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L’ECONOMIA DI GAIA con Gaia CACCIABUE

Si infrange il sogno di Masdar City

MASDAR

Nel 2016 Masdar City avrebbe dovuto essere la prima città 100% sostenibile del pianeta.

Il progetto da 22 miliardi di dollari, messi a disposizione dalla compagnia d’investimenti di stato di Abu Dhabi, è stato presentato nel 2006 dallo studio Foster + Partners e avrebbe dovuto chiudersi quest’anno.

Il piano originale prevedeva trasporti esclusivamente elettrici e senza bisogno di nessuno alla guida, nonché edifici iper tecnologici per gestire al meglio le avverse condizioni climatiche senza far impennare i costi e i consumi per il raffreddamento, visto che Masdar si trova a 15 km da Abu Dhabi, in pieno deserto. Zero rifiuti prodotti e zero emissioni: l’elettricità sarebbe stata fornita da pannelli fotovoltaici, l’energia per il raffreddamento da impianti per energia solare concentrata, l’acqua potabile da un impianto di desalinizzazione dell’acqua marina e il bisogno d’irrigazione coperto con le acque grigie prodotte dalla città. Oggi esiste una stazione per il bike sharing ma non le piste ciclabili necessarie, e delle 100 stazioni per le auto elettriche previste, ne sono state fatte solo due. Nel complesso, dell’ambizioso piano iniziale è stato costruito nei tempi meno del 5% di quella che originariamente doveva essere un’area di 6 km quadrati. L’unica zona esistente è quella che sarebbe dovuta diventare il cuore di Masdar: una grande piazza su cui si affacciano le sedi medio orientali di molte multinazionali, più per marcare il territorio che per altro, tra cui spiccano in particolar modo i palazzi di Siemens e Irena. Lì accanto, una torre del vento di 45 metri incombe sulle poche strade vicine, aiutando a rinfrescare l’aria.

Masdar City era stata progettata per ospitare 50.000 persone, oltre alle 40.000 che si prevedeva vi sarebbero giunte ogni giorno per lavoro. Al momento vi lavorano in 2000 ed è abitata da circa 300 persone: sono gli studenti del Masdar Institute of Science and Technology, che come “incentivo” alla permanenza vengono esonerati dal dover pagare la retta e l’alloggio.

Chris Wan, city design manager, ha dichiarato recentemente che non si potrà in nessun modo raggiungere l’obiettivo zero emissioni, e ha ridimensionato le aspettative intorno ad un più realistico 50%. Wan ha tenuto comunque a sottolineare la –opinabile- grandezza dell’operazione, affermando che il progetto è stato una grande fonte di investimenti in energie pulite e ricerca quindi, sebbene sia fallito su tutti i fronti, sembrerebbe aver fatto il bene dell’umanità. Nel mentre, la scadenza per la costruzione di Masdar è slittata al 2030, e l’obiettivo di raggiungere livello emissioni zero è stato abbandonato.

Masdar City sarebbe stata la realizzazione di quella che molti vedono ancora come un’utopia: una metropoli completamente sostenibile e indipendente da fonti di energia non rinnovabili, ed autosufficiente. Sicuramente un esperimento del genere sarà possibile in condizioni climatiche meno estreme: partire dal nulla nel mezzo del deserto, come primo tentativo, era troppo anche per i sostanziosi fondi degli emiri, che forse hanno sopravvalutato l’evoluzione tecnologica.

Masdar non sarà la prima città sostenibile della Terra, ma di sicuro è stata la prima prova di sopravvivenza per il futuro degli Emirati Arabi Uniti: prove generali per quando un giorno il petrolio finirà, fintanto che di soldi ce n’è abbastanza da lanciarsi in un esperimento di dimensioni colossali. Fosse andato tutto liscio, sarebbe stata un caso unico, e gli Emirati avrebbero sancito la propria superiorità tecnologica anche per l’era post petrolio.

Gaia Cacciabue

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