliquota destinata ai Patronati passa allo 0,199%, rispetto all’aliquota  dello 0,183% prevista nel testo iniziale del disegno di legge (mentre precedentemente al disegno di legge di stabilità 2016 era pari allo 0,207%).

19.Razionalizzazione spese enti previdenziali pubblici (comma 608)

Gli enti previdenziali pubblici devono adottare ulteriori interventi di razionalizzazione per la riduzione delle proprie spese correnti, in modo da conseguire, per il triennio 2016-2018, risparmi aggiuntivi complessivamente non inferiori a 53 milioni annui.

20.  Agevolazioni contributive trasporti (comma 651)

A titolo sperimentale e per un periodo di tre anni, viene riconosciuto, a domanda, un esonero dell’80% della contribuzione previdenziale a carico dei datori di lavoro (esclusi i premi Inail), per i conducenti di veicoli destinati al trasporto di cose o persone di cui al Reg.(CE) 561/2006, dotati di tachigrafo digitale e prestanti attività di trasporto internazionale per almeno 100 giorni annui.

Il beneficio è riconosciuto dall’Inps in base all’ordine cronologico delle domande.

L’Istituto provvederà anche al monitoraggio della spesa relativa all’agevolazione, che è autorizzata, per il triennio 2016-2018, per 65,5 milioni di euro annui.

21. Congedo obbligatorio per il padre (comma 205 e 282)

Vengono prorogati sperimentalmente per l’anno 2016 per il padre lavoratore dipendente il congedo obbligatorio (da fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio) e quello facoltativo (da utilizzare in alternativa alla madre che si trovi in astensione obbligatoria, sempre entro i cinque mesi dalla nascita del figlio).

La misura del congedo obbligatorio è ora di due giorni, fruibili anche non continuativamente.

Alla copertura dell’onere, stimato in 24 milioni di euro, si provvede attraverso la riduzione di pari somma del Fondo sociale per l’occupazione e formazione.

22. Fondi di solidarietà (comma 285)

Per i lavoratori interessati da riduzione stabile di orario di lavoro, con conseguente riduzione della retribuzione, i datori di lavoro,  gli enti bilaterali o i fondi di solidarietà possono versare i contributi che non siano riconosciuti dall’Inps e relativi alla quota di retribuzione oraria persa.

23.Ammortizzatori sociali(Comma 291)

Per la copertura delle minori entrate che derivano dall’anticipo al 2016 delle diverse misure delle detrazioni dell’imposta lorda IRPEF spettante per i redditi da pensione, il Fondo sociale per l’occupazione e formazione è stato ridotto di 300 milioni di euro per il 2016 e incrementato di 89 milioni per il 2017.

24. Contratti di solidarietà (Comma 305)

La legge di stabilità prevede l’applicazione dei contratti di solidarietà ex 236/2003 stipulati entro la data del 15 ottobre 2015 per l’intera durata stabilita negli accordi collettivi aziendali e negli altri casi, esclusivamente fino al 31 dicembre 2016 nel limite massimo di 60 milioni di euro per l’anno 2016.

La copertura economica è garantita dal Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all’art. 18 comma 1, lett. A, del decreto 185/2008 e succ. mod..

25. Indennità di disoccupazione collaboratori coordinati e continuativi(Comma 310)

L’istituto dell’indennità di disoccupazione per lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (DIS COLL) è stato prorogato anche per il 2016 , per gli eventi che si verificano dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 , nel limite di 54 milioni di euro per il 2016 e 24 milioni di euro per il 2017.

L’Inps riconosce il beneficio in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande.

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