THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

 

JOAN MIRO’, SOLI DI NOTTE

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La mostra di Villa Manin (Udine) ha come protagonista Joan Mirò e si focalizza sugli ultimi trent’anni di vita dell’artista evocando l’atmosfera dei suoi studi maiorchini, la ricerca della solitudine e la radicale trasformazione della sua arte. Inaugurata lo scorso Ottobre, la rassegna sarà visitabile fino al 3 Aprile 2016.

In mostra sono così raccolte oltre 250 opere: tr17a grandi dipinti, sculture, disegni, schizzi e progetti dell’artista provenienti dalla Fundació Pilar i Joan Miró di Palma di Maiorca e dalle collezioni degli eredi – con alcune interessanti sorprese e anteprime – arricchiti da documenti originali e tanti oggetti personali dell’artista e da un eccezionale focus di circa 50 scatti fotografici su Miró dei maggiori fotografi del tempo: Bresson, Mulas, Brassai, List, Man Ray, Halsmann, Gomis e tanti altri.

L’esposizione vuole evocare i luoghi, gli ambienti, i suoni e le emozioni che hanno accompagnato il pittore catalano negli ultimi trent’anni di vita trascorsi a Palma di Maiorca, ispirando dal 1956 al 1983, anno della sua morte, un radicale mutamento espressivo e tecnico del suo lavoro e della sua straordinaria arte.6

In questo periodo infatti Mirò intraprende un processo di profonda analisi critica del lavoro precedente e di trasformazione. Influenzato dalla luce dell’Isola di Palma la pittura di Mirò perde la cromia, che caratterizzava fortemente la sua precedente produzione legata al periodo Surrealista, per lasciare spazio al segno immediato, alla progressiva semplificazione del gesto espressivo e al nero: un nero drammatico e definitivo, che testimonia la ricerca dell’artista intorno ai temi del silenzio e del vuoto.9

L’ambiente in cui finalmente può operare gli permette anche nuove sperimentazioni: messo da parte il cavalletto Miró lavora prevalentemente a terra; può camminare o sdraiarsi liberamente sul quadro; lascia che il colore fresco in eccesso coli sulla tela; utilizza per i fondi delle opere – quando policromi – la stessa trementina usata per pulire i pennelli: macchie, spruzzi, sgocciolature casuali dalle quali Miró procede a tracciare segni violenti e dinamici; i personaggi scaturiscono dallo sfondo, delineati sempre da linee nere molto forti. Lo studio, come lui stesso dichiara, diventa un orto, un giardino interiore, un territorio, un recinto sacro.

La scelta di Palma di Maiorca per il suo studio/rifugio non è stato del resto casuale: a Maiorca era nata sua madre e il pittore di Barcellona fin da piccolo trascorreva dai parenti le vacanze estive; qui aveva conosciuto Pilar, 13divenuta sua moglie nel 1929, e nell’isola spagnola si era rifugiato, tra il 1940 e il 1942, durante l’invasione nazista della Francia ove viveva al tempo. Mirò cercava dunque un luogo dei ricordi, un luogo degli affetti, un luogo dell’anima per ripensare la sua arte e trasformarla completamente.

Obiettivo anche proprio dell’allestimento è quello di ricreare questi luoghi carichi d’affetto oer ben immedesimarsi nel processo creativo dell’artista.

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