L’ANGOLO DI ADAM SMITH

Le sfide dell’Europa nel 2016 viste da Roma

 

È l’inizio del nuovo anno, momento opportuno per cercare di capire quali sono le sfide interne all’Europa che ci appaiono prioritarie: in alcuni casi, tipo il terrorismo islamico, l’aggressività russa e le guerre del Medio Oriente, i problemi interessano l’Europa, ovviamente, ma la trascendono e quindi non ce ne occuperemo.

  • Il referendum che deciderà sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea è naturalmente la questione numero 1 perché rischia di disgregare il delicato edificio comunitario. Cameron si è creato un problema senza che fosse necessario, anche se dal punto di vista elettorale probabilmente è servito a contenere l’avanzata dello UKIP, i nazionalisti britannici, e ha consentito la vittoria Tory. Le richieste di Londra non sono lunari e la più difficile da trattare riguarda il rifiuto dell’assistenza sociale agli europei che non risiedono per almeno 4 anni nel Regno Unito, una violazione al principio della libertà di stabilimento. Peraltro è pur vero che esiste il fenomeno del “turista dei sussidi”: ci si trasferisce nel paese più generoso e si gode della suo welfare state. La trattativa è all’inizio ma non durerà a lungo, quindi bisogna trovare soluzioni creative. Cosa può fare l’Italia? Visto il buon rapporto con gli inglesi aiutarli a soddisfare le loro richieste: l’Europa ha bisogno del Regno Unito. In cambio però questo potrebbe diventare un momento fondativo di un’Europa a due velocità: chi vuole integrarsi di più può farlo rinnovando il sogno europeo. Gli altri possono accontentarsi di una zona di libero scambio rafforzata.
  • I ragazzacci dell’Est. Dopo Orban ora è il turno della Polonia. Fino a un mese fa l’Ungheria era il discolo europeo. Non solo non seguiva le raccomandazioni economiche della Commissione, ma il suo governo approvava leggi restrittive della libertà di espressione e di quella politica, costruiva muri anti-profughi e ignorava ogni piano comune sull’immigrazione. Con il nuovo governo di Varsavia, composto dal partito Legge e Giustizia, già sotto accusa per una norma-bavaglio sui media, il virus sembra essere passato ad un paese ben più strategico. L’aspetto più preoccupante è non solo il rifiuto di cooperare sull’immigrazione (anche la Slovacchia ha dichiarato che non accetterà musulmani), ma il risorgere dell’autoritarismo nell’Europa liberata e con un vicino problematico e potente come la Russia. L’Italia qui deve evitare di fare la prima o l’ultima della classe: il coordinamento europeo e una risposta univoca sono essenziali.
  • Anche grazie alla riottosità di molti Stati membri, tra cui quelli appena citati, ad adottare o rispettare una politica comune sul tema, l’immigrazione ha la potenzialità di diventare un potente fattore divisivo dell’Unione e di rafforzamento dei partiti più estremi. In questo caso é la Germania che deve ripensare il suo approccio: per quanto bene intenzionata, l’apertura totale di Frau Merkel e le pressioni esercitate sugli altri paesi non piacciono a nessuno. Poche regole che possano essere rispettate da tutti e il ricorso alla cooperazione rafforzata (più stretta) prevista dai trattati per quegli Stati che intendono aderirvi è per ora l’unica soluzione. L’Italia? Pensi a rispettare le disposizioni europee sull’identificazione e poi potrà pure sbattere il pugno sul tavolo per la ripartizione dei rifugiati.
  • Il Belpaese. Sanzioni alla Russia, sì, ma… Solidarietà attiva alla Francia, sì, ma… Rispetto parametri di bilancio, sì, ma… Cooperazione sull’immigrazione, sì , ma… Riforme da parte della Grecia, sì , ma… Proibizione aiuti di stato, sì , ma anche no! Il governo di Roma, non conscio del grande deficit di credibilità che affligge l’Italia, non solo con gli eurocrati odiati da Salvini, ma con tutti (andate a chiedere alla Le Pen o a Corbyn trattamenti di favore..), continua a sfornare proclami roboanti (in genere ignorati all’estero, basta leggere la stampa internazionale) e poi adattarsi in modo più o meno riluttante alle decisioni comuni. Qualunque nazione sia in disaccordo con la linea comune europea, per motivi egoistici, sa di poter avere una piccola sponda con l’Italia. Considerato che nessuno si è dimenticato né il nostro enorme debito pubblico, né la montagna di sofferenze bancarie che ci affliggono, beh, prima si #cambiaverso a questo atteggiamento e ci si concentra su massimo due priorità nazionali (possibilmente non dannose per noi…) sulle quali tracciare la linea del Piave, meglio è.

Alessandro De Nicola

Twitter @aledenicola

adenicola@adamsmith.it

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