Il commento di Alberto Forchielli dal Lontano Oriente.

Non solo la Cina, ma anche Tailandia, Malesia e Indonesia, stanno attraversando crisi di maturità, solo il Vietnam tira dritto con un collaudato modello Cinese di 25 anni fa.

La crescita nell’ASEAN rallenta, problemi sociali e religiosi affiorano; insomma, i mercati emergenti sono meno sicuri di emergere.

Ora che la Cina rallenta, la marea si abbassa e gli scogli di sempre riaffiorano: sussidi, deficit, burocrazia, corruzione, ecc. ecc.: nulla sembra essere cambiato da quando arrivai a Singapore nel 1994.

La dirompente crescita Cinese ha trascinato tutti i paesi emergenti in una folle corsa facendo loro credere che gli squilibri di sempre si sarebbero risolti da soli e invece no, rieccoci qua. E questo discorso si potrebbe estendere a Sud Africa, Brasile, Sud America, Asia Centrale (l’India merita un discorso a parte). Il mito dei BRICS è al capolinea.

Le soluzioni proposte dalla Banca Mondiale e dal FMI sempre le solite “riforme strutturali” molto simili a quelle che ci propina la Commissione EU, ma pochi fanno i conti con il consenso necessario per farle sia in contesti democratici che autocratici.

Non vedo isole felici al mondo, vedo molti ricchi che si illudono di vivere in un mondo a parte, ma non dura.

Ringraziamo Alberto Forchielli per la gentile concessione alla pubblicazione.

 

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