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STORIE DI UN CONSULENTE FINANZIARIO

La volatilità come cifra del futuro

Buongiorno e buon anno!
Continuo la tradizione natalizia: post frammentari ed affabulatori, suggestioni per una visione di lungo periodo.

Ieri sera riflettevo con mia moglie sulla mia idiosincrasia per la guida delle auto. Le annunciavo che avrei comperato una automobile che si guida da sola, non appena sarà disponibile.

Abbiamo quindi iniziato a ragionare su quante cose sarebbero cambiate con l’avvento di una simile tecnologia.

Le considerazioni che abbiamo fatto sono molto più ampie, ve ne riporto pochi stralci. 

In futuro, con le auto che guidano da sole, saranno disponibili anche le app per “chiamarle”, per farsi venire a prendere. Ma poichè è poco razionale far aspettare per ore o giorni il proprio veicolo, facilmente, al possesso si sostituirà l’affitto; quindi è ragionevole attendersi una estensione del servizio di car sharing.

La tecnologia “self drive” ridurrà dunque la necessità di autisti.

Questo avrà svariate implicazioni.

I taxisti saranno ancora una volta a rischio di estinzione, con buona pace dei politici oscurantisti che li hanno appoggiati nella crociata anti Uber: stavolta però la categoria si scontrerà con il settore automotive e prevedibilmente faranno la fine del topo.

Le attività di autoriparazione e ricambistica saranno profondamente riviste, e da artigianali diventeranno industriali, con il crescere delle società di car sharing.

Poichè le auto dialogheranno tra di loro e con l’ambiente circostante i trasporti dovrebbero diventare più sicuri e veloci: le assicurazioni RCA smetteranno di essere un ramo in perdita per le assicurazioni.

Salvo che in zone meno coperte dai servizi di mobilità collettiva, avere la patente e guidare personalmente sarà una eccezione. Quindi i taxisti si dovranno spostare in aree rurali se vorranno sopravvivere. Saranno quasi delle guide alpine…

Per contro nelle aree urbane guidare personalmente potrebbe diventare socialmente poco accettabile: si potrebbe essere percepiti come persone che per mania di protagonismo mettono a rischio la pubblica incolumità.

Peggio ancora: avere la patente potrebbe essere un indicatore di pericolosità sociale. Si potrebbe diventare potenziali sospettati di essere autori delle poche rapine che verranno ancora perpetrate (ve li vedete i rapinatori fuggire – dopo il colpo – su una Google car?)

I minori, gli anziani malati ma deambulanti ed i soggetti privi di patente potranno usufruire di un servizio di trasporto personalizzato per le proprie mete. Avere ospedali centralizzati e una utenza diffusa non sarà più un grave disagio.

Ma ci sono anche implicazioni sugli investimenti.

Con meno auto in circolazione alcuni evergreen non saranno più redditizi: i box auto, che specie nei centri delle città hanno garantito per decenni elevate redditività del capitale investito, diventeranno poco apetibili.

Quindi le amministrazioni comunali che si stanno finanziando oggi con la vendita dei diritti di superficie per la costruzione di box pertinenziali stanno agendo sagacemente…  

Grazie alle innovazioni tecnologiche, all’aumentata interconnessione sociale ed economica e alla oramai chiarissima connessione ecologica tra tutti noi il nostro futuro diventa sempre meno prevedibile. 

Se fino a ieri un nazionalista avrebbe potuto affermare – senza troppo timore essere spernacchiato – che l’inquinamento cinese non è affar nostro, prevedo che presto gli occidentali saranno lieti di contribuire economicamente alla messa in sicurezza delle industrie del terzo mondo. E questo avrà inevitabilmente ricadute economiche e sugli investimenti.

Ma perchè la turbolenza prospettica è oggetto di discussione su un blog di finanza? 

Perchè – se la tubolenza che abbiamo sperimentato in questi anni è un fenomeno destinato a permanere – le implicazioni per l’industria del risparmio gestito non saranno banali.

I modelli attuali basati sul passato potrebbero dover essere profondamente rivisti a causa di un aumento strutturale della varianza ed una minore significatività delle condizioni storiche del mercato.

In tali condizioni gli investimenti classici “a benchmark” come un fondo comune che segue un settore o un’area geografica potrebbe essere una scelta poco sagace.

Infatti anche con un ciclo economico ben impostato un investimento che si basa solo e sempre su una media dei titoli potrebbe esporre l’investitore a volatilità tali da renderlo insoddisfatto e ansioso, e spingerlo a comportamenti irrazionali, ovviamente nel momento sbagliato.

Idealmente il futuro del risparmio gestito si deve indirizzare verso la capacità di decidere di volta in volta
–  quando sia il caso di scoprire le “storie” singole o di affidarsi al movimento corale del mercato (meglio avere un forte sovrappeso su Apple o avere un ETF?);
– se sia necessario prendere profitto, infrangendo la regola aurea dello stare sempre investiti.

Detto altrimenti: il modello classico media-varianza nei prossimi anni sarà probabilmente sottoposto ad esami molto severi. 

E sia i consulenti che gli investitori devono esserne consapevoli.

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