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MOVIES INSIDER con Ilaria BARALE

HATEFUL

The hateful eight

 

The Hateful eight, l’ottavo film di Quentin Tarantino, non è facilmente inquadrabile in un’unica categoria: è al contempo un western, un horror e un giallo. Si suddivide in sei capitoli: nei primi tre vengono presentati “the eight”, vale a dire gli otto personaggi che, nei restanti capitoli, lo spettatore vedrà interagire nel chiuso dell’Emporio di Minnie, ove sono tutti confinati a causa di una tempesta di neve che infuria fuori, tra le montagne del Wyoming. Soprattutto in questa prima parte il film si sostanzia di discorsi, tanto lunghi e articolati da risultare talvolta noiosi e in apparenza superflui. Tuttavia, il regista attribuisce a essi un ruolo essenziale, quali unici strumenti che gli “otto odiosi” possono utilizzare per capire se fidarsi l’uno dell’altro: così, in un susseguirsi di accuse, paranoie, diffidenze e alleanze, egli progressivamente delinea la figura dei protagonisti e compone la trama delle relazioni reciproche.

Come accennato, l’impostazione molto descrittiva e prevalentemente “verbale” della prima parte rappresenta solo l’introduzione del nucleo centrale della storia: essa è cioè funzionale a insinuare nella narrazione riferimenti, cenni, piccoli particolari che si rivelano poi fondamentali nella risoluzione finale della vicenda. Infatti, nella seconda parte del film viene scaricata violentemente tutta la tensione accumulata fino a quel momento: le maschere cadono, ognuno dei personaggi rivela drammaticamente la propria natura e il cerchio si può chiudere.

La regia, nonostante non particolarmente dinamica, si mostra molto interessante. Ad esempio, in molte scene dialogate abbandona la tecnica del campo-controcampo e, ponendo gli interlocutori in primo e secondo piano, gioca con la messa a fuoco: in questo modo, fa alternativamente risaltare il personaggio che sta parlando – mettendo fuori fuoco chi invece ascolta, e viceversa – e conferisce così alla scena il movimento che manca nella trama.

Tra tutti gli attori, vale la pena ricordare soprattutto Jennifer Jason Leigh, unica donna che svolge un ruolo importante all’interno del cast, candidata al premio Oscar per migliore attrice non protagonista: sfacciata, ironica, intensa, malinconica, ecletticamente capace di passare con naturalezza e senza soluzione di continuità dall’uno all’altro stato d’animo. Tinte umoristiche all’interno della pellicola sono conferite da Walton Goggins, il quale interpreta un personaggio – lo sceriffo Mannix – molto ben caratterizzato, che lo spettatore impara a conoscere e ad apprezzare gradualmente nel corso del film. E’ una pellicola che ha suscitato commenti contrastanti e di stampo molto diverso, ma la cui visione consiglio per le peculiarità che presenta. @BaraleIlaria

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