Annunci
Top news

L’ANGOLO DI ADAM SMITH

Beati e spesati

 

Decimale più decimale meno… Ormai la narrazione del governo sui dati economici si è stabilizzata: quando i dati sono minimamente positivi allora è segno inequivocabile che o è #lavoltabuona o #sicambiaverso, ma insomma possiamo #staresereni. Viene poi accuratamente evitato ogni comparazione con gli altri paesi: sarebbe seccante scoprire che mentre noi abbiamo ripreso a camminare, altri già trotterellano.

Se i dati non son tanto buoni, allora si dice che decimale più, decimale meno che volete che sia, l’importante è la cultura, la speranza che si è ridato al paese e finché c’è la salute va tutto bene.

Questa invocazione la si sente ripetere spesso quando si parla di spesa pubblica. La spending review è una locuzione abolita e ogni tanto viene fuori qualche esponente della maggioranza, tipo l’onorevole Gutgeld, che snocciola strabilianti statistiche su come si siano tagliati miliardi e miliardi di sprechi.

Sarà. Ricordandoci che le uscite statali l’anno passato sono state ridotte di pochissimo rispetto al PIL e ne rappresentano tuttora una porzione superiore alla metà, atteniamoci alle informazioni che abbiamo a disposizione.

La prima domanda che dobbiamo porci è: la nostra situazione è preoccupante? Nel 2014 il deficit è stato del 3% rispetto al PIL, il dato non ancora disponibile per il 2015 anche se Banca d’Italia nel suo ultimo bollettino stima che dovrebbe assestarsi al 2,6%. La diatriba su come considerare i famosi 80€ (spesa per Eurostat, diminuzione di imposta per il governo italiano) comunque non sposta i saldi finali.Alla fine, il debito pubblico l’anno scorso dovrebbe aumentare ulteriormente raggiungendo circa il 133% del PIL.

Bene, vediamo allora se corriamo seri rischi futuri, facendoci aiutaredal rapporto pubblicato dalla Commissione Europea la settimana scorsa sulla sostenibilità della situazione finanziaria dei 26 paesi dell’Unione.  Tale analisi viene effettuata assumendo politiche fiscali costanti da parte dei governi e sottoponendo le finanze pubbliche a degli stress test: se ci fosse uno shock che abbassa la crescita di 0,5 punti percentuali e i tassi di interesse di 1 punto, il bilancio statale reggerebbe?

Leggiamo la prima buonanotizia: nel breve periodo (1 anno) il debito italiano è sostenibile e non presenta rischi grazie soprattutto ai bassi tassi di interesse . La fase critica potrebbe aversi a medio termine(2-10 anni) perché il debito italiano cala lentamente e uno scossone economico potrebbe far ballare i conti pubblici e la fiducia degli investitori. Il clima dovrebbe tornare sereno nel lungo termine, grazie soprattutto alla riforma Fornero. Ebbene sì, la tanto deprecata legge che porta il nome della ex-ministra, nonostante gli svarioni sugli esodati e le sentenze della Corte Costituzionale, è l’elemento più importante nell’atteggiamento positivo di Bruxelles rispetto alla solidità nel lontano futuro del nostro debito.

Possiamo stare dunque tranquilli? Non troppo. Prima di tutto rimane il giudizio di alta rischiosità del debito pubblico a medio termine. In secondo luogo i presupposti positivi sono ballerini. La riforma previdenziale proposta da Boeri, che concede la possibilità di pensionamento anticipato con un assegno più basso, alla lunga dovrebbe avere effetti neutrali, ma aggiungerebbe stress proprio nel periodo più critico individuato dalla Commissione. Se poi leghisti o grillini vincessero le elezioni e abolissero la legge Fornero, i rischi aumenterebbero ancora di più. Inoltre, un elemento negativo della situazione italiana è stato identificato nell’entità di crediti incagliati o in sofferenza del sistema bancario(circa 350 miliardi). La soluzione negoziata dal governo italiano con la Commissione, come si è visto, non è stata granché apprezzata dai mercati finanziari, perché solleva ben poco le banche dall’onere di sbrogliarsi da sole la matassa e quindi lascia una nuvola nera su tutta l’economia. Infine, lo scenario si basa su previsioni che già ora si può sospettare  siano un po’ rosee. La stessa crescita del PIL prevista per il 2015 non è più 0,9% ma 0,8% e per l’anno successivo l’1,5% su cui conta Bruxelles è stato ridotto a 1,3% dal Fondo Monetario. Inoltre, secondo la legge di stabilità 2016, in nome della famosa flessibilità  il deficit sarà superiore di 1 punto percentuale rispetto a quello a legislazione previgente. Non bisogna poi dimenticare che Renzi vuole giustamente abbassare le tasse anche in futuro, ma ad un livello incompatibile con gli scenari su cui si basava l’Europa per mantenere un avanzo costante di bilancio, esclusi gli interessi, pari ad almeno il 2,5% del PIL.

Tra l’altro, la Commissione avverte che è proprio a causa dell’alto debito che non si è potuto usare al meglio la leva fiscale durante la crisi e che tale macigno è una causa di bassa crescita; infatti fino al 2026 non è mai prevista vadaoltre l’1,5% l’anno, proprio nel 2016.

Soluzioni? Non semplici salvo una: provare a tagliarla sul serio questa benedetta spesa.. Cresceremo di più, abbasseremo le tasse, attutiremo gli schock.

Alessandro De Nicola

adenicola@adamsmith.it

Twitter @aledenicola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: