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LATTE AD ALTA TENSIONE.

A fine febbraio 2016 scade l’accordo trimestrale tra allevatori e produttori che aveva fissato in 36 centesimi il prezzo del latte alla stalla, a fronte di costi sostenuti, ad avviso dei produttori, di 38-40 centesimi; il rinnovo non si presenta quindi semplice; fino a fine febbraio il Ministero delle Politiche Agricole aveva assicurato un contributo di 25 milioni di euro distribuiti pro-quota all’intera filiera, proveniente da fondi messi a disposizione dalla UE, integrando quindi con 1 centesimo il prezzo a 36 centesimi.

Il 42% della produzione nazionale di latte arriva dalla Lombardia (concentrata nelle province di Lodi, Cremona, Brescia). Per confronto, la media dei prezzi rilevati in ambito UE (gennaio 2016) è di 29,83 centesimi, con un minimo in Lituania (21,82 centesimi) e Polonia (26,36 centesimi), ed un massimo di 47,82 centesimi a Malta e di 41,10 centesimi in Grecia; il prezzo rilevato in Francia è di 29,07 centesimi ed in Germania di 29,74 centesimi. Si va alla ricerca di un compromesso, prevedendo un “premio di italianità” che vada ad aggiungersi al prezzo di riferimento.

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