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I titoli bancari soffrono, ma il sistema è ancora lontano dal baratro

di Jacopo Caretta Mussa

Il crollo in Borsa di Monte dei Paschi di Siena e dei principali titoli azionari bancari italiani riempie da settimane le pagine dei più importanti quotidiani nazionali, rimettendo in discussione la stabilità dell’intero sistema bancario del Paese.

L’introduzione del bail-in e le perdite subite dai risparmiatori delle quattro banche salvate dal Governo (Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) hanno spinto gli investitori a rivedere le proprie valutazioni sul settore in base al nuovo scenario di rischio. Aggiustamento che è stato amplificato dalla congiuntura sfavorevole del mercato azionario nel suo insieme.

Le tensioni sulle azioni di Piazza Affari si sono trasferite sul mercato dei titoli obbligazionari senior e subordinati. Le quotazioni dei CDS sono aumentate in modo sensibile sui bond più colpiti dal mercato (Monte dei Paschi e Banco Popolare), anche se nel complesso rimangono inferiori a quelle precedenti lo scoppio della crisi della zona euro. La probabilità di default a 1 anno dedotta dalle quotazioni dei CDS di MPS è di circa il 5,5%, contro il 3,3% di Banca Carige e lo 0,1% di Intesa Sanpaolo.

quotazioni cds

Per la Banca d’Italia, il processo di patrimonializzazione del settore bancario prosegue ed i principali ratio di patrimonializzazione sono ulteriormente migliorati[1]. Tutto sommato, per quanto il sistema bancario italiano rimanga strutturalmente fragile, ci sono almeno due buone ragioni per cui riteniamo che il rischio di una crisi bancaria sia basso.

  • Siamo ancora lontani dallo scenario sfavorevole simulato dagli stress test

Da quando la BCE ha preso le redini del cosiddetto Meccanismo unico di vigilanza, i bilanci dei più importanti istituti di credito europei sono stati messi al vaglio delle autorità europee. A fine 2014, la maggioranza delle banche italiane ha passato indenne gli stress test, e da allora le banche rimandate hanno rimesso mano al portafoglio e si sono ricapitalizzate come richiesto dalla stessa BCE.

Lo scenario sfavorevole simulato durante gli stress test è decisamente più severo di quello attuale, sia in termini di previsioni economiche[2], che di mercato. Attualmente la Commissione Europea stima un tasso di crescita per la zona euro dell’1,6% per il 2015, dell’1,8% per il 2016 e del 1,9% per il 2017, decisamente più elevati di quelli ipotizzati negli stress test (si veda la tabella seguente). La debolezza dei Paesi Emergenti ha costretto la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale ha rivedere le stime di crescita ed è probabile che la Commissione faccia lo stesso, tuttavia la probabilità che i parametri di crescita ed inflazione siano inferiori a quelli degli stress test è piuttosto bassa.

Per di più, il calo degli indici azionari o l’aumento dei tassi d’interesse rimangono ancora sufficientemente lontani dai livelli immaginati dagli stress test.

Deviazione dello scenario sfavorevole rispetto allo scenario base Anno 1 Anno 2 Anno 3
Pil (%) -1,9 -3,2 -1,8
Inflazione (%) -0,1 -0,6 -1,3
Disoccupazione (%) +0,3 +1,2 +2,2
Tasso d’interesse (10Y, pb) 152 112 112
Prezzi azionari (Euro Stoxx 50, %) -18,3 -15,9 -18,1
Prezzi azionari (Stoxx 600, %) -18,6 -16,6 -19,2
Scenario sfavorevole applicato alle attuali previsioni e contesto di mercato Anno 1 Anno 2 Anno 3
PIL (%) -0,3 -1,4 0,1
Inflazione (%) +0.0 +0,4 +0,3
Disoccupazione (%) +11,3 +11,8 +12,5
Tasso d’interesse (10Y, %) +3.0 2,6 2,6
Prezzi azionari (Euro Stoxx 50) 2,632 2,709 2,638
Prezzi azionari (Stoxx 600) 290 290 288

  • Il rischio contagio rimane basso

Quando scoppiò la crisi della zona euro, lo stretto legame tra titoli i Stato e gli attivi bancari fu una delle ragioni per cui i tassi d’interesse salirono così vertiginosamente. Il rischio di default si trasferì rapidamente dal settore bancario a quello governativo, autoalimentandosi. Per quanto doloroso, il bail-in serve anche a limitare il rischio che il potenziale fallimento di una banca metta in discussione la sostenibilità finanziaria del Paese, trasformando un rischio idiosincratico in un rischio sistemico.

Nonostante il salvataggio di quattro banche ed il crollo del mercato azionario italiano, i rendimenti obbligazionari rimangono ben al di sotto dei livelli da stress test, e fino a quando i tassi d’interesse sui titoli di Stato italiani rimangono ancorati agli attuali livelli, il rischio sistemico rimane basso.

Tirando le somme per la BCE e la Banca d’Italia le banche sono ben capitalizzate, siamo ancora molto lontani dallo scenario sfavorevole degli stress test ed il rischio sistemico è basso. A queste condizioni, il mercato sta probabilmente penalizzando in modo eccessivo il settore bancario.

Ma per fare in modo che lo stress sui titoli bancari italiani non diventi sistemico c’è bisogno di una riposta di sistema. Come ha dimostrato in passato, la BCE ha tutte le risorse necessarie per prendere tempo e tranquillizzare i mercati, ma la risposta più incisiva deve arrivare dal Governo e dall’Europa accelerando il processo di pulizia dai crediti in sofferenza.

[1] https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-economico/2016-1/index.html

[2] http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/eeip/pdf/ip011_en.pdf

Jacopo Caretta Mussa

Jacopo Caretta Mussa

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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