L’M&A PARLA ASIATICO.

Nel 2015 (fonte: Thomson Reuters) l’attività di cross-border M&A nell’area asiatica e pacifica è cresciuta del 46% sul 2014, raggiungendo i 1.200 miliardi US$, sospinta dalle acquisizioni cinesi all’estero (dopo una diminuzione del 20% fatta segnare nel 2014). Le previsioni per il 2016 sono altrettanto positive, secondo gli analisti: le imprese cinesi dovranno acquistare aziende evolute nelle tecnologie per migliorare i propri prodotti, saranno spinte a compare capacità produttive all’estero anche per ragioni ambientali locali che limitano la capacità d’espansione in molte industrie. Uno yuan debole spingerà ancor più imprese ed investitori cinesi a cercare “porti sicuri” nei mari del mondo: “La Cina si sta muovendo, e noi siamo pronti per un altro anno di grandi acquisti, specie nei semi-conduttori, nell’energia e nei servizi finanziari”. I soldi sono cinesi, ma le “fees” vanno alle grandi banche americane ed internazionali: nel 2015, Goldman Sachs si è aggiudicata il 16,7% del mercato M&A, seguita da Morgan Stanley ed HSBC.

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