L’ECONOMIA DI GAIA con Gaia CACCIABUE

Ciao mamma, vado a vivere in un container

 

Oggi più del 50% della popolazione mondiale vive nelle città. La crescita della popolazione urbana ha sempre rappresentato un problema da gestire con cura, causa di molteplici effetti collaterali: mancanza di spazio, prezzi di affitti e case in aumento, gentrificazione, adeguamento delle infrastrutture e dei servizi, una moltitudine di sfide urbanistiche che si ripropongono in ogni grande città.

Sommando alla mancanza di spazio e di soldi la mobilità che caratterizza la vita di molte persone, diversi studi di architettura o società sparse per il mondo sembrano essere giunte ad una soluzione comune: i container. Proprio i container stanno infatti prendendo le sembianze di un nuovo modello di casa, spesso sostenibile o addirittura autosufficiente, ma sempre più o meno flessibile e –nonostante la mancanza di ruote- spostabile.

Tra tutte le società che stanno sviluppando prototipi di case-container con un occhio al design e l’altro alla sostenibilità del progetto, la più impressionante è Sustainer Home. Il gruppetto di ragazzi olandesi che l’hanno creata solo un anno fa si è concentrato su quattro aspetti fondamentali: energia, acqua, riscaldamento e scelta dei materiali. Il loro modello base di casa offre tutte queste quattro cose: l’elettricità è prodotta da una combinazione di pannelli solari e piccoli mulini a vento, l’acqua è raccolta e smaltita autonomamente, il riscaldamento è garantito combinando una pompa di calore ad altissima efficienza con un isolamento particolarmente efficace, che permette di mantenere l’interno fresco in estate e caldo d’inverno. Se avete qualche dubbio sull’efficacia del riscaldamento, e io ce li avrei, tenete conto che il fabbisogno di energia è stato calcolato sulla media delle temperature olandesi degli ultimi 20 anni. Infine tutti i materiali utilizzati, anche per l’arredamento, sono riciclabili o riutilizzabili. Nel complesso si tratta di una piccola casa munita di tutto e completamente autosufficiente: niente bisogno di attaccarsi alla rete elettrica, o idraulica, o al sistema delle fognature. E trattandosi in fondo sempre di un container, è anche una casa perfettamente trasportabile, il che significa che rende possibile vivere potenzialmente ovunque: in mezzo a un parco, su una montagna, in spiaggia.

Sustainer Home non è la sola società ad aver creato qualcosa del genere: G-pod, società con sede a Hong Kong e in Australia, partendo sempre da un container ha sviluppato un prototipo attento all’impatto ambientale ma non troppo interessato alla sostenibilità del ciclo di vita, disponibile con autonomia energetica o aria condizionata.

Snoozebox, società inglese, ha invece creato un hotel modulare a più piani, quattro stanze a container, e sta puntando a festival ed eventi di vario tipo in giro per il mondo per mostrare la flessibilità di utilizzo e funzionalità della propria creatura.

A dimostrazione del fatto che trasformare i container in spazi vivibili non è solo una tendenza passeggera, ma ha i numeri per lasciare il segno nei paesaggi urbani di tutto il mondo, oltre ai prototipi che puntano su un minimo impatto ambientale o sulla sostenibilità del progetto, mantenendo i prezzi contenuti (una casa Sustainer Home completa costa 45.000 euro), si possono rintracciare versioni di case-container antiteticamente opposte: lo studio di architetti newyorchese MB Architecture ha definito un prototipo composto da 4 container, uno studio di design a partire da 99.800$; mentre l’australiana Modscape offre una casa container lussuosa e completamente autosufficiente a partire da 168.000$.

All’estremo opposto, la vietnamita Vo Trong Nghia Architects trasforma i container in abitazioni a basso prezzo: 4000$ per una versione di casa-container basica, senza corrente elettrica o riscaldamento o acqua corrente, ma comunque vivibile e sicura, a basso impatto ambientale e minima manutenzione.

I poco affascinanti container possono diventare case per tutti i gusti e le necessità, quindi, ma a pensarci bene anche piccole serre itineranti (Cropbox e Freight Farms), aule scolastiche (DigiTruck), uffici (Arcgency) o ristoranti chic (The Smoky Park Supper Club, SG Blocks).

Gaia Cacciabue per @SpazioEconomia

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