BLOG con Angelo GIUBILEO

The little italy

 

Quale sia l’esatta cifra dell’attuale governo, così si sarebbe detto una volta, è difficile stabilire. Sfido chiunque, infatti, a discernere e valutare l’attività svolta da ogni singolo ministro a capo di ogni corrispondente dicastero. La cifra più corrispondente del governo Renzi, almeno finora, credo sia piuttosto la cifra di Matteo Renzi stesso, dell’attività da lui personalmente svolta, e non si tratta affatto di un semplice gioco di parole. Di seguito, proverò comunque a tracciare un bilancio, sintetico, dei suoi due anni di governo, e non solo.

In campo economico – a parte il Jobs act, i cui risultati appaiono ancora oggi contrastanti e comunque inferiori rispetto alle speranze in esso riposte -, ritengo che si sia trattato dell’ennesima occasione, perduta, degli ultimi vent’anni: aumento del debito pubblico – peggio di noi in Europa solo la Grecia -, riduzione della produttività – peggio di noi in Europa ha fatto solo la Grecia -, mancanza d’investimenti – peggio di noi in Europa hanno fatto solo la Grecia e il Portogallo. Limitatamente al governo attuale: mancata spending review, aumento della tassazione di beni e servizi, accennata ripresa del Pil ma minore rispetto alle attese e di certo non in linea con quella degli altri paesi europei. Quindi, tutto sommato, assolutamente nulla di nuovo sotto il sole dell’Italia dei gattopardi old style.

In campo sociale, peggio. Sul piano dei diritti e dei doveri, individuali e civili, non è stato fatto un solo passo in avanti. Anzi, a dispetto dei gufi, direi che come i gamberi è stato fatto almeno un passo all’indietro. E’ il caso, infatti, della giustizia. Emblematico, appare il caso dell’elezione del governatore della Campania, caso che rischia di diventare anche paradigmatico dell’intera azione di governo; in quanto a distanza di sei mesi circa non sappiamo ancora se l’esercizio della corrispondente attività di governatorato sia legittima o meno, rinviandosi – e in attesa, non si sa bene il perché – ad un prossimo giudizio della Corte (suprema) Costituzionale. E quindi, restando sempre in attesa che si trovi un giudice!, evidentemente che non sia di Berlino.

Ma, si diceva, la cifra del giudizio di quasi due anni trascorsi è piuttosto la cifra dell’attivismo del leader. E quindi, un giudizio essenzialmente politico. L’inizio, pieno di speranze, all’insegna della rottamazione, è stato tuttavia subito tradito. Senza giri di parole, la conquista della leadership (finalmente, qualcosa di europeo) nazionale, di partito e di governo, ha consentito a Renzi di governare il centro ma non le periferie del paese. Qui, l’azione è mancata del tutto. Le periferie – non solo nel Sud della penisola – sono state lasciate a se stesse, indisturbate, e quindi libere di perpetrare gli insuccessi economici sociali e politici di oltre un ventennio di federalismo, la cui esatta cifra è stata invece quella, purtroppo valida ancora oggi, di un localismo parassitario: scortato direttamente e senza colpa alcuna dai finanziamenti agevolati dalla nuova moneta e indirettamente e colpevolmente dal sistema nostrano di delega della responsabilità, ai vari livelli, succedutisi negli anni. La rottamazione, in definitiva, ha lasciato immediatamente spazio all’improvvisazione, nell’attesa che la crisi internazionale (a’ nuttata) passasse.

Ma, il tempo non passa mai invano. E quindi accade che, durante la conferenza stampa di fine anno, Matteo Renzi rinvii il giudizio sull’attività politica svolta all’esito del referendum costituzionale sulle Riforma istituzionale. Credendo di by-passare anche il giudizio delle prossime amministrative di primavera e sempre in assenza di una strategia di sistema, egli continuerà ad adottare quella stessa tattica dilatoria che finora gli ha consentito di superare ogni ostacolo, di volta in volta frappostosi sul suo cammino, stringendo alla bisogna accordi, indifferentemente, con gli uni o gli altri attori politici. Privi anche loro di una strategia di sistema, o meglio di una strategia complessiva di riforma dell’attuale sistema, come si diceva, parassitario.

A parte tutto il resto, che è tuttavia molto ma molto di più, Renzi confida ora, a suo stesso dire (?!), nel giudizio finale degli italiani sulla Riforma istituzionale, puntando sul fatto che una mancata approvazione comporterebbe un ri-stagno non più parziale ma assoluto dello status quo ante. Ma, si diceva ancora, il tempo non passa mai invano e la situazione internazionale, negli ultimi due anni, è già, di per sé, molto cambiata. Al punto che, personalmente, mi chiederei piuttosto: può bastare una, finora, siffatta Riforma istituzionale a sostenere la fiducia degli italiani in Matteo Renzi? Quanto meno, lo capisca il premier, suvvia!, non è una questione personale.

E invece, a quanto sembra dalla conferenza stampa di fine anno, sembra che egli ritenga che sia così: una questione personale. Ma, se egli dovesse ritenere e riterrà ancora che sia piuttosto così, sappia allora che il giudizio personale – su quanto almeno finora egli abbia, come in effetti ha, personalmente svolto – verosimilmente non potrà che essere negativo.

    Angelo Giubileo

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: